Archivio per 20 ottobre 2020

Buon martedì sera in poesia “Se avess’io” A. Merini – arte J. W. Alexander – canzone “E la luna bussò” L. Berté   Leave a comment

 

 
 
 
 
 
John White Alexander
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 

 
Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, 
mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. 
E’ bello aver la pelle d’oca, significa che stai vivendo. 
– Josè Saramago –
 

 
 
 

John White Alexander
 
 

SE AVESS’IO
Alda Merini
 

Se avess’io levità di una fanciulla
invece di codesto ,torturato,
pesantissimo cuore e conoscessi
la purezza delle acque come fossi
entro raccolta in miti-sacrifici,
spoglierei questa insipida memoria
per immergermi in te, fatto mio uomo.
 
Io ti debbo i racconti piu fruttuosi
della mia terra che non dà mai spiga.
e ti debbo parole come l’ape
deve miele al suo fiore.

Perchè t’amo caro, da sempre,
prima dell’inferno prima del paradiso,
prima ancora che io fossi buttata nell’argilla
del mio pavido corpo.
 

Amore mio
quanto pesante è adducerti il mio carro
che io guido nel giorno dell’arsura
alle tue mille bocche di ristoro!
 
Anima mia che metti le ali
e sei un bruco possente
ti fa meno male l’oblio
che questo cerchio di velo.



E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali.


 
 
 
John White Alexander

 
 
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da Tony Kospan

 

 

John White Alexander


 

Nei favolosi Musei Vaticani anche la scala di accesso è un vero capolavoro   Leave a comment

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Nell’ambito dell’architettura…
molte sono le scale belle ed artistiche.

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La scala di accesso ai favolosi Musei Vaticani

è una di quelle davvero fantastiche ed eccezionali

ed è un ulteriore capolavoro

che si aggiunge alle mitiche opere d’arte lì presenti.



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La spettacolare e monumentale scala

a doppia spirale elicoidale

fu ideata da Giuseppe Momo ed inaugurata nel 1932.

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Vediamola in altre immagini

da varie angolazioni.
















Non è di per sé una vera meraviglia
ed un capolavoro?


Ciao da Tony Kospan.


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art 34art 34art 34art 34art 34
VIVER L’ARTE.. INSIEME

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AMANTI – Bella.. breve.. suggestiva ma criptica poesia del grande poeta Mario Luzi – Il mio pensiero.. ed il vostro?   3 comments

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questa per me (ma… non solo per me) è una delle poesie più belle di Mario Luzi…
notissimo poeta fiorentino scomparso da non molto tempo.
 
 
Essa è forse un po’ (solo un po’?) non semplice… anzi quasi criptica… misteriosa,
per cui mi limito a raccontare le sensazioni che ne traggo leggendola… 
 
 
 
 
 
Chagall
 
 
 
I versi viaggiano in un’atmosfera rarefatta tra luci ed ombre…
in cui l’amore è presente come un mistero collocato tra passato e presente…
ed in un tempo… fuori dal tempo.
 
 
Inoltre esso appare come un frutto di sogno
da cogliere nel cielo
ma a cui con il cuore ahimè  gonfio di tristezza
talvolta si deve rinunciare.
 
 
 
 
 
 
 
 

Nonostante la rinuncia, però, esso resta lì,vivo in noi,
pur con le sue contrastanti emozioni,
ed anche contro il nostro stesso volere.



 
 




La poetica di Luzi sta, a mio avviso,
alla poesia classica…
così come l’astrattismo sta all’arte figurativa.


 
 
 
 
Mario Luzi
(Castello di Firenze 20.10.1914 – Firenze 28.2.2005)
 
 
 
Le sue poesie hanno bisogno cioè di lettura e… rilettura,
di conoscenza e approfondimento… non essendo quasi mai
facilmente ed immediatamente comprensibili.

  
 
 
 
Magritte – Gli amanti
  

 .

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A M A N T I

Mario Luzi

 

Che mi riserva rivederti, amore,

quale viaggio t’hanno dato i venti?

L’oscuro avvolge questi giorni chiari,

circola forse in questa luce densa

qui dove a macchie dondolanti o ferme

filtra oro ed il vino matura.

Spicco dal cielo questo frutto splendido,

chiudo gli occhi su quel che porta seco,

o lo stare sulle spine

o il dirsi addio a cuore gonfio,

questo tempo nel tempo senza fine

 

 

 

 
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Mi piacerebbe davvero conoscere il vostro parere…
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
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Arthur Rimbaud – Breve biografia ed alcune poesie del mitico “poeta maledetto” dal volto di bambino   Leave a comment









Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza.

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite
di ogni genere di emozioni e sensazioni.

 
 
 

Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 


BREVE BIOGRAFIA

 
 
Arthur Rimbaud… il più maledetto dei poeti maledetti…
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.

 
 
 
 
 
 
 
 

L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rapresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.

 
 
 
 
 Verlaine e Rimbaud
 
 
 

Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani)
ed ecco come lo definì tal Léon Valade
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino
affascinava e addirittura sconvolgeva il circolo
per le capacità artistiche e per la sua incontenibile depravazione.

 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 

Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letteriarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie… in giro per il mondo.

 
 
 
 
 
 
 
 

Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.

 
 
 
 
 
 
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LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri nè controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri odori musiche colori…
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia…
 
 
 

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ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 

SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…

 
 
 
 
 
 
 

PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…

 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.




Ma Boheme – Jean-Paul Surin



LA MIA BOHEME (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!
I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 
 
 
 
F I N E



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