Archivio per 30 agosto 2016

Buon martedì pomer. in poesia “Ieri ti ho baciato” Salinas – arte.. J. W. Alexander – musica “Venus rapsody”   Leave a comment


 
 
 
 

 
John White Alexander – Il fermaglio verde
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni,
e così noi vediamo magia e bellezza in loro:
ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi.
Kahlil Gibran

 

 

 

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clicca per vedere l'immagine a dimensioni normali(Venus rapsody)

John White Alexander – La rosa
 
 
 
 
IERI TI HO BACIATO…
Salinas
 
Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Ti ho baciato sulle labbra.
Intense, rosse.
Un bacio così corto durato più di un lampo,
di un miracolo,
più ancora.
Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla ormai,
a nulla era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.
Oggi sto baciando un bacio;
sono solo con le mie labbra.
Le poso non sulla bocca,
no, non più – dov’è fuggita?
Le poso sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite dal bacio che hanno baciato.
E dura, questo bacio più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No. Ti sto baciando più lontano.

 
 
 

John White Alexander – Il tè

 
 
 
     
 
 
 
 
 
 
 
 
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John White Alexander – Momento di dolce relax
 
 
 

Maruzzella – La canzone di Carosone.. con la sua storia e l’atmosfera del 1956   Leave a comment

MARUZZELLA  

 
 
 
 
 
 
 
Questa è un’altra classicissima e notissima
canzone napoletana ma relativamente recente…
in quanto scritta nel 1954/55
da Bonagura (testo) e Carosone (musica)
 
 
 

MARUZZELLA
ATMOSFERE E NOTE… D’UN TEMPO…
a cura di Tony Kospan






Iniziamo a parlare del titolo che ha sempre incuriosito tanti… 
ed in molti pensavamo si trattasse del diminutivo di Maria o Mara

 
In realtà Maruzzella è un diminutivo di Marisa… 
ma in napoletano ha anche il significato di piccola lumaca di mare e di piccola treccia di capelli.



Alberto Accorsi – Circe



 
Maruzzella era anche il modo con cui Renato Carosone chiamava la moglie Marisa… 
e sembra che la canzone sia stata dedicata proprio a lei… 
 
Resta tuttora impresso nella mente e nei cuori il celebre ritornello 



 

 
 
«Maruzzella Maruzzè,
t’e’ miso dint’a ll’uocchie
‘o mare e m’e’ miso
mpietto a mé nu dispiacere.
Stu core mme faje sbattere
cchiù forte ‘e ll’onne
quanno ‘o cielo è scuro:
primma mme dice sì,
po’ doce doce mme faje murí»
 
 
(Maruzzella, Maruzzella ti sei messa negli occhi il mare
ed hai messo nel mio petto un dispiacere.
Mi fai battere il cuore più forte delle onde:
prima mi dici sì, poi dolce dolce mi fai morire)
 
 
 
 

 

Il successo della canzone fu clamoroso al punto che ne nacquero ben 2 film… 

e più recentemente, nel 1973, è stata inclusa nella colonna sonora di “Main Streeet di Martin Scorsese.


Prima di ascoltarla in 2 versioni… diamo un’occhiata fugace a quanto accadeva quell’anno…
 
 

 
 
1 9 5 6
 
 

La rivoluzione ungherese è soffocata nel sangue… 

 

 

La televisione entra nelle abitudini degli Italiani 

 

 

la 2° guerra arabo israeliana
 
 
 
 
La tragedia di Marcinelle (BELGIO)
in cui morirono oltre 600 minatori italiani

 

 

Foto:
Matrimonio di Grace Kelly
con il Principe Ranieri di Monaco

 

 
Ma torniamo a Maruzzella…

 
Ascoltiamola, in questa delicata versione di Sergio Bruni,
potendo leggere il testo originale… ed in italiano 
 
 
 


Immagine del film

 
 
 
e poi, se ci va, anche in questo video
che riprende una scena del film omonimo
in cui è cantata proprio dall'autore…
 
 
Il video ci consente anche di respirare in pieno
tutta l'atmosfera di quell'anno

 

 

  
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 


 
 
 

LA TUA PAGINA DI PSICHE E SOGNO DI FB?

 

 
 

Nuotare a 200 mt d’altezza? Sì a Singapore! Infinity Pool e Skypark Sands costruzione e piscina davvero uniche al mondo!   5 comments

 

 

 

 

 

Ci sono al mondo costruzioni, anche recenti, che sono davvero sorprendenti

come questa… che è considerata la piscina più alta al mondo.

 

 

 

 

 

La piscina del Marina Bay Sands Resort

consente di nuotare a 200 metri d'altezza senza barriere

donando davvero  emozioni infinite…

 

Da questo il nome Infinity Pool

 

 

 

 

 

 

La costruzione su cui è situata la piscina è lo Skypark Sands

di per sé già una costruzione unica al mondo.

 

 

 

 

 

 

Progettata da Moshe Safdie un architetto definito visionario

è composta da 3 torri di 200 metri

sulle quali vi sono 3 hotels…

 

 

 

 

 

 

Sopra di essi una piscina di 150 metri.

 

L'acqua è calma e chi vi è stato afferma che stare sul bordo

offre una veduta strepitosa ed emozioni mai provate prima.


Non è affatto pericoloso come potrebbe sembrare

e si ha come l'impressione di far il bagno su di una montagna.

 

 

 

 

 

Penso che queste immagini ci abbiano dato

anche se ovviamente solo in parte… la sensazione reale

che si tratti di un insieme incredibile ed eccezionale…

ed infatti questa costruzione è una delle attrazioni di Singapore…

 

 

 

 

Cosa ne pensate?


Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 

 

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Le linee di Nazca… forse il più grande mistero archeologico – La storia.. le interpretazioni e le novità   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sul Mistero delle linee di Nazca molto si è scritto
 
e molti credono (o credevano) che era stata trovata la soluzione…
 
ma in effetti… come possiamo leggere in questo articolo,
 
che mi appare serio e completo, pur senza esser pesante o noioso,
 
ahimé non sembra affatto che sia così…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
NAZCA
 
– UN MISTERO ANCORA IRRISOLTO –
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le mani
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gli enormi geoglifi dell’altopiano peruviano:
 
chi li ha tracciati? E perché?
 
 
 
Dario Massara
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
Nel sud del Perù, in un’area desertica di quattrocento chilometri quadrati, le linee di Nazca sono un complesso di oltre 13.000 tracce continue e quasi 300 tra disegni e figure geometriche, ciascuna con un’estensione variabile da un minimo di 25 a un massimo di 275 metri.
 
Avvistate per la prima volta nel 1927, a tutt’oggi costituiscono uno dei più grandi misteri dell’archeologia moderna.
Difficile stabilire con certezza chi le abbia tracciate, quando e con quali tecniche.
Persino più arduo decifrare il loro significato intrinseco.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ufficialmente gli archeologi attribuiscono la paternità dei geoglifi ai Nazca, una civiltà preincaica vissuta tra il 300 a.C. e il 700 d.C. circa.
 
Invero, trattandosi di opere fatte di pietra e sabbia, stimarne una datazione precisa con l’esame al carbonio è una strada non percorribile.
 
Di certo si sa che esse furono realizzate mediante la rimozione dello strato superficiale e dei ciottoli del deserto, lasciando così scoperto il fondo giallino sottostante.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Del tutto inspiegabile, però, il meccanismo con cui gli autori poterono seguire il buon andamento dei lavori e la corretta esecuzione delle figure, posto che esse risultano ben visibili solo da un’altezza di almeno di 300 metri.
 
Negli anni Settanta qualche studioso aveva addirittura teorizzato che i Nazca, già 2.500 anni fa, fossero in grado di costruire oggetti volanti simili alle attuali mongolfiere.
 
Un’ipotesi suggestiva, ma ben lungi dall’essere suffragata da prove certe.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La balena
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per convenzione i disegni presenti sull’altopiano peruviano vengono suddivisi in tre categorie: gli antropomorfi, gli zoomorfi e le forme geometriche pure.
 
Il loro stato di conservazione appare pressoché perfetto.
 
Un fatto di per se straordinario, se si considera che i sassi e la sabbia siano materiali mobili, non cementati con alcun tipo di malta.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ecco come appaiono le linee viste da vicino

 

 

 

 

 
 
 
 
Secondo l’archeologo Josué Lancho Rojas la spiegazione risiederebbe in una particolarità dell’area.
 
“L’incidenza del sole su un terreno altamente mineralizzato crea un vuoto termico di quasi un metro d’altezza.
 
Per tale motivo i venti non riescono ad avere un’incidenza diretta sul paesaggio, lasciandolo immutato”.
 
A ciò si aggiunga un’ulteriore peculiarità della zona, la quasi totale assenza di precipitazioni: ogni anno la durata complessiva delle piogge non supera mai i venti minuti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il ragno

 

 

 

 

 
 
 
 
Una delle figure più complesse e controverse è quella del ragno.
 
Si tratta di un aracnide particolarmente raro, appartenente alla famiglia dei Ricinulei, che vive solo all’interno della foresta amazzonica.
 
La sua caratteristica principale è la presenza di un organo genitale minuscolo localizzato su una delle zampe, osservabile in via esclusiva attraverso l’uso del microscopio.
 
 
 

 

 

 
 
 
 
Di qui l’insorgere di diversi interrogativi.
 
– Uno: come facevano i Nazca a conoscere un animale così raro, che per giunta viveva a centinaia di chilometri da loro?
 
– Due: come hanno potuto rappresentarlo con precisione assoluta, considerando che non disponevano di strumenti d’osservazione minimamente paragonabili ai moderni microscopi?
 
– Tre: perché raffigurare proprio tale specie di ragno e in quella data posizione?
 
 
 

 

 

 

 
 
 
 
 
Tra i primi tentativi di fornire delle risposte, quello della ricercatrice tedesca Maria Reiche all’inizio degli anni Quaranta.
 
A suo avviso lo schema dell’aracnide rappresentava gli spostamenti delle stelle della cintura di Orione nel firmamento a partire dal III secolo avanti Cristo.
 
L’intero complesso di Nazca, poi, era da considerare come un gigantesco calendario astronomico, volto a spiegare il processo degli equinozi.
 
Pur interessante sul piano teorico, la teoria astronomica della Reiche venne però contraddetta quasi trent’anni dopo da uno studio del professor Gerald Hawkins.
 
Questi, infatti, dall’analisi computerizzata di circa 200 geoglifi, dimostrò che solo un 20% di essi risultava orientato secondo la posizione dei principali corpi celesti, tra cui il Sole e le stelle dell’Orsa Maggiore.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La scimmia

 

 

 

 

 

 

 
 
 
Agli studi della Reiche ne fecero seguito diversi altri, sovente piuttosto fantasiosi e arditi. Johan Reinard suppose che i geoglifi costituissero una sorta di calendario solare, per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo.
 
Simone Waisbard, invece, avanzò l’idea che essi potessero rappresentare una stazione meteorologica, per prevedere in anticipo il livello annuo delle precipitazioni.
 
Addirittura, nel 1968, lo scrittore svizzero Erich von Daeniken sostenne che le raffigurazioni sudamericane fossero dei veri e propri segnali di richiamo per velivoli extraterrestri, predisposti per favorire atterraggi in condizioni di sicurezza.
 
Di tutte le tesi sin qui elaborate, la più realistica appare quella presentata nel 2001 dall’archeologo italiano Giuseppe Orefici, secondo cui le linee di Nazca erano dei lunghissimi viali consacrati dagli indigeni alle divinità dell’acqua e della fertilità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
In particolare, Orefici ritenne che la loro esecuzione ebbe inizio a partire dal 350 a.C., ossia dopo il terribile terremoto che distrusse Cahuachi, l’antica capitale religiosa dei Nazca.
 
“Il loro era un mondo senza scrittura – osservò Orefici – comunicavano attraverso i segni dipinti su ceramiche o stoffe”.
 
In piccolo si trattava degli stessi segni riportati sul terreno e aventi le sembianze del ragno, del condor, del colibrì e delle innumerevoli altre immagini antropomorfe.
 
Tutte dotate di una forte carica esoterica, tutte deputate a proteggere l’uomo dai disastri naturali e dalla siccità.
 
In conclusione, nonostante i notevoli passi avanti nella conoscenza degli stili di vita e delle capacità e competenze della civiltà Nazca, il mistero delle linee appare ancora di difficile decifrazione.
 
Forse, come sostiene qualcuno, non è poi così assurdo vedere in esso un possibile anello di congiunzione tra il mondo primitivo e quello antico.
 
Il frutto, cioè, di una qualche antica civiltà molto evoluta, di cui purtroppo si sono perse completamente le tracce.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.
 
 
LE ULTIME NOVITA’
 
 
Non ci sono delle vere novità interpretative ma recentemente sono state avvistate nuove linee e dunque nuovi geoglifi dal ricercatore Eduardo Herrán Gómez de la Torre forse grazie a tempeste di sabbia che le hanno rese visibili.
Esse rappresentano un serpente lungo circa 60 metri, un uccello ed un camelide… probabilmente un lama.
 
 
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LE LINEE DI NAZCA IN VIDEO
 
 
 
Infine un interessantissimo video con immagini davvero nuove dei misteriosi geoglifi…
 
 

 (COME NON LE AVETE MAI VISTE)

 

 

 
 

 

 

 

 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

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Il condor
 
 
 


Giacomo Rondinella – Breve ricordo.. anche con 2 video.. di un mito della canzone napoletana   Leave a comment




Ai giovani d’oggi il nome di Giacomo Rondinella non dice proprio nulla
eppure è stato una vera star della canzone.. soprattutto napoletana…
 e del cinema a partire dagli anni ’50.





(Messina 30.8.1923 – Fonte Nuova 26.2.2015)



Giacomo Rondinella ha avuto mella sua carriera
 tra l’altro 2 primati… quello d’aver cantato per primo
Munasterio ‘e Santa Chiara
e quello d’aver inciso per primo
Malafemmena
la mitica canzone scritta dall’amico Totò.








Bello, simpatico e dal fisico atletico è stato
un gran dongiovanni.

Ha anche avuto il merito di scoprire e lanciare
la bellissima e bravissima Virna Lisi.




Qui con una giovanissima Virna Lisi





BREVE BIOGRAFIA

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Nato per caso a Messina da genitori-cantanti
viene avviato alla carriera in Marina ma già a 21 anni
vince il primo premio in un concorso di Voci nuove.

Il vero successo però gli arride qualche anno dopo
con lo spettacolo “Carosello Napoletano
prima a teatro e poi al cinema.








Per le doti di cui ho parlato su, ma anche
per la limpida e stupenda voce,
non solo ha numerosi successi canori
ma recita anche in numerosi film dagli anni 50 agli ’80.






Poi dopo aver vissuto per un certo periodo a Toronto (Canada)
si trasferisce a Fonte Nuova,
un piccolo comune della provincia di Roma,
dove vivrà fino alla fine.



RICORDO IN… VIDEO




Per salutarlo e rendergli omaggio
ho scelto questi 2 video…
il primo per ascoltar la sua mitica voce






e quest’altro per ammirarlo come attore e come cantante
insieme ad una giovanissima e debuttante Virna Lisi.







Tony Kospan









Breve ricordo di Joe Petrosino tra i primi martiri della lotta alla mafia   Leave a comment

 

 

 

La storia di Giuseppe Petrosino, detto Joe,

poliziotto italiano naturalizzato statunitense

grande e vittorioso combattente contro la Mafia

 (allora chiamata Mano Nera) di Litte Italy… New York…

non possiamo e non dobbiamo dimenticarla.

 

 


(Padula 30.8.1860 – Palermo 12.3.1909) 



 

 
 
Per la grande fiducia che riponeva in lui, Theodore Roosevelt,


(in un periodo in cui gli Italiani non erano proprio ben visti negli USA)


allora assessore alla polizia (ma futuro Presidente degli Stati Uniti),


lo promosse sergente nel 1895.
 
 
 
 
 


 
 
 
 
Ebbe grandi successi nella lotta al crimine per le sue notevoli capacità…




Little Italy nel 1900



Per le sue eccezionali doti investigative fu inviato in missione segreta a Palermo nel 1909.

Lì però, per una ingenua fuga di notizie, la sua presenza divenne nota negli ambienti mafiosi che lo fecero uccidere da 2 killer.


 
 
 
 

 
 
 


Circa 250.000 persone parteciparono al suo funerale a New York, un numero fino ad allora mai raggiunto da alcun funerale in America… perché giustamente considerato un eroe ed un martire… della lotta alla criminalità organizzata.









Oggi sappiamo che è stato, ahimè, solo il primo di una lunga serie.
 
 
Ricordiamolo anche con questo video…


 
 
 

 

 


Tony Kospan






 

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