Archivio per 25 agosto 2016

Buon giovedì sera in poesia “Il cerchio dell’armonia” Rescigno – arte.. Redondo – canzone “Il cielo in una stanza”   Leave a comment




Anche se col cuore gonfio di tristezza…
per il dolore che non accenna a placarsi,
dato che comunque la vita deve andare avanti,
vi mando il mio consueto saluto in poesia e non solo.


.
.
.
Vicente Romero Redondo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

.
Non serve a niente una porta chiusa:
la tristezza non può uscire
e l’allegria non può entrare.
Luis Sepúlveda
 
 
 
 
 

Vicente Romero Redondo
 
 
 
 
 
IL CERCHIO DELL’ARMONIA
Vincenzo Rescigno

 
Braccia che ti circondano
con tanta tenerezza,
s’un caldo sen t’attiran
preludio alla bellezza
di magici momenti
che l’estasi ti dan.
Risveglian sentimenti
che sanno di magia
chiudendoti in un cerchio
di magica armonia,
d’un corpo a un altro stretto,
frementi di passione,
due cuori un solo petto
due corpi in dolce unione
 
 

.
. 
 

Vicente Romero Redondo

 
 
 
 
 

.
.


.

.


 
 
 

SCOPRI IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

E… SE TI PIACE… I S C R I V I T I
 
 
 

Vicente Romero Redondo

 

 

 

Brevi citazioni dal noto libro di P. Coelho “Sulla sponda del fiume…” – II parte   Leave a comment


Ho aperto la finestra e il mio cuore.


Il sole ha inondato la camera
e l'amore ha pervaso la mia anima.



 
 
 

 

 

CITAZIONI D’AMORE DA COELHO

Altri brani dal noto libro


“Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”

 

 
 



L’amore è sempre nuovo.
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L’amore può condurci all’inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo.
è necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur avendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e coglierli.
è necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza.
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro.
E ci salva.

  
 
 
  




Mi sono seduta e ho pianto.
Narra la leggenda che tutto ciò che cade nell’acqua di questo fiume, le foglie, gli insetti, le piume degli uccelli, si trasforma nelle pietre del suo letto.
Ah, se solo potessi strapparmi il cuore dal petto e lanciarlo nella corrente, allora non ci sarebbero più dolore né nostalgia né ricordi.
Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto.
Il freddo dell’inverno mi ha fatto sentire le lacrime sul viso: lacrime calde che si sono confuse con le acque gelate che scorrono davanti a me.
In qualche punto, il fiume si unisce con un altro, poi con un altro ancora, finché, lontano dai miei occhi e dal mio cuore, tutte le acque si confondono con il mare.
Che le miei lacrime scorrano lontano, perché il mio amore non sappia mai che un giorno ho pianto per lui.
Che le mie lacrime scivolino via, e solo allora dimenticherò il fiume Piedra, il monastero, la chiesa sui Pirenei, la bruma, i cammini che abbiamo percorso insieme.
Dimenticherò le strade, le montagne e i campi dei miei sogni: sogni che mi appartenevano e che io non conoscevo.
 
 
 





Dobbiamo ascoltare il bambino che eravamo un tempo e che ancora esiste in noi.

Questo bimbo è in grado di capire gli istanti magici.

Noi sappiamo come soffocarne il pianto, ma non possiamo far tacere la sua voce.







 
 
 
 
Sembra che sia accaduto tanto tempo fa, eppure è solo da una settimana che ho ritrovato il mio amato e l’ho perduto.
Sulle sponde del fiume Piedra, ho scritto questa storia.
Le mie mani erano gelate, le gambe intorpidite dalla posizione, e io avevo bisogno di fermarmi spesso.
Forse l’amore ci fa invecchiare anzitempo
e ci rende giovani quando la gioventù è passata.
 Ma come non rammentare quei momenti?
Perciò ho scritto, per trasformare la tristezza in nostalgia e la solitudine in ricordi.
Perché, dopo aver raccontato a me stessa questa storia, io la potessi lanciare nel fiume Piedra.
Era questo l’insegnamento della donna che mi ha accolto.
Allora, per ricordare le parole di una santa, “le acque avrebbero potuto spegnere ciò che il fuoco ha scritto”.
Tutte le storie d’amore sono uguali.

Nota

  
 

 F I N E
 
 
 
 CHI VOLESSE LEGGER LA I PARTE
PUO' CLIKKAR QUI GIU'
 
 
  
 
 
 
 

LA TUA PAGINA
DI POESIA E CULTURA





Tony Kospan

  
 

 

L’uomo che cammina sulle acque del Tamigi… – Incredibile video…   1 comment







Consiglio di vederlo tutto fino alla fine…
quando arriva la polizia fluviale…
 

Penso che ci sia senz'altro un trucco 
ma non so quale possa essere…
(molti credono d'averlo individuato
ma in verità nessuno, per quel che mi risulti,
c'è davvero riuscito)

Posso solo dire che il video va in ogni caso…
oltre ogni nostro schema mentale…
 
 
 
 
 
 
 
 
Potrei pensare ad aria nelle scarpe..
ad una fune trasparente a pelo d'acqua su cui cammina
o ad altre cose del genere…
ma in ogni caso la scena è assolutamente sorprendente…
e rimarrete sorpresissimi
come tutti coloro che assistono alla scena.

Purtroppo sono scomparsi i primi fantastici e chiarissimi video
ed ora c'è solo questo che riesce a darci un'idea
dell'incredibile performance del grande illusionista.
 
 
 
 
 
 
 
 
Infine aggiungo che il signore in questione
Mr. Dynamo… definito… mago…
riesce a fare tante altre cose davvero incredibili…






 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 


La lunga storia della… cravatta… dall’antichità ai giorni nostri   1 comment

 


Non solo le nazioni…  le persone…
hanno una loro storia…
bensì anche gli oggetti (anche i più umili)
che… vivono con noi…

Ed anch'essi subiscono diverse vicissitudini
potendosi evolversi col tempo
o… anche scomparire…



 
 
 
 
 
Ed allora stavolta parliamo di una cosa da… uomini…A bocca aperta
la cravatta…
 

 
 
 
 
 
Essa è stata mia… compagna fedele per 40 anni…
 
 
Devo però dire che era… ed è ancora…
per me naturalissimo indossarla…
 

 
 
 

 
 
Non mi ha mai dato alcun fastidio…
però oggi… che sono in… ferie permanenti… A bocca aperta
cerco di vestire molto più casual…
 
 
Dunque ecco una breve storia dell'amica cravatta… 
 




 
 
.
.
.
LA STORIA DELLA CRAVATTA


Così come la camicia, che da semplice indumento ” intimo”, come veniva considerato nei tempi antichi, ha assunto con il passare dei secoli, sempre maggiore importanza fino a diventare vero e proprio segno distintivo di eleganza e raffinatezza, anche la cravatta, nata inizialmente come semplice fazzoletto, ha conquistato ben presto un posto di rilievo nella vita dell'uomo. Ornamento indispensabile all'eleganza maschile, spesso portata anche dalle donne, esprime la personalità di chi l'indossa e diviene strumento di grande importanza nelle relazioni sociali. 




Ricostruzione del vestiario di un soldato romano

 
 

 
La cravatta nasce inizialmente come pezzo di stoffa che i legionari romani portavano, per motivi igienici o climatici, legato intorno al collo, con il nome di “focale“. Secoli dopo i francesi adottarono questo ” fazzoletto”, mutuando a loro volta l'idea, da quello indossato dai mercenari croati durante la guerra dei Trent'anni. Nel 1661 Luigi XIV istituisce la carica di “cravattaio” del re, gentiluomo cui era assegnato il compito i aiutare il sovrano ad abbellire ed annodare la cravatta.




La cravatta di Luigi XIV




Nove anni dopo nel '61 la duchessa di Lavallière, favorita del re, è la prima donna ad indossare una cravatta. Nel XIX secolo sarà dato il suo nome alla più aggraziata delle cravatte maschili. Nel1925, il cravattaio americano Jesse Langdorsf brevettò una cravatta lunga, meno sgualcita e più stabile: era nata la cravatta attuale, confezionata con tre segmenti di tessuto e tagliata di sbieco.
 
 
 


 

Oscar Wilde

 .


.

Parlando di cravatte non si può non menzionare il nodo.Oscar Wilde nel suo “L'Importanza di Chiamarsi Ernesto” diceva: “Una cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita

Il gesto quotidiano dell'annodarsi la cravatta assume un significato simbolico e quasi magico che si perde nella notte dei tempi. Nell'iconografia simbolica maschile il nodo rappresenta l'unione, il matrimonio, la fertilità e quindi la vita. Come Léonor dice ad Ariste ne ” La scuola delle mogli ” di Molière, “Un sacro nodo da domani ci unirà“.

.


.


.




Ma come si annoda una cravatta? Un emplice gesto che con poche regole base, diventa facile come allacciarsi le scarpe. Non sempre si sa che per fare il “nodo semplice”, il più diffuso, occorre posizionare l'estremità più larga, 30 cm. più in basso, e se si è destri posizionarla sulla destr o sulla sinistra per i mancini.


Concludendo possiamo riassumere l'essenza della cravatta con questo aforisma di un anonimo francese del 1820. “Della cravatta ho una cura perfetta: è il vero canone dell'eleganza. Mi adopero per ore con costanza perché appaia annodata in tutta fretta

 

 

 

Come fare il nodo Windsor


 

 


Testo dal web… impaginazione t.k.










Oggi tra le cravatte più ricercate e famose, per la loro raffinata eleganza, sono certamente quelle di Marinella.

Esse sono tutte fatte a mano e sono richieste ed utilizzate da VIP, Capi di Stato di tutto il mondo e da chi vuole indossare una cravatta davvero unica.

La storia delle cravatte Marinella inizia nel 1914 a Piazza Vittoria sull'elegante Riviera di Chiaia di Napoli dove ancor oggi si trova il negozio…



 
 
 
 
 

 


Ciao da Orso Tony




LA PAGINA DI SOGNO DI FB?



 


 

Umberto Saba – Il poeta triestino… l’uomo… alcune sue belle poesie e l’omaggio di Strehler   Leave a comment



.
E’ stato uno dei più grandi poeti italiani del primo novecento.


Possiamo definirlo:
il poeta della semplicità…
dell’umanità… e della triestinità.
.
.
.
Trieste nei primi anni del ‘900
.
.
.

 
Ripartiamo dall’ordinario che è già straordinario
(U. Saba)

.

.

.


Umberto Saba (vero cognome Poli) Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 agosto 1957
 
 
 
 

BREVE BIOGRAFIA

  
 
 
Nato a Trieste da Rachel Coen (ebrea) e Ugo Poli (cattolico) fu presto
abbandonato dal padre e la madre l’affidò ad una balia slovena
che l’allevò come un figlio.

.
.
.
Saba bambino
.
.
.

Rientrato in famiglia dalla madre,
con cui però avrà sempre un rapporto conflittuale,
interruppe il ginnasio per iniziare a lavorare.

La sua formazione culturale avvenne
dunque con “sterminate letture” di classici…



Saba a Firenze



Trasferitosi a Firenze frequentò gli ambienti intellettuali dell’epoca.


Dopo il servizio militare svolto a Salerno (1907/1908) si sposa con
Carolina Wölfler (
la Lina del Canzoniere).

 

 

Saba con la moglie

 
 
 
Nel 1910 pubblica il suo primo libro di poesie.

Tornato a Trieste visse gestendo una vecchia Libreria
e scrivendo.

Poi si trasferì a Milano e successivamente a Roma…

 

 

 
 

Ebbe molte traversie al tempo delle leggi razziali
e durante la guerra…
ma fu aiutato da molti intellettuali antifascisti.

.
.
.
.
.
.

Dopo la guerra ebbe molti riconoscimenti… tra cui
il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1951
e la laurea honoris causa dell’università di Roma nel 1953.








Dopo la morte della moglie
si convertì al cattolicesimo nel 1957.

Purtroppo la sua vita
 fu connotata anche da frequenti problemi neurologici… 

Morì a Trieste nel 1957.




Saba con Lina… l’amata moglie

 



LA SUA POETICA


La sua vita interiore fu caratterizzata 
da un grande amore per la conoscenza
mentre la sua poetica ricevette sempre giudizi contrastanti.

Se per Pasolini era un poeta “difficile”
a Palazzeschi invece appariva “semplice e puro”.

In realtà la sua è una poetica assolutamente
indipendente rispetto alle mode ed agli stili del suo tempo
e tesa, attraverso la ricerca interiore,
ad esprimere vere ed universali emozioni…




 

 
 
 
 
 
ALCUNE SUE BELLE POESIE
 
 
 
Segnalo la seconda che è considerata la sua più bella
e l’ultima che possiamo considerare 
una mini biografia della sua vita poetica






 
 
 
 
FANCIULLE
 
Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.
Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.
Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. è mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.
Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 


 
 

A MIA MOGLIE
 
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba. 
E’ migliore del maschio. 
E’ come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
 le gallinelle
 mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
è così che il mio dono
t’offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
 s’alza
 e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui priva
in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva
  ed era vecchio, annunciavi
un’altra primavera.
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

 
.
.
.
Miguel Mackinlay 
 
 
 

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
 
La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: Babbo
mi disse voglio uscire oggi con te.
Ed io pensavo: di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra alle nubi , insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo:
e ad altre cose leggiere e vaganti.

 
 
 
Chagall
 

.
.
.
AMAI
 
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

 
 
 
 
IL VIDEO IN CUI STREHLER LO RICORDA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TONY KOSPAN



80x8080x8080x8080x8080x8080x80
IL MONDO DI ORSOSOGNANTE
E’ ORA ANCHE UNA PAGINA FB







 
 

Con la bella minipoesia “Scriverò un libro” di W. Blake.. buonanotte a tutti   Leave a comment




 
 
 
 
SCRIVERO' UN LIBRO
W. Blake
 

Ridendo mi rispose:

 
Scriverò un libro su foglie di fiori
se mi nutrirai di pensieri d'amore
e mi darai di tanto in tanto
una coppia di spumeggianti
fantasie poetiche.
Così quando sarò ubriaca,
canterò per te,
accompagnandomi con questo liuto
e ti mostrerò il mondo vibrante di vita.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
BY TONY KOSPAN
 
 
 
 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
I N S I E M E
Ripped Note

.
.
.
.
.
Fragonard – La lettrice

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: