Archivio per 4 agosto 2014

L’allodola – Sublime poesia d’amore… dolce ed amara… di Antonia Pozzi   4 comments

 
 
 
 
 




Questa è una delle più belle
e più simboliche poesie
della grande ma sfortunata poetessa milanese.







 
 

L’ALLODOLA 
di Antonia Pozzi


POESIA SUBLIME D’AMORE E DOLORE
a cura di Tony Kospan





 
 Una poesia apparentemente idilliaco-malinconica…
che nasconde invece
un dramma d’amore infinito e forse troppo annullante.






 
L’autrice qualche tempo dopo si suicida,
forse anche per le altre difficoltà createle dalla sua famiglia,
molto in vista nell’alta borghesia milanese. 
 


Era stata costretta a troncare una relazione d’amore
col suo professore di latino e greco,
parecchio più grande di lei,
in quanto relazione considerata disdicevole
nell'ambiente “bene” che le era proprio.




Antonia Pozzi (Milano 13.2.1912 – Milano 3.2.1938)




La scelta di alcune parole infatti testimonia
la profondità, direi quasi l’abisso, del suo dolore…
mentre altre… sembrano dolci parole
rivolte solo ad un amore rimpianto.
 
 
Sottolineo in tal senso,
 così come m’è stato dato di apprendere e condividere  
nella mai tanto rimpianta trasmissione
Inconscio e magia” di Gabriele La Porta
alcune significative espressioni come…
 
 
 
– conchiglia che custodiva la pace.
 
–  Ed io ero piana quasi tu fossi un santo
 
 – cammina sul lago








.
.
La poesia dunque…
è una lirica straordinaria, bellissima e coinvolgente,
e la sublimazione di un amore impossibile.
 
 
Debbo dire che la poesia fa rivivere il dramma che scuote
l’anima sensibile ed elevatissima della poetessa
e la cosa mi commuove… facendomela sentire vicina.







.
.
Se avete vostre riflessioni o opinioni…
concordi o discordi… mi piacerebbe leggerle.
 
 
Ma veniamo alla poesia.




Torello Ancillotti – Donna accanto al fiume



L’ALLODOLA
Antonia Pozzi
 
 
Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.




John Everett Millais


 
 
 


 
 
 
 Immagini gif della grande poetessa




Ciao da Tony Kospan
 

 
 


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UN MODO DIVERSO DI VIVER
LA POESIA (E NON SOLO)
NELLA PAGINA DI FB








 

La bella storia di una foto… storica… e dei suoi protagonisti – 15.8.45 bacio a Times Square   Leave a comment

 

 

 

 

Chi può dire di non aver mai visto questa foto?

 

Essa con il bacio di Edith Shain al marinaio

ha rappresentato una delle immagini più significative,

se non proprio la più significativa,

della fine del II conflitto mondiale.

 


 

 

 

 

UNA FOTO STORICA E LA SUA… STORIA

 

 

 

 

 

Nella foto qui su di 63 anni dopo a New York

ecco la donna di quel bacio divenuto ormai storico.

 

 

 

 

 

TUTTA LA STORIA DELLA FOTO…

E DEI SUOI PROTAGONISTI

 

 

Edith Shain… Il 15 agosto 1945…

fu fotografata in piena Times Square

tra le braccia di un marinaio che la baciava appassionatamente

per festeggiare la vittoria sul Giappone.

 

 

Alfred Eisenstaedt

(Tczew 6 12 1898 – Massachusetts 24 8 1995)

 

 

L'autore… Alfred Eisenstaedt fotografo e fotoreporter tedesco naturalizzato statunitense

è divenuto famoso in tutto il mondo proprio per questa foto.

 


Questa infatti divenne il simbolo della fine della Seconda Guerra mondiale,

ma per anni i due personaggi rimasero sconosciuti al grande pubblico.

 

 

 

 

 

Ci furono molti tentativi per conoscer i 2 interpreti del…bacio..

ma, nonostante i ripetuti appelli della rivista Life, per la quale lavorava “Eisie”,

così era soprannominato Eisenstaedt perché si faceva amare da tutti

la ricerca rimase senza esito.

 

Poi, all’inizio degli anni Ottanta l’infermiera si fece avanti:

si chiamava Edith Shain e raccontò che

«il marinaio mi prese, mi baciò e poi ognuno se ne andò per la sua strada,

davvero non potrei sapere chi fosse».

 

 

 

 

Dopo 63 anni Edith Shain, ormai novantenne, tornò a New York per presenziare

alla messa in scena del musical South Pacific, ispirato proprio a quei giorni,

al Vivian Beaumont Theater.

 

Shain è volata nella Grande Mela, da Los Angeles, per assistere allo spettacolo

della parata dei veterani della seconda guerra mondiale

a cui partecipò in prima fila, ricevendo gli onori del caso.

 

 

 

 

Lei ci teneva a specificare il significato vero di quella foto:

«Dice molte cose: speranza, amore, pace e futuro.

La fine della guerra è stata una esperienza stupenda

e quello scatto racchiude tutto questo».

 

 

 

 

Ma la storia di questa foto non finisce qui…

 

 

LA STATUA DI SAN DIEGO

 

Infatti per omaggiar questa mitica foto l’artista J. Seward Johnson

ha realizzato questa enorme statua dal nome Unconditional Surrender

(resa incondizionata) che dal 10 febbraio di quest'anno

si trova nel Mole Park di San Diego

 

 

 

 

Questa è dunque la vera storia

della foto di un bacio

divenuta mitico storico simbolo


 

 

 TONY KOSPAN

 

 

 

 
LA PAGINA DI SOGNO DI FB
CON OLTRE 600.000 FANS



 

 

Non amo che le rose che non colsi – Come.. quando e dove nacque la famosa frase? La poesia di Gozzano   Leave a comment





Francois Martin-Kavel



Chi di noi non conosce questa frase?
Ma penso che pochi sappiano,
come me, prima di scoprirlo,
in quale circostanza sia stata scritta
e da chi…








Gironzolando tra le amate poesie
ho trovato la soluzione
che ora mi fa piacere condividere con voi.



Risultati immagini per cocotte gozzano



NON AMO CHE LE ROSE CHE NON COLSI
a cura di Tony Kospan








E’ in una strofa di questa poesia,
apparentemente sognante e birichina,
ma profondamente crepuscolare
di Guido Gozzano…
poeta tra i più interessanti di questa corrente
morto prematuramente a soli 32 anni.




Guido Gozzano
(Torino 19.12.1883 – Torino 9.8.1916)




La poesia crepuscolare fu molto in voga
a partire dal secondo decennio del '900
in aperto contrasto con le visioni futuriste e moderniste
delle avanguardie culturali di quel periodo




Fernand Toussaint



Ma torniamo alla mitica frase
e vediamo il punto esatto dove nasce…


Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!


Il poeta ci parla di sé, bambino, ma già ammiratore
di una, “Cocotte” vicina di casa,
che, avendogli donato un furtivo bacio ed un confetto,
rimase scolpita nel suo cuore.




Vincenzo Irolli – Tra Le Rose



Gozzano si abbandona languidamente ai ricordi
di quel volto, di quei volti,
di quei luoghi e di quelle emozioni,
che dopo tanti anni vivono ancora forti in lui,
ma rimane fermo lì, nella sola contemplazione.




John William Waterhouse – Mia dolce rosa (partic.)



                                     



E’ una poesia, per me carinissima,
che rallegra il cuore 
unendo freschezza e profumi della memoria
in un ampio caldo affresco avvolto in forte romanticismo
pur nella sua profonda atmosfera d'abbandono.



             



Ma il successo di questa poesia è forse dovuto soprattutto

a quella frase diventata di uso comune.

“non amo che le rose che non colsi”.

Ma ora leggiamola tutta…



Alphonse Mucha




COCOTTE

(Guido Gozzano)


I
Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…
II
«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»
Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!
«Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?»
«Sì… vedi la mia mamma e il mio Papà?»
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…
«Una cocotte!…»
«Che vuol dire, mammina?»
«Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!»
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…
Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!
III
Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
«O piccolino, non mi vuoi più bene!…»
«è vero che tu sei una cocotte?»
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.
IV
Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?
Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi ti ritrova
in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!
Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!
Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!
Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa ch’io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.
Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.






Gregory Frank Harris



Ed infine, in ideale dolce collegamento floreale,
ascoltiamo la mitica voce dell'altrettanto sfortunata
Giuni Russo che ci canta
Una rosa è una rosa


Alphonse Mucha





CIAO DA TONY KOSPAN


P O E S I E ?

ImageChef.com




Vincenzo Irolli – Sdraiata nel giardino



Buona settimana in poesia.. Posso scrivere i versi di Neruda – arte.. D. Enjolras – canzone.. Vita   1 comment

 

 

Delphin Enjolras

 

 

 

 

 

 

 


L'amore non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.
Non è un appartamento “chiavi in mano”,
ma una casa da concepire, costruire,
conservare e, spesso, riparare.
M. Quoist

 

 
 
 
 
 
(Vita – Dalla/Morandi)

Delphin Enjolras – Giovane donna che legge

 

 

 

POSSO SCRIVERE I VERSI…

Pablo Neruda

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,

e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.

 

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.

 

In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.

L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.

 

Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.

 

 

 

Delphin Enjolras

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a tutti da Orso Tony

 

 

 

 

 

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