Archivio per 6 ottobre 2020

Buon martedì sera in poesia “Qui ti amo” Neruda – arte H. Nelson-Reed – canzone “Moonlight Shadows”   Leave a comment

 
 
 
 
 Helen Nelson-Reed
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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Cosa c'è di più forte
del cuore umano
che si schianta di continuo
e ancora vive?
– Rupi Kaur –
 

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 Helen Nelson-Reed
 
 
 
 
 
QUI TI AMO
Pablo Neruda
 
Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto. Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare
il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
 
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Helen Nelson-Reed
 
 
 
 
 
 

 
 

 
 
 
 
 
 
 

LA TUA PAGINA DI


CULTURA.. PSICHE E SOGNO


PER COLORARE LE TUE ORE…

 

 

 

Helen Nelson-Reed

 

 

L’ARCHITETTURA FUTURISTA – LA STORIA… LE LINEE GUIDA… ED I MASSIMI ESPONENTI (IV PARTE)   7 comments








Tra le innumerevoli discipline in cui il futurismo si esercitò non poteva mancare l’architettura.
In questo campo però molti furono i progetti ma pochissime le realizzazioni.
Tuttavia l’architettura futurista ha lasciato un’impronta non secondaria nella storia.








L’ARCHITETTURA FUTURISTA



Anche l’architettura futurista segue le linee guida del movimento ed anch’essa ebbe il suo “Manifesto”.
Fu scritto da Antonio Sant’Elia, uno dei suoi massimi esponenti, e di cui possiamo ora leggere alcuni punti significativi:
 – “ L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; 
l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza”.
– “Il valore decorativo dell’architettura Futurista dipende solamente dall’uso e dalla sistemazione originale di materiali grezzi o scoperti o violentemente colorati.”








Non ci sono, come accennavo su, a differenza delle altre discipline, molte realizzazioni ma i molti progetti rimasti possono farci intravedere come si prevedeva l’inserimento, rivoluzionario per l’epoca, delle costruzioni futuriste nelle città.
L’intento era di realizzare il loro concetto di “città nuove”.




GLI ARCHITETTI FUTURISTI







Il massimo esponente dell’architettura futurista fu il su nominato Antonio Sant’Elia autore di progetti visionari e monumentali diretti proprio alla realizzazione dell’anzidetto nuovo modello di città.
Questi suoi elaborati e avveniristici disegni, che in molti casi hanno preceduto le idee dell’architettura del dopoguerra, non furono però mai realizzati, anche e soprattutto per la sua prematura morte.
Un altro notevole esponente dell’architettura futurista fu Mario Chiattone che, dopo la morte dell’amico e collega Sant’Elia, si rititrò nel Canton Ticino dove però tornò a creare opere più… classiche.
Conosciamo un po’ meglio (seppur molto brevemente) questi due architetti futuristi osservando anche i loro elaborati.








BREVE BIOGRAFIA DEI 2 ARCHITETTI


ANTONIO SANT’ELIA



(Como, 30 aprile 1888 – Monfalcone, 10 ottobre 1916)



Antonio Sant’Elia nasce il 30 aprile 1888 a Como e nel 1906 si diploma nella scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini” sempre di Como.
Si trasferisce poi a Milano dove frequenta fino al 1909 l’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Qui ha modo di conoscere tra gli altri Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Mario Chiattone.
Il suo primo impiego è partecipare, con altri, al completamento del Canale Villoresi e l’anno successivo riceve un incarico presso l’ufficio tecnico comunale di Milano.




Sant’Elia – Casa comunicante con ascensori e ponte esterno





Nel 1913 insegna disegno architettonico a Bologna e, contemporaneamente, apre, con l’amico Chiattone, uno studio di architettura a Milano. 
Si avvicina in questi anni al movimento futurista a cui aderisce nel 1914 grazie, probabilmente, alle sollecitazioni di Umberto Boccioni e Carlo Carrà che aveva conosciuto nel mondo culturale milanese.





Sant’Elia – Stazione per treni ed aerei





Tra il 1912 ed il 1914, influenzato dalla visione delle immagini delle città industriali USA e dagli studi degli architetti viennesi Otto Wagner e Josef Maria Olbrich, inizia una serie di disegni per una “Città Nuova” che poi non era altro che la visione futuristica di Milano.
Molti di questi disegni furono esposti nel maggio/Giugno 1914 alla prima e unica mostra del gruppo delle Nuove Tendenze, di cui faceva parte, nella galleria della “Famiglia Artistica”.





Sant’Elia – Palazzo con ascensore esterno





Sempre del 1914 è il Manifesto dell’architettura futurista scritto da lui riprendendo quasi del tutto il testo che aveva pubblicato in precedenza nel catalogo della mostra Nuove Tendenze.








La sua idea di architettura parte dalla visione di una città del futuro estremamente industrializzata e meccanizzata che non considerava una prevalenza di edifici singoli ma una immensa concatenazione urbana, oggi diremmo “multi-livello”,  collegata al centro dei molteplici interessi e delle varie caratteristiche della città.
Cioè, in parole povere, gli edifici dovevano essere tutti uniti tra loro per collegare in modo funzionale ed efficiente tutte le attività delle città.
I suoi disegni, estremamente coinvolgenti, ci mostrano grattacieli monolitici ed enormi con terrazzi, ponti, passerelle ed aree comuni che hanno poi rappresentato le più suggestive ed affascinanti linee dell’architettura moderna.




Sant’Elia –  Diga e centrale elettrica




Nel 1915, condividendo lo spirito interventista della corrente si arruola da volontario nel Regio Esercito, ottenendo i gradi da sotto-tenente.
Col suo reparto combatté sul fronte delle alpi vicentine e, nel luglio del 1916, durante un attacco sul Monte Zebio, si guadagnò la sua prima Medaglia d’Argento al valor militare.
Pochi mesi dopo, il 10 ottobre, il Sant’Elia si trovava schierato col suo reparto sul Monte Hermada, nella zona di Monfalcone quando si lanciava col suo plotone all’assalto di una trincea nemica e lì morì colpito in fronte e per questo gli fu assegnata una seconda Medaglia d’Argento al valor militare. 
Non fu il solo futurista a morire in guerra in nome della visione esageratamente bellicista della corrente così privando ahimé, l’Italia degli anni successivi delle sue grandissime qualità artistiche.
Proprio partendo da un suo progetto fu poi edificato da Enrico Prampolini e Giuseppe Terragni il sacrario di Como con il Monumento ai caduti costituito da un grande monolito in granito dal peso di 40 tonnellate e posto all’interno di una torre alta 33 metri.
Sul fianco del sacrario rivolto verso il lago fu scolpita una sua frase: “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi”.




Sant’Elia – Monumento ai Caduti Como






MARIO CHIATTONE




(Como, 30.4.1888 – Monfalcone, 10.10.1916) Mario Chiattone ritratto da A. Funi




Altro elemento di spicco dell’architettura futurista fu Mario Chiattone, amico e collaboratore del Sant’Elia.
Mario Chiattone fu tra i primi aderenti al gruppo Nuove Tendenze, movimento artistico milanese riconosciuto dalla critica quale precursore del futurismo architettonico.




Chiattone – Cattedrale




Anche i disegni realizzati da Mario Chiattone negli anni Dieci e si confrontano con la produzione di Antonio Sant’Elia e la poetica futurista.
La morte dell’amico lo convinse ad emigrare nel Canton Ticino e ad abbandonare le tesi futuriste.





Chiattone – Studio su città futurista




Tony Kospan





FONTI: VARI SITI WEB
Copyright Tony Kospan per il blog Il Mondo di Orsosognante
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OCCHI E SGUARDI D’AMORE.. NELLE POESIE.. NEI DIPINTI.. NEGLI AFORISMI.. NELLE CANZONI E.. NON SOLO   4 comments

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Iniziamo con questo una serie di post
che ci parleranno del percorso dell'amore umano
dalla sua nascita fino alla sua affermazione.

Esso si snoderà in 5 parti:
Sguardo – Cuore – Incontro – Bacio – Abbraccio



Tubes fée et compagnon...

LO SGUARDO D'AMORE
POESIE DIPINTI AFORISMI CANZONI E NON SOLO
a cura di Tony Kospan



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Qual è il primo momento in cui nascono in noi
interesse, curiosità, simpatia, feeling etc.
capaci di trasformarsi in un sentimento d'amore,
se non quando avviene l'incrocio di sguardi?
Non v'è infatti chi non veda quanto siano importanti
gli sguardi nel sorgere di un amore,
o, in caso di esito negativo,
solo di un sogno d'amore.

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Martin Kavel


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Direi di più, gli sguardi nel corso dei secoli passati
in cui i rapporti tra i sessi erano estremamente complessi e difficili,

sono stati gli unici mezzi di comunicazione virtuale – ante litteram –
di emozioni, sensazioni, desideri, e di segnali d'intesa, gioia… etc.

Qualcuno può dubitare che uno sguardo
possa penetrare un cuore?



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Certo lo sguardo può però, sia in amore
che nei rapporti interpersonali in genere,
anche esprimere odio, disprezzo, indifferenza etc.
ma non è di questo che ci interesseremo…

Ritengo sublimi sul tema questi pensieri d'autore.






Guardandoti negli occhi ricordo soltanto
d'aver già visto il tuo volto in sogno.
Tagore

Le parole sono piene di falsità o di arte,
lo sguardo è il linguaggio del cuore
William Shakespeare

Lo sguardo alle volte può farsi carne,
unire due persone più di un abbraccio.
Dacia Maraini

C'è una strada che va dagli occhi al cuore
senza passare per l'intelletto.
Gilbert Keith Chesterton






Da sempre i poeti (e gli artisti in genere)
ci hannno parlato della stretta correlazione
tra occhi e cuore.

Ma passiamo alle poesie prescelte stavolta,
tutte di grandi autori.


Luigi Napoleone Grady – Donna distesa


CANZONE
~ Juan Ramon Jimenez ~
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Quando le tue mani erano luna,
colsero dal giardino del cielo
i tuoi occhi, violette divine.
Che nostalgia, quando i tuoi occhi
ricordano, di notte, il loro cespo
alla luce morta delle tue mani!
Tutta la mia anima, col suo mondo,
metto nei miei occhi della terra,
per ammirarti, moglie splendida!
Non incontreranno le tue due violette
il leggiadro luogo a cui elevo
cogliendo nella mia anima l'increato?


Arthur Braginsky


SABBIE MOBILI
~ Jacques Prevert ~
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Demoni e meraviglie
Venti e maree
S'è ritirato già il mare in lontananza
E tu
Come alga dolcemente dal vento accarezzata
Nelle sabbie del letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Il mare s'è ritirato già in lontananza
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per farmi annegare.


Cebarre



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TI GUARDO E IL SOLE CRESCE
~ Paul Eluard ~
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Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte.
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti.
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno.



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Botticelli – Nascita di Venere


CUORE E OCCHI
~ William Shakespeare ~

I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.


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Leonardo (attr.) – La bella principessa (partic.)



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TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE
~ Dante Alighieri ~
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Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sententosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
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Un poetico saluto da…
Orso Tony







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Per una convivenza davvero civile.. ecco i 7 Peccati Sociali.. elencati da Gandhi!   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 

Tutti conosciamo (?) o dovremmo conoscere i…

7 PECCATI CAPITALI…

 

(riguardo poi al tenerne conto

è proprio tutto un altro discorso eh eh)

 

 

 

 
 
 
 
 
Essi rappresentano delle “violazioni”
che potremmo definire all’interno
di un ordine principalmente individuale.
 
 
 
 

 
 
 
 
Ma ecco che però nella saggezza Vedica,
sono stati individuati i
7 PECCATI SOCIALI…
che ovviamente fanno riferimento invece
al nostro vivere e convivere nell’umana società.
 
 
Debbo dire che mi sembrano divieti… 
davvero interessantissimi ed attualissimi…
e che, mai come in questo periodo,
dovrebbero essere rispettati…
soprattutto dai politici ma anche dai cittadini…
dato che ogni nazione esprime la classe dirigente
che la maggioranza si merita
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


”I 7 PECCATI SOCIALI”

 

 

L’autore è il grandissimo M. K. Gandhi.

 

Quelli che seguono sono dunque i sette peccati sociali

secondo Mohandas Karamchand Gandhi,

così come li elencò sul settimanale «Young India»,

da lui fondato, il 22 ottobre 1925.

 

 

 

 

 

 

Anche se normalmente il termine «peccato»

viene associato a un contesto religioso,

Gandhi lo adopera qui però nell’accezione più ampia

di «offesa alla fondamentale dignità umana».

 

 

 

 

 

 

 

ECCOLI…

 

 

 

 

 

 

1) politica senza principi;
 
2) affari senza moralità;
 
3) scienza senza umanità;
 
4) conoscenza senza carattere;
 
5) ricchezza senza lavoro;
 
6) divertimento senza coscienza;
 
7) religione senza sacrificio.
 
 
 
 

A questi sette, Arun Gandhi, nipote del Mahatma
e fondatore dell’Istituto Gandhi per la nonviolenza,
ne aggiunse un ottavo:
 
 
 
 
 
8) diritti senza responsabilità.
 
 
 
 
 
 
Cosa ne pensate?
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN



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