Archivio per 23 marzo 2016

La creazione del mondo in una leggenda ungherese   Leave a comment





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Tantissime sono le leggende
che tutti i popoli del mondo hanno utilizzato
per raccontare la Creazione del Mondo…
 
 
Questa è stata raccolta da un ricercatore… in Ungheria…
nel 1890 prima che ne scomparisse  per ssmepre il ricordo
 
 
Ma ne riparleremo alla fine…
 
 
 
 

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Il Giardino delle delizie  trittico  di Hieronymus Bosch
 
 
 
 
 

LA CREAZIONE DEL MONDO

 
 
 
 
All’inizio di ogni cosa, prima che il mondo venisse creato – e con lui gli uomini, il buio, la luce e il passare del Tempo – c’era una grande distesa d’acqua cristallina che si estendeva di sotto, di sopra e in ogni dove.
Da qualche parte, dove di preciso non sappiamo, viveva il vecchio Del.
Solo soletto e piuttosto annoiato.
Perché il poveretto non aveva né figli, né fratelli, né nipoti, né amici.
E anche perché aveva deciso di creare un Gran Mondo, ma proprio non sapeva che Gran Mondo avrebbe fatto bene a creare.
Fu così che un giorno – se possiamo dire un giorno, perché i giorni non erano stati ancora creati – per l’irritazione scagliò il suo bastone nella grande distesa d’acqua cristallina.
E vide che il suo bastone, nell’acqua cristallina, si allungava, si ingrossava, metteva radici, rami e foglie, e cresceva sino a diventare un grande albero.
Sotto di esso, più tranquillo e beato di un passero a primavera – se possiamo dire un passero a primavera, dato che i passeri a primavera non erano ancora stati creati – stava seduto il giovane Bengh. – Buongiorno! – disse Bengh al vecchio Del, ridendo e sorridendo un po’ di sbieco, come solo lui sapeva fare. – Io so che tu non hai né amici né fratelli: ebbene, se vorrai, io sarò per te tuo amico e tuo fratello.
Il vecchio Del all’inizio si rallegrò.
Ma poi pensò che quel giovanotto dalla fronte spaziosa e dal sorriso accattivante si era allargato un po’ troppo.
D’altronde si sa come vanno le cose con i diavoli.
C’è sempre il rischio che se gli date un dito si prendano l’intera mano.
E che se gli date una mano si prendano il braccio, la spalla e tutto quello che c’è attaccato di sopra e di sotto. – Tu non potrai essere mio fratello – rispose così un po’ piccato,- perché io non posso avere fratelli.
In quanto all’amicizia vedremo…
Ma intanto, se vorrai, potrai fami compagnia nel mio viaggio.
Viaggiarono insieme per nove giorni e nove notti – se possiamo dire notti, perché le notti non erano state create, – ma ben presto il vecchio Del si accorse che il suo era un pessimo compagno di viaggio.
Petulante, noioso e anche un po’ invidioso. – Sono stanco. Mi fanno male i piedi. Ho fame e ho sete.
E non ne posso più di questa distesa d’acqua cristallina – brontolava infatti Bengh, un passo sì e un passo no. – Cosa non va in questa distesa d’acqua? – gli chiese il vecchio Del. – E’ troppo grande! Io l’avrei fatta più piccola… – A me sembra grande il tanto giusto, per essere una grande distesa d’acqua cristallina… – replicò pazientemente il vecchio Del. – E cosa ancora? – E’ troppo profonda! – A me sembra profonda al punto giusto… Cos’altro ancora? – E’ troppo salata!
E poi tutta questa umidità finirà per farmi venire i reumatismi, ecco…
Certo però, se avessi io i tuoi poteri… – Cosa faresti? – gli chiese il vecchio Del. – Farei un Gran Mondo, ecco che farei!
Con tanta terra asciutta e con tanta gente allegra. E anche con un giardino fiorito, una comoda casetta e un focherello caldo caldo che riscaldi le mie povere ossa!
 
 
 
 
 

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Il vecchio Del ci pensò un po’ su e concluse che dopo tutto quell’idea non era niente male. – Tuffati nelle grandi acque – disse perciò al suo giovane compagno – e portami un pugno di sabbia.
Con quella sabbia costruirò un Gran Mondo. – Davvero? Ma come farai? – gli chiese Bengh. – Pronuncerò il mio nome e la sabbia diventerà Terra! Ma ora va’, e portami quello che ti ho chiesto.
Bengh prese la rincorsa e si tuffò pensando che avrebbe potuto costruire lui stesso, il Gran Mondo che desiderava, se avesse preso la sabbia e poi avesse pronunciato ad alta voce il proprio nome.
Ma quando arrivò lì dove le acque cristalline si facevano più profonde, e vide la sabbia, e la prese stringendola forte tra le dita, e infine pronunciò ad alta voce il proprio nome, la sabbia lo ustionò e lui la lasciò cadere.
Tornando dal vecchio Del con le mani vuote, gli gridò: – Non trovo sabbia! E Del: – Va’, e portamene!
Bengh si rituffò.
E per nove giorni, il giovane furfante, sino al calare del sole – se possiamo dire sole, perché neanche il sole era stato creato – provò e riprovò a fare di nascosto ciò che aveva in mente. Ma ogni volta che afferrava la sabbia e pronunciava ad alta voce il proprio nome, le sue dita si ustionavano e la sabbia gli fuggiva dalle mani.
Era diventata tanto calda, la sabbia, che al nono giorno Bengh era diventato tutto nero. Tornò allora dal vecchio Del, che gli disse: – Sei diventato tutto nero.
Sei veramente un cattivo compagno di viaggio!
Ora va’ e portami finalmente la sabbia. E bada che se pronuncerai ancora il tuo nome, sarai bruciato completamente!
Bengh andò di nuovo e finalmente mise la sabbia nelle mani del vecchio Del, che ne fece una grande Terra. La tirò un po’ di qua e un po’ di là, la sollevò e la abbassò, fece montagne, pianure e valli. E mentre il vecchio Del si divertiva un mondo, a creare il suo Gran Mondo, tirando di qua e di là, sollevando e abbassando, e facendo montagne, pianure e valli – e possiamo dire montagne, pianure e valli perché finalmente erano state create, – Bengh sogghignò e disse: – Io abiterò laggiù, sotto il grande albero, e tu, caro amico, cercati un’altra casa!
Nel sentire quelle parole al vecchio Del, con rispetto parlando, venne quasi un diavolo per capello. – Il mio Mondo non ha bisogno di te! – sbottò.
A quelle parole dalla terra appena creata sorse un enorme toro, con enormi occhi ed enormi orecchie, enormi zampe e lunghissime corna. Scalpitò, sbuffò, infilzò Bengh e poi fuggì lontano, dove di preciso non sappiamo, portando via con sé il cattivo compagno di Del.
Batté gli zoccoli talmente forte, il toro, nella sua corsa, da far tremare il Mondo, la distesa d’acqua cristallina che lo circondava e anche i rami del grande albero.
Fu così che sulla terra caddero tutte le sue foglie: le quali presero nuove forme e nuova vita, e si risollevarono, con le sembianze dei primi uomini e delle prime donne.
Il vecchio Del finalmente fu contento di sé.
Perché era davvero un gran bel Mondo, quello che aveva creato.
Con le sue montagne, le sue pianure e le sue valli, e con tanti uomini e tante donne che finalmente gli avrebbero fatto compagnia.

 
 
 
 

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Questa storia dei gitani d’Ungheria venne raccontata al ricercatore Vladislav Kornel e pubblicata per la prima volta, nella sua forma originale, sul Journal of the Gypsy Lore Society di Londra, nel 1890.

Nello stesso anno e in una versione quasi identica raccolta presso altri gruppi nomadi dei Balcani, venne pubblicata anche da H. von Wlislocki ad Amburgo.

 

 

 

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Dal web – impaginaz. Orso Tony




 


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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA E LA CULTURA
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Buon pomeriggio in poesia “Agrodolce” R. Perin – arte.. J. Vettriano – canzone “Historia de un amor”   2 comments

 
 
 
 
Jack Vettriano
 
 
 
 
 
 

 

Il ricordo della felicità non è più felicità,
il ricordo del dolore è ancora dolore.
Lord Byron

 

 
 
 
 

  – Historia de un amor
Jack Vettriano
 
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AGRODOLCE
Roberto Perin
 
Il mondo perfetto,
ideale: i ricordi.
Voglio vivere solo di piaceri,
il lampo di un bacio,
il fruscio di una carezza,
il temporale di una passione.
Ricordi di bimbo,
gli attimi di fantasia,
in sfide con il sole
nell’inventare ombre cinesi,
le urla nella notte
per spaventare i fantasmi.
In me bimbo,
in me uomo,
in me futura anima,
il desiderio di un mondo
senza ombre.
Voglio trasformare
la realtà in ricordo,
un ricordo eterno.
Giochi, fantasie e realtà,
in un perfetto mondo dei ricordi.
Voglio vivere il presente
al suono delle campane,
per vestirlo a festa
e portarlo nel mio
mondo perfetto.
Ricordi di baci,
ricordi d’amore,
ricordi…
che brilleranno per
l’eternità.
 
 
 

Jack Vettriano

 

 

 
 
 
 
 

 

a tutti da Orso Tony

 

 

 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB
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Jack Vettriano – Ballo in riva al mare sotto la pioggia

 
 
 
 

La storia di quell’amore milanese mai corrisposto… del grande scrittore Stendhal   3 comments

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Mi fa piacere ricordar Stendhal, grande scrittore francese del 1800,
ed innamorato dell'Italia, attraverso un accenno alle sue opere letterarie
e poi con la storia del suo sfortunato amore milanese
indice comunque del suo grande impeto romantico.




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BREVE RICORDO DELLO SCRITTORE


Amante dell'arte e appassionato dell'Italia, dove visse a lungo,
esordì in letteratura nel 1815 con le biografie su Haydn, Mozart e Metastasio,
seguite nel 1817 da una Storia della pittura in Italia
e dal libro di ricordi e d'impressioni Roma, Napoli, Firenze.


Quest'ultimo fu firmato per la prima volta con lo pseudonimo di Stendhal,
nome forse ispirato alla città tedesca di Stendal,
dove nacque l'ammirato storico e critico d'arte Johann Joachim Winckelmann.




L'immagine può contenere: una o più persone e sMS




I suoi romanzi, caratterizzati dalla ricerca della verità psicologica
dei personaggi, fanno di Stendhal uno dei maggiori rappresentanti
del romanzo francese del XIX secolo.


I protagonisti dei suoi romanzi
“Il rosso e il nero”, “La Certosa di Parma e l'incompiuto “Lucien Leuwen”,
sono giovani romantici che aspirano alla realizzazione di sé
attraverso il desiderio della gloria e l'affermazione di sentimenti appassionati.
(da Wikipedia con modifiche)






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Grenoble 23.1.1783 – Parigi 23.3.1842




IL GRANDE AMORE DI STENDHAL.. IL MILANESE..
Tony Kospan



Perché possiamo chiamare… “milanese“… Stendhal… pseudonimo dello scrittore francese Henri Beyle… uno dei più grandi romanzieri dell'800?

Semplice… perché amava Milano (e l'Italia) al punto che sulla sua tomba volle che fosse scritto…
Arrigo Beyle – Milanese – Scrisse – Amò – Visse

Iniziò a frequentare Milano nel 1800 e dopo un po' vi si stabilì vivendo alla grande la fervente vita milanese d'allora che oggi chiameremmo movida… fatta però di incontri artistici, letterari, musicali e… non ultimi… anzi… amorosi.




Stendhal giovane




Ma in verità amava tutta l'Italia che girò in lungo ed in largo per ammirarne le bellezze paesaggistiche storiche ed artistiche.

Dicevamo che la sua passione però era Milano che elesse a città della sua felicità, ma qui ebbe però anche forse la più grande delusione d'amore della sua vita, quella per Metilde.

Ma andiamo con ordine. Chi era Metilde?

Métilde Viscontini Dembowski è stata una notevole figura del Risorgimento italiano amica di Foscolo, Pellico, Confalonieri etc.



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incerto ritratto di Metilde





Fu anche arrestata dagli Austriaci ma non rivelò mai i nomi degli altri patrioti.

Di ottima famiglia milanese Metilde ha 28 anni quando Stendhal, che ne ha 35, il 4.3.1818 la vede per la prima volta.

Madre di 2 figli è la moglie separata di un Ufficiale Napoleonico della Legione polacca ma di lei si hanno pochissime ed incerte immagini.









E' per Stendhal un vero e proprio colpo di fulmime… per una donna davvero bella e cortese.

Ma non è affatto un colpo di fulmine per lei… che subito si mostra fredda.

Stendhal non capisce più niente… cerca in ogni modo di incontrarla di approcciarla arrivando a fermarla per strada… ma sempre senza esito.

Una volta lei, dopo aver ascoltato le sue parole d'amore, gli consigliò d'andar a veder il Duomo.

Sempre in preda alla passione allora le scrisse una lettera disperata in cui chiedeva almeno di poterla incontrare, anche solo da amico, una volta al giorno…

Lei gli concesse solo 2 incontri al mese ma nei salotti e tra altre persone.






Stendhal era convinto che la sua resistenza era dovuta al fatto che una sua cugina aveva parlato male di lui.


Ad un certo punto però le cose peggiorarono addirittura.

Egli venne a sapere che lei si sarebbe recata a Volterra per incontrare i figli che erano in collegio e lui la raggiunse lì nascosto da occhiali verdi.

Lei lo riconobbe subito e lo cacciò in malo modo… e per sempre.










In preda al suo immenso dolore scrisse allora di getto il breve romanzo “Roman in cui lo stesso Stendhal ci racconta tutto il suo amore e tutto il suo dolore… che però lei non lesse mai.

Metilde morì giovanissima a 35 anni… ma lui non la dimenticherà mai e ne parlerà ogni tanto nei suoi romanzi.

Tony Kospan

(Copyright T.K.)



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Quando non ci sarò più – Una bella poesia che ci parla dell’amore oltre la vita   12 comments

  
 
 
 
 
Questa poesia dai significati ampi e solo apparentemente tristi,
pur parlandoci di un futuro addio alla vita
ha tuttavia, alla sua base, il senso sublime 
del vero grande Amore, del vero grande Affetto.
 
 
Ci parla infatti di un sentimento che va oltre la vita
e che resterà sempre accanto e dentro… chi si ama.


 
 
 

POESIA DELL'AMORE (IN SENSO LATO)


CHE VA OLTRE LA VITA







Dunque essa ci inoltra in una visione dell'amore o affetto

vero, totale,assoluto, profondo… come quello tra 2 innamorati,
ma anche tra genitori e figli, tra amici davvero fraterni… etc etc.
 
 
L'autore è un noto poeta e romanziere croato
nostro contemporaneo.
 
 
Ma ora leggiamola,e se ci va,
possiamo farlo anche ascoltando questa musica new age.
 
 
 
 

 
 
 
QUANDO NON CI SARO' PIU'
Drazan Gunjaca
 
 Quando non ci sarò più…
quando le mie impronte
verranno cancellate dalla pioggia,
resterà la mia anima a vivere
ad amarti e ad ammirati.
ti assisterà nel tuo dolore
allevierà ogni tua lacrima
t proteggerà dal male e dalla menzogna
renderà meno pesante la tua solitudine.
Ti darà forza e coraggio
ti dara’ sogni tranquilli
ti restituirà il sorriso e ti fara felice
ti farà vivere la vita fino alla fine.
ti farà capire che nella vita tutto è precario
che devi accettare sia la fortuna
sia l’angoscia sia il dolore,
che l’imagine sbiadita di chi non c’è più
è anch’essa vita e non ricordo.
ti insegnerà a vivere con ciò che fu
che la realtà non e’ un sogno,
che tutto il bello successo ieri
vive per sempre in noi.
Per me, per te, continua.
Perché solo in tal modo vivrò anch’io
guardando il mondo attraverso tuoi occhi
accompagnandoti nei tuoi sogni.


 



  
 


Cosa ne pensate?

Ciao da Tony Kospan



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Concetto e significato di… bene e male… in questa interessante riflessione filosofica di Massimo Cacciari   Leave a comment

 

 

 

 


Un profondo ed originale pensiero filosofico
sui concetti di bene e male
 

 
 
 


 
 

IL BENE E IL MALE
~ Massimo Cacciari ~

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dice Platone – e qui la sua risposta diventa canonica -: “del male, e quindi del nostro far male, il Dio non può essere ritenuto causa.


Dio è bene, Dio è immutabile, è semplice, è veritiero, ed è causa di tutti i beni. ‘Theòs anàitios’, Dio è innocente”.


Tutta la riflessione teologica successiva si fonda su questo presupposto platonico: Dio deve essere ritenuto innocente dei mali del mondo, del nostro far male; e quindi è per nostra scelta, è per nostra libertà che noi facciamo male.


Noi non siamo determinati dal Divino ad agire male; le nostre imperfezioni le nostre miserie sono frutto e prodotto della nostra libertà.


Dio è innocente, è l’uomo che è causa del male, è l’uomo – secondo il grande mito che Platone narra nella Repubblica – che si sceglie il proprio ‘dàimon’, il proprio carattere, il proprio demone.


Ma non solo nel momento della scelta nella cultura classica greca l’uomo è libero, non solo nel momento supremo – come lo chiama Platone -: il momento supremo in cui io scelgo il mio carattere, il mio ‘dàimon’.


Io sono in qualche modo libero anche durante la mia vita, e la mia libertà, però, coincide nel corso della mia vita con il conoscere; cioè io sono libero nel corso della mia vita di accumulare tutte le conoscenze necessarie perché poi nel momento supremo della decisione io possa essere consapevole del destino che scelgo.


Questo è un tema caratteristico della cultura greca, è la sua dominante – come dire – intellettualistica: la libertà dell’uomo si esplica essenzialmente nella sua volontà di conoscere.


Soltanto qui sta la mia – come dire – possibile salvezza: io posso conoscere il destino, posso conoscere ciò che mi destina.


Solo la conoscenza può salvarmi dal seguire – un’immagine che ricorre in tutta la cultura ellenistica, e anche nella cultura latina, non solo greca – il carro del destino in ceppi come uno schiavo oppresso.


Ciò che sta a me non ha nulla a che vedere con la possibilità di sfuggire il destino; ma ciò che sta a me è essenzialmente la possibilità di conoscere il destino, e dunque di seguirlo volentieri, non come gli schiavi seguono il carro dei vincitori, in catene.


Se la mia libertà consiste nel farmi una ragione dell’unica ragione, dell’unico ‘lògos’ che pervade tutto il cosmo?


Quando io mi son fatto questa ragione che cosa succede del male?


Il male non consiste più, perché tutto è ragione e male e bene non diventano altro che due punti di vista soggettivi: il male non diventa nient’altro che ciò che fa male a me, ma che non riguarda affatto la ragione del tutto; il bene diventa soltanto ciò che fa bene a me, ciò che mi aiuta a vivere, ciò che aiuta il mio benessere, ma non riguarda la ragione del tutto in cui il male e il bene cessano di avere alcun significato, perché ciò che ha significato è nient’altro che il necessario, il ‘lògos’ onnipervadente; male e bene hanno una consistenza veramente soggettiva.


In fondo, se noi rimanessimo fissi a valutazioni di male e di bene, non faremmo altro che dimostrare la nostra mancanza di sapere, perché colui che sa non sa né di male né di bene: sa il necessario.
 
 
 
 

Dettaglio dell'Apoteosi di Charles VI – Paul Troger (1739)


 
 
 
 
Il bene ed il male, secondo la tesi del filosofo veneziano,
non esisterebbero dunque quali realtà a sé stanti
ma solo nella misura in cui vengono percepiti da ciascuno…
Cosa ne pensate?
Tony Kospan

 
 
 
 

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Buon compleanno… Franco Battiato… anche con 2 tue mitiche e poetiche canzoni   1 comment

 

Le sue canzoni uniscono in modo sublime

 musica, poesia e… filosofia


Francesco (Franco) Battiato Jonia 23 marzo 1945

 

 

Oggi è il compleanno

di un mito… musicale e non solo…

 dei ns giorni…

 

 

 

 

 

 

E' cantante elegante, ma non snob, cantautore – filosofo,

 compositore, regista, musicista, scrittore e pittore… etc…

Il suo stile musicale spazia dalla musica classica al pop,

dalla world-music al rock mentre i suoi temi vanno

dall'amore alla spiritualità, dalla filosofia al sufismo.

Le sue canzoni spesso poetiche…

donano pathos ed intense emozioni

a chi le ascolta con la mente ed il cuore…

 

 

 

 

Innumerevoli i suoi successi e

 sterminate sono le schiere dei suoi fan.

Facciamogli dunque gli auguri

con quella che forse (e senza forse)

è la sua canzone-poesia più bella e più nota…

 

 

 

 

e con quest'altra

“E TI VENGO A CERCARE…”

che pure amo molto…

 

 

 

 

 

Augurissimi Franco…


 

 

 

 

 

 

 

 

anche da Tony Kospan

 

 

 

 

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Il blog “Il Mondo di Orsosognante” festeggia oggi il suo 12° compleanno!   8 comments









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Cari amici… sì…  oggi il mio blog


è in festa!





Compie oggi 12 anni (23 marzo 2008) e dopo esser ripartito ex novo

col passaggio da Msn a WordPress il 30/9/2010

ha superato di il numero di 17.800.000 di visitatori…

e questo dunque in circa 9 anni e 6 mesi…



Renoir – Bal au Moulin de la Galette



Ringrazio di cuore tutti coloro (e siete in tanti)

che via Google, via Facebook, via Twitter o iscrivendosi…

visitano quotidianamente il blog…

con un forte abbraccio ed un grande sorriso…






Il mio ringraziamento è doveroso in quanto,

senza il vostro calore e senza la vostra assidua presenza,

ben diversa sarebbe stata questa mia virtuale esperienza.





Aggiungo con grande piacere ed un po' di sorpresa

che le pagine più lette sono

quelle d’arte, storia, musica classica, poesie sublimi…

e canzoni d’un tempo…



Renoir



Sinceramente commosso dalle vostre tante visite

rinnoverò il mio impegno… se Dio vorrà…

(non piccolo eh eh… ma vissuto con piacere)

seguendo la consueta linea “pluritematica”

ma restando ancorato al campo

dell’arte, della musica, della poesia,

ma anche del buonumore e della cultura in genere

e sempre con lo stesso stile denso di immagini “multicolor”. 



 (LA HOME PAGE)



Permettetemi dunque di festeggiare insieme a voi questo

bel momento con una poesia di un autore inglese

vissuto a cavallo tra il '700 e l'800 che mi affascina…






CANZONE RIDENTE

William Blake

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Quando i boschi verdi di gioia ridono,

E corrugandosi il ruscello

Li accompagna colle sue risa;

Quando l’aria si mette a ridere

Col nostro spirito folletto,

E ride di quel chiasso il verde colle;

Quando di vivo verde

i prati ridono e la cavalletta

ride in mezzo a quell’allegria,

quando Susanna, Emilia e la Mari’

colle loro dolci bocche rotonde

cantano “Ah ah hi”.

Quando gli uccelli colorati

nell’ombra ridono,

e la nostra tavola è sparsa

di ciliegie e noci,

vieni a vivere, e sii gaio, e uniti

cantiamo in dolce coro “Ah ah hi”!

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Consuelo Venturi – Angelo Della Gioia

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ed altri 2 aforismi che adoro…

di cui il 2° poi può ben rappresentare lo spirito del blog

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Anche se la felicità ti dimentica un po',

tu non dimenticarla mai del tutto

Jacques Prévert



Si dovrebbe, almeno ogni giorno,

ascoltare qualche canzone,

leggere una bella poesia,

vedere un bel quadro,

e, se possibile,

dire qualche parola ragionevole.

Johann Wolfgang Goethe





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ed infine con le note dell'Inno alla gioia

di Beethoven



Marina Novelli – Inno alla gioia



Grazie di cuore a tutti voi
 e ciao da Orso Tony




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Buonanotte con la bella minipoesia “Il deserto” di A. de Saint-Exupéry   Leave a comment

 

 

 

 

IL DESERTO

A. de Saint-Exupéry

 

 

Mi è sempre piaciuto il deserto.

Ci si siede su una duna di sabbia.

Non si vede nulla.

Non si sente nulla.

E tuttavia qualche cosa risplende

nel silenzio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

by Tony Kospan

 

 

 

 

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