Un ricordo del Metastasio con bio… alcune arie e la musica di Vivaldi su suo libretto   1 comment



Oggi è l'anniversario della nascita di questo poeta,

librettista, drammaturgo e sacerdote

considerato l'innovatore del melodramma italiano.



(Roma 3 gennaio 1698 – Vienna 12 aprile 1782)


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BREVE BIOGRAFIA

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Ragazzo prodigio fu notato da 2 gentiluomini di cultura
che restarono affascinati dai suoi versi e
che gli consentirono di poter far studi classici
ed uno dei due, il Gravina, gli diede il nome di Metastasio
mentre il suo vero nome era
Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi

Il suo estro e la velocità nel comporre erano proverbiali.

Già a 12 anni infatti aveva tradotto l'Iliade in ottave
e qualche anno dopo aveva scritto una tragedia.

A 16 anni prese i voti di abate… voti necessari
per far qualunque carriera a Roma ma poi trovò impiego
come collaboratore di un noto avvocato a Napoli.

Intanto cresceva il suo aspetto romantico…
il fascino personale e la sua eleganza
che gli consentivano d'esser ben accetto ovunque.

Mentre lavorava per l'avvocato continuava a scrivere
con successo in occasione di matrimoni
ed altre importanti occasioni
e soprattutto, pur non volendo apparire col suo nome,
creò, su incarico del Viceré una serenata “Gli orti esperidi”
che ebbe enorme successo e la primadonna dell'opera
entusiasta si impegnò con tutte le sue forze
e riuscì a scoprire l'autore.






La Romanina, questo il nome dell'artista, lo convinse allora
a rinunciare alla carriera legale ed a dedicarsi al dramma musicale.

Lei col marito lo accolse nella sua casa e lo viziava e lo coccolava
mentre lui iniziava a studiare anche la musica ed a scrivere diversi drammi
che musicati da altri venivano rappresentati con successo.

Guadagnava bene ma si sentiva un pò troppo legato
alla grande cantante che iniziava ad invecchiare
ed allora accettò una allettante offerta di poeta di Corte a Vienna.

La Romanina lo lasciò partire perchè raggiungesse la gloria
e continuò anche ad aiutare la sua famiglia.






Giunto a  Vienna nel 1730 visse una decina d'anni
che furono proficui da un punto di vista artistico
per la notevole produzione di opere di successo
ma non per la sua vita sociale dato che, non essendo nobile,
era escluso da molti ambienti anche se per fortuna
l'aiutò molto l'amicizia con Niccolò Martines,
maestro di cerimonie che aveva conosciuto a Napoli.

Lui, forse anche per ovviare alla difficoltà di rapporti sociali,
intraprese una lunga ed intensa relazione molto passionale
con la contessa Marianna Pignatelli di Althann
al punto che molti pensavano che si erano sposati segretamente.


Metastasio riceve il Cordone da Maria Teresa d'Austria

(Archivio Salvat)



La Romanina però non l'aveva dimenticato e voleva rivederlo
ma lui rispose in modo non affettuoso ad una sua lettera
e lei partì da Roma per andare da lui ma morì nel viaggio.

Al Metastasio toccavano tutti i suoi beni
ma forse per il rimorso rinunciò all'eredità.

Con la morte anche della contessa Pignatelli
egli si ritirò in disparte e pur scrivendo diverse cantate
(di gran successo fu “Ecco quel fiero istante”)
la vena poetica ormai andava sempre più scemando.

Svolse, ormai anziano, anche l'attività di insegnante
della giovane arciduchessa Maria Antonietta,
futura e sfortunata regina di Francia.

Morì a 84 anni lasciando una notevole fortuna
ai figli dell'amico Martines






ALCUNE NOTE ARIE


I


Non so dir se sono amante;
ma so ben che al tuo sembiante 
tutto ardore pena il core, 
e gli è caro il suo penar.
Sul tuo volto, s'io ti miro, 
fugge l'alma in un sospiro, 
e poi riede nel mio petto 
per tornare a sospirar.

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XIII


è in ogni core 
diverso amore. 
Chi pena ed ama 
senza speranza; 
dell'incostanza 
chi si compiace:
questo vuol guerra, 
quello vuol pace; 
v'è fin chi brama la crudeltà.
Fra questi miseri 
se vivo anch'io,
ah non deridere 
l'affanno mio, 
che forse merito 
la tua pietà!
 

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XIV


è follia se nascondete, 
fidi amanti, il vostro foco: 
a scoprir quel che tacete 
un pallor basta improvviso, 
un rossor che accenda il viso, 
uno sguardo ed un sospir.
E se basta così poco 
a scoprir quel che si tace, 
perché perder la sua pace 
con ascondere il martìr?

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XXII


Sogna il guerrier le schiere, 
le selve il cacciator; 
e sogna il pescator 
le reti e l'amo.
Sopito in dolce obblio, 
sogno pur io così 
colei, che tutto il dì 
sospiro e chiamo.

.

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XXIX


Se a ciascun l'interno affanno 
si leggesse in fronte scritto, 
quanti mai, che invidia fanno, 
ci farebbero pietà!
Si vedria che i lor nemici
hanno in seno; e si riduce
nel parere a noi
felici ogni lor felicità.






LA MUSICA DI VIVALDI DA UN SUO LIBRETTO


Termino questo ricordo del Metastasio, 

sulla cui vita ulteriormente indagherò

dato che ci sono diversi aspetti che mi lasciano perplesso,

con questa musica composta da Vivaldi

dalla scena X del I atto de “L'Olimpiade” (1734)





CIAO DA TONY KOSPAN




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