Archivio per 27 aprile 2016

Lalibela – Storia ed immagini dell’incredibile Gerusalemme d’Etiopia creata nel XII Sec.   1 comment

 
 






Lalibela è una piccola città dell’ Etiopia
situata a 2700 mt di altezza nota perché è
uno dei luoghi sacri più sorprendenti del mondo.
 
Visitiamola e conosciamola almeno virtualmente


 
 
 
 

 

 

 

LALIBELA


IL SORPRENDENTE… MEDIEVALE…


CENTRO RELIGIOSO ETIOPE

 

 

Perché sorprendente?

Perché la cittadina dell’Etiopia presenta undici chiese rupestri non costruite bensì scolpite interamente da un unico blocco di granito ed il cui tetto è situato al livello del suolo.

 

 

 

 
 
 


LA STORIA




La cittadina anticamente si chiamava Roha.
 
Cambiò il nome nel 12 ° secolo quando il Re Lalibela volle che si scolpissero queste chiese straordinarie e pertanto la città prese il nome di chi volle creare queste incredibili architetture.
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Narra la leggenda che il Re, da bambino, andò in coma per un tentativo di avvelenamento per cui una volta salvatosi decise di creare un grande complesso religioso.
 
Il Re però non volle copiare alcun tipo di chiesa precedente bensì creare solo costruzioni completamente diverse dalle altre… assolutamente uniche.
 

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Per realizzare ciascuna chiesa il lavoro consisteva prima nell’isolare un enorme pezzo di roccia, scavandovi tutto intorno, e poi passare ad un enorme lavoro di scalpello e martello per creare e cesellare gli interni.
 
La chiesa più grande è alta 40 mt.
 

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Un’altra leggenda vuole che di notte l’immane lavoro fosse continuato dagli angeli per aiutare gli esausti operai.
 
Una delle chiese contiene un pilastro in cui sono nascosti i segreti ed i progetti di costruzione visibili solo dai sacerdoti.
 

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Il desiderio del Re era anche quello di creare una Nuova Gerusalemme per evitare ai sudditi il lungo pellegrinaggio in Terra Santa e di costruire una nuova Città sacra che potesse competere con la famosa Axum che nasconde o nasconderebbe la vera ed originale Arca dell’Alleanza.
 
Lo stile delle decorazioni è di tipo bizantino.
 
Il risultato come possiamo vedere da queste immagini è stupefacente.

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F I N E




     
STORIA.. RICORDI E ATMOSFERE DI UN TEMPO
 


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L’incredibile love story tra Edda Mussolini.. figlia del Duce e Leonida Bongiorno.. capo partigiano – I Parte   2 comments

 
 
 
Un sorprendente… incredibile… amore
vissuto al di là delle ideologie e della storia,
e perfino al di là dei caratteri dei protagonisti,
venuto da poco prepotentemente alla luce.

 
 
 
 
 
 
 
 

Questa storia assolutamente vera, ma sconosciuta ai più,
è venuta alla luce, dopo oltre sessanta anni,
grazie al giornalista scrittore Marcello Sorgi.
 
 
 
 
 
L’INIMMAGINABILE LOVE STORY
TRA LA FIGLIA DEL DUCE
ED UN CAPO PARTIGIANO
 
 
 
I PARTE

 
 
 
Marcello Sorgi
 
 
 
 
Il giornalista scrittore ha scoperto per caso a Lipari,
la più grande delle Isole Eolie, mentre era in vacanza..
questo sorprendente gossip di fine guerra…
 
 
Una bruciante passione  testimoniata da lettere e «pizzini»
gelosamente custoditi nell’armadio della «petite mal maison»
di contrada Timparozzo,
che fu lo scenario di quel complesso ma profondo rapporto.
 
 
Ma andiamo avanti con ordine…
 
 
 
mini fleur

  
 
 
I PROTAGONISTI

 
 
EDDA MUSSOLINI… VEDOVA CIANO…
E
LEONIDA BUONGIORNO

 
 
 
 
 
 
 
 
LO SCENARIO
 
 
Il palcoscenico… bellissimo… sul quale si snoda la storia… 
è la bella isola di Lipari…
 
 
 
 
 
Un angolo dell'isola
 
 
 
mini fleur
 
 
 
 
 
EDDA
 
 
 
CHE PERSONA E’? 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Figlia di Benito Mussolini… e Rachele Guidi… trascorre l'infanzia a Milano, discola e molto magra. 
 
Ormai giovanetta conosce il Conte Galeazzo fratello di un'amica e dopo soli due mesi Edda Mussolini, a soli 20 anni, lo sposerà il 24 aprile 1930.


 
 
 

Il matrimonio tra Edda e Galeazzo

 
 
 
 
Capri è la meta del loro viaggio di nozze lampo, poi i due sposi partono per Shanghai dove Galeazzo Ciano è console.
 
Dopo la nascita del figlio Fabrizio rientrano in Italia nel 1932.

Qui riparte la carriera politica di Ciano che culminerà con la nomina a Ministro degli Esteri.
 
 
 
 
 

Edda con il marito Galeazzo Ciano

 
 
 
Edda… nella Roma degli anni 30… è una delle più attive protagoniste della grande mondanità…
 
Potente, prepotente, inquieta, chiacchierata, adoratrice “bel mondo”, Edda Ciano è la “contessa dei Parioli”.


 
 
 
Edda e Ciano in spiaggia
 
 
 
 

Spregiudicata, stravagante, di non inespugnabile virtù, ama il gin, il poker, le sigarette forti, gli uomini più giovani, gli abiti audaci, i romanzi americani e le opere di De Chirico.
 
Appartiene alla fortunata razza di persone a cui la quotidianità riserva solo scosse di piacere.
 

 

 

Edda ed il marito G. Ciano

 



La sua vita è anche una sfida alle regole, un divertissement, un romanzo.
 
Il suo copione sembra scritto dal dio della fortuna.
 
Poi, inevitabile, scatta il contrappasso: gli dei malevoli si vendicano e la sua infinita elegante vacanza precipita nella tragedia delle cupe atmosfere del morente fascismo.






 
Salò, 1944 – Mussolini si rifiuta di revocare la condanna a morte di Ciano comminatagli nel Processo di Verona per aver votato contro di lui al Gran Consiglio.
 
La ribelle dorata dei quartieri alti si trasforma in ribelle autentica, dalla maschera tragica.
 
Donna “contro”, orgogliosa ma sfinita dalla vita, lotta con tutte le sue forze per salvare Galeazzo.
 
Implora, minaccia, gioca la carta dei Diari, maledice il padre tanto amato, piange tutte le sue lacrime.

Invano.
 
 
 

Edda col padre Benito

 
 
 
Ferita, furiosa, disperata, si rivela una donna vera, protagonista e vittima della Storia.
 
Gli altri muoiono, lei sopravvive ma è una donna senza sorriso.
 
Ha amato il marito Galeazzo, a modo suo, e glielo hanno portato via.
 
Ha amato il padre Benito con tutta se stessa e lui l’ha tradita.
 
Ha tanto amato e la vita l’ha portata a odiare: tragico capriccio del destino, che, impietoso, le ha chiesto il conto.


 
Nel settembre del 1945, a cinque mesi dalla fucilazione del padre Benito Mussolini e ventuno da quella del marito Galeazzo, Edda Ciano viene mandata al confino a Lipari.
 
La “sorvegliata speciale numero 1“, come ama definirsi, è malata, depressa, chiusa nella solitudine.
 
A 35 anni sembra ormai una donna finita.
 
Ma… non sarà così.
 
 
 
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LEONIDA BUONGIORNO
 
 
 
CHI E’?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Figlio di Don Eduardu Bongiorno, capomusica della banda municipale di Lipari, socialista con Mussolini e poi così antifascista da essersi sempre rifiutato di suonare col suo trombone “Giovinezza” e da aver aiutato la fuga in motoscafo di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti nel 1929, era ritornato da poco sull’isola.
 
Era stato Tenente degli Alpini in Grecia e Francia, quindi orgoglioso partigiano comunista della resistenza francese ed ex prigioniero dei tedeschi.
 
Era colto (laureato in Economia a Bologna), ma anche conoscitore di greco e latino e… romantico.
 
E’ il capo del Pci isolano… quando…
 
 
 
 
mini fleur
 
 
 
 
 
LA LOVE STORY

 
 
 
Abbiamo lasciato Edda triste e sconsolata al confino ma ecco che dal mazzo di carte del cangiante destino esce un jolly che ha il volto di Leonida Bongiorno, partigiano comunista bello, alto, forte, colto, romantico.
 
Lei ha il fascino dell’inquietudine, la seduzione del mistero, l’appeal della dea pagana che fu.


 
 
 
 
 
 

La contessa lo corteggia subito, per stuzzicarlo lo chiama “Baiardo” (come il cavallo di Rinaldo) o “Lecret” (come il generale liberatore di Cuba nel 1898), e gli chiede di poter stare nella sua «casetta moresca» del Timparozzo che le ha «preso il cuore» e che ribattezzerà “Petite Malmaison” (come il castello regalato da Napoleone a Joséphine de Beauharnais dopo il divorzio).
Il loro nido.
 
Nelle lettere spesso lo provoca: «Mio adorabile allievo di sieur Palmiro»; «Continuate a essere comunista? Davvero?»…
Lui, un po’ in soggezione dinanzi a quella donna misteriosa, le dà il nome di Ellenica, le racconta epici episodi di guerra, leggende e miti delle Eolie, le declama a voce alta l’Odissea, che conosce a memoria.
 
Soprattutto, la ragguaglia sul suo passato sentimentale, sulle sue tre storie d’amore degne di essere ricordate. Edda ricambia le confidenze, ricorda i tradimenti di Galeazzo, l’indifferenza del Duce («Una donna italiana fascista deve saper portare le corna»), e anche i suoi. 
 
Presto l’amicizia, complici le gite in barca, i versi di Byron, la sbocciante primavera eoliana, senza però sottovalutare i succinti costumi da bagno della rifiorita e abbronzata 35enne, si trasforma in altro.
 
E poco prima della Pasqua 1946 i baci diventano più audaci, le carezze spinte, gli incontri bollenti.

A Vulcanello il 16 marzo Baiardo la disegna nuda, dritta su una piccola roccia in mezzo al mare; un ritratto destinato, dopo il rientro a Roma, a una parete del bagno personale di Ellenica.
 
Ormai il soldato conquistatore è cotto a puntino.

Una sera le confessa: «Voi per me potreste essere la donna ideale!».

Ma viene gelato: «è possibile che io lo sia per tutti gli uomini che si sono innamorati di me?».
 
Fra la figlia del duce, la “fascistissima” Edda, e un uomo che orgogliosamente esibisce la tessera del Pci nasce una grande passione, un amore disperato.

 
 
 

 

 


Si incontrano, si corteggiano, si amano.

Baci dati e negati, fughe repentine, capricci di monella, parole sussurrate, poesie dedicate, sguardi persi nel vuoto, momenti di passionalità intensa, lettere, gelosia.

Una storia d’amore struggente, impossibile, che nasce e si consuma nelle magiche Eolie, inebriata dal profumo dei gelsomini, bagnata dalle acque blu di quelle isole vulcaniche, rincorsa sulle spiagge nere nei giorni di scirocco «bianco», il vento africano che toglie le forze e induce alla rilassatezza.

E come tutte le storie d’amore, capace di superare ogni differenza e ideologia.
 
«La loro è una storia d’amore e di grande bellezza di vita isolana, un po’ indigena, impensabile oggi. Passavano le nottate a far l’amore sul terrazzo di casa, lei faceva il bagno in due pezzi…» 
 

 
 

mini fleur 
 
 
 
 
 
CONTINUA…
 
 
 
 
Testo ed immagini da vari siti rielaborati e coordinati da T.K. 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN



IL SALOTTO CULTURALE DI FB?

LA TUA PAGINA D’AMORE PSICHE E SOGNO






La forchetta – Semplicissimo ma simpaticissimo raccontino morale   3 comments

 

 
UN SEMPLICISSIMO…
MA SIMPATICISSIMO RACCONTO MORALE…
 
 
 
 

 

 

 

LA FORCHETTA

 

Una giovane donna ha appena saputo di avere una malattia terribile e che le restano solo tre mesi di vita.
Chiama il parroco per le sue ultime volontà.
Sceglie gli abiti che indosserà, la musica, le parole e le canzoni.
 Quando il parroco sta  per andarsene lo trattiene per un braccio.
– “C’è un’altra cosa …”
– “Dica”
– “Questo è importante. Voglio che mi si sotterrino con una forchetta nella mano destra!”

 Il parroco è molto sorpreso …
– “La cosa la meraviglia, vero?”
– “Per essere sincero sono piuttosto perplesso dalla sua richiesta”
– “Dunque! Mia nonna mi ha raccontato questa storia ed io ho sempre provato a trasmettere questo messaggio a tutti quelli che amo ed hanno bisogno di incoraggiamento. 
” In tutti i miei anni di partecipazione ad eventi sociali e pranzi ricordo che sempre c’era qualcuno che piegandosi verso di me diceva – tenga la sua forchetta! – ed era il momento che preferivo perché sapevo che qualcosa di meglio sarebbe arrivato, come una torta, una mousse al cioccolato od una torta di mele.

 

 


 

 

Qualcosa di meraviglioso e di sostanza. “
Quando la gente mi vedrà nella cassa da morto con una forchetta nella mano, voglio che si chiedano:
– Perché quella forchetta? – ed allora lei potrà rispondere:
– Tenete sempre la vostra forchetta perché il meglio deve ancora arrivare! -”
Il parroco, con le lacrime agli occhi, stringe forte la giovane donna per darle l’arrivederci.
Sa che non la rivedrà mai più viva. E sa che quella donna aveva un’idea del paradiso molto migliore sia della sua che di tanta altra gente.

Lei SAPEVA che qualcosa di meglio sarebbe successo.
Ai funerali la gente sfilava davanti alla cassa della giovane donna e vedevano sia il suo bel vestito che la forchetta nella mano destra.
Tutt’a un tratto il parroco sentì l’attesa domanda:
– “Perché la forchetta?” e sorrise.

Durante la predica, il parroco raccontò la conversazione avuta con la giovane donna alla vigilia della sua morte e raccontò loro la storia della forchetta dicendo che non riusciva a smettere di pensarci e che da allora in poi anche loro, ogni volta che avessero avuto nella mano una forchetta, avrebbero dovuto permetterle di ricordar loro che il meglio doveva ancora avvenire.
 

 

 



DAL WEB – IMPAG. T.K.

 

 

SPERIAMO CHE DAVVERO…
IL MEGLIO CI SARA' RISERVATO
DOPO LA NOSTRA… DIPARTITA…
 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 




LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

 

Buon mercoledì pomer. in poesia “Se solamente” Neruda – arte.. E. Sonrel – canzone “Infiniti noi”   3 comments

 

 

 

 

Elisabeth Sonrel

 

 

 

 
 
 
Il ballo è un ricamo… è un volo…
è come intravedere l’armonia delle stelle…
è una dichiarazione d’amore…
Il ballo è un inno alla vita.
La voce della Luna – Fellini
 

  

 

 

Elisabeth Sonrel
 
 
 
 
SE SOLAMENTE
Pablo Neruda
 
 
Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
e mettessi la tua lingua come una freccia rossa
là dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare,
piangendo,
suonerebbe con  rumore scuro,
con suono di ruote di treno assonnate,
come acque vacilllanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
e sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato,
in riva al mare,
piangendo…
 
 
 
 

Elisabeth Sonrel

 

 

 

 
 
 

 
a tutti da Orso Tony

 

 

 

Elisabeth Sonrel
 
 
 
 

Angkor – Grande metropoli medievale e capolavoro di ingegneria idraulica   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 

Angkor è stata una città immensa,
nata intorno ad un grande centro religioso.
 che ha prosperato fra il IX ed il XV secolo anche grazie
ad una un enorme ma efficiente rete di canali. 

La capitale dell’impero Khmer nel 1400 d.C., in Cambogia,
si estendeva infatti su circa 3.000 km quadrati…
 

Ma proprio il geniale sistema di canali su cui si reggeva
potrebbe averne decretato la fine.

Ma… conosciamola
 
 

 
 

 

 

 

ANGKOR METROPOLI PREINDUSTRIALE

E GIOIELLO DI INGEGNERIA IDRAULICA

Alessia Manfredi


 
 
 
 
 
 

Un’immensa metropoli, nata e sviluppatasi su un sistema idraulico complesso, nel cuore della foresta tropicale: quello che sorgeva anticamente intorno al tempio di Angkor Vat, in Cambogia, capolavoro dell’architettura khmer e oggi patrimonio dell’umanità, era il più grande insediamento urbano dell’epoca preindustriale, almeno tre volte più vasto di quanto si era creduto finora.

 

 

 

 

A gettare nuova luce sulla storia della città sorta intorno al complesso monumentale-religioso che il Guinness dei primati classifica come il più esteso al mondo, è un’équipe internazionale di archeologi.

Tracciando una nuova mappa con l’aiuto anche dei radar della Nasa, i ricercatori hanno “rivisto” le dimensioni di quella che fu la capitale dell’impero khmer dal nono al sedicesimo secolo: la sua superficie si estendeva su un’area di circa 3.000 chilometri quadrati ed ospitava una popolazione di un milione di persone, secondo gli autori dello studio appena pubblicato sui Pnas, la rivista dell’Accademia nazionale delle Scienze americana.

 

 

 

 

Il tutto grazie a un’avanzatissima rete idraulica, che permetteva di conservare l’acqua per utilizzarla nelle stagioni secche, arrivando anche a deviare il corso di un fiume, il Siem Reap, facendolo arrivare fino al cuore dell’insediamento.

Ma lo stesso miracolo di ingegneria idraulica che permise alla città di fiorire e prosperare nei secoli, fu, con ogni probabilità, anche causa della sua rovina.

Divenne ingestibile e ciò, sommato alla sovrappopolazione e all’eccessiva deforestazione, portò al collasso dell’intero sistema.

 

 

 

 

La storia di Angkor affascina la comunità scientifica dagli anni ’50.

Ma le prove per determinare cosa causò il suo declino sono state finora molto difficili da reperire.

Nel 2000 un gruppo di archeologi cambogiani, francesi e australiani chiese aiuto alla Nasa.

Grazie alle immagini ottenute dai satelliti in orbita, in grado di scrutare con i radar anche il sottosuolo, sono stati identificati nuovi sentieri e canali sotterranei, che hanno dato un quadro nuovo della reale estensione della città.

 

 

 

 

Combinando quelle immagini con altre fotografie aeree e rilievi topografici, gli archeologi hanno individuato tracce di migliaia di bacini d’acqua e di 74 templi finora ignoti.

E hanno ipotizzato che il complesso sistema di irrigazione permettesse di alimentare colture di riso su superfici molto estese, fino a 25 chilometri a sud e a nord di Angkor.

 

 

 

 

Un capolavoro di idraulica che potrebbe, però, essersi trasformato in una maledizione, giocando un ruolo chiave nel crollo della civiltà khmer, terminata nel 1431 con l’invasione dei Thai e l’abbandono dei luoghi.

Secondo una delle teorie più accerditate, che questa ricerca avalla ulteriormente, a decretarne la fine fu una catastrofe ambientale dovuta all’eccessiva manipolazione dell’ambiente, insieme alla deforestazione, all’erosione del suolo e a una serie di fatali inondazioni.

 



(repubblica.it – impaginazione Tony Kospan)

 

 

 


    

PSICHE E SOGNO

LA PAGINA DI… SOGNO… CON OLTRE 490.000 FANS


 




Giorgio Vasari.. pittore rinascimentale ma soprattutto creatore della.. Storia dell’Arte   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pittore, architetto, scrittore, ma anche scenografo, decoratore, costruttore di apparati effimeri per i carnevali… matrimoni… etc…il versatile aretino però è stato, e resta, soprattutto una miniera di informazioni storiche… tecniche ed artistiche sul mondo dell'arte rinascimentale oltre che l'inventore del linguaggio dell'arte.

Possiamo dire in poche parole che dopo di lui l'Arte, soprattutto come conoscenza, analisi e storia…, non fu più la stessa…

Cercheremo di analizzare, in breve come sempre, la sua figura e le sue opere…

 
 
 
 

(Arezzo 30.7.1511 – Firenze 27.6.1574)

 

 

GIORGIO VASARI
PENNELLO E… PENNA…
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 

 

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Vasari dipinge – Casa di Arezzo

 

 

Iniziò giovanissimo a frequentare la bottega d'arte di Guglielmo di Marcillat dove incontrò Rosso Fiorentino che ebbe poi grande influenza nelle sue opere.

A soli 13 anni si trasferisce a Firenze massimo centro culturale ed artistico dell'epoca e dove conobbe diversi grandi artisti tra cui Michelangelo e Andrea del Sarto che completarono la sua formazione artistica…

 

 

San Giorgio e il Drago

 

 

Qui strinse un sodalizio artistico con il quasi coetaneo Del Salviati Cecchino insieme al quale affrescò per il cardinale Salviati a Palazzo Salviati, “La vita di Giovanni il Battista” che portò fama soprattutto al Cecchino e col quale fece un viaggio per ammirare opere d'arte in varie città d'Italia tra cui Roma, Napoli e Bologna… ma nelle quali operò anche…

 

 

Il Convito di Ester e Assuero

 

 

Il centro principale della sua attività però resta Firenze…  dove fondò l'Accademia delle arti e del disegno insieme ad altri artisti e dove conosce Cosimo I dei Medici che gli commissiona delle opere architettoniche… e dal 1560 in poi è incaricato della Costruzione del Palazzo degli Uffizi… della ristrutturazione di Palazzo Vecchio e del Palazzo degli Anziani di Pisa.

 

 

La nascita di Venere

 

 

Sue caratteristiche sono il piacere di lavorare in compagnia… di altri artisti… al punto che da alcuni è anche stato definito una specie di talent scout… ed un'altra, come dirà egli stesso, è la sua grande celerità nel dipingere.

In tutto il corso della sua vita alternò la creazione di opere d'arte con quella di “opere effimere”.

Cioè curava anche l'organizzazione e le scenografie per matrimoni nobiliari… per manifestazioni teatrali… carnevalesche… etc..

Morì nel 1574 a Firenze.


 

 

 

 

 

LO STILE DEL VASARI PITTORE

 

 

Caino e Abele – Dipinto a Napoli

 

Può essere considerato fra i maggiori manieristi tosco-romani ma possiamo forse meglio definire il suo stile come una combinazione tra manierismo, visioni michelangiolesche ed i colori di Rosso Fiorentino.

Il Manierismo è la corrente artistica che si distinse per la ricerca di uno stile fatto di eleganza, armonia e sicurezza che ebbe vita dal 1525 fino al 1563 anche se il termine fu usato dal Vasari principalmente per descrivere il virtuosismo del pittore.
 
 
 

La fucina di Vulcano

 

 

In effetti la pittura vasariana è incredibilmente precisa e ricchissima di particolari, anche minimi… come possiamo accorgerci esaminando ad es. capelli, mani, occhi, vesti, oggetti etc…, ed i colori sono sempre vivaci… vari e stupendamente applicati.
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Sala di Cosimo il Vecchio – Palazzo Vecchio – Firenze



 
Tuttavia la sua pittura, pur elegantissima, appare non manifestare quel pathos… quel calore… che caratterizzò i grandissimi del Rinascimento.
 
 
 
 
 
 
 
“LE VITE”
E LA NASCITA DELLA STORIA DELL'ARTE
 
 
 
 
 
 
Come si diceva all'inizio pur essendo stato un valente (ma non geniale) pittore… architetto… e non solo… tuttavia la sua fama principale oggi gli viene dall'Opera che scrisse e che rappresenta una vera e propria pietra miliare nel campo della storiografia e del linguaggio nel campo dell'Arte.
 
Eppure il Vasari in una lettera ad un amico si lamentava di non esser così bravo con la penna come col pennello!!!!
 
 
 

Allegoria della giustizia

 

 

 

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, da Cimabue insino a’ tempi nostri è il titolo originale dell'opera che ebbe 2 edizioni, la prima nel 1550 e la seconda nel 1568, ma che per brevità ormai è da tutti chiamata “Le vite“.
 
L'opera contiene oltre 160 biografie di artisti ed è quindi un'opera che possiamo definire “monumentale” e la sua importanza è immensa… al di là della condivisione o meno di diversi suoi giudizi sugli artisti di cui scrive… ed altresì al di là di diversi errori.
 
Inizia proprio grazie a “Le vite” l'interesse per le biografie degli artisti, per la critica e l'analisi delle opere, per le conoscenze delle tecniche pittoriche e per la storia delle “scuole” dal duecento in poi.

Infine appare evidente la consapevolezza, in lui, di tutto quello che il suo secolo rappresentava per l'evoluzione dell'Arte mondiale coniando il termine “Rinascita“.
 
 
 

Battaglia di Marciano

 

 

Ne “Le vite” il Vasari parla anche di se stesso come “Novello Giotto“… e racconta, in alcuni casi con dovizia di particolari (come per il periodo napoletano), ed in altri con strategici silenzi o strategiche amplificazioni la sua vita e le sue opere…
 
Il testo, a dire il vero, contiene anche diversi e marchiani errori in quanto il Vasari prendeva per buone anche le dicerie e le leggende createsi intorno alle vite degli artisti vissuti nei secoli precedenti… ma tuttavia queste inesattezze, che per lungo tempo hanno inficiato l'attendibilità dell'opera…, non possono danneggiarne nè l'impianto complessivo nè la precisione e la cura dei “suoi” giudizi estetici e critici… come concordemente oggi la critica ha finalmente riconosciuto.
 
 
 

 

 

 
In ogni caso non possiamo sottacere 2 importanti aspetti:
 
1 – che le vite degli artisti temporalmente a lui più vicini appaiono abbastanza corrette e precise…
 
2 – che alla sua epoca non c'erano certo i moderni strumenti tecnologici che avrebbero potuto consentirgli più precise ricerche ed analisi scientifiche.
 
Pertanto, in considerazione dell'assoluta innovazione rispetto al preesistente “vuoto” (o quanto meno “grande dispersione“) di conoscenze nell'ambito dell'arte, al Vasari ed alla sua opera letteraria va riconosciuto un merito davvero incommensurabile…

 
Tony Kospan
 
 
Copyright Tony Kospan – Tutti i diritti riservati
 
 
 
 

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Casa Vasari – Storie di Zeusi 




 

Breve ricordo di Renato Rascel.. popolarissimo attore.. cantante e showman dagli anni 50 agli anni 80   Leave a comment

 

 

 


 

 

 

Il mitico piccoletto dello spettacolo italiano

per i giovani d'oggi è forse un illustre sconosciuto

eppure è stato un vero e proprio mito degli anni 50 e 60.


 

 

Torino 27.4.1912 – Roma 2.1.1991

 

 

Nato per caso a Torino dove i suoi genitori,

cantanti di operetta, si trovavano per degli spettacoli,

il padre, romano, ci terrà però poi a farlo battezzare a Roma

per dargli il certificato di… romanità

.



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Ed in effetti romanissima… ma non solo…

è stata la sua brillante carriera…

che iniziò fin da giovanissimo…

 

 

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Dopo un buona gavetta nell'avanspettacolo prima della guerra…

il successo vero gli arriva solo negli anni 50 grazie al sodalizio artistico

con i mitici autori Garinei e Giovannini.






I suoi successi sono stati tanti ma i principali risultano

 “E' arrivata la bufera“,  “Il corazziere

ed in particolare  Attanasio cavallo vanesio

che diventa anche un film.








Nel 1957 diventa famoso in campo internazionale

per l'interpretazione di Arrivederci Roma

che diventa anche un film “americano”

in cui appare insieme al tenore Mario Lanza e Marisa Allasio.






Nel 1960, in coppia con Dallaravince il Festival di Sanremo



con la canzone
Romantica, da lui musicata.




 





In verità il successo fu dovuto soprattutto


all'interpretazione “urlata” da Dallara
.







L'ultimo suo grande successo è la serie di telefilm per la RAI


I racconti di padre Brown” tratta dai libri di G. K. Chesterton







E' stato, con i suoi tanti show  teatrali e soprattutto televisivi,

uno di quegli artisti amatissimi  che ci hanno accompagnato ed allietato 

per diversi decenni della 2° parte del secolo scorso.


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Qui con il Quartetto Cetra

 

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Mi fa piacere infine ricordarlo

con alcuni suoi aforismi…

ed un video che è un vero cimelio storico.


 

Le verità sono come le medicine:
hanno il sapore cattivo e nessuno le vuole prendere,
però fanno bene.


Il pubblico è come un bambino.
Se gli si lascia un bel giocattolo lo rompe subito.
Bisogna aver pazienza, giocare assieme.




Sono così distratto, ma tanto distratto,
che mi sono dimenticato di crescere
.



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Infine il bel video d'epoca… del…

PICCOLO CORAZZIERE

 

 

 


 

 

 

CIAO DA ORSO TONY…

 

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Un ricordo di Luisa Conte.. anche con video.. della grande attrice che impersonava l’anima popolare di Napoli   Leave a comment



Desidero oggi ricordare brevemente
l'attrice teatrale Luisa Conte,
definita unanimemente la donna del popolo
che meglio interpretava a teatro la realtà di Napoli
nel bene e nel male
e dotata di una verve comica davvero unica.

La sua morte sorprese e sconvolse la città
che l'amava tanto.






A Donna Luisa,
così era da tutti chiamata con rispetto ed ammirazione,
infatti la città riservò un saluto ed un omaggio indimenticabile
sia per l'enorme numero di persone che partecipò ai funerali
che per la grande commozione che si diffuse in città e non solo.



BREVE BIOGRAFIA



Nata in una famiglia povera e numerosa
 già a 5 anni era sul palcoscenico del Trianon
ed a 14 era già in una Compagnia teatrale.



Luisa Conte
Napoli 27.4.1925 – Napoli 30.1.1994
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Iniziava così una luminosa, fantastica,
ma anche estremamente varia, carriera di attrice teatrale
toccandone quasi tutte le corde…
dalla sceneggiata alle grandi commedie di Eduardo
e di tanti altri grandi autori comici e non.

Ha recitato, tra gli altri, 
con il grande Eduardo e con Nino Taranto



Qui è con Nino Taranto



Ma era soprattutto amata per il piglio recitativo
ed il grande carisma che emanava dalle tavole dei palcoscenici
facendo innamorare ed estasiare il pubblico.



Qui è con Eduardo



Infatti al solo suo apparire sulla scena…
ed alle sue prime parole
dette con un'espressività ed un'intonazione così particolari,
ma nel contempo così partenopee,
una scossa elettrizzante colpiva gli spettatori…

Ma non è stata solo un'attrice perché ha svolto
anche il ruolo di impresaria teatrale.



Luisa Conte ed il fotografo Augusto De Luca



Negli ultimi anni essendo ormai diventata un mito
e già ammalata di cuore,
al suo entrar in scena lunghissimi applausi
fermavano per un po' la recitazione.

Ha lasciato un enorme vuoto
negli ambienti teatrali napoletani
ma anche un'eredità che potrebbe esser stata raccolta
dall'amatissima nipote Lara Sansone.






IL VIDEO

Ricordiamola ed omaggiamola con questo video…
in cui possiamo riconoscere ed ammirare
la sua stupenda recitazione…
insieme a Nino Taranto e non solo…






Tony Kospan



UNO SPAZIO VIRTUALE COMUNE D’ARTE
POESIA MUSICA SOGNI RACCCONTI
RIFLESSIONI BUONUMORE ETC
NEL GRUPPO FB…

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Foto di Augusto De Luca


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