Archivio per 15 maggio 2021

“Prendi i soldi e scappa” mitico film comico di Woody Allen – Eccolo completo ed in italiano!   Leave a comment







Il film di cui vi parlerò (e che vedremo) è

“Prendi i soldi e scappa” del 1969.








Si tratta di un film comico scritto,

diretto e interpretato da Woody Allen

ed è considerato dalla critica uno dei 10 film comici

che si debbono assolutamente vedere.


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Lo stile di continue battute del film

è quello originale e divertente di altri suoi mitici film come

Il dormiglione e Il dittatore dello stato libero di Bananas

che fecero conoscere Allen al mondo e…

soprattutto a noi giovani d'allora.. che frequentavamo i cineforum.











LA TRAMA


Prendi i soldi e scappa” è un finto documentario

che racconta la vita di Virgil Starkwell,

un ladruncolo fallito, dal suo ingresso nella malavita

fino alla la cattura finale da parte dell'FBI












Segnalo tra le altre la mitica scena della rapina.





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Buona visione ringraziando l'autore del video che ci consente

la visione di questo film che è una pietra miliare

della comicità, di Allen e non solo, gratuitamente.


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Tony Kospan

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LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

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Buon sabato sera in poesia “Sognare” De Steinkuehl – arte P. A. Cot – canzone “Africa” Toto   Leave a comment

 
 


Pierre Auguste Cot – Primavera (partic.)



 
 
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Amare non vuol dire impossessarsi di un altro
per arricchire se stesso, 
bensì donar se stessi ad un’altra persona per arricchirla.
 – Michel Quoist –
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Pierre Auguste Cot – La tempesta





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SOGNARE
Monica De Steinkuehl
 
Ho inseguito la luna
in un mare di stelle dorate
attratta dalla distanza inafferrabile,
sedotta dagli astri lucenti.
Sono annegata
nel cielo infinito del mio universo
sicura dell’esistenza
di un mondo senza limiti,
di una terra senza confini.
Ho ballato per deserti
immersa nella sabbia più dolce
avvolta da un caldo morbido,
riflessa su una spiaggia bionda.
Ho saltato le montagne
bagnata da una soffice neve
fino alla vetta più alta
dove giace la neve dura
che mi ha trafitta
con l’impassibile gelo.
Ho rincorso il sole
fino ad infuocarmi
per disperdere poi il mio ardore
nelle verdi pianure
di una valle senza fine.




Pierre Auguste Cot

 

 
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UN MODO DIVERSO DI VIVER LA POESIA E LA CULTURA
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Pierre Auguste Cot




Edward Hopper – Breve ricordo e vari dipinti del pittore dell’incomunicabilità nella moderna società   Leave a comment

 
 
 
 
 
 

Nighhawks (Nottambuli)

 
 
 
 
 
Parlerò ora di questo grande pittore americano del ‘900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell’incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


EDWARD HOPPER
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell’800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell’epoca
 i suoi dipinti non ebbero, per lungo tempo,
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
 
Chop Suey (1929)




ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper definito “Pittore del silenzio“, con le loro grandi valenze simboliche esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società.

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all’uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte diverse angolazioni.


 
 
 


 Hopper – Autoritratto 




Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città dei suoi tempi ma che tuttavia, a ben vedere, è la stessa di oggi nonostante l’esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celata, o coperta, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 

 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica.
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell’attimo di un pensiero o di un momento di solitaria riflessione.
 
 



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New York Movie 1939


 
 



 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell’America del primo 900 e cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità.
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno.

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più essi sono anche diventati mitici ed emblematici del “male di vivere” di montaliana memoria.
 
 
 
 
 
 
Automat

 
 
 

 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
Compartment C Car 293




Sole al bar





The long leg – 1935
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Sera blu




Stanza d’albergo



Sera d’estate




Guardare il mare


 
 
 
 Tony Kospan 
 

 
 
IL SALOTTO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L’ARTE
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Ripped Note


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 Autoritratto 

 
 
 

Il bel “Castello di Ponferrada” (Spagna) appartenuto ai Templari   Leave a comment



In Spagna… un castello da favola…






E' il Castello di Ponferrada
meglio noto come “Castillo de los Templarios”
cioè Castello dei Templari.



Foto by Julio Arrieta





E' considerato una delle maggiori fortezze del nord-ovest della Spagna
costruite ed utilizzate nel corso del Medioevo.









Attualmente, dal 1924, è classificato
come monumento storico-artistico della Spagna.








E' situato nella provincia di León,
lungo il mitico.. Cammino di Santiago,
e la sua costruzione risale intorno al 1200.






In verità però tutta la sua bellezza è solo quella esterna
perché, come si può vedere dall'alto,
all'interno c'è poco o nulla degno di nota
per cui non vale la pena pagare il biglietto per entrare.






Rimane comunque un bel castello da ammirare
e da “gustare” ma solo… girandovi intorno.


Ciao da Tony Kospan



 









Fabrizio Clerici.. artista enigmatico del ‘900 – Breve ricordo anche con la sua pittura visionaria.. originale ed elegante   Leave a comment


  


Un istante dopo

 

 

 

Fabrizio Clerici, pittore di archeologie fantastiche,

è considerato il più visionario artista italiano del Novecento

anche se è poco noto alle masse. 




I suoi dipinti sono molto amati dalla popstar Madonna

 

 


 


 

(Milano 15.5.1913 – Roma 7.6.1993) 

 

 

BREVE BIOGRAFIA


 

Nato nel 1913 a Milano nel 1920 si trasferisce a Roma dove si laurea presso la Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Roma con i suoi monumenti, la sua architettura e la spettacolarità delle manifestazioni religiose è fondamentale per la formazione della sua visione artistica si guardi giù in tal senso “Sonno Romano” del 1955.

Notevole influenza ebbero poi gli incontri con i più grandi artisti della sua epoca ed i suoi viaggi. 

 

 

Qui con Moravia

 

 

Oltre alla pittura, a partire dagli anni 50, si dedicò con passione anche alla creazione di scene per il teatro collaborando con vari registi tra cui Strehler ed ad una grande vetrata per la Basilica di San Domenico di Siena nel ’57.


La sua attività artistica si svolse fin quasi alla fine della sua vita. 


Dopo la sua morte, avvenuta nel 1993, è stato creato un archivio delle sue opere in suo onore e secondo i suoi desideri.


 

 

 
 
 
 

ENIGMA FABRIZIO CLERICI

LAURA LARCAN


 

 

 

 


Accadde un giorno del 1990 che Jean Paul Gaultier, quello che stava per diventare uno degli stilisti più eccentrici e geniali del fashion system, visitando il Museum of Modern Art di New York s’imbatté nel “Duo per arp“, quadro d’una sontuosa suggestione mitica del 1944 di Fabrizio Clerici.
Gaultier si fermò a contemplarlo a lungo, gli ricordava molta fotografia surrealista parigina degli anni Sessanta.
Ne rimase folgorato.
Chiese subito informazioni, voleva assaporare questo Clerici che lo gustava molto!
Quel 1990, stava per essere l’anno esplosivo del designer francese anche perché la popstar Madonna gli aveva affidato il disegno e i costumi del suo Blond Ambition Tour.
 
 
 
 


 
 
 



E quel Clerici, quelle tracce di genio romantico e apocalittico, facevano al caso suo. Accadde, allora, che Gaultier regalò alla Material Girl, per una scena del concerto, la più segreta reinterpretazione di arte italiana, nella storia del costume e della moda, di “Solo per Arpa”, citando un’opera del 1946.
Galeotto fu Gaultier.
Perché anche Madonna impazzì per quell’italiano che dipinge pastiche di fantasia e fantascienza infarciti di decadenze antiquarie, tra grandiosità di un’archeologia romana e orientalismi esuberanti che evocano universi paralleli. E quattro anni dopo, quando scrive la sceneggiatura del videoclip “Bedtime story” invoca l’occhio di Horus, proprio come fa Fabrizio Clerici nelle sue opere. Quella di Madonna è stata la celebrazione più sensazionale che il pop abbia mai offerto all’arte “fantastico visionaria italiana”, con un tributo all’iconografia di Fabrizio Clerici. E mentre la sua bocca comincia a scandire “Today is the last day that I’m using words”, la sua faccia somiglia a quelle che Clerici ha disegnato nei “Testimoni oculari” del 1943 e nei “Testimoni oculari” del 1946. 
 
 
 
 


 
 

 
 
 

E questo maestro del Novecento (1913-1993), ma allo stesso tempo così avulso dai canoni delle avanguardie storiche, così profondamente colto ma anche inattuale, così permeato di una componente visionaria di derivazione onirica, ma sempre così razionale nell’articolazione delle immagini, così “stendhaliano” nelle sue suggestive scenografie evocatrici di archeologie fantastiche, ma anche così attento alla letteratura fantascientifica che a sua volta diventa nutrimento per i film di fantascienza, dal Pianeta delle scimmie a 2001 Odissea nello Spazio, questo maestro della pittura calligrafica e dell’indeterminatezza temporale, di architetture fossili, di ruderi e rovine di civiltà antiche che rimandano a scoperte temerarie ma anche a viaggi della mente, di miraggi sospesi in paesaggi fantastici, dove l’enigma sembra essere il Dna di un’iconografia germogliata dalla fascinazione per Böcklin e per De Chirico, per Ernst e per Tanguy, per Kircher, ma anche per Signorelli, questo maestro di utopie e catastrofi figurative, di cui Alberto Savinio scrisse in “Ascolto il tuo cuore città” (1944) “Fabrizio del resto è così naturalmente stendhaliano, nell’animo, nel carattere, nel costume, che per una volta mi è consentito credere che la natura ha fatto le cose a dovere”…
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 

La sua è una produzione “visionaria”, bizzarra, affabulatoria e ossessiva. Fabrizio Clerici esordì nel ’49 come pittore relativamente tardivo, quando aveva trentasei anni e un passato già da disegnatore e scenografo, ma con in mente un’opera che fondeva con assoluta audacia le suggestioni del Piranesi, l’autorevolezza negli studi sull’antichità classica del gesuita ed erudito tedesco del XVII secolo Athanasius Kircher, le romantiche e struggenti evocazioni del sublime di Caspar David Friedrich e le simbologie decadenti e misteriose di Arnold Böcklin, trasferendone i codici figurativi e di ricerca nel suo paesaggio contemporaneo, inevitabilmente intriso di inquietudini ed introspezioni.
Un’opera che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali per la sua opera. Dal MoMA al Guggenheim di New York, dal Centre Pompidou di Parigi al Puskin di Mosca, dai musei Vaticani a prestigiose collezioni private e pubbliche, le sue opere sono parte importante e significativa dell’arte italiana del Novecento.
E questa componente di spettacolarizzazione sul baratro di una teatralità effimera e magniloquente, rimasta forte, quasi incandescente, nelle sue opere sempre pregne di un carisma ambizioso, costante nella sua grandeur surrealista, che non cederà il passo a nessun’altra ricerca di impronta neoavanguardista, conservando sempre la sua aulica e algida poetica, estranea, intenzionalmente sorda a qualsiasi dibattito del secondo dopoguerra.


 
 
 
 
 

Recupero del Cavallo di Troia


 

Forse un suo limite? Forse una sua spasmodica ancora di salvezza nel tourbillon di prove d’autore che hanno imperversato nel secondo Novecento. Sicuramente una cifra stilistica che ne ha segnato, nel bene e nel male, tra successi e critiche, il peso di un’identità nella storia dell’arte contemporanea. Una carriera, quasi quarantacinque anni di arte complessa e colta, densa di raffinati riferimenti culturali, fitta di virtuosismi surreal-metafisici, alimentata di umane inquietudini che hanno tormentato il secolo scorso, documentata da un percorso di oltre cento opere, fra dipinti, disegni e bozzetti di scena provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, a ricostruire l’evoluzione visionaria di Fabrizio Clerici, dai famosi labirinti alle composizioni fantastiche di immaginari paesaggi archeologici, dagli interni di matrice onirica, le cosiddette “stanze”, alla serie dedicata alle figure e ai simboli dell’antico Egitto, fino alle opere ispirate a Friedrich, Böcklin e Signorelli.
 
 
 
 
 
 


Sonno Romano – 1955

 
 
 

Roma sarà decisiva per la sua maturità immaginifica. Arriva da Milano all’età di sette anni, si laurea in architettura a ventiquattro, e si innamora dei suoi monumenti antichi, della pittura e dell’architettura rinascimentale e barocca che lo influenzarono fortemente. E’ tutto l’apparato teatrale, folclorico e mistico della città che lo seduce.

Sempre a Roma, negli anni della guerra, si appassiona agli studi scientifici di Athanasius Kircher, agli anamorfici di Erhard Schön e a quelle teorie ottico-prospettiche del Padre Jean-Francois Niceron dell’ordine dei Minimi.
In piena Roma città aperta incontra Leonor Fini, che gli regala il senso tangibile dell’atmosfera di magia infusa nelle sue opere. Ma gli anni Quaranta sono anche gli anni in cui frequentava Alberto Moravia, Elsa Morante, Renato Guttuso, che lo ritrarrà negli anni settanta con de Chirico e Savinio nel dipinto “Caffè Greco“.
L’incontro con Tristan Tzara, la collaborazione con Lucio Fontana, l’amicizia con Salvador Dalì, sono tutti eventi che ne accentuano la creatività eccentrica.
 
 
 
 
 
 
 




 
 
 

Poi arrivano i viaggi, le sue peregrinazioni nel Medio Oriente, negli anni Cinquanta, l’Egitto e successivamente la Siria, Giordania, Libia, Cirenaica e Turchia, che gli regaleranno i temi che gli saranno sempre cari, i Miraggi e i Templi dell’uovo, cicli di costruzioni utopistiche nei deserti, che si sviluppano a spirale partendo da un nucleo centrale dove ha sede un ipotetico uovo primigenio.
Viaggi che gli infonderanno la dimensione mitologica, quel senso di fatalità quanto mai vivo nelle sue tele.
Alla pittura, che si evolve secondo l’indirizzo sempre più fantastico e magico, si dedica al teatro.
Al ritorno dall’Egitto, Giorgio Strehler lo invita a creare le scene per La Vedova scaltra di Carlo Goldoni. Non è il primo, e non sarà l’ultimo.
Anche Federico Felllini non riuscì a resistere all’eloquente ambiguità dell’immaginario fantastico di Clerici, come raccontano i bozzetti per “Tre passi nel delirio“, del 1968.
 
 
 
 

 

 

  

 
 
 
Testo di Laura Larcan leggermente adattato al post da T.K.
Diverse immagini dal sito ARCHIVIO FABRIZIO CLERICI
Impaginaz. T.K.
 
 
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
 


IL GRUPPO IN CUI VIVER L’ARTE…
INSIEME
Ripped Note

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,
,
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La barca solare



Emily Dickinson con i suoi versi è volata oltre il chiuso della sua casa – Biografia ed alcune sue belle poesie   Leave a comment

 

 

 

 

Emily Dickinson, poetessa americana…,

è considerata una tra le più grandi del XIX secolo

ed una grande innovatrice del modo di far poesia.

 

Eppure quand’era in vita

nessuno sapeva nulla delle sue opere…

e pochissimi, oltre ai familiari, perfino della sua esistenza .

 

Conosciamo un po’ lei e la sua storia…


 

 

Emily Elizabeth Dickinson (rara foto)

(Amherst 10 12 1830 – Amherst 15 5 1886)

 

 

 

EMILY DICKINSON… LA  VITA… LA  POETICA

ED ALCUNE SUE BELLE POESIE

 

 

Nata in una famiglia molto in vista

 la sua vita si svolse tutta in un ambiente sì… d’élite,

ma ahimè anche molto severo, chiuso e formale

essendo il padre un notissimo avvocato ed affermato politico

nel Massachusetts e non solo.


 

 

Emily (la 1° a sin.) ed i suoi fratelli

 

 


Per questo, e per motivi fisici, dall’età di 25 anni in poi

non uscì più dalla casa paterna, tranne alcuni viaggi,

e negli ultimi anni addirittura neanche dalla sua stanza,

se non con… le ali della sua magica poesia.


 

 

La casa paterna in cui visse




 

MI SON NASCOSTA


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che,

quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta,

senza sospettarlo,

quasi una solitudine.




 



L’amore della sua vita, platonico,

fu quello che ebbe verso il Reverendo Charles Wadsworth,

pastore presbiteriano che aveva conosciuto a Washington

in uno dei suoi rarissimi viaggi.

 

 

 

Reverendo Charles Wadsworth



Fu la sorella, dopo la morte, a trovare i 1775 foglietti

su cui erano scritte le sue poesie ed a pubblicarle…

e quindi è lei che dobbiamo ringraziare

per averci fatto conoscere tante fantastiche poesie.




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Esse  pian piano, grazie all’interesse ed all’entusiasmo dei lettori,

 raggiunsero quel grande successo che non è mai più terminato.







In realtà si stima che ne abbia scritte circa 3500

e sui più diversi supporti, perfino su buste per lettere,

ed abbia utilizzato in modo molto particolare la punteggiatura

per accentuare il senso dei suoi versi

ma i primi tipografi purtroppo la cambiarono “per far pulizia”!


 

 




Ci fu però chi comprese la bellezza e la genialità delle sue poesie

quando era in vita, come il suo amico T. W. Higginson,

che però la distolse dall’idea di pubblicarle

dicendole che non sarebbero state capite dal pubblico.




 

 

 


SE POTRO’ IMPEDIRE

 

Se io potrò impedire

a un cuore di spezzarsi

non avrò vissuto invano

Se allevierò il dolore di una vita,

o guarirò una pena,

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido,

non avrò vissuto invano.

 

 

 

Fac simile del suo erbario giovanile

 

 

 

DI COSA PARLANO LE SUE POESIE?

 

La sua poetica si sofferma, in modo geniale e sublime,

principalmente sui temi dell’amore, della morte e della natura.




Josephine Wall



HO PERSO UN MONDO


Ho perso un mondo, qualche giorno fa!
Qualcuno l’ha trovato?
Lo si può riconoscere dalla corona di stelle
intorno al capo.
Un ricco  potrebbe non notarlo
eppure ai miei modesti occhi
ha più valore dei ducati.
Oh trovatelo – signore – per me!



Irina Karabi – Carezze




CHE SIA L’AMORE


Che sia l’amore tutto ciò che esiste

è ciò che noi sappiamo dell’amore; 

E può bastare che il suo peso 

sia uguale al solco che lascia nel cuore.


 

 




O FRENETICHE NOTTI! 



O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi!
Futili i venti
A un cuore in porto:
Ha riposto la bussola,
Ha riposto la carta.
Vogare nell’Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
Stanotte in te!





 

 Ecco infine il trailer del film “A quiet passion” 

del regista Terence Davies che  meravigliosamente descrive

 la sua storia dagli anni della trasgressiva giovinezza 

alla vita adulta di auto reclusione.


 

 

Tony Kospan




Copyright Tony Kospan

VIETATA LA COPIA CON L’OMISSIONE DEL NOME DELL’AUTORE DEL POST E DEL BLOG

 

 

 



POESIE E CULTURA VARIA CON LEGGEREZZA
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