Archivio per 6 giugno 2014

La storia di Ilaria del Carretto… sposa d’Italia… il mito del monumento scultoreo e la poesia di Pasolini   Leave a comment


 

Un'eccezionale opera d'arte,
vero bellissimo inno alla maternità
trasferito nel marmo,
che emoziona da secoli.
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ILARIA DEL CARRETTO
 LA VITA – L'OPERA D'ARTE – LA POESIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA STORIA D'ILARIA
 
 


Ilaria ha lasciato questo nostro mondo parecchi secoli fa ed ora le sue ceneri riposano tranquille in un grande sarcofago di marmo posto nella sacrestia del Duomo di San Martino a Lucca… una delle più belle città medievali della Toscana.

Ilaria nacque nel 1379 in una nobile famiglia… il padre, Carlo, era Marchese della Liguria Occidentale.

 

Gian Galeazzo Visconti signore di Milano per rinforzare l'alleanza contro la Signoria  di Firenze propose all’amico Guinigi di risposarsi con la marchesina Ilaria.

Di lei si diceva che era di grandissima bellezza e molto ben educata ed inoltre il matrimonio giovava a stabilizzare i rapporti politici dell'epoca.

Il padre accettò con piacere ed a 24 anni Ilaria lasciò il natio castello per sposarsi a Lucca in modo sfarzosissimo…

Dopo un viaggio di nozze nei vasti possedimenti del marito si stabilirono a Lucca e qui Ilaria alla vigilia di Natale del 1404 diede alla luce il primogenito Ladislao.

L'anno dopo però, nel dicembre 1405, nel dare alla luce Ilaria Minor, morì tra indicibili dolori.

 

 

 

 

Anche i figli non ebbero vita lunga per tragiche, ma ahimè classiche, vicende degli intrighi dell'epoca… così come lo stesso marito di Ilaria che fu deposto da una rivolta dei notabili di Lucca ed a cui non solo fu tolto tutto ma furono anche distrutti tutti i suoi beni e perfino le tombe di famiglia…

Ma… ma i rivoltosi si fermarono, per fortuna, dinanzi alla sacralità ed alla bellezza del sarcofago contenente le spoglie di Ilaria… che però vennero disperse.

Benché gli storici dell'arte siano divisi su quest'opera in ogni caso questo monumento funebre, davvero unico per magnificenza e bellezza, è lì a testimoniare e ricordare in modo sublime il senso della caducità della vita ed il silenzio eterno della morte… ma anche il grande amore che doveva albergare in chi volle commissionare un simile gioiello marmoreo.


 

 

Ed infatti è impossibile non emozionarsi… non commuoversi…

nell'osservar quest'opera

che da secoli è universalmente ammirata (ed amata).



L'OPERA D'ARTE


 
 
 
Sopra il sarcofago c’è la statua con la sua immagine, che pur nella tranquillità del sonno perenne, esprime sia una dolce sofferenza di madre che non ha potuto veder crescere la propria creatura ma anche tanta serenità per averle donato la vita in cambio della sua.



L'opera marmorea affascina non solo per la bellezza del viso o per l’armonia del corpo modellato dal vestito, ma anche e soprattutto per quella nobiltà d’animo e quel profondo senso di maternità che emana in un modo che colpisce ed emoziona.
 
 
 

Il sarcofago (particolare)

 
 

 
Jacopo della Quercia, autore di quest’opera commissionata dal marito, è stato veramente grande non solo nel ricostruire l’aspetto fisico , ma soprattutto nel dare a questo freddo marmo davvero un’anima.
 
Narra Sgarbi che Ilaria è stata la prima donna che ha amato… ma non so proprio se lei poi avrebbe contraccambiato.
 
Ai piedi del sarcofago c'è un cane e penso che sia stato posto lì perché simbolo della fedeltà.

 
 
 
 
Il cane – dal sito… Stilearte.it
 
 
 
 
LA POESIA
 
 
 
Anche Pasolini dedicò dei versi
(come aveva già fatto D'Annunzio)
 a quella che per la sua storia e la sua bellezza
è considerata la… Sposa d’Italia”.

Eccoli…
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Dentro nel claustrale transetto
Come dentro un acquario, son di marmo
Rassegnato le palpebre, il petto
dove giunge le mani in una calma
lontananza. Lì c’è l’aurora
e la sera italiana, la sua grama
nascita, la sua morte incolore.
Sonno, i secoli vuoti: nessuno
Scalpello potrà scalzare la mole
tenue di queste palpebre.
Jacopo con Ilaria scolpì l’Italia
perduta nella morte, quando
la sua età fu più pura e necessaria



 
 

 

 

  


L'OPERA IN VIDEO


 

Possiamo infine ammirare quest'opera eccezionale

insieme alla Cattedrale di San Martino a Lucca,

in modo ancor più approfondito grazie a questo video.

 

 

 


FINE

 

 

FONTI VARI SITI WEB – COORDIN. E IMPAGINAZIONE TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

IL GRUPPO DI CHI AMA L'ARTE
IN SENSO LATO
Ripped Note
 
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Dal sito… “Dovealucca.it”



 

Le 3 pipe – Saggio raccontino d’alto valore morale degli Indiani d’America.   Leave a comment

Pubblicato 6 giugno 2014 da tonykospan21 in Senza categoria

Diego Velazquez… Re del barocco – Biografia… opere… analisi e… Las Meninas   Leave a comment



Il più grande pittore spagnolo del '600




Diego Velazquez
(Siviglia 6.6.1599 – Madrid 6.8.1660)



BREVE BIOGRAFIA




Nato in una buona famiglia ebbe un'ottima istruzione

ma ben presto mostrò passione per la pittura

per cui già da ragazzo iniziò a frequentare la “bottega”

del  pittore Francisco de Herrera che gli insegnò le tecniche di base.


A 12 anni passò alla scuola di un altro pittore Francisco Pacheco,

artista ed insegnante di Siviglia, la cui pittura era di un semplice realismo

ma capace di fargli conoscere l'uso delle proporzioni e delle prospettive

oltre a consentirgli di frequentare gli ambienti artistici della città.




La cucitrice – National Gallery of Art – Washington D.C.


Ben presto divenne noto per le sue capacità tecniche

per cui poco più che ventenne (1622-1623) il Conte Duca di Olivares,

suo ammiratore, gli diede l'incarico di pittore di camera.


Divenuto ben presto Pittore di Corte

nel 1629 è in Italia (finanziato dal Re di Spagna)

e viaggia dal nord al sud fino a Napoli

approfondendo la conoscenza della pittura italiana.

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Festa di Bacco



Tornò in Italia poi nel 1649 e vi restò fino al 1651
incontrando tra l'altro a Napoli il suo amico e collega Ribera.

La critica d'arte, nell'analisi delle sue opere,
divide (anche se a grandi linee) 
la sua produzione pittorica in 3 periodi… 

I – Prima del primo viaggio in Italia…
II – Dopo il primo viaggio in Italia e
III – Dopo il secondo viaggio



Contadini a tavola




Rientrato in Spagna dopo poco tempo fu nominato dal Re

Gran Maresciallo di Palazzo


cosa che lo distolse sì un po'  dalla pittura

ma certo non dalla sua passione né dalla sua bravura

per cui anzi sono proprio di questo periodo

molte delle sue opere più belle.




Cristo nella casa di Marta e Maria



La rigidità del formalismo e del puritanesimo della Corte spagnola

era così forte che neppure il Re,  in certi casi,

poteva aiutarlo al punto che ci vollero ben 3 anni di indagini

sulla purezza del suo sangue e sul non aver fatto commercio di dipinti (!)

per ottenere l'onorificenza della Croce Rossa dell'Ordine di Santiago.





Venere e Cupido





Riuscì nel corso della sua vita artistica

a dipingere un solo ritratto di nudo

Venere e Cupido (1644-1648)

e questo solo perché era sotto l'ala protettrice del re.


Morì nel 1660




Autoritratto



BREVE ANALISI DELLA SUA ARTE




Possiamo ritenere, a grandi linee, che il successo delle sue opere
sia stato dovuto ad una certa (anche se vaga) vicinanza con il Caravaggio
ma soprattutto alla sua appassionata ricerca estetica
con un continuo tentativo di armonizzare linee e colori
ed alla sua capacità di render con precisione distanze e prospettive.

Infatti il Velazquez risente sì della lezione caravaggesca,
ma poi miscela il suo realismo con l'armonia delle parti cromatiche.

Benché poi sia stato anche ammiratore dei grandi pittori veneziani
il suo stile, avvolto in una calda atmosfera barocca,
appare a tutti sempre e comunque indipendente e originale.



IL SUO CAPOLAVORO – LAS MENINAS 




LAS MENINAS
 
 
 
 
Il suo massimo capolavoro è “Las Meninas”, del 1656.

Il titolo dell'opera nasce dalla parola portoghese «menina»,
e vuol quindi significare «damigelle d’onore».

In verità il dipinto, che apparentemente doveva privilegiare
la figlia maggiore della regina,
ritrae invece tutta la famiglia del re di Spagna, e cioè
Filippo IV e sua moglie Marianna d'Austria (nello specchio)
dame e personaggi di corte, 2 nani con un cane ai loro piedi
e… lo stesso Velazquez mentre dipinge.



 


L’originalità e la genialità del quadro è nel totale ribaltamento
di ciò che vediamo in un normale dipinto.

Cioè qui l’immagine della scena è vista non con con l'occhio del pittore
bensì con quello di chi è dipinto e cioè dei sovrani in posa (nello specchio).



 
 
 
 
 
 
 
VELAZQUEZ E GLI ARTISTI DEL '900




Papa Innocenzo X (poi rivisitato da Bacon) 
 
 



 Picasso, Dalì e Francis Bacon sono tra i principali artisti del '900
che l'hanno molto apprezzato e che hanno rivisitato o si sono ispirati
ad alcune sue note opere
 
 
 
 
F I N E 


IL GRUPPO DEGLI ARTISTI
E DI CHI AMA L'ARTE
IN OGNI SUO ASPETTO
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Buon W. E. in poesia.. Noi di P. Sueli – arte.. Godward – canzone.. La vita mia – e..   5 comments

 
 
 
 
 Godward John William –  Flabellifera al sole d'estate
 
 
 

 
 

 
 

 

 
Come ti vidi mi innamorai.
E tu sorridi perché lo sai.
Arrigo Boito
 
 

 
 
 Godward John William – Fiori d'estate
 
 
 
 
N O I . . .
Pat Sueli
 
 
Non dirmi mai ti amo
perché le parole sono false

Non dirmi mai ti sogno
perché i sogni svaniscono
Non dirmi mai sei il mio cielo
perché il cielo si rabbuia
Non dirmi mai sei il mio Angelo
perché gli Angeli volano via
Non dirmi mai ti desidero
perché i desideri finiscono
Non dirmi mai sei la mia vita
perché la vita si consuma
dimmi solamente… ascolta
perché il silenzio
parlerà per sempre di noi.
 
 
 
 

Godward John William – Giardino pompeiano

 
 
 
 
 
 
 

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Con… “La tua nudità” di Jimenez… auguro a tutti una felice notte in… minipoesia   Leave a comment

Con “La tua nudità” di Jimenez… auguro a tutti una felice notte in… minipoesia.

Pubblicato 6 giugno 2014 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA

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