Archivio per 20 ottobre 2017

Buonanotte in minipoesia con la bella e classica “Non sono in queste rive” di T. Tasso   Leave a comment

 
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NON SONO IN QUESTE RIVE
Torquato Tasso (1544-1595)

Non sono in queste rive
fiori così vermigli
come le labra de la donna mia,
né ‘l suon de l’ aure estive
tra fonti rose e gigli
fa del suo canto più dolce armonia.

Canto che m’ardi e piaci,
t’interrompano solo i nostri baci.


 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 

by Tony Kospan
 
 
 
 
 

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Buon weekend in poesia “Nome non ha” di S. Aleramo – arte di C.ne Musnier – canzone “Fragole infinite”   Leave a comment


 

Catherine Musnier

 

 

 

L'immagine può contenere: fiore

 

 

 

 

Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone,


leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e,


se possibile, dire qualche parola ragionevole.


 – Goethe

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 (Fragole infinite)

L'immagine può contenere: pianta

Catherine Musnier

 

 

NOME NON HA…

~ Sibilla Aleramo ~

 

Nome non ha,


amore non voglio chiamarlo

questo che provo per te,

non voglio tu irrida al cuor mio

com’altri a’ miei canti,

ma, guarda,

se amore non è

pur vero è

che di tutto quanto al mondo vive

nulla m’importa come di te,

de’ tuoi occhi, de’ tuoi occhi

donde di rado mi sorridi,

della tua sorte che non m’affidi,

del bene che mi vuoi e non mi dici,

oh poco e povero sia,

ma nulla al mondo più caro m’è,

e anch’esso,

e anch’esso quel tuo bene

nome non ha.

 

 

 

L'immagine può contenere: pianta e spazio all'aperto

Catherine Musnier

 

 

 

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da Tony Kospan

 

 

 

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Michelangelo architetto militare per la difesa della Firenze repubblicana – La storia ed i disegni delle fortificazioni   Leave a comment








Poco nota è l'attività politica e militare del grande artista in difesa della Firenze Repubblicana.

Egli infatti aveva abbracciato gli ideali repubblicani nonostante essi fossero contro coloro (i Medici) che erano stati i maggiori committenti delle sue mitiche opere.



LA STORIA


Le mura di Firenze



Dopo il “Sacco di Roma” operato dalle truppe militari imperiali nel 1527 Firenze caccia Alessandro de' Medici da Firenze ed instaura un governo repubblicano.

Michelangelo nel 1528 aderisce in pieno agli ideali del nuovo governo sia come artista che come difensore della “Libertas Fiorentina”.

Viene infatti prima nominato nel comitato di difesa della città detto “Nove di milizia” con il compito di studiare piani difensivi, e poi nel 1529 assume la carica di “Governatore generale sopra le fortificazioni”.







In pratica ha l'incarico di programmare delle fortificazioni per la difesa della città in previsione dell'assedio che sarebbe stato operato dalle forze imperiali.

A questo scopo visita Pisa, Livorno e soprattutto Ferrara per studiarne le loro fortificazioni.







Realizza quindi dei disegni di opere complesse dalle forme concave e convesse che consentissero sia la difesa che il contrattacco.

Si ritiene che sia stato lui a consigliare di usare San Miniato al Monte come avamposto da cui cannoneggiare le truppe nemiche e di proteggere
il campanile ricoprendolo con materassi imbottiti.

Forse preoccupato per l'incalzare degli eventi però il 21 settembre lascia la città e si rifugia a Venezia con la speranza poi d'esser chiamato alla corte di Parigi.

Qui però riceve la comunicazione del governo fiorentino che lo dichiara ribelle ed allora il 15 novembre rientra in città e riprende gli studi per le fortificazioni.



Vasari – L'assedio di Firenze



Ben presto inizia l'assedio (1529-1530) delle truppe spagnole di Carlo V e, anche grazie agli studi di Michelangelo, la città resiste eroicamente alle preponderanti forse nemiche per lunghi mesi in difesa degli ideali civili della “dolce libertà” ma anche di quelli religiosi vicini a quelli del Savonarola e tanto diversi da quelli dei papi di allora.

Dopo molti mesi, per le difficoltà della città e la stanchezza degli assedianti, si giunge ad una resa onorevole ed i Medici, il 12 agosto 1530, rientrano in città mentre Michelangelo si rifugia di nuovo a Venezia.




Risultato immagine


L'opera del Pontormo ritenuta allegoria dell'assedio di Firenze





Questi disegni rappresentano una pietra miliare negli studi teorici sulle fortificazioni.

Tony Kospan








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Arthur Rimbaud – Biografia ed alcune poesie del mitico “poeta maledetto” dal volto di bambino   Leave a comment


Tutti abbiamo sentito parlare dei poeti maledetti…
ma spesso ne abbiamo solo una vaghissima conoscenza…

Stavolta parleremo del poeta dalla faccia da bambino,
vero e proprio grande innovatore in poesia
attraverso l’esaltazione senza alcun limite…
di ogni genere di emozioni e sensazioni

 
 
 

Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891
 
 
 
BREVE BIOGRAFIA
 
 
Arthur Rimbaud… il più maledetto dei poeti maledetti…
nacque a Charleville nel 1854 in una buona famiglia borghese
ma restò presto senza padre (scappato) e con una madre severissima.
 
 
Ebbe la classica educazione e ben presto,
già a 10 anni iniziò a scriver poesie.

Ma a 16 si rivoltò contro le forme tradizionali
della buona società iniziando a vagabondare per la città
e vivendo esperienze di ogni tipo
comprese quelle della droga, dell’alcool e del carcere
ma anche leggendo di tutto.
 
 
 
 
 
 
 
 
L’incontro con Paul Verlaine, di cui divenne amico,
rapresentò per lui un momento decisivo di consapevolezza
delle sue capacità poetiche e letterarie.
 
 
Nel 1870 fu ospitato a Parigi da Verlaine a casa sua
dove viveva con la moglie.
 
 
 
 
 Rimbaud
 
 
 
Verlaine l’introdusse negli ambienti letterari parigini
(circolo di poeti parnassiani)
ed ecco come lo definì tal Léon Valade
«poeta terrificante e selvaggio più che timido».
 
 
In pratica il poeta dalla faccia di bambino
affascinava e sconvolgeva il circolo
per le sue capacità artistiche e per la sua depravazione.
 
 
 
 
Henri Fantin Latour  – I poeti maledetti  – (Verlaine e Rimbaud a sinistra)
 
 
 
Proprio dal ’70 e per 5 anni scrisse tutte le sue opere letteriarie
frequentando Verlaine, con cui fece dei viaggi a Londra e Bruxelles,
fino al 1873 quando l’amico poeta mise fine alla loro relazione
sparandogli un colpo di pistola e ferendolo.
 
 
Dopo di ciò abbandonò la poesia ed addirittura distrusse tutti i suoi scritti
iniziando una vita di avventure e peripezie… in giro per il mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
Fece l’insegnante, lo scaricatore di porto, il mercenario,
il capomastro etc… ed infine il commerciante in Abissinia
 
 
Intanto Verlaine pubblicava le sue “Illuminazioni” nel 1886.
 
 
Tornato in Francia per curar un tumore al ginocchio
vi morì a soli 32 anni.
 
 
 
 
 
 
 
 
LA SUA RIVOLUZIONARIA POETICA
 
 
Oscillando tra Victor Hugo ed i parnassiani ma soprattutto
volendo cambiare tutti i canoni preesistenti
perfino quelli degli innovatori prima di lui come Baudelaire
giunse ad una poesia detta della sensazione
ovvero delle emozioni totali senza filtri nè controlli.
 
 
Nei suoi versi si uniscono pensieri odori musiche colori…
in modo talmente libero da farlo considerare assolutamente unico
e l’iniziatore dell’audacia assoluta in poesia…
 
 
 
 
ALCUNE SUE POESIE
 
 
 
 
 
 
 
SOGNATO PER L’INVERNO
 
Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli
posa nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi,
per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di demoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
 Poi la tua guancia graffiare si sentirà…
un piccolo bacio, un ragno matto,
ti correrà sul collo…
Intanto tu mi dirai:
“Cerca!”, chinando a me la testa
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto…
 
 
 
 
 
 
 
PRIMA SERATA
 
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, mosca al rosaio.
Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: “Beh, vuoi finirla?”.
La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: “Ma questo è ancor meglio!…
Signore, ho qualcosa da dirvi…”
Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D’un riso che fu generoso…
Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino…
 
 
 
Berthe Morisot – Giovane donna
 
 
 
SENSAZIONE
 
Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna
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