Archivio per 18 gennaio 2021

La mitica Cappella Sansevero e le sue magiche ed enigmatiche opere d’arte – La Pudicizia – III Parte   2 comments

 
 
 


 
 
 

Quest’opera, con il Cristo velato di cui abbiamo già parlato
ed il Disinganno di cui parleremo più avanti,
forma la triade delle opere della Cappella più apprezzate
fin dal ‘700 dai visitatori e dagli storici dell’arte
ed è oggi un’immagine che vediamo molto spesso nel web.

 
 
 

LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
LA PUDICIZIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
Il Principe Raimondo l’ha dedicata alla memoria
della “incomparabile madre”, la nobildonna Cecilia Gaetani,
morta quando Raimondo aveva meno di un anno.


 
 
 
 
 
 

L’autore, il veneto Antonio Corradini noto per le sue figure velate,
è davvero un grande della scultura dell’epoca.

Aveva lavorato con successo in diverse parti d’Europa
ma morì proprio poco dopo averla terminata.
 
La prima cosa che salta all’occhio nell’osservarla
è che il titolo “La pudicizia” è davvero strano
tanto la statua appare… maestosamente “impudica“!


 
 
 
 
 
 


Anche qui il “velo corradiniano” appare fantastico
con quelle pieghe trasparenti del tessuto
che aderiscono elegantemente e morbidamente alla pelle.
 
L’arte del velo nella scultura era già nota agli antichi
ed era molto amata dal Principe anche per il suo significato esoterico
del… velare e… svelare (la verità).


 
 
 
 
 
 


La donna ha una cintura di rose intrecciate
ed uno sguardo perso nel vuoto ed ha poi accanto a sé
l’albero della vita e una lapide divisa in 2 parti
simbolo indiscusso di una vita troppo presto spezzata
ed ancor più confermato dalla mano lì appoggiata.
 

La base infine su cui essa è situata
mostra un bassorilievo in cui è raffigurato
l’episodio evangelico del Noli me tangere.


 
 
 
 
 
 
 


Abbiamo dunque visto e descritto la statua
sia come “significato familiare“,
omaggio alla madre prematuramente morta,
che da un punto di vista artistico,
la genialità dell’arte del Corradini.
 
Ora esaminiamo le differenti ed opposte interpretazioni
esoteriche e cristiane della stessa.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
 


Appare chiaro che se la scultura voleva rappresentare
solo un omaggio alla madre morta così giovane
qui c’è molto… ma molto di più
a partire da quel velo di cui abbiamo già parlato,
riferimento alla sapienza nascosta ai non iniziati,
e per la figura accostabile alla dea egizia Iside.
 

Inoltre tanto gli arbusti di quercia,
albero della conoscenza del Bene e del Male per gli antichi,
l’opulenza delle forme, la cintura di rose (Rosa mistica?) etc
evidenziano che l’opera
non è altro che un’allegoria della sapienza esoterica.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE RELIGIOSA O CLASSICA

 
 
Tutti i simboli dell’opera non sono altro
che espressione della fede cristiana.
 

La quercia è anche un simbolo cristiano,
il vaso sotto la statua è  un contenitore di incenso,
la cintura di rose rappresenta la nascita della vita,
la lapide rotta fa riferimento alla resurrezione
(lapide del sepolcro di Cristo trovata rotta )
ed il velo null’altro è che un omaggio
alla nuda castità e/o alla nudità di Eva.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE

 
 
Tanta religiosità nel Principe, noto massone
e duramente perseguitato a più riprese dalla Chiesa
mi sfugge proprio del tutto e mi appare incomprensibile.


Lo stesso Corradini, lo scultore, era poi un iniziato.


Come pure non mi convince l’idea che un figlio
 voglia ricordare la madre precocemente scomparsa
mostrandola con forme così procaci
e coperte solo da un leggero velo trasparente.


 
 
 
 
 
 
 
 


Però penso anche che sia innegabile
la presenza di diversi riferimenti religiosi.
 
Dunque ritengo che nell’opera siano presenti
entrambi gli aspetti che forse sono stati volutamente
tenuti insieme principalmente per 2 motivi.
 
Il primo è quello di renderla ancor più misteriosa
ed il secondo per evitare le ire delle Autorità ecclesiastiche.

In ogni caso è indubitabile che si tratta
di un vero e proprio fantastico capolavoro…


 
 
 
 
 
 

FINE DELLA III PARTE

(LA CAPPELLA SANSEVERO 
E LE 4 INTERPRETAZIONI 
DELLE SUE MISTERIOSE OPERE)
 
 

La visita virtuale della Cappella
continuerà con le altre misteriose opere

 
 
 
 
Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA – Un raccontino davvero dolcissimo   6 comments



Un dolcissimo raccontino che ci farà bene al cuore…









IL BAMBINO CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA



Un bambino, tutti i giorni, si recava in spiaggia e scriveva sulla sabbia: ”Mamma ti amo”; 
poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.










Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portagliela via. 

Fra sé e sé pensava: “Questi bambini sono così stupidi ed effimeri!”









Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni e gli chiese: 
“Ma che senso ha che tu scriva sulla sabbia che poi il mare te la porta via? Diglielo tu che le vuoi bene.”

Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata, disse al vecchio: 
“Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio come fa il mare con le mie scritte. 
Eppure torno qui, ogni giorno, a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre”.










Il vecchio s’inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: 
“Nora. Ti amo!”, era il nome della moglie appena morta.

Poi, prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.


Alessandro Bon






Ecco tutti i segreti dell’orologio del corpo (bioritmi)! Vediamo se siamo allodole o gufi   Leave a comment

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Tutti noi abbiamo sentito parlare dei bioritmi…

Ma cosa sono? Cosa significano?

Questo articolo ci aiuta a conoscerli
ed a vivere meglio cercando di rispettarli
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Gli orari del corpo:
i segreti della cronobiologia 
Claudia Bortolato

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La vita quotidiana? Un’estenuante corsa contro il tempo.
Tutto sembra sfuggire come se seguisse un moto proprio fatto di velocità, velocità e ancora velocità.
Così, l’orologio è diventato il nuovo padre padrone, detta ritmi forsennati in nome dell’efficienza e del diktat “fare più cose possibili”.
Tutto questo è risaputo e sperimentato un po’ da tutti, come è risaputo che gli affanni contro il tempo, l’essere sempre in azione (spesso contro la propria volontà), il non rispettare il naturale bisogno che ha l’organismo di avvicendamento tra attività e passività, azione e riposo, producono stress, ansia, tensione cronica, insonnia e altre manifestazioni più o meno patologiche.
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Cosa si potrebbe fare per riprendere contatto con una dimensione più umana del tempo, per gestire in modo più consono e, perché no, produttivo in termini di benessere, i ritmi della vita?

La cosa più naturale sarebbe imparare a fermarsi ogni tanto, per dedicarsi non solo al “fare”, ma anche al “non fare”, a quella giusta dose di ozio, o di gioco, inteso pure come cura dei propri hobby, che ricaricano e ritemprano.

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Ma non solo. Si potrebbero seguire le indicazioni fornite dalla Cronobiologia, una branca relativamente nuova della medicina, che valuta il funzionamento del corpo, dell’organismo, in rapporto al tempo. «è assodato che negli organismi viventi diversi fenomeni fisiologici, come la fluttuazione della temperatura corporea, le variazioni della pressione arteriosa, la produzione di ormoni, si ripetono periodicamente, ovvero a intervalli di tempo prevedibili. La cronobiologia si occupa proprio dello studio di queste, e di altre periodicità dell’organismo», sottolinea Francesco Portaluppi, ricercatore cronobiologo dell’Università di Ferrara.

«Tutto dipende dall’interazione tra l’ambiente, l’alternarsi della luce e del buio, e l’orologio biologico, che si trova nel nucleo soprachiasmatico, alla base del cervello, ed è dotato di suoi precisi ritmi».

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A muovere le lancette dell’orologio biologico, però, non sono solo le condizioni ambientali esterne, soprattutto il ritmo luce buio, ma anche i programmi iscritti nel patrimonio genetico di ciascuno.


Per questo alcune persone sono mattutine categoria alla quale appartengono

le cosiddette “allodole

e altre serotine i cosiddetti gufi“.

Fonte Kataweb

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Questa teoria dei bioritmi,

ormai universalmente accettata dalla psicologia,

divide quindi il mondo in 2 grandi categorie.




ALLODOLE E GUFI

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Le allodole sono le persone che vanno a letto presto…

si alzano presto e sono presto in forma…

ma la sera crollano…

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I gufi sono coloro che vanno a letto molto tardi,

si alzano (se possono) tardi

e sono in gran forma solo dal pomeriggio in poi.

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E voi a quale categoria appartenete?


Orso Tony

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