Archivio per 18 maggio 2018

Il giuggiolo questo sconosciuto – Riscopriamo la pianta, il frutto, la storia, gli usi, il perché del noto detto etc.   Leave a comment

 

 

 

 

Quasi tutti conosciamo l’espressione “andare in brodo di giuggiole”.

E’ un’esclamazione che talvolta sentiamo pronunciare e pronunciamo per sottolineare un momento vissuto con grande soddisfazione.

Il “brodo di giuggiole” non è però uno strano modo di dire… bensì un antico e prelibato distillato… oggi difficilmente reperibile nei grandi mercati.

 

 

 

La foto del fiore è pubblicata nel blog LA TERRAZZA

http://dona-laterrazza.blogspot.it/

 

 

 

IL GIUGGIOLO…

QUESTO SCONOSCIUTO…

 

 

DESCRIZIONE – STORIA – RICETTA – MODI DI DIRE E…

a cura di Tony Kospan

 

 

LA PIANTA

 

 

 

 

Il giuggiolo (Zizyphus vulgaris) è una pianta alta  dai 5 a i 12 metri originaria dell’Africa settentrionale e della Siria che in tempi antichissimi si diffuse in Cina e in India, dove viene coltivato da oltre 4000 anni. E’ per questo che viene anche chiamato “dattero cinese”.

Presenta un aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi. Le foglie di piccole dimensioni, sono d’un verde brillante con margini seghettati mentre i piccoli fiori sono gialli.

 

 

 

LA GIUGGIOLA (IL FRUTTO)

 

 

 

 

La giuggiola… il frutto… assomiglia ad una grossa oliva dal colore prima verdastro e poi rosso marrone scuro quand’è matura. La polpa di colore verde è soda ecompatta ma farinosa. Ha un leggero sapore dolce, Spesso il giuggiolo viene innestato nel melo per cui si ha un frutto… la giuggiola-mela…. di dimensioni cospicue e dalla polpa zuccherina e soda.

 

 

 

LA STORIA DEL GIUGGIOLO

 

 

 

 

Già per Erodoto, che definì le giuggiole simili ai datteri, esse potevano essere usate  per produrre un vino liquoroso ed inebriante.

Però i Greci  le mangiavano anche come frutta.

 Narra Omero  nell’Odissea che Ulisse e i suoi uomini a causa di una tempesta, si ritrovarono sull’isola dei Lotofagi e che i suoi uomini, si lasciarono tentare dal frutto del loto un frutto che magicamente  fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. Si ritiene che il loto di cui parla sia lo “Zizyphus lotus”, un giuggiolo selvatico.

 Una specie affine, lo “Zizypus spinachristi”, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù.

Dopo un periodo in cui era diventato solo una pianta di nicchia sembra che stia tornando di moda…

 

 

 

 

IL GIUGGIOLO IN ITALIA

 

 

 

 

 

I romani per primi lo importarono  in Italia chiamandolo”Zyzyphum” e per essi era simbolo del silenzio ed adornava i Templi della Prudenza. Il termine latino è rimasto nel dialetto veneto “zizoea“.

In Romagna in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.

In Veneto ed in particolare a d Arquà Petrarca  i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni e le giuggiole sono variamente utilizzate in cucina ed in… cantina.

Oltre all’espressione di cui parlavo all’inizio una volta era diffuso anche chiamare affettuosamente “giuggiolino” i bambini simpatici e grassottelli.

Nella medicina popolare è considerata uno dei quattro frutti “pettorali” con fichi, datteri e uvetta. Viene usata in infuso o in decotto per prevenire e curare i sintomi da raffreddamento e le infiammazioni alle vie respiratorie. 

 

 

 

L’USO ODIERNO

 

 

 

 

Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall’albero, sia quando sono un pò secche. C’è un solo nocciolo all’interno simile a quello delle olive. Si possono trasformare anche in marmellate e pure conservate sotto grappe. Si fanno anche tisane e sciroppi dolcissimi utilizzati contro la tosse ed anche il famoso brodo liquoroso.

 I frutti sono diuretici, emollienti e lassativi.

 

 

 

IL BRODO DI GIUGGIOLE

LA RICETTA




 

 

 


INGREDIENTI:

 – 1 kg di giuggiole
 – 1 kg di zucchero
 – 2 mele cotogne
 – 1 limone non trattato
 – 1 litro di vino bianco
 – 200 gr di uva isabella o vespolina sgranata

 

ESECUZIONE:

 Prediligete delle guggiole mature e raggrinzite, che sono poi quelle più dolci, eliminatene il nocciolo. Mettetele in acqua unitamente alle mele cotogne tagliate a fettine, la scorza di limone, l’uva e lo zucchero, cuocete e dopo un’oretta di cottura a temperatura dolce aggiungete un po’ alla volta il vino di modo che questo possa sostituire l’acqua.
 Passate tutto al setaccio. Il risultatato finale deve essere quello di una marmellatina tenera e saporita.


 

 

 

IL DETTO:

ANDARE IN BRODO DI GIUGGIOLE

 

 

 

 

L’espresione nasce a seguito della ricetta con questo nome usata nei paesi intorno al Lago di Garda e considerata una vera e propria prelibatezza.

Viene riportata già nel 1612 nel Vocabolario degli accademici della Crusca e le viene dato il significato di  “godere di molto di chicchessia”.

Poi essa si diffuse in tutta Italia e resiste bene ancor oggi… nel senso di “gran godimento“.

 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN




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Firebird (L’uccello di fuoco) – Arte e classica – Stravinskij con la grande musica e Chagall con i suoi sognanti dipinti   Leave a comment

 
 
 
 

Chagall

 
 
 
Stavolta l’accostamento tra musica classica e arte
è tra un grande pittore ed un grande musicista della stessa epoca
ed entrambi russi…
 
 
 

Chagall
 
 
 
e

 
 
Foto:
Stravinskij…
 

 
 

Chagall

 
 
Ma non solo!
 
La musica ed il dipinto
(ma furono diversi gli studi ed i dipinti di Chagall per l’opera musicale)
hanno addirittura lo stesso titolo…
 
 
“Uccello di Fuoco”
 
 
 
 
 
 
 
 

Chagall – Uccello di fuoco

 

 
 
 
Sì… ascolteremo dunque un bel brano dell’opera di Stravinskij
collegato ad un dipinto di Chagall,
forse il più famoso,
e creato dall'artista 
proprio per illustrare l’opera del musicista…
 
 
 
Clicca sul dipinto qui giù…
 
 
 
Foto: Foto:

Firebird (L’uccello di fuoco) – Chagall

 
 
 
 
Buona visione e buon ascolto

 
 
Ciao da Tony Kospan



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Foto:




Giovanni Falcone – Un vero uomo.. un vero giudice ed un vero eroe della.. normalità del dovere   Leave a comment



 
 
 
 
 
Il 23 maggio di 25 anni fa… la Strage di Capaci
colpì il giudice, che era il simbolo della lotta alla Mafia,
sua moglie e gli uomini della sua scorta…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ancora non tutto è chiarissimo…
 
 
Ci sono zone d’ombra che non si riescono ad illuminare…
ma quel che è certo è che un giudice in prima linea
nella lotta alla criminalità organizzata
era il bersaglio che doveva essere eliminato
ad ogni costo…

 
 
 
 
 
 
Il giudice Falcone e la moglie Francesca Morvillo vittima anche lei della strage
 
 
 
 
Desidero ricordarlo
insieme a tutti coloro che con lui condivisero
giorni, affetti, ideali ed ahimè la fine.. .
come la moglie e gli uomini della scorta…


 
 

Falcone con Borsellino.. collega ed amico anche lui vittima di strage poco dopo

 

 

Desidero farlo con 3 sue citazioni ed un video…
perché in un momento in cui ancora imperano…
 velinismo e prostituzione intellettuale…
e si vedono insensati attacchi alla magistratura…
il suo esempio,  le sue parole ed il suo sacrificio
non siano dimenticati…


  
 



Palermo 18.5.1939 – Palermo 23.5.1992
 
 
 
 
 
Questi suoi brevi ma significativi pensieri
ci mostrano la grande statura dell’uomo e del magistrato 
 






    
Il coraggioso muore una volta,
il codardo cento volte al giorno.
Gli uomini passano, le idee restano.
Restano le loro tensioni morali
e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

La mafia non è affatto invincibile.
è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio,
e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto
che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave
e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini,
ma impegnando in questa battaglia
 tutte le forze migliori delle istituzioni. 
 

 
 
 
 
 
VIDEO OMAGGIO A FALCONE


 
 
 
 
 
Non possiamo non ringraziare Falcone,
la moglie, anche lei magistrato, la loro scorta  
e tutte le altre vittime della mafia…
per il loro immenso sacrificio in nome
della legalità, dell’onestà… e della vera libertà
che non può mai esser disgiunta dal diritto…
 
 
 
 
 
 
 
 
 




 
 
 
 
 
 
Beata la nazione che non ha bisogni di eroi…
Brecht
 
 
 
 
Purtroppo non è il caso dell’Italia
anche se lui è stato un eroe… “normale”
in quanto voleva fare solo il suo dovere
nel miglior modo possibile
e questo da noi, ahimè, è spesso
una cosa… straordinaria… e perfino pericolosa.
 
 
 
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

 
 
 
 

Edoardo Sanguineti – Breve ricordo.. anche con 2 sue note poesie.. del poeta ed intellettuale del ‘900   Leave a comment




Se per molti pittori abbiamo detto
che le loro eran poesie scritte col pennello
per lui ben possiamo affermare
che i suoi versi
eran quadri dipinti con la penna



(Genova 9.12.1930 – Genova 18.5.2010)



Sanguineti è stato un poeta ed un importante intellettuale
del ‘900 assolutamente libero da mode, vincoli ed etichette.

Gli piaceva giocar con le parole per tirar fuori
la sua anima libera
con lo sguardo sempre diretto al futuro
ma senza mai rinnegare il passato

Ma per conoscerlo un po’
 nulla di meglio che legger 2 sue poesie










SE MI STACCO DA TE



Se mi stacco da te, mi strappo tutto:

ma il mio meglio (o il mio peggio)

ti rimane attaccato, appiccicoso,

come un miele, una colla, un olio denso:

ritorno in me, quando ritorno in te:

(e mi ritrovo i pollici e i polmoni):

tra poco atterro a Madrid:

(in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,

gente d’affari, dicono numeri e numeri,

mentre bevono e fumano, eccitati,

agitatamente ridendo):

vivo ancora per te, se vivo ancora.







LA BALLATA DELLE DONNE
.
.
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso alla gioia
pensare al maschio, pensarci mi annoia.


Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso alla pace
pensare al maschio, pensarci non piace.


Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.


Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra
ed è la terra, in cui fui seminato,
vita vissuta che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.


Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, la prendo per mano.






Quest’ultima possiamo ora anche ascoltarla
in questo video con la musica di Massimiliano D’Ambrosio
e con immagini di donne della storia e delle loro battaglie
per la conquista dei diritti per millenni negati.


.
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Tony Kospan





LA POESIA… LA CULTURA…
IL LORO FANTASTICO MONDO…
E LE LORO SUBLIMI EMOZIONI…
NELLA PAGINA FB

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Buon weekend in poesia “Apro la finestra” S. Sepehri – arte L. Sarto – canzone “Schiavo senza catene”   Leave a comment

 
 
 
 
Lucia Sarto

 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
L’attesa attenua le passioni mediocri
e aumenta le grandi.
François de La Rochefoucauld
 

 
 

 Lucia Sarto
 
 
 
 
APRO LA FINESTRA…
Sohrab Sepehri
 
Apro la finestra,
larga come il mondo intero:
la strada è vuota
gli alberi sono smarriti nella notte
i rami non si muovono
l’acqua è stanca di scorrere.
Tu non sei qui
e nulla si muove.
Tu non sei qui
e il cuore batte invano.
Tu non sei qui
e la voce del fiume non porta alcun messaggio
e le valli non dicono nulla di comprensibile.
Quando tu non sei qui
le notti scoloriscono i nostri volti
e il segreto della vita resta nascosto.
In tua assenza
il buio copre il verde dell’erba
e le sorgenti tacciono.
Quando chiudi gli occhi
l’erba verde si copre di dubbi.
Tu soffi
e l’acqua si risveglia.
Tu cammini
e gli specchi risplendono.
Ma la strada è vuota
e tu non tornerai
e i miei occhi si chiuderanno nell’attesa.
 
 
 
 

Lucia Sarto
 

 
 

 
 
 
 
 
 
 
da Orso Tony
 

 

 

 

 

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Lucia Sarto
 

 
 
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