Archivio per 16 gennaio 2016

Follia – Arte… poesia… aforismi ed una… canzone…   5 comments

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La follia… in senso lato…

 ha sempre colpito l'immaginario delle persone comuni

ma ha anche avuto un posto di rilievo

nella storia del pensiero.. dell'arte… della musica… etc…

 

 

 

Hieronymus Bosch
 
 
 
 
Solo coloro che sono abbastanza folli
da pensare di poter cambiare il mondo
lo cambiano davvero
 Einstein
 
 
 
 
 
Mario Ortolani – La nave dei pazzi
 
 
 
 
 
 
LA FOLLIA
AFORISMI DIPINTI UNA POESIA ED UNA CANZONE
 
 
 


Jacopo Romani – Il giorno e la notte
 
 
 
 
 
Pazzi e intelligenti sono ugualmente innocui.
I mezzi matti e i mezzi saggi, quelli sono i più pericolosi.
J.W. Goethe

 

Talvolta un pensiero mi annebbia l’Io: sono pazzi gli altri, o sono pazzo io?
Albert Einstein 

 

In un’epoca di pazzia, credersi immuni dalla pazzia è una forma di pazzia.
Saul Bellow 

 

L’uomo ragionevole adegua se stesso al mondo;
l’uomo irragionevole persiste nel tentare di adeguare il mondo a se stesso:
Perciò tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.
G.B. Shaw

 

Tutti siamo costretti per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia.
Proust 

 

Se siete assolutamente certi della vostra filosofia o di ciò che state facendo, siete in guai seri.
Denny Ray Johnson

 

Un ramo di pazzia abbellisce l’albero della saggezza.
Alessandro Morandotti

 

Chi nel corso della vita non ha mai commesso pazzie è un pazzo.
Alessandro Morandotti

Hieronimus Bosch – Il concerto nell'uovo

 

 

Pazzo è colui che vive povero, per morire ricco.
Proverbio Popolare

 

Chi vive senza follia non è così saggio come crede.
François de La Rochefoucauld

 

Posso misurare il moto dei corpi, non l’umana follia.
Isaac Newton

 

I pazzi osano dove gli angeli temono d’andare.
Alexander Pope

 

Non esiste grande genio senza una dose di follia.
Aristotele

 

Tutti siamo nati matti. Qualcuno lo rimane.
Samuel Beckett

 

Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui!
Friedrich Nietzsche

 

L’amore è la saggezza dello sciocco e la follia del saggio.
Samuel Johnson

 

 

 

E. Munch – L'urlo




LA POESIA





NELLA FOLLIA

Joumana Haddad*



Quando verrà il momento

Nella follia

Catturerò il firmamento e lambirò le nubi

Prenderò in prestito la bufera

Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti

E me ne andrò.

Non inseguirò l'equilibrio

Non soffocherò le grida

Danzerò sull'acqua

Dirigendomi verso l'altra sponda

Libera

O schiava

Non importa!

Guaderò il fiume.

Quando verrà il momento

Farfalla notturna

Deporrò la dolcezza che ormai mi ha annoiata

Deporrò l'abito imbizzarrito invano

E darò fuoco al passato

Per ritornare liscia come la terra vista da lontano

E girare da sola

Intorno alla luna.

Riderò e le mie risate non saranno tristi

Non volerò, camminerò

Accarezzerò la strada

Converserò tutta la notte con il selciato

Farò sgorgare la poesia dalle pietruzze

Il cielo piangerà e non mi preoccuperò

Il vento consumerà il mio cuore ustionato dall'amore.

Quando verrà il momento

Alba senza rugiada

Mi mostrerò con il viso rabbuiato

E seppellirò i miei visi sereni

Diffonderò le ombre sul mio essere

Le farò gocciolare come il dolce miele

Punto dopo punto

Bacio dopo bacio

Affinché riemerga sulla superficie del fiume

Quella donna che ho serbato in me.


*poetessa e giornalista libanese



 

 

Dalì – Il sogno americano



Ed ora una nota canzone sulla follia…

di Pino Daniele

scomparso qualche giorno fa

 

 

PINO DANIELE – JE SO’ PAZZO

 

 

Video e testo

 

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

 

 

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LA PAGINA CULTURALE DI FB?

 
samp5873205a0f06c928.jpg PSICHE E SOGNO picture by orsosognante
 
 
 

Buon sabato pomeriggio in poesia “Canzoncina…” di Lorca – arte.. L. F. Comerre – canzone “True”   Leave a comment

 

 

 

Leon Francois Comerre




 

 


 

Il futuro appartiene a coloro

che credono alla bellezza dei propri sogni.

Eleanor Roosevelt
 
 
 
 
 
 

 

Leon Francois Comerre – Bellezza orientale
 
 
 
 
CANZONCINA DEL PRIMO DESIDERIO
– Federico Garcia Lorca
 
 
Nella mattina verde,
volevo essere cuore.
Cuore.
 
E nella sera matura
volevo essere usignolo.
Usignolo.
 
Cuore diventa color arancio.
Cuore, diventa color d'amore.
 
Nella mattina viva,
volevo essere io.
Cuore.
 
E nella sera tramontata
volevo essere la mia voce.
Usignolo.
 
Cuore, diventa color d'arancio!
Cuore, diventa color d'amore!
 
 
 
 

Leon Francois Comerre
 
 
 
 


 

 





 
  
 

 
a tutti da Tony Kospan
 
 

 

LA TUA PAGINA DI SOGNO

 
 
 
 
 

Leon Francois Comerre
 
 

Porta un bacione a Firenze – Grande canzone – nostalgia dei nostri emigranti del ’38   1 comment

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Questo grande cantante, ma anche cantautore,

ha lasciato un grande segno

nella storia della musica leggera italiana.


Cercherò di tracciare un breve ricordo dell’artista

anche grazie ad una sua canzone mitica

che ebbe successo in tutto il mondo…

e che ci fa ancor oggi rivivere le belle atmosfere di un tempo…

 

 

 

 

Odoardo Spadaro

è considerato il secondo vero cantautore italiano,

dopo Armando Gill,

essendo stato l’autore di molte delle sue canzoni…


Conosciamo un po’ l’atmosfera del 1938 prima di ascoltarla.

 

 
 
 
(Firenze 16 1 1893 – Careggi 26 6 1965)
 
 
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PORTA UN BACIONE A FIRENZE
Di Lazzaro – Bruno (1938)
   
 
Siamo nell’anno in cui l’Italia vince il suo secondo
Campionato del Mondo di calcio…



 



 
 
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ma anche nell’anno in cui vengono emanate le leggi razziali…






 

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Il “bacione” era realmente legato alla nostalgia dei nostri emigranti.
che Spadaro, all’epoca del fascismo,
frequentava moltissimo preferendo andare in giro per il mondo,
piuttosto che stare in Italia,
in quanto insofferente al peso della dittatura.




 
 
 
 
 
 
 
Fu, anche grazie a ciò,
che egli fu uno dei primi (ed ancor oggi pochi) artisti italiani
ad avere un grande successo internazionale.




 
 
 
 
La canzone poi nel 1955 divenne anche un fim…

 
 
 



 
 
 


ed in epoca più recente è stata riportata in auge da Nada.
 
 
 Veniamo ora alla canzone
che possiamo ascoltare cantata proprio da O. Spadaro.

 
 
 
   


 
 
 

Altra sua mitica canzone è poi certamente “Sulla carrozzella”,
che, come scrisse Enzo Biagi,
 nacque all’epoca del razionamento della benzina
che aveva causato la scomparsa dalle strade delle macchine….
 
 
 
 
 
 
 

 
Al suo funerale tutta la folla cantò proprio…
Porta un bacione a Firenze

 

 

F I N E

 

 





  

POESIA ARTE MUSICA ETC
I N S I E M E 
NEL GRUPPO DI FB






Achille Togliani… grande cantante degli anni 50 e 60 – Breve ricordo e 2 suoi successi   Leave a comment




E' stato un vero e proprio mito

della canzone italiana del dopoguerra

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Achille Togliani  (Pomponesco 16.1.1924 – Roma 12.8.1995)

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BREVE BIOGRAFIA



Partito dalla provincia mantovana
intraprese la strada del cinema e della rivista
(con Macario)
e fu qui che lo notò il maestro Angelini che lo portò nel '50
nella trasmissione “Cantanti della radio”
sia per la stupenda melodiosa voce
che per la sua presenza di uomo affascinante.

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Ebbe presto, per queste doti,
molti successi sia nel campo della canzone
che in quello dei cuori femminili.

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Nel '51 inaugurò con pochi altri cantanti*il Festival di Sanremo
(*quelli della foto qui giù meno Gino Latilla)




I cantanti del 2° Sanremo
– Il duo Fasano ai lati, Togliani, Nilla Pizzi e Gino Latilla – Fonte RadiocorriereTV





e nel '54 vinse il Festival di Napoli.
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Rimase a lungo negli anni '60 nell'orchestra Angelini
come cantante di punta e partecipò anche a numerose trasmissioni
radiofoniche di successo.

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Poi però, anche se il suo genere musicale, la canzone melodica,
pian piano tramontava,
lui tuttavia rimaneva nel cuore degli italiani.

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Dopo gli anni '70 partecipò soprattutto a spettacoli televisivi di revival.

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Questi… alcuni tra i suoi maggiori successi…

Signorinella, La canzone dell'amore, Come pioveva, Parlami d'amore Mariù,
Lucciole vagabonde, Canzone da 2 soldi, Sedici anni e Melodia d'amore…
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Ricordiamolo ora ascoltando la sua voce in questi 2 video
in cui interpreta, da par suo, 2 mitiche canzoni di un tempo.

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SIGNORINELLA

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Friends Pictures Upload Photos Photo Sharing

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COME PIOVEVA

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CIAO DA TONY KOSPAN



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Odoardo Spadaro – Un grande della canzone italiana del 900 e la sua mitica “Porta un bacione a Firenze”   Leave a comment

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Questo grande cantante, ma anche cantautore,

ha lasciato un grande segno

nella storia della musica leggera italiana.


Cercherò di tracciare un breve ricordo dell'artista

anche grazie ad una sua canzone mitica

che ebbe successo in tutto il mondo…

e che ci fa ancor oggi rivivere le belle atmosfere di un tempo…

 

 

 

 

Odoardo Spadaro

è considerato il secondo vero cantautore italiano,

dopo Armando Gill,

essendo stato l'autore di molte delle sue canzoni…


Conosciamo un po'  l'atmosfera del 1938 prima di ascoltarla.

 

 
 
 
(Firenze 16 1 1893 – Careggi 26 6 1965)
 
 
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PORTA UN BACIONE A FIRENZE
Di Lazzaro – Bruno (1938)
   
 
Siamo nell'anno in cui l'Italia vince il suo secondo
Campionato del mondo di calcio…
 
 
 



 
 
 .
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ma anche nell'anno in cui vengono emanate le leggi razziali…






 
quando nasce questa canzone innegabilmente legata
al suo primo e massimo interprete,
 
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il fiorentinissimo Odoardo Spadaro


 
 



 
Gino Bartali al Tour de France

 
 
 
Il “bacione” era realmente legato alla nostalgia degli emigranti.
che Spadaro, all'epoca del fascismo,
frequentava moltissimo preferendo andare in giro per il mondo…
piuttosto che stare in Italia…
in quanto insofferente al peso della dittatura…

 
 
 
 
Il mitico pilota Tazio Nuvolari in veste di… fotografo
 
 
 
Fu, anche grazie a ciò,
che egli fu uno dei primi (ed ancor oggi pochi) artisti italiani
ad avere un grande successo internazionale.
 
 
 
 
1938 – Vivacious Lady
 
 
 


La canzone poi nel 1955 divenne anche un fim…


 
 
 
 
 
 


ed in epoca più recente è stata riportata in auge da Nada.
 
 
 Veniamo ora alla canzone
che possiamo ascoltare cantata proprio da Spadaro
potendo leggerne anche il testo…
 
 
 
Nota


 
 
 
Altra sua mitica canzone è poi certamente “Sulla carrozzella”,
che, come scrisse Enzo Biagi,
 nacque all'epoca del razionamento della benzina
che aveva causato la scomparsa dalle strade delle macchine….
 
 
 
 
 
 
 

 
Al suo funerale tutta la folla cantò proprio…
Porta un bacione a Firenze

 

 

F I N E

 

 

 

 





LA TUA NUOVA PAGINA
PER COLORARE LE TUE ORE…

 

 

 

 





 

RALPH GIBSON – LA FOTOGRAFIA COME FRAMMENTO CLASSICO   Leave a comment

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Ricerca della perfezione e massima eleganza
sono gli elementi caratterizzanti 
dell'arte di questo grande fotografo.

Ogni sua fotografia ha il dono
di creare una… narrazione!


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RALPH GIBSON
LA FOTOGRAFIA COME FRAMMENTO CLASSICO
 
 
 
 
 
Ralph Gibson 16.1.39 Los Angeles
 
 
 
Ralph Gibson è nato a Los Angeles e si è avvicinato alla fotografia durante i quattro anni di servizio nella marina militare.
 
In seguito frequenta il San Francisco Art Institute e poi lavora come assistente fotografo per artisti come Dorothea Lange e Robert Frank, per il quale ha anche lavorato come cameraman in un paio di film.
 

 
 
 
 
 
Gibson divenne famoso grazie a una serie di libri fotografici, prodotti dalla casa editrice che lui aprì a questo scopo, la Lustrum Press. La trilogia, The Somnambulist (1970), Déjà Vu (1973) e Days at Sea (1975) si distingue per la sequenza di immagini senza testo né didascalie.
 
Le fotografie hanno un carattere fortemente surreale e la pura sequenza di immagini è estremamente 'narrativa'.
 

 
 

 
 
 
 
 

Da allora ha vissuto in Francia e a New York, ma gran parte di ciò che ha pubblicato è stato realizzato in Francia, come L'Histoire de France (1991).
 

 
 
 
 

 
 
 
 


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Ogni fotografia di Ralph Gibson somiglia ad un frammento classico, monumentale, come scolpito nel tempo.

 
 
 



 



 
 
 
 
 

Per mezzo del suo “obbiettivo” Gibson, formalista della fotografia, si avvicina a luoghi e persone unendo la sua visione del mondo ad un'attenzione costante per la composizione e per le proporzioni delle immagini.

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
I soggetti scelti da Ralph Gibson per le sue fotografie sono essenziali, in particolare da quando non si interessa più di catturare i momenti salienti del dramma umano come impone lo stile del reportage. 
Per Gibson la percezione del soggetto è più importante della fotografia.
 

 
 
 

 
 
Le sue immagini riflettono la sensazione e lo stato emozionale che produce un certo luogo in un certo tempo.
 
 
 
 

Ralph Gibson

 
 
 
Ralph Gibson utilizza prevalentemente pellicole in bianco e nero – ma anche il colore – e usa una Leica nel formato 35mm.
 
L'uso dell'obiettivo grandangolare accentua la dinamica e la tensione dell'immagine nello spazio cosi' deformato.
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

La sua ricerca del “luogo ideale” da fotografare, l'ha spinto a Los Angeles, e successivamente a New York, dove vive e lavora.
 
Il suo interesse per la fotografia si eè così evoluto dal reportage all'espressione introspettiva e personale.
 
La serie The Somnambulist – prima testimonianza di questa nuova inclinazione – comprende delle immagini quasi sognanti.
 
L'impiego delle pellicole a grana grossa, donano alle fotografie caratteristiche grafiche, evocando mondi fantastico-surreali.

 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
Così una mano colpita dallo spiraglio di luce bianca che filtra da una porta socchiusa, diventa il “fantasma” dei sogni onirici di Gibson.
 
Con The Somnambulist, Ralph Gibson abbandona lo stile reportage a favore delle sue visioni personali, espresse con i ritratti, gli still life e i paesaggi.
 
Il libro del Somnambulist – pubblicato recentemente con grande successo – ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, spingendo Gibson ad esporre le sue immagini in numerose istituzioni museali degli Stati Uniti e d'Europa.
 

 
 

 

 

 

 

 

 

Le immagini, in bianco e nero e a colori, riflettono la sua visione privata, mantenendo quelle qualità naturali e non-monumentali che lo contraddistinguono.


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Ralph Gibson ha spesso raccolto i suoi lavori in libri fotografici, perché apprezza l'unicità che questo oggetto possiede.

 Così se per Gibson i libri sono i mezzi narrativi che esprimono “cosa un fotografo pensa delle sue fotografie “, le fotografie raccontano invece di “cosa il fotografo pensa della realtà”

Le mostre hanno invece un carattere piu' complesso e sociale, e richiedono una relazione fra il fotografo, la galleria e il pubblico.

 

 

 

 
 

Ralph Gibson, San Francisco
San Francisco, 1962


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TESTO DA VARI SITI WEB – IMPAG. TONY KOSPAN

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FINE




IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE FIGURATIVA
(PITTURA, SCULTURA, FOTOGRAFIA E CINEMA)

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Buonanotte con la bella minipoesia “P.S. Il bambino delle cantine” di Vivian Lamarque   Leave a comment

 
 
 
 
 
Edmund Adler
 
 
 
 
P.S. IL BAMBINO DELLE CANTINE
Vivian Lamarque

 
 
Avendo bevuto tanto vino
era un bambino ubriachino.
 
Allora barcollava?

No, ma dava baci a tutte le bambine,
dietro i barili, nelle cantine.
 
 
 
 
 

 
 
 
 

 

 

 

 

 

by Tony Kospan

 

 

 

 

 

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