Archivio per 16 febbraio 2021

Buon martedì sera in poesia “Innamorato” Goethe – arte N. Van Wieck – canzone “Romeo and Juliet” D. Straits   Leave a comment

 
 
 

Nigel Van Wieck


 

 

 
 
 
 

grigio stella rossauk

Ma perché non ti compri un cappotto?

E a che serve? è dentro che ho freddo.

– Dylan Dog –

grigio stella rossauk

 
 
 

Nigel Van Wieck – In treno

 

 

INNAMORATO

Johann Wolfgang Goethe

 

Vorrei essere un pesce,
così vispo e guizzante;
venissi tu a pescare,
io mi lascerei prendere.
Vorrei essere un pesce,
così vispo e guizzante.
 
Oh se fossi un cavallo,
ti sarei caro allora!
Oppure una vettura,
per portarti a tuo agio.
Oh se fossi un cavallo,
ti sarei caro allora!
 
Vorrei essere oro,
e sempre al tuo servizio;
se tu facessi spese,
io tornerei correndo.
Vorrei essere oro,
e sempre al tuo servizio.
 
Vorrei esser fedele,
la mia bella sempre diversa;
a lei vorrei promettermi,
né vorrei mai andarmene.
Vorrei esser fedele,
e lei sempre mutare.
 
Vorrei essere vecchio,
tutto rugoso e freddo;
se tu mi rifiutassi,
non potrei certo affliggermi.
Vorrei essere vecchio,
tutto rugoso e freddo.
 
Se io fossi una scimmia
pronta agli scherzi buffi,
e tu fossi imbronciata,
ti farei delle burle.
Se io fossi una scimmia
pronta agli scherzi buffi.
 
Fossi mite come una pecora,
ardito come un leone,
avessi l’occhio di lince
e un’astuzia di volpe.
Fossi mite come una pecora,
ardito come un leone.
 
Tutto quello che io fossi,
te lo concederei;
con i beni di un principe,
tutto ti apparterrei!
Tutto quello che io fossi,
te lo concederei!
 
Ma sono come sono,
e accettami così!
Se ne vuoi di migliori,
fatteli su misura.
Io sono come sono;
così dovrai accettarmi!

 

 

 

Nigel Van Wieck 

 

 

farfalla LONG flwr6 VERDE

 

 

 
 
a tutti da Tony Kospan
 
 
 
 

 

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Nigel Van Wieck



Il ragù napoletano secondo Sofia Loren nel film “Sabato domenica e lunedì” – Scenetta molto divertente   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 

DALLA GRANDE COMMEDIA DI EDUARDO
 
SABATO, DOMENICA E LUNEDI’…
 
QUI IN VERSIONE CINEMATOGRAFICA…
 
 
IL RAGU’ DI SOFIA LOREN

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Le diverse modalità per fare il ragù
sono descritte in questa breve ma famosa scena
che ha un finale… animatissimo (rissa tra signore).
 
 
La scena però non desta preoccupazione
restando comunque divertente e godibilissima.

 
 
 
 
 
 
 



Sono presenti diverse grandi attrici
del Grande Teatro Partenopeo Classico
oltre alla Loren.

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
Buona visione
 
 
 
 
Tony Kospan


 
 
 
 
 
 







 
 
 

Pubblicato 16 febbraio 2021 da tonykospan21 in Senza categoria

AMANDOTI – La bella canzone-poesia di Gianna Nannini (in 2 versioni) e la sua strana storia   Leave a comment



 
 
 
 
 
Ecco una canzone davvero molto bella,
per me quasi una… poesia…
per l’originalità ed il fascino del testo,
che sposa poi anche una stupenda musica…
 
 

 
 
 
 
 
 

AMANDOTI

La canzone,  una creazione dei CCCP… gruppo musicale
composto da elementi di Reggio Emilia,
 è stata scritta nel 1987 ma,
interpretata per la prima volta nel 1990,
è stata poi portata al successo dalla Nannini nel 2000




 
CCCP
 
 
 
 
 
I CCCP sono stati uno dei principali gruppi punk rock italiani
ed hanno avuto grande influenza
su diversi altri gruppi musicali degli anni ’80.
 
 
 
 
 
Gianna Nannini
 
 
 
 
Ma ora eccoci alla canzone che offro quindi al nostro ascolto…
in 2 versioni video:
 
 
La prima perché contiene anche il testo…
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
e la seconda per la bellezza
e la singolarità delle immagini
 
 
 
 


 
 
 
 
Buona lettura e felice ascolto…
 se vi fa piacere…
 
 
Orso Tony
 
 
 
 
 

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Giosuè Carducci – Biografia.. poetica ed alcune belle poesie di un mito della letteratura italiana   Leave a comment

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(Valdicastello di Pietrasanta 27.71835 – Bologna, 16.2.1907)
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Giosuè Carducci grande poeta italiano,
e vero mito letterario tra la fine dell’800
e l’inizio del ‘900, è stato il primo italiano
a vincere il premio Nobel per la Letteratura.






Come ricordare un così grande poeta?
Lo farò semplicemente con una mini biografia
e soprattutto con alcune sue mitiche poesie.




BREVISSIMA BIOGRAFIA






Visse la sua fanciullezza in Maremma
le cui atmosfere rivivranno poi in tante sue poesie.

Laureatosi alla Scuola normale superiore di Pisa nel 1856
iniziò ad insegnare in un Ginnasio di Pistoia.

Dopo qualche anno, nel 1860, ottenne la Cattedra
di Letteratura Italiana nell’Università di Bologna.

Nel 1906 fu insignito del Premio Nobel


LA POETICA







L’amore per la patria (siamo in epoca risorgimentale)
e la passione politica, con l’amore per la vita
la famiglia e la natura sono le linee guida
della sua notevole produzione poetica.

Egli a differenza di molti altri poeti del suo tempo,
che esaltano il Romanticismo, sceglie il Classicismo.

Ciò vuol dire per lui esaltare le tradizioni
storiche, culturali e poetiche italiane e far rivivere
idee di orgoglio patrio per un futuro glorioso.






Questo appare chiaro nei suoi versi che,
pur non paludati e pesanti, tuttavia esplorano
in modo raffinato tutte le potenzialità
della lingua italiana del passato e del mondo classico.

Tuttavia non mancano nelle sue opere contaminazioni
“romantiche” e “simboliste”.

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LE POESIE

Quelle da me scelte sono:
le prime 3 classicissime e studiatissime a scuola
mentre la 4° è una bella poesia d’amore




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Pianto antico

L’albero a cui tendevi
 la pargoletta mano,
 il verde melograno
 da’ bei vermigli fior,

 
nel muto orto solingo
 rinverdì tutto or ora
 e giugno lo ristora
 di luce e di calor.


 Tu fior della mia pianta
 percossa e inaridita,
 tu dell’inutil vita
 estremo unico fior,


 sei ne la terra fredda,
 sei ne la terra negra;
 né il sol più ti rallegra
 né ti risveglia amor.




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San Martino

La nebbia a gl’irti colli 
piovigginando sale, 
e sotto il maestrale  
urla e biancheggia il mar; 


ma per le vie del borgo  
dal ribollir de’ tini 
va l’aspro odor de i vini 
l’anime a rallegrar. 


Gira su’ ceppi accesi 
lo spiedo scoppiettando: 
sta il cacciator fischiando 
sull’uscio a rimirar 


tra le rossastre nubi 
stormi d’uccelli neri, 
com’esuli pensieri, 
nel vespero migrar.





Davanti a San Guido


 I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
 Van da San Guido in duplice filar,
 Quasi in corsa giganti giovinetti
 Mi balzarono incontro e mi guardar.
 Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —
Perché non scendi ? Perché non ristai ?
 Fresca è la sera e a te noto il cammino.
 Oh sièditi a le nostre ombre odorate
 Ove soffia dal mare il maestrale:
 Ira non ti serbiam de le sassate
 Tue d’una volta: oh non facean già male!
 Nidi portiamo ancor di rusignoli:
 Deh perché fuggi rapido cosí ?
 Le passere la sera intreccian voli
 A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —
 — Bei cipressetti, cipressetti miei,
 Fedeli amici d’un tempo migliore,
 Oh di che cuor con voi mi resterei—
Guardando lor rispondeva — oh di che cuore !
 Ma, cipressetti miei, lasciatem’ire:
 Or non è piú quel tempo e quell’età.
 Se voi sapeste!… via, non fo per dire,
 Ma oggi sono una celebrità.
 E so legger di greco e di latino,
 E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
 Non son piú, cipressetti, un birichino,
 E sassi in specie non ne tiro piú.
 E massime a le piante. — Un mormorio
 Pe’ dubitanti vertici ondeggiò
 E il dí cadente con un ghigno pio
 Tra i verdi cupi roseo brillò.
 Intesi allora che i cipressi e il sole
 Una gentil pietade avean di me,
 E presto il mormorio si fe’ parole:
— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.
 Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
 Che rapisce de gli uomini i sospir,
 Come dentro al tuo petto eterne risse
 Ardon che tu né sai né puoi lenir.
 A le querce ed a noi qui puoi contare
 L’umana tua tristezza e il vostro duol.
 Vedi come pacato e azzurro è il mare,
 Come ridente a lui discende il sol!
 E come questo occaso è pien di voli,
 Com’è allegro de’ passeri il garrire!
 A notte canteranno i rusignoli:
 Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
 I rei fantasmi che da’ fondi neri
 De i cuor vostri battuti dal pensier
 Guizzan come da i vostri cimiteri
 Putride fiamme innanzi al passegger.
 Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
 Che de le grandi querce a l’ombra stan
 Ammusando i cavalli e intorno intorno
 Tutto è silenzio ne l’ardente pian,
 Ti canteremo noi cipressi i cori
 Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
 Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
 Te ventilando co ‘l lor bianco velo;
 E Pan l’eterno che su l’erme alture
 A quell’ora e ne i pian solingo va
 Il dissidio, o mortal, de le tue cure
 Ne la diva armonia sommergerà. —
Ed io—Lontano, oltre Apennin, m’aspetta
 La Tittí — rispondea; — lasciatem’ire.
 è la Tittí come una passeretta,
 Ma non ha penne per il suo vestire.
 E mangia altro che bacche di cipresso;
 Né io sono per anche un manzoniano
 Che tiri quattro paghe per il lesso.
 Addio, cipressi! addio, dolce mio piano! —
 — Che vuoi che diciam dunque al cimitero
 Dove la nonna tua sepolta sta? —
E fuggíano, e pareano un corteo nero
 Che brontolando in fretta in fretta va.
 Di cima al poggio allor, dal cimitero,
 Giú de’ cipressi per la verde via,
 Alta, solenne, vestita di nero
 Parvemi riveder nonna Lucia:
 La signora Lucia, da la cui bocca,
 Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,
 La favella toscana, ch’è sí sciocca
 Nel manzonismo de gli stenterelli,
 Canora discendea, co ‘l mesto accento
 De la Versilia che nel cuor mi sta,
 Come da un sirventese del trecento,
 Piena di forza e di soavità.
 O nonna, o nonna! deh com’era bella
 Quand’ero bimbo! ditemela ancor,
 Ditela a quest’uom savio la novella
 Di lei che cerca il suo perduto amor!
— Sette paia di scarpe ho consumate
 Di tutto ferro per te ritrovare:
 Sette verghe di ferro ho logorate
 Per appoggiarmi nel fatale andare:
 Sette fiasche di lacrime ho colmate,
 Sette lunghi anni, di lacrime amare:
 Tu dormi a le mie grida disperate,
 E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
— Deh come bella, o nonna, e come vera
 è la novella ancor! Proprio cosí.
 E quello che cercai mattina e sera
 Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
 Sotto questi cipressi, ove non spero,
 Ove non penso di posarmi piú:
 Forse, nonna, è nel vostro cimitero
 Tra quegli altri cipressi ermo là su.
 Ansimando fuggía la vaporiera
 Mentr’io cosí piangeva entro il mio cuore;
 E di polledri una leggiadra schiera
 Annitrendo correa lieta al rumore.
 Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
 Rosso e turchino, non si scomodò:
 Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
 E a brucar serio e lento seguitò.





Qui regna amore

Ove sei? de’ sereni occhi ridenti
A chi tempri il bel raggio, o donna mia?
E l’intima del cor tuo melodia
A chi armonizzi ne’ soavi accenti?


Siedi tra l’erbe e i fiori e a’ freschi venti
Dài la dolce e pensosa alma in balía?
O le membra concesso hai de la pia
Onda a gli amplessi di vigor frementi?


Oh, dovunque tu sei, voluttuosa
Se l’aura o l’onda con mormorio lento
Ti sfiora il viso o a’ bianchi omeri posa,


è l’amor mio che in ogni sentimento
Vive e ti cerca in ogni bella cosa
E ti cinge d’eterno abbracciamento.






F I N E





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