Archivio per 4 aprile 2021

Buona serata di Pasqua in poesia “L’arcobaleno della vita” – arte J. P. O’Brien – canzone “Ti penso”   1 comment

 

 

 


Ormai la Festa della Pasqua sta volgendo al termine.


Spero che per tutti sia stata, e sia ancora, una giornata

serena vissuta con i propri cari.


Beh quest’anno non possiamo che essere stati a casa

vista l’attuale situazione.




John Patrick O’Brien

.

.

Ma nemmeno oggi, mi astengo dal mio consueto saluto

in poesia, arte, canzone e non solo.


Ricordo sempre agli amici che vengono taggati

di avvertirmi se non desiderano esserlo…



 

John Patrick O’Brien


 

 

 

 

Tubes fée et compagnon...

Qualcosa di profondamente nascosto 

deve trovarsi dietro ogni cosa

(Albert Einstein)

Tubes fée et compagnon...
 
 
 

    (Ti penso)

John Patrick O’Brien

 

 


 
 
 
L’ARCOBALENO DELLA VITA
Silvano Notari

Il colore del vento di una sera d’aprile,
il colore dei tanti pensieri
che sempre affollano la mente di ognuno.

Il colore dei respiri e dei sospiri
che riempiono i cuori e le anime.
Il colore delle anime e dei sentimenti.

Il colore della felicità e del dolore.
Il colore delle emozioni.
Quello puro dell’amore!

Un infinito arcobaleno,
adagiato morbidamente nella volta
del grande orizzonte celeste della vita.

Vestire la propria vita 
di questo fascio di luce e colori,
prima che il grigio dell’ultima età
oscuri l’arcobaleno!

 
 
 
John Patrick O’Brien


 
 
 

 
 
 
 

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Breve… ma interessante riflessione sull’importanza di dire… “grazie”   Leave a comment

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La parola grazie è un ingrediente essenziale nella tua ricetta di… salute, 

pace e manifestazione di ciò che desideri.



Dire, pensare o scrivere questa parola… 

aumenta immediatamente i tuoi livelli di energia, 

perciò esercitati a pronunciarla tutto il giorno.








Presta attenzione all’effetto che si innesca quando ringrazi,

a partire dal tuo cuore traboccante di gratitudine fino al sorriso degli altri.





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  Doreen Virtue (La guida degli angeli)






Infine non è male,

quando è davvero il caso (e non ad ogni piè sospinto),

utilizzare questa magica parola

che ha anche la funzione d’illuminare i cuori

pure qui, nel nostro disincantato mondo web,

(invece di scrivere solo cose acide e malevole)






Ciao da Tony Kospan




MUNCH.. LA FANCIULLA MALATA – Storia ed analisi del sofferto capolavoro anche con le parole dello stesso autore   Leave a comment


MUNCH – LA FANCIULLA MALATA






Questo di Munch è uno dei dipinti 
più emblematici della malattia e del dolore
di tutta la Storia dell’arte
ed è una fortuna poterne conoscere
con precisione la genesi
 attraverso le parole dello stesso autore.



BREVE STORIA DEL DIPINTO

Lo spunto dell’opera è decisamente autobiografico.
Nel dipingere la bambina sopraffatta dalla malattia, infatti, Munch prende spunto dalla tragica morte della sorella Sophie, stroncata nel 1877 da una feroce tubercolosi.
Accanto alla ragazza appare, in una quasi unica macchia di colore, la mamma che morirà poi dello stesso male.
Il punto centrale del dipinto, che è l’opera pià significativa della sua arte givovanile, è rappresentato dalle mani quasi indistinguibili.
Quelle della madre stringono quella sinistra della fanciulla evidenziando in tal modo il forte legame tra la donna e la ragazza.


frecq8h.gifCliccando sull’immagine qui giù biografia ed opere di Munch
Løten, 12 dicembre 1863 – Oslo, 23 gennaio 1944




ECCO COME MUNCH DESCRIVE LA DOLOROSA CREAZIONE



In questa sua descrizione della genesi del dipinto si mescolano le sue vicende esistenziali ed il suo modo di dipingere.
Leggiamola.
«Credo che nessun pittore abbia vissuto il suo tema fino all’ultimo grido di dolore come me quando ho dipinto La bambina malata. 
Non ero solo su quella sedia mentre dipingevo, erano seduti con me tutti i miei cari, che su quella sedia, a cominciare da mia madre, inverno dopo inverno, si struggevano nel desiderio del sole, finché la morte venne a prenderli»
«Quando vidi la bambina malata per la prima volta – la testa pallida con i vividi capelli rossi contro il bianco cuscino – ebbi un’impressione che scomparve quando mi misi al lavoro. 
Ho ridipinto questo quadro molte volte durante l’anno – l’ho raschiato, l’ho diluito con la trementina – ho cercato parecchie volte di ritrovare la prima impressione – la pelle trasparente, pallida contro la tela – la bocca tremante – le mani tremanti. 
Avevo curato troppo la sedia e il bicchiere, ciò distraeva dalla testa. 
Guardando superficialmente il quadro vedevo soltanto il bicchiere e attorno. 
Dovevo levare tutto? 
No, serviva ad accentuare e dare profondità alla testa. 
Ho raschiato attorno a metà, ma ho lasciato della materia. 
Ho scoperto così che le mie ciglia partecipavano alla mia impressione. 
Le ho suggerite come delle ombre sul dipinto. 
In qualche modo la testa diventava il dipinto. 
Apparivano sottili linee orizzontali – periferie – con la testa al centro. 
Finalmente smisi, sfinito – avevo raggiunto la prima impressione»







BREVE CONSIDERAZIONE


Il dipinto, uno dei suoi capolavori, esprime in modo chiaro i temi dell’angoscia, del dolore e della morte, tipici dell’arte di Munch.
Nel sofferto dipinto Munch ci ha detto di voler inserire non tanto l’impressione visiva della sofferenza della ragazza,
bensì l’emozione che tutta la scena, agonia della ragazza e dolore della famiglia, aveva colpito il suo animo quando la vide. 
L’opera, ultimata nel 1885–1886, quando Munch aveva ventisei anni, fu poi replicata dal pittore norvegese in vari disegni ed altri cinque dipinti.
Ciò indica anche come l’artista sentisse intensi i legami con la sua famiglia.


“La bambina malata” – Edward Munch – 1885…1886 – olio su tela



Uno dei disegni 



Tony Kospan



Copyright Tony Kospan – Vietata la copia senza indicare autore e blog




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COME ERAVAMO… NOI RAGAZZI DEGLI ANNI ’50 E ’60 – STORIE E RICORDI DI UN MONDO ORMAI SCOMPARSO   2 comments



E’ un testo molto noto nel web…
(qui però con diverse mie modifiche ed alcuni aggiornamenti)
ma che ogni tanto mi sembra sia utile riproporre,
sia per coloro che quegli anni li hanno vissuti
che per i giovani d’oggi che sanno ben poco
dell’atmosfera e della realtà dei loro padri o meglio… nonni.







COME ERAVAMO… NOI RAGAZZI DEGLI ANNI 50 e 60



Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza airbag! 
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari. 
Bevevamo l’acqua dalle fontanelle, ma anche dalle canne del giardino o dove capitava.
Andavamo in bicicletta senza casco. 
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. 






Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. 
E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema… noi da soli!






Quando non dovevamo andare a scuola uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno.
I nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, però, nonostante ciò, sapevano che non eravamo in pericolo. 
Non esistevano i cellulari per chiamarci… controllarci. 
Incredibile!! 
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva colpa. 
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. 
E anche se ci facevano male, ed a volte piangevamo, tutto passava presto e per lo più i nostri genitori neanche se ne accorgevano.






Mangiavamo i dolci, pane con tanto burro e bevevamo bibite piene di zuccheri… ma nessuno di noi era obeso. 
Ci dividevamo una Fanta con gli amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai ne morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né i videogiochi.
Né tantomeno la TV a colori, né le webcam, né il PC, né internet, solo qualcuno avevano il mangiadischi.







Avevamo però soprattutto gli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo.
Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! 
Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! 
Come siamo sopravissuti?
Facevamo incredibili gare in bicicletta senza dover fare lo slalom fra auto in sosta, parcheggi selvaggi e gas di scarico… al massimo dovevamo stare attenti al fosso accanto alla strada e alle buche sulla stessa. 
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. 







Le strade, almeno quelle di paese, erano anche un campo di calcio: bastavano 4 mattoni.. e le poche auto in giro rallentavano e stavano attente a non schiacciarci.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore!!! 
Non si attaccavano i maestri, per nessun motivo ma si accettavano senza problemi le loro decisioni e se protestavamo i genitori menavano noi e difendevano la scuola.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una gomma in classe.
Ma soprattutto a scuola, vicina o lontana che fosse, andavamo da soli!






Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. 
Nessuno si nascondeva dietro a un altro.
L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO.
I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno, a Natale o alla Befana, non ogni volta che si andava al supermercato.
I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa. 
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci fu dato tutto ciò che volevamo.
Avevamo libertà, successi, insuccessi, e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.






La musica si sentiva fuori casa con gli amici accanto al mitico juke box.






Le feste? Non c’erano discoteche né la movida ma si facevano in casa.
Erano alla buona…ma intime, calde e vivaci.
Beh direi che la panoramica su quel mondo ormai scmparsa sia stata ampia e documentata benché, a dire il vero tanto altro ci sarebbe ancora da dire su quegli anni che poi ci portarono al mitico Boom.

Testo dal web con molte modifiche e con impaginazione di Tony Kospan






Martin Luther King – Un breve ricordo con il bel brano sulla Felicità ed il sublime discorso “I have a dream”   Leave a comment








Come ricordare un personaggio mitico e carismatico come lui
che tanto ha fatto per far progredire i diritti civili negli USA e nel mondo?

Ho pensato di ricordar ed omaggiar
questo pastore protestante, politico e attivista statunitense,
barbaramente ucciso dagli oscurantisti,
rileggendo un suo bellissimo brano sulla felicità
e con il video del suo indimenticabile discorso…
“I have a dream” (Ho un sogno).
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(Atlanta 15.1.1929 – Memphis 4.4.1968)

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Penso che questo brano possa esserci utile
ed illuminarci… in diversi momenti
e per diversi aspetti della nostra vita.
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LA FELICITA’

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Martin Luther King Jr.

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Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

La miglior specie di amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un’assicurazione che sarai amato a tua volta!

Non ti aspettare amore indietro, aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se non succede accontentati che cresca nel tuo.

Ci vuole un minuto per offender qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

Non cercare le apparenze, possono ingannare.

Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di far le cose che vuoi fare.

Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.

Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.


Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa, soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l’importanza delle persone che hanno toccato le loro vite.


Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.

Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai tu sorrida.


Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.



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Ho un sogno:
che un giorno questa nazione si sollevi
e viva pienamente il vero significato del suo credo:
“Riteniamo queste verità di per sé evidenti:
che tutti gli uomini sono stati creati uguali”



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Ed ora in questo video con sottotitoli in italiano
possiamo conoscere tutto il suo famosissimo discorso
I HAVE A DREAM






CIAO DA TONY KOSPAN




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