Archivio per 9 marzo 2021

Buon martedì sera in poesia “Gabbiani” V. Cardarelli – arte R. Bergh – canzone “Un tempo piccolo” Tiromancino   Leave a comment

 
 
 
 
Richard Bergh

 
 
 
 
 
 

 

 

 
Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze.
 Paul Valery

 



Richard Bergh – Dopo aver posato 

 

 

 

 

GABBIANI



Vincenzo Cardarelli

 

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,

ove trovino pace.

Io son come loro

in perpetuo volo.

La vita la sfioro

com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch’essi amo la quiete,

la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.


 

 

Richard Bergh – Sera d’estate nordica


 

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Richard Bergh – La giovane ed il cavaliere



 
 

Un poetico.. sognante ma breve brano di H. Hesse che ci parla del volo che ci dona il vero amore   Leave a comment




Il breve passo che segue ci mostra il pensiero del grande Hesse
riguardo alla felicità… in amore
e mi appare davvero molto interessante.







A mio parere, pur nella sua brevità e leggerezza,
il brano ci aiuta a… volare.






FELICITA’ D’AMORE


Ma la cosa migliore non furono quei baci e neppure le passeggiate serali, o i nostri segreti.

La cosa migliore era la forza che quell’amore mi dava, la forza lieta di vivere e di lottare per lei, di camminare sull’acqua e sul fuoco.

Potersi buttare, per un istante, poter sacrificare degli anni per il sorriso di una donna: questa sì che è felicità, e io non l’ho perduta.

Hermann Hesse








Cosa ne pensate? Parliamone…

Ciao da Tony Kospan




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Io sono una roccia – Un inno alla vita ed alla natura breve ma.. saggio e poetico di Penna d’Aquila Danzante   Leave a comment

 
 
 
 

Sorprende sempre, anche chi come me che da tempo
legge ed ammira il pensiero e le poesie degli Indiani d’America,
la loro profonda saggezza.



 
 
 

 

  Direi che questa poesia appare esser proprio emblematica in tal senso

e nel contempo è la chiara manifestazione

della loro intima, profonda ed assoluta unione con la natura.


 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
IO SONO UNA ROCCIA
Penna d’Aquila Danzante
 
 
Io sono una roccia, ho visto la vita e la morte,
ho conosciuto la fortuna, la preoccupazione e il dolore.
Io vivo una vita da roccia.
Sono una parte di nostra Madre, La Terra.
Ho sentito battere il suo cuore sul mio,
ho sentito i suoi dolori e la sua gioia.
Io vivo una vita da roccia.
Sono una parte di nostro Padre, il Grande Mistero.
Ho sentito le sue preoccupazioni e la sua saggezza.
Ho visto le sue creature, i miei fratelli,
gli animali, gli uccelli, i fiumi e i venti parlanti, gli alberi,
tutto quello che è sulla Terra
e tutto quello che nell’Universo è.
Io sono parente delle stelle.
Io posso parlare, quando conversi con me
e ti ascolterò, quando parlerai.
Io ti posso aiutare, quando hai bisogno di aiuto.
Ma non mi ferire, perché io posso sentire, come te.
Io ho la forza di guarire, eppure all’inizio tu dovrai cercarla.
Forse tu pensi che io sia solo una roccia,
che giace nel silenzio, sull’umido suolo.
Ma io non sono questo.
Io sono una parte della vita,
io vivo, io aiuto coloro che mi rispettano.

 
 
 
 
 
 

 
 

 
 
 
 
 
 
 
Fonte web
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN










 
 
 
 
 

Charles Bukowski.. poeta e scrittore anticonformista Usa – Versi ed aforismi sorprendenti   Leave a comment

 






Conoscete, penso, questo autore che è considerato
tra i più grandi scrittori e poeti americani del secolo scorso
e che ancor oggi è letto ed ammirato in tutto il mondo.
 
 
E quindi conoscete anche il suo stile assolutamente originale,
anticonformista, dissacrante, controcorrente…
così com’è stata quasi tutta la sua vita.
 
 
Ricordiamolo qui con alcune sue poesie ed alcuni aforismi…
che ci consentono di apprezzare la sua verve geniale
anche se a volte davvero esagerata (ho omesso però qui i casi più duri).
 
 
 
 
 
 
 
 
 

POESIE ED AFORISMI 
di 
Charles Bukowski

 
 
 
 
(Andernach 16.8.1920 – San Pedro 9.3.1994)
 
 
 
 
“Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze”
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A L C U N E     P O E S I E
(solo un gustoso assaggio)

 
 
Che differenza c’é
tra poesia e prosa?
La poesia dice troppo
in pochissimo tempo,
la prosa dice poco
e ci mette un bel po’.
 
 
 
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Seppellitemi
vicino all’ippodromo
così che
possa sentire
l’ebbrezza
della volata finale
 
 
 
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Sì sì
quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l’odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra
quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò la montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo
ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il suo sacro universo.
 
 
 
 
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Bukowski non sa vestire,
Bukowski non sa parlare,
Bukowski ha paura delle donne,
Bukowski ha lo stomaco in cattivo arnese,
 Bukowski é pieno di terrori,
odia i vocabolari,
le monache,
le monete,
gli autobus,
le chiese,
le panchine del parco,
i ragni,
le mosche,
le pulci,
i depravati;
Bukowski non ha fatto la guerra.
Bukowski é vecchio,
Bukowski non fa volare un aquilone da 45 anni;
se Bukowski fosse una scimmia
lo caccerebbero dalla tribù…
 
 
 
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ANONIMAMENTE NOI

Alla fine 
 non ci rimane 
 che questa vita stupida… 
 appesa a un filo… 
 sorniona…
 che si prende gioco 
 delle nostre insicurezze… 
 e dei timori che ci pervadono…
 L’unico atto 
 che possiamo compiere… 
 è di amarla 
 di un amore smisurato.



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SPRECARE LA VITA

lamentele inifme e triviali,
costantemente ripetute,
possono far ammattire un santo,
per tacere di un bravo ragazzo
qualunque ( me)
e il peggio è che chi 
si lamenta
nemmeno si accorge di farlo
a meno che non glielo dici
e perfino se glielo dici
non ci crede.
e così non si conclude
niente
ed è solo un altro giorno
sprecato,
preso a calci,
mutilato
mentre il Buddha
siede nell´angolo 
e sorride.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A L C U N I     A F O R I S M I
 
 
 
 
Godo nel minacciare il sole con una pistola ad acqua.  
 
Certi non diventano mai pazzi… Quanto noiose possono essere le loro vite. 
 
L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.
 
Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare
 
Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri. 
 
Credo che non viaggerò mai più. Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.
  
Non essere giù perchè la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un altra e ti lascerà anche quella.
 
La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto  
 
Ovviamente è possibile amare un essere umano, se non lo si conosce abbastanza bene.
 
Detesto i prati perché tutti hanno un prato con l’erba e, quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri.
.
Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore.
.
Le due più grandi invenzioni dell’uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina.

Genio è l’uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.

I grandi uomini sono i più soli.

Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.

La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo.

La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata.

 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

P.S. CHI VUOL LEGGERE UNA SUA BREVE BIOGRAFIA

CON ALTRE SUE POESIE ED AFORISMI…

 

 

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UN MODO DIVERSO DI VIVER


LA POESIA E LA CULTURA


NELLA PAGINA FB











    Umberto Saba.. grande poeta triestino – Mini biografia.. alcune sue belle poesie e l’omaggio di Strehler   1 comment



    .
    E’ stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


    Possiamo definirlo:
    il poeta della semplicità…
    dell’umanità… e della triestinità.

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    Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
    (U. Saba)


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    Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
     
     
     
     

    BREVE BIOGRAFIA

      
     
     
    Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) 
    fu presto
    abbandonato dal padre e la madre l’affidò ad una balia slovena, 
    nota come “Peppa Sabaz” 
    che l’allevò come un figlio e che lui definì “madre di gioia”.

    Fu proprio per lei che scelse lo pseudonimo “Saba”.

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    Saba bambino
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    Rientrato in famiglia dalla madre,
    con cui però ebbe sempre un rapporto conflittuale, 
    interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

    La sua formazione culturale avvenne
    dunque con “sterminate letture” di classici.



    Saba a Firenze



    Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell’epoca.


    Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
    Carolina Wölfler (
    la Lina del Canzoniere).

     

     

    Saba con la moglie

     
     
     
    Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

    Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
    e scrivendo.

    Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma.

     

     

     
     

    Ebbe molte traversie al tempo delle famigerate leggi razziali
    e durante la guerra ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

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    Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
    il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1951
    e la laurea honoris causa dell’università di Roma nel 1953.








    Dopo la morte della moglie
    si convertì al cattolicesimo nel 1957.

    Purtroppo la sua vita
     fu connotata anche da frequenti problemi neurologici.

    Morì a Trieste nel 1957.




    Saba con Lina… l’amata moglie

     



    LA SUA POETICA


    La sua vita interiore fu caratterizzata 
    da un grande amore per la conoscenza
    mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

    Se per Pasolini era un poeta “difficile”
    a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

    In realtà la sua è una poetica assolutamente
    indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
    e tesa, attraverso la ricerca interiore,
    ad esprimere vere ed universali emozioni.




     

     
     
     
     
     
    ALCUNE SUE BELLE POESIE
     
     
     
    Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
    e l’ultima che possiamo considerare 
    una mini biografia della sua vita poetica.






     
     
     
     
    FANCIULLE
     
    Maria ti guarda con gli occhi un poco
    come Venere loschi.
    Cielo par che s’infoschi
    quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
    Non è bella, né in donna ha quei gentili
    atti, cari agli umani;
    belle ha solo le mani,
    mani da baci, mani signorili.
    Dove veste, sue vesti son richiami
    per il maschio, un’asprezza
    strana di tinte. è mezza
    bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.
    Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
    dei tuoi intimi pregi;
    ma quanto più la spregi
    più la vorresti alle tue voglie amica.

     


     
     

    A MIA MOGLIE
     
    Tu sei come una giovane
    una bianca pollastra.
    Le si arruffano al vento
    le piume, il collo china
    per bere, e in terra raspa;
    ma, nell’andare, ha il lento
    tuo passo di regina,
    ed incede sull’erba
    pettoruta e superba. 
    E’ migliore del maschio. 
    E’ come sono tutte
    le femmine di tutti
    i sereni animali
    che avvicinano a Dio.
    Così, se l’occhio, se il giudizio mio
    non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
    e in nessun’altra donna.
    Quando la sera assonna
     le gallinelle
     mettono voci che ricordan quelle,
    dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
    ti quereli, e non sai
    che la tua voce ha la soave e triste
    musica dei pollai.
    Tu sei come una gravida giovenca;
    libera ancora e senza
    gravezza, anzi festosa;
    che, se la lisci, il collo
    volge, ove tinge un rosa
    tenero la tua carne.
    Se l’incontri e muggire
    l’odi, tanto è quel suono
    lamentoso, che l’erba
    strappi, per farle un dono.
    è così che il mio dono
    t’offro quando sei triste.
    Tu sei come una lunga
    cagna, che sempre tanta
    dolcezza ha negli occhi,
    e ferocia nel cuore.
    Ai tuoi piedi una santa
    sembra, che d’un fervore
    indomabile arda,
    e così ti riguarda
    come il suo Dio e Signore.
    Quando in casa o per via
    segue, a chi solo tenti
    avvicinarsi, i denti
    candidissimi scopre.
    Ed il suo amore soffre
    di gelosia.
    Tu sei come la pavida
    coniglia. Entro l’angusta
    gabbia ritta al vederti
     s’alza
     e verso te gli orecchi
    alti protende e fermi;
    che la crusca e i radicchi
    tu le porti, di cui priva
    in sé si rannicchia,
    cerca gli angoli bui.
    Chi potrebbe quel cibo
    ritoglierle? chi il pelo
    che si strappa di dosso,
    per aggiungerlo al nido
    dove poi partorire?
    Chi mai farti soffrire?
    Tu sei come la rondine
    che torna in primavera.
    Ma in autunno riparte;
    e tu non hai quest’arte.
    Tu questo hai della rondine:
    le movenze leggere:
    questo che a me, che mi sentiva
      ed era vecchio, annunciavi
    un’altra primavera.
    Tu sei come la provvida
    formica. Di lei, quando
    escono alla campagna,
    parla al bimbo la nonna
    che l’accompagna.
    E così nella pecchia
    ti ritrovo, ed in tutte
    le femmine di tutti
    i sereni animali
    che avvicinano a Dio;
    e in nessun’altra donna.

     
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    Miguel Mackinlay 
     
     
     

    RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
     
    La mia bambina con la palla in mano,
    con gli occhi grandi colore del cielo
    e dell’estiva vesticciola: Babbo
    mi disse voglio uscire oggi con te.
    Ed io pensavo: di tante parvenze
    che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
    posso la mia bambina assomigliare.
    Certo alla schiuma, alla marina schiuma
    che sull’onde biancheggia, a quella scia
    ch’esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
    che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
    e ad altre cose leggiere e vaganti.

     
     
     
    Chagall
     

    .
    .
    .
    AMAI
     
    Amai trite parole che non uno
    osava. M’incantò la rima fiore
    amore,
    la più antica, difficile del mondo.
    Amai la verità che giace al fondo,
    quasi un sogno obliato, che il dolore
    riscopre amica. Con paura il cuore
    le si accosta, che più non l’abbandona.
    Amo te che mi ascolti e la mia buona 
    carta lasciata al fine del mio gioco.

     
     
     
     
    IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
     
     
     
    fre bia pouce
     
     
     
     
     
     
    TONY KOSPAN



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    IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
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    Trieste nei primi anni del ‘900 
     
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