Archivio per 13 settembre 2017

Buon mercoledì sera in poesia “I cieli sono uguali” di Salinas – arte A. Hughes – canzone “Amarantine”   Leave a comment

 

 
 
 
 
 Arthur Hughes

 

 

 

       

 

 

 

 

 

 

 Come in un sogno,

l’amore viene con passi silenziosi

Tagore

 

 

 

Arthur Hughes – Cuore infranto

 

I CIELI SONO UGUALI
Salinas

 

I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli. 


   

Arthur Hughes

 

 
 
 

 
a tutti da Orso Tony
 
 
 
 

LA TUA NUOVA PAGINA DI CULTURA CON LEGGEREZZA

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Arthur Hughes – Giovane poeta innamorato



 

 

 

 
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Contemplo – Pessoa.. cultore del sogno… rivela però in questa sublime poesia i suoi dubbi   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 

Questa poesia non possiamo considerarla certo un inno al sogno,
anzi, ma certamente una sofferta riflessione di Pessoa
sul suo (e forse non solo suo) conflittuale rapporto con esso.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONTEMPLO
– PESSOA –
DUBBIOSA POESIA SUL SOGNO


In questa poesia Pessoa…  definito il
POETA DEL SOGNO
mostra di nutrire per esso una specie di amore-odio. 
 






Anche qui, come sempre però, il grande poeta portoghese
osserva e scava in modo profondo dentro se stesso…
andando molto oltre il pensiero comune.


Lo possiamo leggere alla fine della poesia
quando si pone, mi pone e forse ci pone…
(nel “ci” coloro che amano il sogno)
 una tremenda ma inderogabile domanda… 
 
 
 
 
 
 
 
 
In vita Pessoa rimase un autore semi-sconosciuto
ma oggi è considerato
il più grande poeta portoghese moderno….
 
 
E’ uno dei poeti che amo di più…
sia per il culto del sogno… che lo pervade
che per la sua atmosfera  intimistica…,
anche se venata di pessimismo,
ma soprattutto per la sua capacità
di leggere in profondità nel suo e… nel nostro…
e nell'animo di tutti…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONTEMPLO
Pessoa
 
 
Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
 
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.
 
Nulla il lago mi dice
né la brezza cullandolo.
 
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.
 
Tremuli solchi sorridono
sull’acqua addormentata.
 
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?
 
 
 
 
 
  

  

 

Cosa ne pensate? 


Ciao da Tony Kospan

 
 
 
 
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Poesie senza tempo – Liriche d’amore dell’Antico Egitto – III Stanza (Donna)   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 

DAL PAPIRO CHESTER BEATTY I
 
 
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Foto

 

 

 

  Liriche d’amore dall'Antico Egitto 

 

 

 

 

 


STANZA TERZA (donna)


 

 

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Spera il mio cuore
di contemplare la sua bellezza,
quando starò seduta nella sua casa.
Là, incontrerò Mehi *
che passa a cavallo sulla strada,
coi suoi amici.
Non so come condurmi davanti a lui:
passerò tranquillamente davanti a lui?
Ecco, la strada è come un fiume,
ignoro la sede dei miei piedi.
Sei molto ignorante, o cuor mio!
Perché vuoi camminare tranquillamente vicino a Mehi?
Ecco, se passo davanti a lui,
gli rivelo i miei sentimenti:
“Ecco, sono tua”.
Ma lui si vanterebbe del mio nome,
e mi darebbe alla casa del primo
di quelli che sono al suo seguito.






 *(è il nome dell'innamorato, ma anche quello di una divinità che protegge gli amanti, ndtk)

 

 

 

 

 

 

Scritti raccolti da Danny Fan – impagin. t.k.

 

 

 

 

 

– continua –

 

 

Ciao da Tony Kospan
 
 
 

 
 
 
 
 
PER LEGGER LA POESIA DELLA
I STANZA

 
  
 
PER LEGGER LA POESIA DELLA
II STANZA

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IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E
Ripped Note
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L’amore.. anche quello familiare.. fa bene a chi lo offre ed a chi lo riceve – Racconto significativo e illuminante   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 


Questo bellissimo dolce-malinconico racconto,
oltre ad esser una lettura che ti penetra nell’animo…,
può esser spunto di riflessione sulle nostre rigidità emotive…
e sulla necessità di aprirci a chi vogliamo bene
ed a chi ci vuol bene… 




  



L’AMORE GUARISCE SIA CHI LO OFFRE,
SIA CHI LO RICEVE
Harold H.Bloomfield
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
La pelle di mio padre era itterica mentre lui era a letto collegato a monitor e fleboclisi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale.
Normalmente uomo di robusta costituzione, aveva perso oltre quindici chili.
L’infermità di mio padre era stata diagnosticata come cancro al pancreas, una delle forme più maligne della malattia.
I medici facevano quello che potevano, ma ci dissero che gli restavano appena dai tre a sei mesi di vita.
Il cancro al pancreas non si presta alla radioterapia né alla chemioterapia, per cui i medici potevano offrire poche speranze.
Alcuni giorni più tardi, quando mio padre era seduto a letto, mi avvicinai a lui e gli dissi:
“Papà, provo un sentimento profondo per ciò che ti è successo. Mi ha aiutato a guardare il modo in cui mi sono sempre tenuto lontano e a sentire quanto io ti voglia bene davvero.”
Mi chinai su di lui per abbracciarlo, ma le spalle e le braccia gli si irrigidirono.
“Su, papà, davvero voglio abbracciarti.”
Per un momento apparve sconvolto.
Dimostrare affetto non era il nostro modo consueto di trattarci.
Gli chiesi di tirarsi ancora un po' più su per poter passare le braccia attorno a lui.
Questa volta, però, era ancora più teso.
Sentivo accumularsi l’antico risentimento, e cominciai a pensare: “Questo non serve a niente. Se vuoi morire e lasciarmi con la stessa freddezza di sempre, fai come vuoi.”
Per anni avevo sfruttato ogni esempio delle resistenza e della rigidità di mio padre per incolparlo, per provare risentimento verso di lui, e per dire a me stesso: “Vedi non gli interessa.”







Questa volta, però ci pensai meglio e capii che l’abbraccio andava a vantaggio mio oltre che suo.
Volevo esprimere quanto mi importasse di lui, per quanto difficile fosse per lui lasciarmelo fare.
Mio padre era sempre stato molto germanico e incline al dovere; nella sua infanzia i suoi genitori devono avergli insegnato a tenere dentro di sé i suoi sentimenti, per diventare uomo.
Lasciando perdere il mio vecchio desiderio di incolparlo della nostra lontananza, effettivamente guardavo con impazienza alla sfida di offrirgli più amore.
Dissi: “Su papà, mettimi le braccia attorno.”
Mi inchinai vicino a lui sul bordo del letto con le sue braccia attorno a me.
“Adesso stringi. Ecco. Di nuovo, stringi. Benissimo!”
In un certo senso stavo insegnando a mio padre come abbracciare, e mentre mi stringeva accadde qualcosa.
Per un attimo traboccò un sentimento di “ti voglio  bene”.
Per anni il nostro saluto era stato una stretta di mano fredda, formale che voleva dire: “Ciao, come stai?”
Adesso sia io che lui aspettavamo che quella vicinanza momentanea si ripetesse.
Eppure, proprio nel momento in cui cominciava ad assaporare il sentimento di amore, qualcosa gli si stringeva nella parte superiore del dorso e il nostro abbraccio diventava goffo e strano.
Ci vollero mesi perché la sua rigidità cedesse e lui fosse in grado di lasciare che le emozioni del suo intimo passassero attraverso le braccia e mi avvolgessero.
Toccò a me essere la fonte di tanti abbracci prima che mio padre desse inizio e un abbraccio di sua volontà.
Non lo stavo incolpando, ma sostenendo; dopo tutto stava modificando le abitudini di una vita intera, e questo richiede tempo.
Sapevo che ci stava riuscendo perché sempre più la nostra relazione si basava sull’affetto.
Verso il duecentesimo abbraccio disse spontaneamente ad alta voce, per la prima volta da quando potessi ricordarmi:
“Ti voglio bene”.
  




 

 

Ciao da Tony Kospan

 



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Pubblicato 13 settembre 2017 da tonykospan21 in NARRATIVA VARIA

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