Archivio per 18 maggio 2021

Buon martedì sera in poesia con “I miei incantesimi” di E. A. Poe – arte B. Burke – canzone “The bottle let medown”   Leave a comment



Brenda Burke









barrafiorita

Le persone non sono tasti di pianoforte…
Nessuno può schiacciarci 
per suonare la musica che piace a loro.
 – Fëdor Dostoevskij –


barrafiorita
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Brenda Burke



I MIEI INCANTESIMI 
Edgard Allan Poe


I miei incantesimi sono infranti.
 La penna mi cade,
 impotente,
 dalla mano tremante.
 Se il mio libro é il tuo caro nome,
 per quanto mi preghi,
 non posso più scrivere.
 Non posso pensare,
 né parlare,
 ahimé non posso sentire più nulla,
 poiché non é nemmeno un’emozione,
 questo immobile arrestarsi sulla dorata
 soglia del cancello spalancato dei sogni,
 fissando in estasi lo splendido scorcio,
 e fremendo nel vedere,
 a destra e a sinistra,
 e per tutto il viale,
 fra purpurei vapori,
 lontano
 dove termina il panorama
 nient’altro che te.
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Brenda Burke
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Brenda Burke
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Voce ‘e notte.. mitica e poetica canzone – La simpatica storia.. una breve analisi ed una grande interpretazione   Leave a comment

 
 
 

UNA CANZONE DI UN TEMPO
CHE VA OLTRE IL… TEMPO
 
 
 
 

 

 

 

Storia.. testo.. analisi.. atmosfera e musica
di questa mitica poetica canzone.
 
 
 
 
 

 
 
 
VOCE ‘E NOTTE  
ATMOSFERE E NOTE DI UN TEMPO…
a cura di Tony Kospan
per il blog

 
 
 
 
 
 
 
 

L’ANALISI DELLA CANZONE E LA MUSICA 
 
 

Stavolta siamo nel 1903/1904…  oltre centoquindici anni fa dunque…
 
 
 

 

 

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e la canzone di cui parleremo e che sentiremo, oltre ad essere una poesia densa di struggente ed immensa passione, presenta una melodia, quasi musica classica, altrettanto dolce ed appassionata.

Si tratta dunque di grandissima musica e non per nulla questa canzone è stata interpretata anche da grandi cantanti lirici.

 
Per questo ho anche pensato d’ascoltarla e di farvela ascoltare nella superba interpretazione del noto tenore Franco Corelli.

 
 
 
 

 

 

 Possiamo quindi ben dire che il matrimonio tra versi e musicapiù riuscito di così… non poteva essere.
 
Tony Kospan

 
 
 
 




LA SIMPATICA STORIA
 
 
Voce ‘e notte
(Musica di E.Nicolardi- Testo di E.De Curtis)


 
 
 
 
 
 
 
 
 

Questa canzone si può certamente definire autobiografica.
 
Racconta di un innamorato che, disperato, canta sotto il balcone della sua innamorata andata in sposa ad un altro uomo.
 
Correva l’anno 1903 ed Eduardo Nicolardi, giovane poeta di 25 anni,  

  
 
 
 
 

 

Eduardo Nicolardi

 

 



si innamorò di Anna Rossi l’esile e bellissima vicina di casa figlia di un facoltoso commerciante di cavalli.
 
Quando Eduardo dichiarò il suo amore ai genitori di Anna, questi lo cacciarono via.
 
La loro giovane figlia non poteva andare ad un giovane poeta dal futuro incerto, ma doveva sposare Pompeo Corbera, un ricco cliente del padre ma dalla veneranda età di 75 anni.








Il destino, o l’età dell’anziano marito, volle che alla fine l’amore trionfasse. 

Infatti poco tempo dopo il matrimonio, Pompeo Corbera morì ed i due poterono coronare il loro sogno d’amore e così noi abbiamo potuto avere una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi.
 
(testi dal web con modif. e integraz.)
 
 
 
 
 

 

 

 

TESTO E TRADUZIONE

 

 

Si ‘sta voce te scéta ‘int”a nuttata,
mentre t’astrigne ‘o sposo tujo vicino…
Statte scetata, si vuó’ stá scetata,
ma fa’ vedé ca duorme a suonno chino…

Nun ghí vicino ê llastre pe’ fá ‘a spia,
pecché nun puó sbagliá ‘sta voce è ‘a mia…
E’ ‘a stessa voce ‘e quanno tutt’e duje,
scurnuse, nce parlávamo cu ‘o “vvuje”.

Si ‘sta voce te canta dint”o core
chello ca nun te cerco e nun te dico;
tutt”o turmiento ‘e nu luntano ammore,
tutto ll’ammore ‘e nu turmiento antico…

Si te vène na smania ‘e vulé bene,
na smania ‘e vase córrere p”e vvéne,
nu fuoco che t’abbrucia comm’a che,
vásate a chillo…che te ‘mporta ‘e me?

Si ‘sta voce, che chiagne ‘int”a nuttata,
te sceta ‘o sposo, nun avé paura…
Vide ch’è senza nomme ‘a serenata,
dille ca dorme e che se rassicura…

Dille accussí: “Chi canta ‘int’a ‘sta via
o sarrá pazzo o more ‘e gelusia!
Starrá chiagnenno quacche ‘nfamitá…
Canta isso sulo…Ma che canta a fá?!…”
 

 Se questa voce ti sveglia nella notte,
mentre ti stringi allo sposo tuo vicino…
Stai sveglia, se vuói star sveglia,
ma fai finta di dormir un sonno profondo…

Non avvicinarti alla finestra per vedere,
perché non puoi sbagliar questa voce è la mia…
E’ la stessa voce di quando noi due,
timidi, ci parlavamo col “voi”.

 Se questa voce ti canta nel cuore
quello che non ti chiedo e non ti dico;
tutto il tormento d’un amore lontano,
tutto l’amore di un tormento antico…

Se ti viene voglia di voler bene,
un desiderio di baci corre nelle vene,
un fuoco che ti brucia proprio tanto,
bacia lui… che t’importa di me?

 Se questa voce, che piange nella notte,
sveglia il tuo sposo, non aver paura…
Vedi bene ch’è senza nome la serenata,
digli quindi di  dormire e di star sereno…

Digli cosí: “Chi canta in questa via
o sará pazzo o muor di gelosia!
Stará piangendo per qualche tradimento…
Canta da solo… Ma che canta a fare?!…”

(Traduz. di  Tony Kospan)

 

 

 

LA CANZONE

 
Ascoltiamola ora, come ho accennato su,
nell’interpretazione di un grande cantante lirico
Franco Corelli







Tony Kospan








 

 

Come mai mancano stoffe a quadri nell’arte classica? Storia.. analisi e spiegazione   Leave a comment





Simone Martini – Annunciazione (partic.)



Nella storia dell’arte occidentale classica le stoffe a quadretti nei dipinti di Santi, Madonne e di tutti gli altri soggetti ritratti non sono quasi mai presenti.

Le vesti sono in genere sempre di un unico colore.

Ebbene, Isabella Ducrot, pittrice, scrittrice, e studiosa dei tessuti, ha affrontato proprio questo tema.

Lei racconta che l’idea le venne quando rimase sorpresissima nel vedere l’Annunciazione di Simone Martini (vedi su).

Infatti lei notò un dettaglio imprevedibile in quella tavola del 1333.

L’angelo che sta portando la notizia alla Madonna ha il suo mantello, ancora svolazzante, a quadretti.

La studiosa quindi sì poese la domanda “Come mai nei dipinti non appaiono mai stoffe a quadri?”



Isabella Ducrot




Tuttavia ci sono alcune.. poche.. eccezioni.  

Eccone alcune.

Nel “Sant’Agostino nello studio” Botticelli dipinge una tovaglia a quadri.




 




In alcuni interni del Lorenzetti appaiono delle coperte a quadretti.








Tiziano fa indossare la sciarpa a quadri  nella sua “Cena in Emmaus” e così pure una stoffa a quadri tiene su i pantaloni del ceffo che sbeffeggia Cristo nella “Incoronazione di spine”.







Nel suo dipinto “Penelope e i proci” il Pinturicchio dipinge una coloratissima stoffa a quadri nella parte superiore dei pantaloni di uno dei Proci.







Come possiamo notare i quadretti appaiono sempre in stoffe che rappresentano persone o oggetti modesti o non importanti.

E’ molto probabile che per il costo delle stoffe i fili usati dai telai per le cose di tutti i giorni fossero di vari colori per cui le stoffe di un unico colore erano destinate alla nobiltà, al clero ed e ai ceti elevati.

Questo aspetto colpì anche lo studioso dei colori Michael Pastoreau, che si interessò però delle stoffe maculate o di colori misti.







Egli  sottolineava che queste stoffe erano sempre destinate nei dipinti a buffoni, giocolieri, al diavolo ed alle persone considerate odiose.

Spiegava che le tecniche medievali e rinascimentali per la creazione delle stoffe monocromatiche erano più difficili e quindi per questo più costose.

Nel tempo però, a  partire dalla fine del ‘700, cambiò del tutto la moda, soprattutto quella degli uomini col trionfo delle stoffe scozzesi,  e contemporaneamente iniziarono a diffondersi dipinti in cui erano presenti stoffe a quadri.



William Mosman




Il dipinto che possiamo ritenere che rappresenti il punto di svolta e definitivo di rivincita della stoffa a quadri è quello di Matisse che dipinge sua figlia (vedi qui giù). 








Da quel momento in poi non c’è stata più alcuna sostanziale differenza tra i colori delle stoffe nei dipinti.

Tony Kospan


Per chi desidera approfondire:
Il libro: Isabella Ducrot – La stoffa a quadri




IL GRUPPO DI CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI (NO POLITICA)










Giovanni Falcone – Uomo vero e giudice martire ma vero eroe della.. normalità del dovere   Leave a comment



 
 
 
 
 

Il 23 maggio del 1992 la Strage di Capaci
colpì il giudice, che era il simbolo della lotta alla Mafia,
insieme a sua moglie ed agli uomini della sua scorta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ancora oggi non tutto è chiarissimo.
 
 
Ci sono zone d’ombra che non si riescono ad illuminare,
ma quel che è certo è che un giudice in prima linea
nella lotta alla criminalità organizzata
era il bersaglio che doveva essere eliminato
ad ogni costo.

 
 
 
 
 
 
Il giudice Falcone
 
 
 
 

Desidero ricordarlo
insieme a tutti coloro che con lui condivisero
giorni, affetti, ideali ed ahimè la fine
come la moglie e gli uomini della scorta.

 
 

Falcone con Borsellino.. collega ed amico anche lui vittima di strage poco dopo 

 



Desidero farlo con 3 sue citazioni ed un video…
perché in un momento in cui ancora imperano…
 velinismo e prostituzione intellettuale…
e si vedono insensati attacchi alla magistratura…
il suo esempio,  le sue parole ed il suo sacrificio
non siano dimenticati.

  
 



Palermo 18.5.1939 – Palermo 23.5.1992
 
 
 
 
 
Questi suoi brevi ma significativi pensieri
ci mostrano la grande statura dell’uomo e del magistrato.
 






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Il coraggioso muore una volta,
il codardo cento volte al giorno.
Gli uomini passano, le idee restano.
Restano le loro tensioni morali
e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

La mafia non è affatto invincibile.
è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio,
e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto
che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave
e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini,
ma impegnando in questa battaglia
 tutte le forze migliori delle istituzioni.

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VIDEO OMAGGIO DEDICATO A FALCONE
 
 
 
 
 
Non possiamo non ringraziare Falcone,
la moglie, anche lei magistrato, la loro scorta  
e tutte le altre vittime della mafia…
per il loro immenso sacrificio in nome
della legalità, dell’onestà… e della vera libertà
che non può mai esser disgiunta dal diritto.



indaco zen19

Beata la nazione che non ha bisogni di eroi…
Brecht

indaco zen19



Purtroppo non è il caso dell’Italia
anche se lui è stato un eroe “normale”
in quanto voleva fare solo il suo dovere
nel miglior modo possibile
e questo da noi, ahimè, è spesso
una cosa… straordinaria… e perfino pericolosa.
 
 
 
 
Tony Kospan








Edoardo Sanguineti – Breve ricordo.. e 2 belle poesie.. del poeta ed intellettuale del ‘900   Leave a comment




Se per molti pittori abbiamo detto
che le loro eran poesie scritte col… pennello,
per lui ben possiamo affermare che i suoi versi
eran quadri dipinti con la.. penna.



(Genova 9.12.1930 – Genova 18.5.2010)



Sanguineti è stato un poeta ed un importante intellettuale
del ‘900 assolutamente libero da mode, vincoli ed etichette.

Gli piaceva giocar con le parole per tirar fuori
la sua anima libera
con lo sguardo sempre diretto al futuro
ma senza mai rinnegare il passato

Ma per conoscerlo un po’
 nulla di meglio che legger 2 sue poesie









SE MI STACCO DA TE



Se mi stacco da te, mi strappo tutto:

ma il mio meglio (o il mio peggio)

ti rimane attaccato, appiccicoso,

come un miele, una colla, un olio denso:

ritorno in me, quando ritorno in te:

(e mi ritrovo i pollici e i polmoni):

tra poco atterro a Madrid:

(in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,

gente d’affari, dicono numeri e numeri,

mentre bevono e fumano, eccitati,

agitatamente ridendo):

vivo ancora per te, se vivo ancora.







LA BALLATA DELLE DONNE
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Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso alla gioia
pensare al maschio, pensarci mi annoia.


Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso alla pace
pensare al maschio, pensarci non piace.


Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.


Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra
ed è la terra, in cui fui seminato,
vita vissuta che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.


Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, la prendo per mano.






Quest’ultima possiamo ora anche ascoltarla
in questo video con la musica di Massimiliano D’Ambrosio
e con immagini di donne della storia e delle loro battaglie
per la conquista dei diritti per millenni negati.


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Tony Kospan


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