Archivio per 15 Maggio 2016

“Prendi i soldi e scappa” mitico film comico di W. Allen… Vediamolo tutto…   2 comments







Il film di cui vi parlerò (e che vedremo) è

“Prendi i soldi e scappa” del 1969.








Si tratta di un film comico scritto,

diretto e interpretato da Woody Allen

ed è considerato dalla critica uno dei 10 film comici

che si debbono assolutamente vedere.


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Lo stile di continue battute del film

è quello originale e divertente di altri suoi mitici film come

Il dormiglione e Il dittatore dello stato libero di Bananas

che fecero conoscere Allen al mondo e…

soprattutto a noi giovani d'allora.. che frequentavamo i cineforum.











LA TRAMA


Prendi i soldi e scappa” è un finto documentario

che racconta la vita di Virgil Starkwell,

un ladruncolo fallito, dal suo ingresso nella malavita

fino alla la cattura finale da parte dell'FBI












Segnalo tra le altre la mitica scena della rapina.





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Buona visione ringraziando l'autore del video che ci consente

la visione di questo film che è una pietra miliare

della comicità, di Allen e non solo, gratuitamente.


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Tony Kospan

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LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

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Buona domenica pomer. in poesia “Se mi chiamassi” Salinas – arte.. C. C. Curran – canzone “My oh my..”   2 comments

 

 
 
Charles Courtney Curran
 
 
 
 
 
 
 
Se sapessi perché io t'amo, amore,
forse non t'amerei con tanto ardore.
Thomas Hood

 

 

Charles Courtney Curran
 
 
 
 
 

 
 
 
clicca per vedere l'immagine a dimensioni normali

 
 
 
SE MI CHIAMASSI
Pedro Salinas
 
Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi e gallerie
ed anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
– se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi –
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.
Mai dalle labbra che ti bacio, mai
dalla voce che dice: “Non te ne andare”.
 
 
 

Charles Courtney Curran

 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
DA ORSO TONY 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Charles Courtney Curran
 

Castello di Ponferrada – Il fascino di un bel castello medievale appartenuto ai Templari   2 comments



In Spagna un castello da favola…







E' il Castello di Ponferrada
meglio noto come “Castillo de los Templarios”
cioè Castello dei Templari.




Foto by Julio Arrieta





E' considerato tra le maggiori fortezze del nord-ovest della Spagna
nel corso del Medioevo.








Oggi, dal 1924, è classificato
come monumento storico-artistico della Spagna.
















E' situato nella provincia di León,
lungo il Cammino di Santiago,
e la sua costruzione risale al 1200…






In verità però tutta la sua bellezza è quella esterna
perché, come si può vedere dall'alto,
all'interno c'è poco o nulla da ammirare…
per cui non vale la pena pagare il biglietto per entrare.






Rimane comunque un bel castello da ammirare
e da “gustare” girandovi intorno…







Ciao da Tony Kospan





 

IL GRUPPO DI CHI AMA VIVERE
L'ARTE
(E NON SOLO)
I N S I E M E

 




Uno sguardo sui misteri della Grande Piramide   1 comment


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Ancora oggi sono molti i misteri di questa
che è la più bella piramide in assoluto.

Esaminiamoli… uno per uno

 
 
 
 
 
La Grande Piramide di Giza  – Lo splendore di Khufu

 

 

 

I MISTERI DELLA GRANDE PIRAMIDE

 
 
 
 
 
Interno della Piramide
 

 

 

1 – IL MISTERO DEL MODO IN CUI FU COSTRUITA

 

Come siano riusciti gli antichi Egizi ad edificare una struttura che occupa un’area di 5,3 ettari, che si innalza verso il cielo per circa 145 metri, composta da due milioni e mezzo di massi calcarei e che complessivamente pesa 6 milioni di tonnellate, non è ancora del tutto chiaro, anche perché sull’argomento, stranamente, non sono rimaste moltissime testimonianze.

Di sicuro gli architetti dovevano essere buoni conoscitori delle scienze matematiche, dato che le proporzioni e le misure della piramide sono straordinariamente precise. 

I risultati di tutte le altre misurazioni hanno portato, inoltre, alla convinzione che la Grande Piramide, in realtà, sia stata progettata come un gigantesco schema del tempo, in attesa di essere interpretato dalla civiltà futura.







Si ipotizza che la costruzione di questo straordinario monumento sia durata circa trent’anni con l’impiego di circa quattromila uomini, fra muratori e costruttori.

A differenza di altri antichi monumenti egizi, la Grande Piramide contiene vani e corridoi anche nelle parti alte della struttura. Per 3000 lunghi anni l’interno della piramide è rimasto inviolato.

Fu solo nel 820 d.C. che una spedizione archeologica riuscì finalmente ad individuarne l’entrata.

All’interno, anche il corridoio ascendente era stato chiuso e nascosto attraverso l’utilizzo di blocchi di granito.

Dopo aver aperto un varco attorno ad essi, la spedizione raggiunse la Camera del Re solo per scoprire che il sarcofago del faraone era vuoto.

 

 

 

 

 

 

2 – IL MISTERO DELLA CAMERA DEL RE

 

Attraverso un’entrata praticata appena sopra la base, al centro del lato nord, si accede ad uno stretto passaggio che scende in una camera scavata nella roccia sotto al monumento.

Sempre dallo stesso passaggio parte un altro corridoio che, invece, sale fino a sboccare prima in un piccolo vano, denominato Camera della Regina, e poi nella Grande Galleria, che porta fino alla Camera del Re, la stanza più imponente, che contiene un cofano a sarcofago.

Questa camera di Re: scoperta intorno all’anno 820 d.C. dal Califfo Ma’mun.

Essa è situata a un terzo dell’altezza della Grande Piramide, e cioè a circa 45 mt dalla base.

Ci si aspettava di trovare un  tesoro proporzionato alla grandezza del monarca, ed invece la camera del faraone (funeraria secondo l’egittologia ortodossa) era completamente vuota e spoglia dal qualsiasi decorazione e iscrizione.

Solamente un sarcofago in granito vuoto (oggi tale materiale viene intagliato per la sua durezza, con abrasivi quali la polvere di diamante o di carburo di silicio detto carborundo.

Per accedere alla Camera del Re, si devono superare  percorsi stretti ed impraticabili, corridoi e gallerie piccolissime.

La domanda che ci si pone è come hanno fatto i saccheggiatori di tombe a trafugare tutto (se mai c’è stato un tesoro, ndA) , ma proprio tutto all’interno di una stanza situata a circa 45 mt di altezza, e  il cui unico modo per raggiungerla dalla base è una galleria ascendente (bloccata da pesantissimi tappi in granito) che si collega alla Grande Galleria, lunga circa 46 mt e con una pendenza di 26°?

 

 


 

 

 

3 – IL MISTERO DEI MOTIVI DELLA COSTRUZIONE

 

Ancora oggi nessuno può sapere con esattezza quale fosse la reale destinazione della Grande Piramide, a parte il fatto di essere il prodotto di numerosi e precisi calcoli matematico-astronomici.

Se non era una tomba costruita per ospitare il corpo di Cheope, a cosa serviva?

Chi aveva bloccato il passaggio, in che modo e soprattutto perché, visto che non conteneva nessun tesoro? 

Ma poi… come fu possibile realizzarla in un tempo così remoto?

E’ credibile che una civiltà dell’età del rame abbia accumulato 21 milioni di tonnellate di pietre in circa un secolo, di cui 12 milioni solo a Giza, realizzando qualcosa che si discostava completamente da quanto mai realizzato sia prima che dopo?

 

 

 

 

 

 

Tra gli specialisti in archeologia egizia, è opinione comune che fu costruita come tomba per il faraone della IV Dinastia (2575-2467 a.C.) Khufu (conosciuto come Cheope).

Questa opinione si basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all’interno della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto che vide i monumenti nel V° secolo a.C., cioè più di 2000 anni dopo che erano stati costruiti.

Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato all’interno delle sue stanze ben sigillate, gli egittologi persistono nella loro teoria, facendo nascere una storia su decine di migliaia di schiavi costretti al lavoro per decine di anni nella costruzione di una montagna di pietre in cui mettere il cadavere di un solo uomo.

Stranamente, i meticolosi scrivani dell’antico Egitto non hanno lasciato nè una parola ne un geroglifico riguardante la piramide.

Inoltre la più antica immagine conosciuta, un affresco rappresentante degli schiavi forzati a trasportare dei blocchi di pietra su delle slitte di legno, fu dipinto mille anni dopo la data in cui gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita.

 

 

 

 

 


UN'IPOTESI SULLE MODALITA' DELLA COSTRUZIONE

 

Per non parlare del metodo utilizzato, così bene descritto da John Baines, professore di Egittologia presso l’Università di Oxford: “Via via che la piramide cresceva in altezza, la lunghezza della rampa e la sua larghezza alla base venivano aumentate per mantenere una pendenza costante (di circa uno a dieci) e impedire che crollasse. Con tutta probabilità vennero utilizzate più rampe accostate alla piramide da vari lati“.

Però per portare un piano inclinato alla cima della Grande Piramide con una pendenza di 1:10  sarebbe stata necessaria una rampa lunga 1460 metri, con un volume più elevato della stessa piramide.

E’ difficile immaginare come, lungo questa chilometrica salita, gli schiavi trascinavano blocchi pesanti diverse tonnellate.

Altri egittologi hanno ipotizzato allora l’utilizzazione di rampe a spirale realizzate in mattoni e fango attaccate ai fianchi della Piramide.

Indubbiamente per queste ci sarebbe voluto meno materiale nella loro costruzione, ma l’idea di squadre di operai che trascinano massi pesantissimi su per curve a gomito è paradossale.  

 

 

 

 

 

 

Testo da vari siti web – coordinamento ed impaginaz. Orso Tony
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN



 


Il tuo gruppo di storia e ricordi







Emily Dickinson.. grande poetessa americana del 19° secolo – Ricordo ed alcune mitiche poesie   1 comment

 

 

 

 

 

Emily Dickinson, poetessa americana…,

è considerata una tra le più grandi del XIX secolo

ed una grande innovatrice del modo di far poesia.

 

Eppure quand'era in vita

nessuno sapeva nulla delle sue opere…

e pochissimi, oltre ai familiari, della sua esistenza .

 

Conosciamo un po' lei e la sua storia…

 

 

Emily Elizabeth Dickinson (rara foto)

(Amherst 10 12 1830 – Amherst 15 5 1886)

 

 

 

EMILY DICKINSON LA SUA VITA ED ALCUNE SUE POESIE

 

 

Nata in una famiglia molto in vista

 la sua vita si svolse tutta in un ambiente sì… d'élite…

ma ahimè anche molto severo, chiuso e formale

essendo il padre un notissimo avvocato ed un affermato politico

nel Massachusetts e non solo…

 

 

Emily (la 1° a sin.) ed i suoi fratelli

 

 

Per questo, e per motivi fisici, dall'età di 25 anni in poi

non uscì più dalla casa paterna, tranne alcuni viaggi,

e negli ultimi anni addirittura neanche dalla sua stanza…

se non con… le ali della sua magica poesia…

 

 

La casa paterna in cui visse

 

 

MI SON NASCOSTA

 


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che,

quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta,

senza sospettarlo,

quasi una solitudine.

 

 

 

 

 

 

L'amore della sua vita, platonico,

fu quello che ebbe verso il Reverendo Charles Wadsworth,

pastore presbiteriano che aveva conosciuto a Washington

in uno dei suoi rarissimi viaggi…

 

 

 

Reverendo Charles Wadsworth



Fu la sorella, dopo la morte, a trovare i 1775 foglietti

su cui erano scritte le sue poesie ed a pubblicarle…

e quindi è lei che dobbiamo ringraziare…

per averci fatto conoscere tante fantastiche poesie…

 

 Esse  pian piano, grazie all'interesse ed all'entusiasmo dei lettori,

 raggiunsero quel grande successo che non è mai più terminato…





In realtà si stima che ne abbia scritte circa 3500

e sui più diversi supporti, perfino su buste per lettere,

ed abbia utilizzato in modo molto particolare la punteggiatura

per accentuare il senso dei suoi versi

ma i primi tipografi purtroppo la cambiarono “per far pulizia”!


 

 




Ci fu però chi comprese la bellezza

e la genialità delle sue poesie,

il suo amico T. W. Higginson,

ma la distolse dall'idea di pubblicarle

dicendole che non sarebbero state capite dal pubblico…





 

 

 


SE POTRO' IMPEDIRE

 

Se io potrò impedire

a un cuore di spezzarsi

non avrò vissuto invano

Se allevierò il dolore di una vita,

o guarirò una pena,

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido,

non avrò vissuto invano.

 

 

 

Fac simile del suo erbario giovanile

 

 

 

DI COSA PARLANO LE SUE POESIE?

 

La sua poetica si sofferma, in modo geniale e sublime,

principalmente sui temi dell'amore, della morte e della natura…

 

Un suo celebre aforisma:

Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore

 

 

 



 

 

Ecco ora in questo bel video

alcune tra le sue più note e mitiche poesie…


N.B. Purtroppo per motivi di copyright

è stata cancellata la base musicale

 

 

 

 

Tony Kospan

 

 

 




VIETATA LA COPIA CON L'OMISSIONE


DEL NOME DELL'AUTORE DEL POST E DEL BLOG

 

 

 

 



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DELLA POESIA E DELLA CULTURA








 


Edward Hopper – Silenzio e solitudine nella pittura – Breve analisi e diverse opere del grande pittore americano del ‘900   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Parlerò qui di questo grande pittore americano del '900
nonché della sua arte “del silenzio” o “dell'incomunicabilità”
e mostrerò le immagini di diversi suoi noti e significativi dipinti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

EDWARD HOPPER…
OVVERO 
LA POESIA SILENZIOSA NELLA PITTURA
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
(Nyack 22.7.1882 – New York 15.5.1967)
 
 
 
 
Edward Hopper è stato un pittore statunitense
divenuto famoso soprattutto per la sua capacità
di ritrarre il senso della solitudine
nella società americana contemporanea.

Il suo mondo artistico è lontano dalle tendenze
astratte o surreali in auge nella prima metà del 900.






Il suo stile si forma in modo assolutamente indipendente
ma non senza lo studio dei grandi artisti europei dell'800
ed in particolare degli impressionisti.

Per questa sua lontananza dalle grandi mode artistiche dell'epoca
 i suoi dipinti non ebbero per lungo tempo
la considerazione che meritavano.




Prima fila




Il vero grande successo gli arrise infatti solo verso i 50 anni
e precisamente dopo il 1933
anno in cui il MoMa di New York gli dedicò la prima retrospettiva.


 
 
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NIGHTHAWKS – NOTTAMBULI



ANALISI DELLA SUA PITTURA


Le opere di Edward Hopper… “Pittore del silenzio“,  hanno grandi valenze simboliche che esplorano ed anticipano le difficili realtà comunicative della moderna società…

La sua è una pittura “semplice” e lontana da ogni virtuosismo o raffinatezza ma trasmette con forza dei messaggi, anche spirituali, grazie all'uso intenso del colore.

Ogni suo dipinto “fissa” un particolare momento emblematico di una situazione ma può anche esser visto da molte angolazioni.


 
 
 

 Hopper – Autoritratto (partic.)
 
 
 
 
 
 

 
Il tema principale  delle sue opere è l’atmosfera di solitudine soprattutto delle grandi città… dei suoi tempi… ma che tuttavia, a ben vedere, è uguale ancor oggi nonostante l'esplosione del web e le nuove tecnologie di comunicazione anche se celato, o coperto, dal boom dei social network.
 
 
 
 
 
 
Hopper – Sole di mattina
 
 
 
 
 
IL SUO MONDO PITTORICO

 
 
Nei suoi esordi fu molto vicino alla pittura impressionista soprattutto nel suo soggiorno europeo dei primi anni del secolo scorso ed in quelli successivi.
 
Poi però, pian piano, la “rarefazione” della sua pennellata,  in evidente contrasto con la vivacità dei colori, donando un senso di inquietudine, porta a definire la sua… una pittura metafisica
 
La scena dei suoi quadri è sempre silenziosa ed i personaggi dipinti appaiono fermi come se ripresi nell'attimo di un pensiero, di un momento di solitaria riflessione…
 
 


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New York Movie 1939

 
 


 
I suoi dipinti rappresentano quello che appariva già evidente nell'America del primo 900 cioè il senso di vuoto, di alienazione, di grave incomunicabilità soprattutto nelle classi medie delle grandi città americane.
 
Presento ora altri suoi dipinti per meglio evidenziare quel che dicevo e cioè la sua rappresentazione di un mondo sempre più moderno, sempre più avanzato, sempre più veloce… ma che, proprio per questo, gli appare (ed è) moltiplicatore di solitudine ed incomunicabilità…
 
Quel che è certo è che egli coglieva nel segno…

Oggi i suoi dipinti sono amatissimi e vanno per la maggiore ed anzi dirò di più… essi sono anche diventati mitici ed emblematici… del “male di vivere“.
 
 
 
 
 
 
Automat
 
 
 
 
Escursione nella filosofia
 
 
 
 
 
Compartment C Car 293


 
 
 
 
Sera blu



Stanza d'albergo



Silenzio




Guardare il mare


 
 

 
 Tony Kospan 
 

 
 
 

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Chop Suey (1929)

 
 
 

Buonanotte con la bella minipoesia “A ogni inizio di notte” di Vivian Lamarque   Leave a comment

 
 
 

 
 
 
 
AD OGNI INIZIO DI NOTTE
Vivian Lamarque

 
A ogni inizio di notte
gli inviava pensieri,
adeguati all’ora del silenzio e dei baci.
E gli adeguati pensieri,
di tetto in tetto scivolando,
a lui quasi preso dal sonno giungevano
appena appena in tempo,
quasi in ritardo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

 

 
 
 
by Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

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Licia Passini
 
 
 
 
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