Archivio per 25 marzo 2019

Buon lunedì sera in poesia “In pena” P. Eluard – arte Emile Friant – canzone “Sognami” (Antonacci)   1 comment

 

 

 

Emile Friant


 
 
 
 
 
 
 

 
 
  L’Amore immaturo dice:
“Ti amo perché ho bisogno di te”.
L’Amore maturo dice :
“Ho bisogno di te perché ti Amo”
Erich Fromm
 
 

 
 

 

Emile Friant

 
 
 
                                                     
 
 
 

 
 
 
 
 

IN PENA
Paul Eluard
 
 
In pena per un cielo infranto
per la pioggia che ci bagnerà
vado pensando alla gioia grande
che se vorremo ci prenderà.
Tra dovere ed inquietudine
esita questa vita rude.
(E’ una molto grande pena
confessarlo, ora)
Qui ogni cosa odora d’erba.
Su tutto il cielo, in cielo,
il volo delle rondini
ci distrae, ci fa pensare…
Io penso una speranza quieta.

 
 
  
 
Emile Friant – Innamorati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
  

 

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Emile Friant – La barchetta
 
 
 

La cavalla Marilù – Mitica barzelletta per sorridere un po’   Leave a comment









LA CAVALLA MARILU’


 
 
Il marito Pasquale e la moglie Lucia si trovavano entrambi a casa e un giorno il marito seduto comodamente sulla sua bella poltrona riceve due padellate in testa dalla moglie.
 
– Lucia, perché questo!?!? –
 
– Ho trovato questo biglietto sul tavolo in cucina! Chi cavolo é questa Marilù? –
 
– Questo? il suo numero telefonico?? Ma che hai capito……. bè, tu sai bene che mi piace giocare ai cavalli… ecco…Marilù è una cavalla ed il numero è solo la combinazione vincente! –






 
La moglie desolata….
 
Scusami tesoro mi dispiace la prossima volta conterò fino a dieci prima di fare qualcosa –
 
– Fai bene!-
 
Il giorno dopo il marito riceve nuovamente le stesse padellate e …..
 
– Ancora!!!! Perché ?!?!? Sei impazzita???? –
 
E la moglie….. –
 
– C’è la tua cavalla al telefono ! –
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CIAO DA TONY KOSPAN









Come eravamo negli anni ’50 e ’60 – Ricordi.. atmosfere ed immagini di un mondo che non c’è più   Leave a comment







Un piccolo vero sguardo sugli anni 50 e 60 in Italia
che ci consente di verificare l'enorme distanza
dei modi di vivere… dei miti… etc…
tra quel mondo e quello attuale…







E' un testo molto noto nel web…
ma che ogni tanto mi sembra sia utile riproporre.
sia per coloro che quegli anni li ha vissuti.
che per i giovani d'oggi che sanno ben poco
dell'atmosfera e della realtà d'allora.
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COME ERAVAMO
NOI RAGAZZI DEGLI ANNI 50… 60…
 
 



 
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza airbag!
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”.
Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede.
E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema… noi da soli!!!
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa.
Avevamo delle liti, a volte dei lividi.
E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero… ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.
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LA MITICA FIAT 500


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Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo.
Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!
Senza controllo!
Come siamo sopravissuti?!
Facevamo incredibili gare in bicicletta senza dover fare lo slalom fra auto in sosta, parcheggi selvaggi e gas di scarico… al massimo dovevamo stare attenti al fosso accanto alla strada e alle buche sulla stessa.
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi.
Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Il massimo della tecnologia si raggiungeva “truccando” i tappi a corona delle bibite con cui gareggiavamo, colpendoli con le dita, su strade e marciapiedi in incredibili campionati che doravano giornate intere e si concludevano perchè avevi finito le dita sane…
Le strade, almeno quelle di paese, erano ancora un campo da calcio: bastavano 4 mattoni.. e le poche auto frenavano e stavano attente a non schiacciarli…
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore!!!
Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.

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L'ALTRETTANTO MITICO JUKE BOX

 

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Le nostre iniziative erano nostre.

E le conseguenze, pure.

Nessuno si nascondeva dietro a un altro.L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.

Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.

Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO.

I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato.

I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa. E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.

Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.

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TESTO DAL WEB – IMPAGIN. T.K.

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TONY KOSPAN



IL GRUPPO DI CHI AMA LA STORIA ED I RICORDI (NO POLITICA)




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LA FILOSOFIA TACE SUL MALE – UNA INTERESSANTE RIFLESSIONE   1 comment

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Un articolo interessante, 
un piccolo excursus sul  concetto di male attraverso i secoli
che porto all’attenzione di chi, come me, 
è interessato anche a questi temi
e che propongo alla vostra lettura.

Sono passati ormai diversi anni
da quando lo lessi per la prima volta
 ma ritengo che,  quanto in esso viene evidenziato,
mantenga intatta la sua importanza e la sua suggestione.




IL SILENZIO DELLA FILOSOFIA

SUL MALE NEL MONDO

 
 
 

 
 
 

 
Il brano è una parte dell’intervento di Sergio Givone
ad UmbriaLibri sul Tema
In fondo al male

 
 
 


 

 

LA FILOSOFIA TACE SUL MALE

 

Diceva David Foster Wallace, lo scrittore americano da poco scomparso:
anche l’ aragosta “sa” il male, quanto meno lo sente.
Basta prestare orecchio al rumore sordo delle chele che sbattono contro i bordi della pentola in cui è stata gettata viva. E non si dica che il suo è un sentire elementare, rozzo.
Se l’ aragosta non ha le parole per dire la sofferenza che prova e il tormento che le viene inflitto, forse noi le abbiamo? Si pensi alla filosofia.
Di fronte al male è stata reticente, ha balbettato.
Vero è che tutte le tradizioni da cui proveniamo traboccano di riferimenti al più inquietante dei molti misteri che ci circondano.
Non c’ è male che sia stato risparmiato a Giobbe.
«Appena temo un male, questo mi colpisce».
Inutile chiedere perché, avverte Qohélet.
Tutto è inutile. Tutto è vano.
E questo forse è anche peggio del male.
«Sarebbe opportuno che noi ci radunassimo a piangere la casa nella quale qualcuno sia venuto alla luce, pensando ai molti mali della vita umana, ma a chi con la morte ha posto fine a gravi sofferenze, gli amici con lode e con gioia dovrebbero dare sepoltura», aveva scritto Euripide, rievocando l’antica sentenza del Sileno (…) per cui la cosa migliore sarebbe non nascere, e in subordine morire al più presto.
Ma siamo sicuri che in quei testi si stia parlando del male e non di qualche cos’altro?
Qualcosa che ha bensì a che fare col male, ma che nulla dice circa la sua natura?
Certamente le sciagure che senza tregua colpiscono gli uomini, con il loro corteo di sofferenze afflizioni pene e tormenti vari, per non parlare della morte e del nulla, sono dei mali.
Ma non lo sono necessariamente.
Tant’ è che hanno potuto presentarsi talvolta come forme di liberazione o di sollievo.
Il male sfugge alla presa. E si rifugia in una dimensione dov’è difficilissimo stanarlo.
E’ la dimensione in cui il male appare strettamente legato alla colpa.
Anzi, non appare se non come colpa.
Ossia come qualcosa di cui l’individuo deve rispondere.
Non importa a chi: se a Dio, alla propria coscienza, agli altri uomini.
Né importa se ciò di cui deve rispondere è un che di fatale, addirittura un destino.
C’è autentico male dove c’ è assunzione (o rifiuto) di responsabilità per una colpa.
Ma quale colpa?
A questo proposito i greci hanno parlato di amartia.
I cristiani invece di peccato.
Si coglie qui la differenza nel modo in cui gli antichi e i moderni hanno concepito il male.
Per gli antichi la colpa appartiene all’ordine delle cose.
E’ una specie di marchio, è il retaggio della nostra finitezza, come sostenne Anassimandro.
Siamo mortali; lo siamo poiché ci siamo separati dall’uno-tutto e siamo precipitati nel mondo della vita e del divenire.
Questa separazione è la nostra colpa.
Da espiare con la morte.
Come se ci dicessero: sei venuto al mondo, hai goduto della luce del sole, e allora paga.
Anche per il cristianesimo la colpa è tutt’uno con la nascita.
L’uomo nasce portatore di un peccato d’origine.
Però questo peccato non appartiene all’ ordine delle cose, come nel mondo classico, ma a quel principio spirituale che è l’anima.
Donde la questione come possa essere imputabile all’anima un peccato non commesso.
Il cristianesimo introduce allora l’idea della solidarietà nella colpa.
Ricevendo la vita, ciascuno è tenuto a farsi carico di tutto ciò che la vita comporta, non solo nel bene ma anche nel male.
Un pò come quando si riceve un’eredità.
Se la si accetta, i debiti connessi devono essere onorati.
C’ è dunque differenza, ma anche profonda affinità fra la nozione di colpa tragica e quella di peccato originale. (…)
Ma che cosa accade nel momento in cui, come oggi, la colpa perde credibilità filosofica?
Chiaro che se la colpa è sempre e soltanto della società, o non è che senso di colpa, di cui è bene disfarsi per igiene mentale, allora tanto vale rinunciare ad essa.
Salvo che, tolta la colpa, è tolto anche il male.
Non è certo un caso se la filosofia contemporanea, tranne pochissime eccezioni, sul male ha taciuto.
 
 

SERGIO GIVONE

 

 

 

 

 
 
 

Repubblica-07 11 2008 – sez. Cultura
Impaginaz. T.K
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CIAO DA TONY KOSPAN

 

 








Auguri Mina! Buon compleanno alla grande cantante anche con la bella e poetica canzone “Se telefonando”   Leave a comment




 
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Oggi è il compleanno di Mina…,
soprannominata la Tigre di Cremona,
una cantante che ha segnato in modo indelebile
il periodo della canzone italiana…
che va dalla fine degli anni '50 all'inizio degli anni  '70
ma che è tuttora considerata un vero e proprio
monumento musicale contemporaneo.








E' a tutti noto che ad un certo punto,
pur essendo nel pieno del successo,
preferì allontanarsi dalle luci della ribalta,
per sottrarsi all'esagerata attenzione dei mass media,
ritirandosi a vita privata e trasferendosi in Svizzera.




Mina (Mina Anna Maria Mazzini) – Busto Arsizio, 25 marzo 1940



Pur non comprendendola completamente,
ma rispettando in modo assoluto questa sua scelta,
gli italiani non hanno mai smesso
di provare immensa stima e grande affetto
per questa mitica cantante.

Come farle gli auguri se non parlando
di una sua canzone universalmente riconosciuta
come una delle più belle… di sempre.
 


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SE TELEFONANDO
– GRANDE CANZONE POESIA –



Si tratta di un mixage stupendo costituito da una stupenda interpretazione di Mina, una bellissima musica, opera del maestro Ennio Morricone, ed un testo “poetico” che dobbiamo a 2 noti personaggi come Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara.

 

 


 
 
 

La canzone, incisa in un 45 giri in vinile, è del 1966 ed è per me soprattutto uno stupendo ed indimenticabile classico.
 
Leggiamone il poetico testo…



 
 
 
 

 
 

SE TELEFONANDO 


Lo stupore della notte
spalancata
sul mar
ci sorprese che eravamo sconosciuti
Poi nel buio le tue mani
d’improvviso
sulle mie…
É cresciuto troppo in fretta
questo nostro
amor…
Se telefonando io potessi dirti addio
ti chiamerei…
Se io rivedendoti fossi certa che non soffri
ti rivedrei…
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta
ti guarderei…
Ma non so spiegarti
che il nostro amore appena nato
è già finito…
Se telefonando io volessi dirti addio
ti chiamerei…
Se io rivedendoti fossi certa che non soffri
ti rivedrei…
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta
ti guarderei…
Ma non so spiegarti
che il nostro amore appena nato
è già finito.







Ma ora è giunto il momento di ascoltarla in questo video.


 

 


A TE CHE CI HAI FATTO…  ED ANCORA CI FAI…
 SOGNARE…
CON LE TUE MITICHE CANZONI…





 
 

ANCHE DA TONY KOSPAN







ARETHA FRANKLIN… REGINA DEL SOUL! Breve ricordo della grande cantante anche con la sua mitica “I say a little prayer”   1 comment





Il 16 agosto del 2018 la grandissima cantautrice e pianista statunitense,
vera e propria icona della musica gospel, soul e R&B, ci ha lasciati.

 

 

 

Aretha Louise Franklin (Memphis 25 marzo 1942 – 16 agosto 2108)

 


Aretha Franklin

 

è stata anche votata come la più grande cantante di tutti i tempi…

in un sondaggio della rivista Rolling Stones

 da sempre tra le più attive nello stilare classifiche tematiche

in campo musicale.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questa la top-ten che fu decretata:

 

1 Aretha Franklin

2 Ray Charles

3 Elvis Presley

4 Sam Cooke

5 John Lennon

6 Marvin Gaye

7 Bob Dylan

8 Otis Redding

9 Stevie Wonder

10 James Brown

 
 
 
 

 
 
 
 

Aretha, cresciuta a Detroit, era soprannominata
La Regina del Soul” o “Lady Soul
per la capacità d'inserire sempre una vena “soul
qualunque cosa cantasse.


 
 
 

 


 



La sua voce è stata ufficialmente definita 
dallo Stato del Michigan… «una meraviglia della natura».

Ha vinto ben 21 premi Grammy



 
 
 
 



Bene, qualunque sia il vostro parere sulla classifica,
 Aretha è stata comunque una cantante
di una grandezza assoluta… ed indubitabile.

Oltre ai tanti premi ricevuti fu anche scelta 
per cantare in diretta tv mondiale alla cerimonia di insediamento 
del 44º Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama










Ora ritengo darle il giusto omaggio…
ascoltandola in questa sua mitica canzone…

 
 
 
 


 
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Penso che Aretha starà ancora cantando tra le stelle
insieme ai tanti grandi cantanti della storia 
della musica leggera che ci hanno dato tante emozioni.



Tony Kospan
 
 
 
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