Archivio per 27 marzo 2018

Felice notte in poesia “Ci sono 2 uomini” T. Ditlevsen – arte J. Vettriano – canzone “Miracle of love”   Leave a comment

 

 

Jack Vettriano

 

 

 

 

 

 

 Bimbo, mi chiedi cos'è l'amore?
Cresci e lo saprai!
Bimbo, mi chiedi cos'è la felicità ?
Rimani bimbo e lo saprai!
Jim Morrison

 
 
 
 
 
 
 
Jack Vettriano – La gara della vita

 
 
 


CI SONO DUE UOMINI
Tove Ditlevsen
 
 

Ci sono due uomini nel mondo, che
 costantemente m'incrociano la strada,
 l'uno è colui che amo,
 l'altro colui che mi ama.
 L'uno è un sogno notturno
 e abita nella mia mente buia,
 l'altro sta alla porta del mio cuore
 ed io mai gli apro.
 L'uno mi ha dato un primaverile soffio
 di felicità che subito dispariva,
 l'altro mi ha dato tutta la sua vita
 e non è stato mai ripagato di un'ora.
 L'uno freme del canto del sangue
 dove l'amore è puro e libero,
 l'altro ha a che fare con il triste giorno
 in cui affogano i sogni.
 Ogni donna si trova tra questi due,
 innamorata e amata e pura…
 una volta ogni cent'anni può succedere
 che essi si fondano in uno.
 
 
 
 
 
Jack Vettriano – Sguardo d'amore
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 

 

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Jack Vettriano



 

LIBRI – L’enorme imortanza della lettura in questa bella e suggestiva poesia di H. Hesse   Leave a comment

 

 


  




Le poesie di Hesse son tutte belle
e l’autore… è assolutamente geniale e profondo…
nonché riconosciuto da tutti come tale.

Ma non solo… molte di esse…
ci inducono anche ad interessanti riflessioni…
come questa…


 

 

  

 
 
 
 

LIBRI – H. HESSE – POESIA SUBLIME

 
 
 
 
 
(Calw 2.7.1877 – Montagnola 9.8.1962)
scrittore, poeta, aforista e pittore tedesco
 
 
 


L’importanza della cultura, dei libri…
ovviamente nessuno può scoprirla
tanto essa è evidente.

Ma Hesse ci vuol dire che la loro importanza
non sta tanto nell’accumulare conoscenze, nozioni etc.
bensì nella loro capacità e potenzialità
d’aiutarci a ricercare in noi stessi la nostra luce, 
il nostro universo, la nostra saggezza, la nostra verità.

  

 
 
 

 

 
 
 

L I B R I
 
Hermann Hesse

 
 

Tutti i libri del mondo


non ti danno la felicità,


però in segreto


 ti rinviano a te stesso.

 

 Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,


 sole stelle luna.


 Perché la luce che cercavi


 vive dentro di te.

 

 La saggezza che hai cercato


 a lungo in biblioteca


 ora brilla in ogni foglio,


 perché adesso è tua.




 

 

 

da La felicità, versi e pensieri




Hesse tra l'altro è stato anche un apprezzato pittore

ed ecco allora anche un suo dipinto in tema.. libri…

 

 

 

 

Hermann Hesse – Sedia con libri (1921)


 

 

 

Penso che possiate condividere questa mia opinione

sulla poesia, ma, se vi va, 

mi farebbe piacere leggere anche la vostra.

 

 

 

 

 



Ciao da Orso Tony





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UN MODO DIVERSO DI VIVER LA POESIA E LA CULTURA
NELLA PAGINA FB










 

BENE e MALE – Un’interessante riflessione filosofica di Massimo Cacciari   1 comment

 


 

 

 


Un profondo ed originale pensiero filosofico
sui concetti di bene e male
 

 
 
 


 
 

IL BENE E IL MALE
~ Massimo Cacciari ~

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dice Platone – e qui la sua risposta diventa canonica -: “del male, e quindi del nostro far male, il Dio non può essere ritenuto causa.


Dio è bene, Dio è immutabile, è semplice, è veritiero, ed è causa di tutti i beni. ‘Theòs anàitios’, Dio è innocente”.


Tutta la riflessione teologica successiva si fonda su questo presupposto platonico: Dio deve essere ritenuto innocente dei mali del mondo, del nostro far male; e quindi è per nostra scelta, è per nostra libertà che noi facciamo male.


Noi non siamo determinati dal Divino ad agire male; le nostre imperfezioni le nostre miserie sono frutto e prodotto della nostra libertà.


Dio è innocente, è l’uomo che è causa del male, è l’uomo – secondo il grande mito che Platone narra nella Repubblica – che si sceglie il proprio ‘dàimon’, il proprio carattere, il proprio demone.


Ma non solo nel momento della scelta nella cultura classica greca l’uomo è libero, non solo nel momento supremo – come lo chiama Platone -: il momento supremo in cui io scelgo il mio carattere, il mio ‘dàimon’.


Io sono in qualche modo libero anche durante la mia vita, e la mia libertà, però, coincide nel corso della mia vita con il conoscere; cioè io sono libero nel corso della mia vita di accumulare tutte le conoscenze necessarie perché poi nel momento supremo della decisione io possa essere consapevole del destino che scelgo.


Questo è un tema caratteristico della cultura greca, è la sua dominante – come dire – intellettualistica: la libertà dell’uomo si esplica essenzialmente nella sua volontà di conoscere.


Soltanto qui sta la mia – come dire – possibile salvezza: io posso conoscere il destino, posso conoscere ciò che mi destina.


Solo la conoscenza può salvarmi dal seguire – un’immagine che ricorre in tutta la cultura ellenistica, e anche nella cultura latina, non solo greca – il carro del destino in ceppi come uno schiavo oppresso.


Ciò che sta a me non ha nulla a che vedere con la possibilità di sfuggire il destino; ma ciò che sta a me è essenzialmente la possibilità di conoscere il destino, e dunque di seguirlo volentieri, non come gli schiavi seguono il carro dei vincitori, in catene.


Se la mia libertà consiste nel farmi una ragione dell’unica ragione, dell’unico ‘lògos’ che pervade tutto il cosmo?


Quando io mi son fatto questa ragione che cosa succede del male?


Il male non consiste più, perché tutto è ragione e male e bene non diventano altro che due punti di vista soggettivi: il male non diventa nient’altro che ciò che fa male a me, ma che non riguarda affatto la ragione del tutto; il bene diventa soltanto ciò che fa bene a me, ciò che mi aiuta a vivere, ciò che aiuta il mio benessere, ma non riguarda la ragione del tutto in cui il male e il bene cessano di avere alcun significato, perché ciò che ha significato è nient’altro che il necessario, il ‘lògos’ onnipervadente; male e bene hanno una consistenza veramente soggettiva.


In fondo, se noi rimanessimo fissi a valutazioni di male e di bene, non faremmo altro che dimostrare la nostra mancanza di sapere, perché colui che sa non sa né di male né di bene: sa il necessario.
 
 
 
 


 
 
 
 
Il bene ed il male quindi, secondo la tesi del filosofo veneziano,
non esisterebbero quali realtà a sé stanti
ma solo nella misura in cui sono percepiti da ciascuno.

Cosa ne pensate?

Tony Kospan
 
 
 
 




LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

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