Archivio per 10 novembre 2020

Buona serata in poesia “Mi piaci quando taci” Neruda – arte De Chirico – canzone “Ballando con una sconosciuta”   Leave a comment

.
 
 
De Chirico – Ritratto di Isa con Minerva (part.) – 1933
 
 
.
.
 
 
 
.
 
 
 
Quando io ti amo e tu mi ami,
siamo l’uno come lo specchio dell’altro,
e riflettendoci l’uno nello specchio dell’altro,
vediamo l’infinito.
~ Leo Buscaglia ~
 
 
 
 
 

Giorgio de Chirico – Bagnanti
 
 
 

MI PIACI QUANDO TACI
Pablo Neruda
 
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

 
 
 
Giorgio de Chirico – Cavalli in riva al mare
 
 
 
 
 
 
 
da Orso Tony
 
 
 
 
 
IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L’ARTE
I N S I E M E
frebiapouce.gif
Ripped Note



 
 
 

Giorgio de Chirico – Piazza Italia




 
 

LA VITA E’ UN’ISOLA – Questa poesia di Gibran è bella ma molto amara – Una mia piccola riflessione   1 comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questo breve, sublime e poetico passo di Gibran
è degno di grande considerazione ed interesse…
ed è per questo lo sottopongo alla vostra lettura…
 
 
In seguito però dirò il mio pensiero.

 
 
     
 


 
 
 
 
 
LA VITA E' UN'ISOLA
Kahlil Gibran

 La vita è un’isola in un oceano di solitudine:
le sue scogliere sono le speranze,
i suoi alberi sono i sogni,
i suoi fiori sono la vita solitaria,
i suoi ruscelli sono la sete.
La vostra vita, uomini,
miei simili,
è un’isola,
distaccata da ogni altra isola e regione.
Non importa quante siano le navi
che lasciano le vostre spiagge per altri climi,
non importa quante siano le flotte
che toccano le vostre coste: rimanete isole,
ognuna per proprio conto,
a soffrire le trafitture della solitudine
e sospirare la felicità.
Siete sconosciuti agli altri uomini
e lontani dalla loro comprensione
e partecipazione.
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A mio modestissimo parere… Gibran…
di cui ammiro le tante bellissime poesie,
tra l'altro sovente di umore molto diverso,
è qui davvero esageratamente pessimista
e la prima affermazione
è già una tremenda sintesi. 
 
 
La vita è un’isola in un oceano di solitudine



 
 
 
 
 
Sembra dunque che egli non veda nessun legame
tra uomo ed uomo… se non i sogni
 
 
In effetti se è pur vero
che ciascuno di noi è un “unicum
tuttavia non possiamo non renderci conto
che gli altri  “unicum“…  
che sono i nostri simili…
hanno tantissimi punti in comune con noi
dai sensi, ai sentimenti,ai pensieri,
alla fisicità,alle emozioni…  etc…
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Inoltre benché io non abbia affatto
il mito della Bellezza della Società Umana
(anzi)tuttavia essa,pur barcollando spesso,
soprattutto riguardo ai principi morali
e sul rispetto della natura…
comunque ha consentito
il progresso e l’evoluzione del pensiero.




Piero di Cosimo – Storie dell'umanità primitiva

 
 
 
Questo quindi,
 nonostante tutte le dolorose situazioni
esistite, che esistono ed esisteranno nel mondo,
 depone comunque, a mio parere, 
in favore della constatazione della
fratellanza umana…
(sempre da ricercare e difendere)
anche per la semplice constatazione
dell’identico destino che ci accomuna tutti.

 
 
 
 
 
 
 
 

 Diversa è invece la visione dell'uomo-isola
che ci dà nei suoi versi John Donne
( spesso da me proposti)
che pur partendo da una visione simile
giunge però poi sempre a conclusioni diverse.

.
.
.



Mi farebbe piacere conoscere il vostro pensiero…
 
 
 
 
viola nocca hb
 
Chi desiderasse legger l'opposta… visione
di John Donne…
nella poesia… NESSUN UOMO E' UN'ISOLA
alla quale mi sento più vicino…
può cliccar qui giù frebiapouce.gif
 
 
Ciaoooooo da Orso Tony
 
 
 
 


PER LE NOVITA’ DEL BLOG

SE… TI PIACE… ISCRIVITI



.

 

 


.
.
.

Nell’antico Egitto l’istituto della confessione (con differenze) era già in uso. Conosciamolo.   Leave a comment

 
Molti non sanno che l’istituto della Confessione
è davvero molto antico…
molto più antico di quanto si possa pensare…

Tratteremo qui,
sulla base della documentazione archeologica a noi giunta,
il modo in cui l’istituto della Confessione
giunse nell’antico Egitto
e la particolare forma che aveva presso di loro.

 
 
 
 
 
 
 
 
LA CONFESSIONE
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 


Un primo completo elenco di peccati o meglio ancora…
l’affermazione di non averli commessi si trova tra gli Egizi…
nel famoso Libro dei Morti.
 
 
Questo istituto però era già presente nella religione degli Ittiti
che ebbero frequenti rapporti sia pacifici che bellicosi con gli Egizi.
 
 
Questi ultimi dunque la fecero propria…
riducendola però ad una formula soprattutto rituale
per passare nel miglior modo alla vita ultraterrena.
   




 
 
 
 

Nella religione Ittita il peccato per eccellenza,
anzi il “reato” data la sua punibilità,
era la trasgressione alle norme o agli ordini divini.
 
 
Proprio per la ricerca dei peccati
e per l’espiazione di eventuali trasgressioni,
essendo ciò di fondamentale importanza,
acquistò particolare rilievo tra gli Ittiti l’istituto della confessione. 
 
  



  
 
 



L’idea stessa del peccato fu personificata in un dio, Wastulassis,
che assieme ad altre divinità astratte quali
Hantassas (equità) e Istamanassas (esaudimento),
a differenza degli altri dei che ordinavano il territorio,
regolavano i rapporti tra uomini e dei,
e quindi il comportamento umano.
 
 
 
 


   


Gli Egizi quindi fecero loro questo istituto e ne fecero largo uso…
 
 
Ecco ora il testo completo della formula che gli egizi recitavano…
e che portavano con sé nel sarcofago scritta su amuleti
(in genere lo scarabeo scacro…)
e spesso era inserita tra le bende della mummia…
 
 
 
 
 
 
 
 
La confessione presentava in sè, visti i peccati che l’anima negava d’aver commesso,
un alto carattere morale ma, in realtà, bastava saperla recitare a memoria o leggerla
dopo essersela scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere l’assoluzione
anche nel caso che si fossero commessi tutti i peccati nominati nel corso dell’atto di discolpa:
 
 
 
 

 
 
 
 
 

   LA CONFESSIONE   

 

 


Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all’ ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l’immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell’acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.

 

 

 

 

 

 

Però anche tra i vivi si ha notizia di una confessione dello stesso genere
che veniva pronunciata dal sacerdote dopo l’apertura del naos, al mattino,

 
 
 
 




 
 
 
 
durante il culto divino quotidiano, nell’ora destinata all’adorazione del dio.
 
 
Questo era dunque l’istituto della Confessione nell’antico Egitto
prima della sua successiva profonda trasformazione
avvenuta con il Cristianesimo
 
 
 
 
FINE
 
 


Notizie da vari siti web coordinate ed elaborate liberamente dall’Orso
 
 
 
 
 
 
 

Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2

PER LE NOVITA’ DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI







 
 
 

Quando la moda diventa… arte. Ecco alcuni dei 111 capi di abbigliamento che hanno segnato il XX e l’inizio del XXI sec.   Leave a comment








L'arte è moda? O la moda è arte?


Certo esse sono accomunate dalla creatività… e dal “design”.








Certo non tutta la moda è arte… ma talvolta essa supera i confini del semplice abbigliamento e diventa… oggetto di culto.


Questo rapporto è stato riconosciuto da alcuni musei e sono nate mostre in cui o sono state esposte famose opere d'arte in cui l'abbigliamento ha un ruolo importante, anche come documentazione storica, o al contrario sono stati esposti abiti che per le loro linee ed il loro fascino hanno conquistato il mondo.







Di questo secondo aspetto si è interessata la recente mostra del MoMA di New York “Items:Is fashion Modern?” che ha approfondito questo tema con una mostra in cui sono stati esposti 111 oggetti di abbigliamento mitici del XX e XXI secolo.


Essi sono stati scelti per aver contribuito a plasmare la cultura della moda superando i confini del tempo.









Questa recente mostra è stata interamente dedicata a loro per evidenziarne l'impatto sociale, culturale, estetico, tecnologico ed economico.

Solo un'altra volta, oltre 70 anni fa nel 1944, con la mostra “Are Clothes Modern?” curata dall'architetto e designer Bernard Rudofsky, il MoMA aveva dedicato le sue sale al rilievo “artistico” (in senso lato) della moda.

Ma ora passiamo dalla pura teoria ad esaminare ed a mostrare alcuni casi concreti presenti nella mostra.




LA GIACCA “PERFECTO” (CHIODO)







E' il  giubbotto di pelle indossato da Marlon Brando nel film “Il selvaggio” in cui interpretava Johnny… il “bello e dannato”… che era a capo di un gruppo di motociclisti.

Marlon Brando grazie al film divenne un mito… ma lo divenne pure il giubbotto.








Il giubbotto il cui vero nome era “Perfecto” ed era stato creato nel 1928 dalla “Scott Nyc” divenne nel tempo, pur assumendo varie altre forme, la divisa di anticonformisti, scapigliati, e centauri prima di diventare col tempo così diffuso da esser perfino usato dalle signore a passeggio.




ALL STARS o CHUK TAYLOR







Sono le scarpe di tela e gomma prodotte dalla Converse col nome “Alla Stars” prodotte per la prima volta nel 1917 per entrare nel mercato delle scarpe per il basket.








Divennero molto popolari perché scelte dal famoso cestista statunitense Chuck Taylor come sue calzature preferite e da ciò presero il nome attuale di Chuk Taylor.




LEVI'S 501 (JEANS)








Sono i pantaloni da lavoro creati nel 1850 da Levi Strauss nella sua fabbrica di San Francisco utilizzando il denim.









Questi però pian piano sono divenuti i mitici jeans usati in tutto il mondo.





TUBINO NERO (PETIT ROBE NOIRE)








E' l'abito femminile creato da Coco Chanel per esser comodo ed usabile in ogni occasione che fu definito “uniforme per ogni tipo di donna” da Vogue.









Poi però col tempo è diventato invece simbolo di eleganza.




LA MARINIERE







E' la maglia a manica lunga in jersey di cotone con strisce orizzontali blu e bianche inizialmente usata nei quartieri portuali e dai marinai.

Da abbigliamento militare divenne oggetto di moda dopo la 1° guerra mondiale quando Coco Chanel  ebbe l'idea di utilizzarla (ovviamente abbellendola e migliorandola) per una sua linea di moda “marinara”.








Divenne poi una maglia “cult” perché amata ed usata da personaggi come James Dean, Brigitte Bardot, e soprattutto Picasso.


Tony Kospan


Copyright Tony Kopspan




IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE

INSIEME









L’Inno Europeo nasce dalla poesia di Schiller (Inno alla gioia) e dalla musica di Beethoven (Nona sinfonia). Eccole!   Leave a comment



Johann Christoph Friedrich von Schiller
è il poeta, filosofo, drammaturgo e storico tedesco
autore della poesia che fu il testo
musicato da Beethoven con la sua 9° sinfonia
e poi divenuto l’inno europeo.


 
 
 
Johann von Schiller (Marbach am Neckar 10.11.1759 – Weimar 9.5.1805)
 
 
 
 
 

LA POESIA DI SCHILLER


E LA 9° DI BEETHOVEN

 
 




  
.
 


MA COSA SAPPIAMO DELL’ORIGINE DELL’INNO?
 
CONOSCIAMONE QUINDI LA STORIA…
LA POESIA E LA MUSICA…

  


 
 
  
 

L’inno europeo (Inno alla gioia) è l’adattamento dell’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, è stato adottato dal Consiglio d’Europa nel 1972 e viene utilizzato dall’Unione europea dal 1986.

 

 

 

 

Herbert von Karajan, uno dei più grandi direttori d’orchestra del Novecento, ha realizzato, su richiesta del Consiglio d’Europa, tre versioni strumentali per piano solo, fiati e orchestra sinfonica.

 

Il testo è del poeta Friedrich von Schiller e rappresenta un invito alla fratellanza universale.

 

L’inno dunque appare una marcia gioiosa, luminosa e festosa nella sincera speranza che possa accompagnare l’Uomo nel corso della vita.


  

 

Inno alla gioia – Marina Novelli 

  

Leggiamo ora la poesia e poi ascoltiamo la mitica musica…




L’albero delle farfalle – Josephine Wall
 

  



L’INNO ALLA GIOIA
Friedrich von Schiller





Gioia, figlia dell’Eliso,
Fiamma d’oro giù dal ciel,
Noi veniamo, ardenti in viso,
Diva eccelsa, al tuo sacel.
Il tuo fascino affraterna
Ciò che il mondo separò,
Frantellanza impera eterna
Dove l’ala tua posò.
Chi al supremo ben pervenne
D’un amico al fido cuor
Chi soave sposa ottenne
Sia con noi nel gaudio d’or.
Sì, chi anche un cuore solo
Sua nel mondo può chiamar;
Chi nol può trascini in duolo
Via di qui suo triste andar.
Gioia al sen dell’Universo
Posson tutti i vivi aver,
Vanno il buono ed il perverso
Pel fiorito suo sentier.
Ebbe ognun fino alla morte
Vino, amore e un fido cuor;
Voluttà fu al verme in sorte,
L’angel gode in te, Signor.
Van gioiosi nella gloria
Mondi, luce e vita a dar,
Ite, figli ad esultar
Come prodi in gran vittoria!
Siate avvinti, o milioni,
Nella gran fraternità!
Figli ! Sommo un padre sta
Sopra gli astri e sopra i tuoni.
Vi prostrate, milioni?
Senti Iddio, mondo, tu ?
Volgi il guardo sopra gli astri,
Sopra gli astri sue regioni.

  




Ludwig van Beethoven (Bonn 16.12.1770 – Vienna 26.3.1827)

 
Ma è giunto il momento d’ascoltar la bellissima musica.

.
.

Klimt – La musica


 
.
.
F I N E 

.

.

.

 



CIAO DA ORSO TONY

.

.

 

 Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2Flowers_tiny_PH.gif picture by Lilith_RJ2

PER LE NOVITA’ DEL BLOG
SE TI PIACE… ISCRIVITI


 

 


 
.
.
.
.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: