Archivio per 1 agosto 2016

Ecco la storia di come Febbraio perse un giorno per donarlo ad… Agosto!   1 comment




E' avvenuto a causa di… Augusto…
che ha dato il nome a questo mese!






PERCHÉ FEBBRAIO HA 28 GIORNI?

 
Lo sanno tutti: febbraio è l'unico mese dell'anno
che non è costituito da 30 o da 31 giorni.

Di giorni ne ha infatti solo 28,
che diventano 29 negli anni bisestili.

Ma perché?






Non era più naturale avere meno mesi da 31 giorni
e allungare a 30 giorni anche febbraio?

Qual è l'origine di questa anomalia?







Il calendario che adottiamo oggi per lo più nel mondo, il calendario gregoriano,
è una riforma del calendario giuliano promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C.
che a sua volta derivava dagli antichi calendari romani.

Prima della riforma di Giulio Cesare
i calendari in uso nell'antica Roma subirono diversi cambiamenti,
ripercorrendo i quali si intuiscono le risposte alle nostre domande.






Il calendario di Romolo era costituito da dieci mesi
con 30 e 31 giorni ciascuno,
iniziava con il mese di marzo (Martius) e terminava con dicembre (December):

Calendario di Romolo
Martius
Aprilis
Maius
Iunius
Quintilis
Sextilis
September
October
November
December

Il calendario contava soltanto 304 giorni.






I giorni invernali non venivano assegnati a nessun mese,
essendo per i romani poco rilevanti visto che
l'attività bellica veniva sospesa in attesa della primavera.

I primi quattro mesi erano dedicati
alle divinità Marte, Afrodite, Maia e Giunone
mentre per gli altri
il nome ricordava la loro posizione nel calendario.








Nel 713 a.C. Numa Pompilio modificò il calendario
aggiungendo i mesi di gennaio e febbraio
che vennero posti alla fine dell'anno, dopo dicembre.

A febbraio, ultimo mese, furono assegnati 29 giorni.










Per questo motivo ancora oggi
i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre
si chiamano così nonostante non siano più
il settimo, l'ottavo, il nono e il decimo mese del calendario.

Successivamente Giulio Cesare fissò l'inizio dell'anno il 1º gennaio
e introdusse gli anni bisestili.

Nell'anno 8 a.C., il Senato romano decise di rinominare
il mese di sextilis in augustus (Agosto),
in onore dell'imperatore Augusto.








Precedentemente era già stato fatto lo stesso con Giulio Cesare,
rinominando quintilis in iulius (Luglio).

Siccome luglio aveva 31 giorni e agosto ne aveva 30,
si decise di aggiungere un giorno ad agosto togliendolo a febbraio.

Da allora febbraio conta soltanto 28 giorni.









Testo con mini modifiche dal sito
IMPARIAMO CURIOSANDO (http://www.impariamocuriosando.it/)
Impaginazione T.K.







I bambini in spiaggia la bella e dolce specialità della pittrice Sally Swatland   2 comments








Sally, nata nel 1946 a Washington, DC si trasferì  a Greenwich

(Connecticut) quando aveva sette anni.







Condividendo con la sua famiglia la passione per le spiagge,

il sole e l’aria fresca trascorreva la maggior parte delle giornate estive

a giocare sulla riva del mare a caccia di pesciolini e raccogliendo conchiglie.








Come nacque poi da grande…
la sua passione per il genere di pittura che l’ha resa famosa?








Ce lo racconta la stessa Sally Swatland:



“E ‘stato un po’ per caso che ho pensato di dipingere i bambini in spiaggia.


Avevo studiato la figura e la pittura del paesaggio presso l’Art Students League

e sono stata un po’ alla ricerca di un argomento che mi interessava.









Mentre ero incinta del mio primo figlio, un giorno sono andata al mare con mia madre

e ho scattato alcune foto di bambini che giocavano nelle pozzanghere.








Tornata a casa… dipinsi un piccolo quadro e lo mostrai ad alcune persone.

La risposta fu davvero incoraggiante.


Apprezzarono molto le sensazioni che donava il dipinto…. e da allora…”
















ALTRI DIPINTI





















Tony Kospan








Pubblicato 1 agosto 2016 da tonykospan21 in ARTE

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La riscoperta del valore dell’umiltà in questa profonda riflessione di F. Alberoni   Leave a comment

 

 
 
 
 
 
 
 
No… no… non è una riflessione di carattere religioso…
o non soltanto… ed è, a mio parere, 
davvero coinvolgente e condivisibile da tutti…
e dunque anche da chi ha una concezione laica della vita.
 
 
Alberoni ci dona infatti una diversa visione dell'umiltà,
rispetto al moderno pensiero comune,
affermando che non deve esser vista come debolezza
ma come consapevolezza della reale condizione umana.
 
 
Ma ritengo giusto far parlare questo brano, per me sublime,
che non smentisce la profondità e la genialità
del pensiero di Alberoni.
 
 
 
 
 
 
 
 

 

BEATI GLI UMILI

UNA RIFLESSIONE DI FRANCESCO ALBERONI

 

 

Beati gli umili, perché hanno capito praticamente tutto!

Il Medioevo cristiano dava una importanza grandissima alla virtù dell'umiltà.

Il mondo moderno non la considera più una virtù, anzi la guarda con compatimento, la considera un segno di debolezza.

Negli ultimi vent'anni non mi sembra di aver mai sentito elogiare una persona dicendo che è umile.

D'altronde, se vi dico “immaginate una persona umile” a voi viene in mente un uomo piccolo, povero, con le spalle curve, che sta zitto quando gli altri parlano, che non si ribella quando gli vien fatto un torto, insomma un debole, un vinto.

E viene in mente questa immagine perché si è perso il significato profondo, spirituale dell'umiltà.

L'umiltà implica un atteggiamento verso il mondo, verso gli altri, verso noi stessi e verso Dio.

Incominciamo con l'orientamento verso il mondo.

Noi viviamo come se le risorse della Terra fossero illimitate.

Il nostro modo di pensare è rimasto quello dei primi agricoltori.

Dovremmo aver sempre presente che la Terra è un piccolissimo granello di sabbia nell'infinità delle galassie.

Ricordarci che, con la scienza che abbiamo, non potremo mai abbandonarla.

E che tutte le stoltezze che compiamo peseranno nei millenni futuri sui figli dei nostri figli.

Il nostro orgoglio è smisurato. Siamo convinti che le nostre azioni siano sagge, razionali. In realtà procediamo come dei ciechi.

Solo l'umiltà ci aiuta a vedere.

 

 

Van Gogh – Primi passi

 

 

Passiamo ora all'atteggiamento verso gli altri.

Siamo tutti intolleranti, convinti di conoscere la verità.

Ammiriamo chi ha ferme convinzioni politiche, chi si batte con accanimento, chi insulta i suoi nemici, li trascina nella polvere.

Ammiriamo i vincitori, i prepotenti.

Giudichiamo, condanniamo ed esaltiamo chi giudica e condanna.

Non ci viene mai in mente che, fra poche generazioni, le idee per cui abbiamo combattuto avranno perso totalmente di senso.

Cosa è rimasto della passione interventista che ha condotto alla prima guerra mondiale?

E delle ideologie del nazismo e dello stalinismo?

Hanno causato dolori spaventosi, crudeltà terrificanti.

Sembravano eterne, incrollabili, e ora?

L'atteggiamento verso se stessi consiste nell'essere consapevoli che non valiamo più delle altre persone.

Che il nostro successo dipende dalla fortuna e dalla collaborazione di altri a cui dobbiamo riconoscenza.

Consiste, infine, nel sapere che possiamo sempre sbagliare e che abbiamo sempre da apprendere.

C'e' infine l'atteggiamento verso Dio, essenziale per comprendere l'umiltà cristiana.

In una società ormai scristianizzata, questo tema riguarda solo la parte più segreta dell'animo.

 Tutti i mistici e tutti i teologi sono d'accordo che l'uomo non può darsi la fede da solo.

Perché la fede non è un fatto intellettuale, è amore appassionato per Dio.

E questo amore è Dio stesso che lo accende.

L'uomo può solo predisporsi ad incontrarLo.

Lo fa pregando, diventando niente davanti a Lui.

Questo diventare niente è l'umiltà di fronte a Dio.

Un abbandono totale, una accettazione totale, un vuoto che Dio, quando vuole, riempie del calore ardente dell'amore, che divampa, commuove e sazia l'animo inaridito.

L'umiltà di cui ci parla la nostra tradizione è dunque una importante virtù.

Essa ci rende consapevoli dei nostri doveri verso la Terra e il futuro.

Ci spinge a trattare gli altri con obbiettività e tolleranza.

Ci rende prudenti e riconoscenti.

Negli animi religiosi, infine, è sorgente di forza e di fede.

Parla l'italiano scampato al disastro aereo “Non ricordo più nulla, solo il fuoco”

 

Alberoni Francesco 

 

 

 

 

Cosa ne pensate?

 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

 

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Felice settimana in poesia “Posso scrivere i versi” di Neruda – arte.. D. Enjolras – canzone.. Vita   Leave a comment

 

 

Delphin Enjolras

 

 

 

 

 


L'amore non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.
Non è un appartamento “chiavi in mano”,
ma una casa da concepire, costruire,
conservare e, spesso, riparare.
M. Quoist

 

 
 
 
 (Vita – Dalla/Morandi)

Delphin Enjolras – Giovane donna che legge

 

 

 

POSSO SCRIVERE I VERSI…

Pablo Neruda

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,

e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.

 

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.

 

In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.

L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.

 

Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.

 

 

 

Delphin Enjolras

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a tutti da Orso Tony

 

 

 

 

 

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Delphin Enjolras

 

 

 

 

Le bellissime pitture parietali dell’antica Pompei – Storia.. significato.. stili e temi degli affreschi   Leave a comment


 
 
 
 
 
 
 
La cenere del Vesuvio, in una drammatica vicenda,
ci ha conservato… quasi intatta…
 la realtà della vita di una città di 2000 anni fa…,
Pompei,
come una precisa ampia reale fotografia
che oggi ahimè si sta pian piano sgretolando per l'incuria
di chi dovrebbe proteggerla.
 
 
Non parlerò dell'arte… considerata “scandalosa”
(ma che per i costumi dell'epoca non lo era affatto…)
perché il blog ha una vocazione generalista
e quindi desidero evitare che alcune immagini “forti”
possano dar fastidio a qualcuno…

Dunque affronterò  l'argomento da un punto di vista
archeologico, artistico…  e relativo alla vita sociale dell'epoca…

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LE PITTURE PARIETALI NELL'ANTICA POMPEI

 
 
La constatazione che tutte le case presentavano dipinti parietali
di grande interesse è l’aspetto più straordinario di Pompei.
 
 
La varietà di stili nella decorazione pittorica
che riveste le pareti delle case pompeiane è evidente.
 
 
 
 
 
 

 
 

Essi si estendono dalla sobria ripartizione in riquadri colorati,
a scenari architettonici, talora semplici talora molto complessi,
fino alla visione di prospettive assolutamente fantastiche,
a scene figurate ed alla ornamentazione pura.
 
 
 
 
 

Coppa con frutti – Casa di Giulia Felice – 79 d.C
 
 

 
La decorazione pittorica non era considerata
un qualcosa in più…
ma l’abbellimento della parete era essenziale
in ogni casa.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le pareti in tal modo cercano di deliziare, e ci riescono,
facendoci ritenere anche che fosse stato raggiunto
un elevato livello di civiltà visiva, ampiamente generalizzata,
che si estendeva fino ai gradini più bassi della scala sociale.
 
 
 
 



Maschere Dionisiache

 
 
Una civiltà mai superata in alcuna epoca posteriore
e sempre sensibilmente superiore a quanto si possa
oggi trovare in una qualsiasi città di dimensioni paragonabili.
 
 
 
 
Casa dei Vettii
 
  

I dipinti a carattere figurativo di Pompei sono quasi sempre copie,
di solito tratte da altre copie di capolavori celebri dell’arte greca
che purtroppo sono andati perduti.

  

 

Frisso ed Elle
 
 
 
 
Alcuni ritengono che l'arte pompeiana
sia in un certo senso come la proiezione nella Campania Felix
della corrente filoellenica dell’arte romana. 

 

 

Marte e Venere 
 
 
 
 

Ma per la varietà degli stili sono stati fatti molti studi per decidere
se e quali delle pitture di Pompei, Ercolano, Stabiae e Oplontis
possano essere sicuramente nate dalle influenze
greche, campane e sannitiche.

 

 

 

 
 
 

In realtà esse potrebbero essere definite
come appartenenti a tutt’e tre le scuole, con la considerazione
che mentre alcuni tipi erano conosciuti ancora prima
che venissero introdotti a Roma viceversa,
l'arte romana in seguito esercitò
una notevole influenza sugli artisti campani dell'epoca.

 

 

 

Cesto di fichi

 

A mio parere assume una certa rilevanza il fatto che accanto

ad opere rifacentisi certamente all'arte ed alla mitologia greca

molti sono i dipinti che rappresentano invece scene di vita quotidiana. 

 

 

 Bellerofonte e Pegaso – La casa dei dioscuri

 

 

“La tecnica utilizzata per la realizzazione delle pitture parietali (affresco)
consisteva nell’applicare al muro due o tre strati ben fatti
di intonaco calcareo, mescolato con sabbia e calcite.
Quindi si dipingeva prima il fondo e si lasciava asciugare.
Quando il tutto si era ben essiccato, si aggiungevano le decorazioni.
I colori venivano mescolati con calcare, mentre,
per conferire brillantezza alla superfice,
si aggiungevano anche colla e cera (encausto).
Con tali mezzi le pitture acquistavano durevolezza e lucentezza.

Tra l’altro, i pigmenti usati nell’antichità erano costituiti
soprattutto da terre colorate come le ocre,
da tinte minerali come il carbonato di rame e, infine,
da tinte di origine vegetale e animale.

  

 

 

 

 

 

Non era affatto facile acquistare padronanza della tecnica,
ed era necessaria una grande avvedutezza da parte del pittore,
il quale doveva riuscire a mettere in atto le sue idee
con rapidità per ricoprire la massima superfice nel minor tempo.”
(testo in vari siti web)

 

 

 

 

 

 

Tradizionalmente le pitture delle città vesuviane
sono state assegnate a quattro stili diversi,
susseguentisi nel tempo
anche se qualche volta si sono sovrapposti.

 

 

 

 

 

 

Oggi si pensa però che tale suddivisione sia del tutto inadeguata
a rappresentare la grande varietà delle tecniche pittoriche. 

 

 

F I N E


 

 

Fonti: vari siti web – impaginaz. e coordinam. t.k.

 

 

Tony Kospan

 

 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB?
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Yves Saint Laurent geniale innovatore e vero mito dell’alta moda del XX sec. – Breve ricordo   Leave a comment

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Maestro dello stile e dell'eleganza amava dire :
«Senza l'eleganza del cuore non c'è eleganza»






E' stato un genio, un innovatore sorprendente e trasgressivo, l'inventore
del “prêt-à-porter”, della sahariana, della moda etnica, dello smoking, del nude-look etc.







Non ebbe mai paura di scandalizzare
e spesso scandalizzò con le sue collezioni shock
ma alla fine i suoi capi riuscivano a travolgere le resistenze dei benpensanti
ed a invadere tutto il mondo.

 
 
 
(Orano 1º agosto 1936 – Parigi 1º giugno 2008)
 
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Yves Saint Laurent, grande stilista francese
è stato tra i più famosi creatori di moda del XX secolo.
 
 
 
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Nato in Algeria, ma da famiglia dell'Alsazia-Lorena,
cominciò a lavorare per Christian Dior all'età di 17 anni.
 
 
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Nel 1962 fondò l'omonima etichetta
(Yves Saint Laurent, abbreviata YSL)
insieme al socio e compagno di vita Pierre Bergé.
 
 
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Negli anni 60/70 la firma godette del massimo prestigio grazie
a ingegnose innovazioni in fatto di moda.
 
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 Nel 1980 fu il primo creatore di moda vivente a godere
di una grande retrospettiva del suo lavoro al Metropolitan Museum di New York.
 
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Nel 1989 il gruppo YSL si quotò in borsa, per poi essere
 venduto nel 1993 alla casa farmaceutica Sanofi per circa 600 milioni di dollari.
 
 
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  Sua è stata l'intuizione di trasferire
alcuni capi del guardaroba maschile in quello femminile:
 come il blazer, la sahariana, lo smoking, il trench,
 il giubbotto di pelle, il tailleur-pantalone.
 
 
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Sue sono state le commistioni etniche
e le folcloristiche suggestioni, nell'ambito della moda,
provenienti dall'Africa, dalla Spagna, dall'India, dal Marocco, dalla Russia.
 
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Dopo una lunga malattia si spegne a Parigi,
la notte del 1º giugno 2008, all'età di 72 anni.
 
 
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Concludiamo questo breve post-ricordo
con un video omaggio al grande creatore di moda…

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FONTE TESTO – CON MODIFICHE –  WIKIPEDIA
IMPAGINAZ. T.K.

 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN

 
 
 
 

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