Archivio per aprile 2014

Mughetto e 1° Maggio – Ecco la storia di questa bella e antica tradizione europea   15 comments

 
 
 



Origine, storia e leggenda,
della bella tradizione di donare
il mughetto il 1° Maggio
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
Però prima appare opportuno
innanzitutto rivolgere il nostro pensiero alla
Festa del Lavoro
ed a tutti coloro che si sono battuti perché esistesse…
un giorno dedicato alla dignità del lavoro





 
 
Ed un altro bisogna rivolgerlo a tutti quelli che lavorando…
perdono la vita o si feriscono gravemente…
Ed infine, a tutti coloro che
cercano davvero un lavoro senza però riuscirci
con la speranza che questa difficoltà possa presto ridursi per tutti
nonostante l'attuale tremenda situazione.
 
 
 
 


 


  


Ma veniamo a questa storica e suggestiva tradizione,
diffusa in varie parti d’Europa,
di regalare il 1° maggio dei mughetti alle signore.
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
IL MUGHETTO
LEGGENDA… STORIA E…1° MAGGIO
a cura di Tony Kospan
 
 
 
 
 

 
 
 
 

LA LEGGENDA DEL MUGHETTO


Il  Mughetto è considerato sinonimo di felicità che ritorna e di portafortuna.
Secondo la leggenda San Leonardo dovette combattere contro il demonio con le sembianze del diavolo.
Egli vinse, ma il combattimento fu difficile e le gocce del suo sangue sul terreno si trasformarono in bianchi campanellini.
In Francia durante la festa del primo maggio si offre mughetto per buon augurio. 
 

 
 
 
 
 

 

 
 
LA STORIA DEL “LEGAME”
TRA IL MUGHETTO
ED IL 1° GIORNO DI MAGGIO
 
 

 


Il primo maggio del 1561, Carlo IX introdusse la tradizione d’offrire un rametto di mughetto come porta fortuna.

Tradizione ancora più antica… e del tutto pagana… era poi il celebrare l’arrivo della primavera offrendo tre rami di mughetto alla persona amata, agli amici, ed alle donne come segno d’amicizia.

 

 

 

 

 

 

Nei tempi antichi poi questa era la data in cui i naviganti uscivano in mare.

Per i Celtici, il 1° maggio era poi l’inizio della prima metà del loro anno.

Nel Medio Evo col 1° maggio iniziava il mese dei fidanzamenti.

 
 
 
 

 
 
 
Nel Rinascimento, il mughetto era un amuleto portafortuna associato alla celebrazione del Primo giorno di Maggio.
Tenere in grande considerazione il primo giorno di Maggio dunque risale ad ancor prima che diventasse la festa del lavoro e dei lavoratori.

 
 
 
 

 


 
  
 

IL MUGHETTO IL 1° MAGGIO
E LA FESTA DEL LAVORO

 
 
 
Dal 1889 infine il 1° maggio è stato universalmente conosciuto come il Giorno della Festa del Lavoro.

Il primo maggio del 1895, al cantante Mayol fu presentato un mughetto dalla sua amica Jenny Cook, e quella sera lo mise all’occhiello al posto della tradizionale camelia.
Nel 1900, il primo maggio, il capo delle sartine offrì ai suoi clienti e lavoratori dei mughetti.
Da allora la tradizione di associare mughetto,  1° maggio e Festa del Lavoro si è estesa in diversi paesi occidentali… ma resta diffusissima soprattutto in Francia… e nei paesi francofoni.

 

 

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PERCHE’ IL MUGHETTO?

 


Perché è sinonimo di ritorno della felicità e di portafortuna.

Trasmette un messaggio d’amore perché fiorisce all’inizio della primavera e l’atto di cercarlo nelle foreste ombreggiate è un’opportunità per le prime passeggiate dell’anno per i boschi ed all'aperto.

Ha un profumo così delizioso che è anche usato per creare profumi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L’OMAGGIO DI ORSO TONY

 
 
L’Orso quindi non può non offrire,
per la festa del 1° Maggio…
come ogni anno, un bel mazzo di mughetti,
benché virtuali… a tutte le signore,
amiche o meno, reali o virtuali che leggeranno questo post.
 
 
 
 
 
 
 
 
AUGURO ANCORA A TUTTI…
 
 
 
TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
   


PER LE NOVITA' DEL BLOG


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Le opere ed i misteri della mitica Cappella Sansevero – La Pudicizia – III Parte   1 comment

 
 
 


 
 
 

Quest'opera, con il Cristo velato di cui abbiamo già parlato
ed il Disinganno di cui parleremo più avanti,
forma la triade delle opere della Cappella più apprezzate
fin dal '700 dai visitatori e dagli storici dell'arte
ed è oggi un'immagine che vediamo molto spesso nel web.

 
 
 

LE ALTRE OPERE DELLA CAPPELLA
LA PUDICIZIA
a cura di Tony Kospan

 
 
 
Il Principe Raimondo l'ha dedicata alla memoria
della “incomparabile madre”, la nobildonna Cecilia Gaetani,
morta quando Raimondo aveva meno di un anno.


 
 
 
 
 
 

L'autore, il veneto Antonio Corradini noto per le sue figure velate,
è davvero un grande della scultura dell'epoca.

Aveva lavorato con successo in diverse parti d'Europa…
ma morì proprio poco dopo averla terminata.
 
La prima cosa che salta all'occhio nell'osservarla
è che il titolo “La pudicizia” è davvero strano
tanto la statua appare… maestosamente “impudica“!


 
 
 
 
 
 


Anche qui il “velo corradiniano” appare fantastico
con quelle pieghe trasparenti del tessuto
che aderiscono elegantemente e morbidamente alla pelle.
 
L'arte del velo nella scultura era già nota agli antichi
ed era molto amata dal Principe anche per il suo significato esoterico
del… velare e… svelare (la verità).


 
 
 
 
 
 


La donna ha una cintura di rose intrecciate
ed uno sguardo perso nel vuoto ed ha poi accanto a sé
l’albero della vita e una lapide divisa in 2 parti
simbolo indiscusso di una vita troppo presto spezzata
ed ancor più confermato dalla mano lì appoggiata.
 

La base infine su cui essa è situata
mostra un bassorilievo in cui è raffigurato
l’episodio evangelico del Noli me tangere.


 
 
 
 
 
 
 


Abbiamo dunque visto e descritto la statua
sia come “significato familiare“,
omaggio alla madre prematuramente morta,
che da un punto di vista artistico,
la genialità dell'arte del Corradini.
 
Ora esaminiamo le differenti ed opposte interpretazioni
esoteriche e cristiane della stessa.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE ESOTERICA
 
 


Appare chiaro che se la scultura voleva rappresentare
solo un omaggio alla madre morta così giovane
qui c'è molto… ma molto di più
a partire da quel velo di cui abbiamo già parlato,
riferimento alla sapienza nascosta ai non iniziati,
e per la figura accostabile alla dea egizia Iside.
 

Inoltre tanto gli arbusti di quercia,
albero della conoscenza del Bene e del Male per gli antichi,
l'opulenza delle forme, la cintura di rose (Rosa mistica?) etc
evidenziano che l'opera
non è altro che un'allegoria della sapienza esoterica.


 
 
 
 
 
 
 
 

INTERPRETAZIONE RELIGIOSA O CLASSICA

 
 
Tutti i simboli dell'opera non sono altro
che espressione della fede cristiana.
 

La quercia è anche un simbolo cristiano,
il vaso sotto la statua è  un contenitore di incenso,
la cintura di rose rappresenta la nascita della vita,
la lapide rotta fa riferimento alla resurrezione
(lapide del sepolcro di Cristo trovata rotta )
ed il velo null'altro è che un omaggio
alla nuda castità e/o alla nudità di Eva.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

UNA PERSONALE OPINIONE

 
 
Tanta religiosità nel Principe, noto massone
e duramente perseguitato a più riprese dalla Chiesa
mi sfugge proprio del tutto e mi appare incomprensibile.


Lo stesso Corradini, lo scultore, era poi un iniziato.


Come pure non mi convince l'idea che un figlio
 voglia ricordare la madre precocemente scomparsa
mostrandola con forme così procaci
e coperte solo da un leggero velo trasparente.


 
 
 
 
 
 
 
 


Però penso anche che sia innegabile
la presenza di diversi riferimenti religiosi.
 
Dunque ritengo che nell'opera siano presenti
entrambi gli aspetti che forse sono stati volutamente
tenuti insieme principalmente per 2 motivi.
 
Il primo è quello di renderla ancor più misteriosa
ed il secondo per evitare le ire delle Autorità ecclesiastiche.

In ogni caso è indubitabile che si tratta
di un vero e proprio fantastico capolavoro…


 
 
 
 
 
 

FINE DELLA III PARTE

(LA CAPPELLA SANSEVERO 
E LE 4 INTERPRETAZIONI 
DELLE SUE MISTERIOSE OPERE)
 
 

La visita virtuale della Cappella
continuerà con le altre misteriose opere

 
 
 
 
Chi volesse legger la I parte
– Presentazione e biografia del Principe di Sansevero –
 
 
 
 
Chi volesse legger la II parte
– La Cappella ed il Cristo Velato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Buon mercoledì in poesia – Se solamente di Neruda – arte.. E. Sonrel – canzone.. Infiniti noi – e..   3 comments

 

 

 

 

Elisabeth Sonrel

 

 

 

 
 
Il ballo è un ricamo… è un volo…
è come intravedere l’armonia delle stelle…
è una dichiarazione d’amore…
Il ballo è un inno alla vita.
La voce della Luna – Fellini
 

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Elisabeth Sonrel
 
 
 
 
SE SOLAMENTE
Pablo Neruda
 
 
Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
e mettessi la tua lingua come una freccia rossa
là dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare,
piangendo,
suonerebbe con  rumore scuro,
con suono di ruote di treno assonnate,
come acque vacilllanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
e sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato,
in riva al mare,
piangendo…
 
 
 
 

Elisabeth Sonrel

 

 

 
 
 
 

 
a tutti da Orso Tony

 

 

 

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ARTE MUSICA POESIA ETC…
NEL GRUPPO DI FB
AMICI DI PSICHE E SOGNO

 
 
 
 

Ecco Nora… gatta pianista sorprendente ma di… talento – Video simpaticissimo…   Leave a comment

 
 
 

A volte i nostri amici a 4 zampe
ci sorprendono davvero…
 
 
 
 
 
 

 
 
 
L’ORIGINALE MA VERA STORIA
DI NORA GATTA PIANISTA
 
 

 
 
Il talento di Nora, una gatta Grey Tabby di cinque anni che vive a Filadelphia,  non nasce per caso.
 
La sua padrona, Betsy Alexander, tiene lezioni di piano e la gatta ama imitare gli studenti.
 
Tuttavia Betsy non ha mai cercato di addestrarla.
 
Si accorse che sapeva suonare una sera di quattro anni fa, quando sentì qualcuno al piano e trovò Nora che accarezzava i tasti con le zampine.
 
 
I padroni di Nora non hanno perso tempo a farne un fenomeno anche commerciale.
 
Su YouTube il suo nome, «Nora the Piano Cat»,
è accompagnato dal marchio «trademark»
e con le sue foto sono stati realizzati un calendario e un manuale di musica.
 
 
Il video sta spopolando nel web…

 

 

 
   
 
 
 
 
 
Merita…….
 
Ciaooooooooooooooo
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 

LA PAGINA DI SOGNO DI FB?
PSICHE E SOGNO



Hackert… Goethe… e Mozart a… Napoli – Dipinti poesie e musica   1 comment


 



 Jacob Philipp Hackert
 




L'Italia per secoli è stata l'ambita meta
di viaggio per la migliore gioventù europea…
che si voleva nutrire
della cultura e dell'arte italiana.



Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 28.8.1749 – Weimar 22.3.1832)



 

HACKERT – GOETHE – MOZART E NAPOLI
 

COS'HANNO IN COMUNE TRA LORO E CON NAPOLI?

 
 


Jacob Philipp Hackert – Il Vesuvio visto da Napoli


 
 
 
Direi molto…
 
 
Tutti e tre i grandi personaggi nel 1700
hanno viaggiato per l'italia
ed in particolare hanno vissuto….
chi più tempo chi meno…
a Napoli…  e negli stessi anni…
 

 
 
Mozart – Medley
 

 

 Jacob Philipp Hackert


 

Hackert, amico di Goethe, è il cantore in dipinti…
mentre Goethe ci delizia in prosa e poesia
e Mozart in musica…
 
 
 
 
HACKERT E GOETHE
 
 
 
 
Goethe a Napoli ritratto da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein con accanto reperti pompeiani da poco portati alla luce
 
 
 

Di nascosto e sotto falso nome,
Goethe fuggì da Weimar verso l’Italia
nella notte del 3 settembre 1786:
voleva godersi l'Italia,
il paese dei suoi desideri e della sua nostalgia,
senza dover rendere conto a nessuno.
 
 
 
 
File:Jakob Philipp Hackert by Augusto Nicodemo 1797.jpg
Jakob Philipp Hackert (Prenzlau 15.9.1737 – San Pietro di Careggi 28.4.1807)
 
 
 
A Napoli rimase un mese nel febbraio-marzo 1787
 – e qui conobbe Hackert pittore di corte del Re Ferdinando IV
di cui divenne molto amico –
e poi altri 15 giorni al suo ritorno dalla Sicilia.



Jacob Philipp Hackert

 
 
Ecco come si esprime in una sua divertita e divertente
descrizione di Napoli:
 
 
 

 
Il napoletano crede di essere in possesso del Paradiso
ed ha un concetto molto triste dei paesi nordici:
»Sempre neve, case di legno, grande ignoranza, ma danari assai.«
Questa è l’immagine che si sono fatti di noi.
Quanto a Napoli, la città si preannuncia felice, libera e vivace,
un numero infinito di persone si affrettano disordinatamente,
il re è a caccia, la regina in stato interessante,
e meglio di così non può andare.

 

 

 

ed ora 4 sue famose bellissime poesie

 

 

 


 
DA DOVE SIAMO NATI?

 

Da dove siamo nati?
Dall'amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L'amore.
Si può trovare anche l'amore?
Con amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L'amore.
Cosa deve unirci sempre?
L'amore.



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CUPIDO MONELLO TESTARDO!
 
Cupido, monello testardo!
M'hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!
Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d'inverno e arde me misero.
Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l'animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.



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LASCIA PURE

Lascia pure che lo splendore
del sole svanisca,
purché spunti il giorno
nella tua anima.
Ciò che vien meno
al mondo intero,
puoi trovarlo dentro il tuo cuore.




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PIACEVOLE INCONTRO

Nell'ampia cappa avvolto fin al mento,
prendevo la via tra le rocce, aspra e grigia,
e poi giù per i prati invernali,
l'animo inquieto, disposto alla fuga.
D'un tratto, il nuovo giorno si spogliò del velo:
giunse una fanciulla, bella come il cielo,
perfetta come quelle donne leggiadre
care ai poeti. La mia ansia s'acquietò.
Ma sviai il passo e la lasciai andare,
mi strinsi più forte nelle pieghe,
come per difendermi nel mio calore.
Eppure la seguii. Mi fermai. Era accaduto!
Nella mia veste non potei più celarmi,
la gettai via. E ci fu lei tra le mie braccia


 
 
 
 
 
MOZART
 
 
 



Mozart giovanetto
 
 
 

Appena quattordicenne, nel 1769-70,
Mozart viaggiò per tutta l'Italia,
accompagnato dal padre Leopold.
 
 
Il loro percorso li portò da Verona a Milano,
a Firenze e Roma fino a Napoli,
ovunque collezionando grandi trionfi.
 
 
Nella novella “Mozart in viaggio verso Praga” (1856),
Eduard Mörike fa dire a Wolfgang queste parole su Napoli:
 
 
 



 
Mozart (Salisburgo 27.1.1756 – Vienna 5.12.1791)
 
 
 
 

 

“Sono passati diciassette anni da quando andai in Italia.

Chi, avendola vista una volta, non la ricorda per tutta la vita,
specialmente Napoli?”
 

 
 
 
 
Mozart – Divertimento n.17- Minuetto
 

Jacob Philipp Hackert – Il Golfo di Pozzuoli
(sullo sfondo Procida e Ischia)
 
 
 
 

 
 
 

Ciao da Tony Kospan

 

 
 

 

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I sentimenti – La bella canzone di Francoise Hardy con la sua storia e l’atmosfera del ’67   1 comment





ATMOSFERE E NOTE… D’UN TEMPO…

by Tony Kospan


 






Eppure son passati 46 anni in cui sono successe davvero
grandi trasformazioni epocali…
La dolcissima canzone di Francoise Hardy
è sì del 1966 ma giunse in Italia nel 1967 




 
 
  
 
Il titolo originale è “ET MEME”
e gli autori sono Pallavicini e la stessa cantante…
La canzone fu presentata su RAI 1
ed ebbe gran successo…
.
.
.
 

.
.
Personalmente rimasi molto colpito dalla bellezza della voce
della cantante francese e da quella del testo.
Prima di ascoltarla in 2 versioni, una solo audio ma con testo,
e l’altra in video dell’epoca…
immergiamoci con alcune immagini nel clima di quell’anno…
 
 

 L'ATMOSFERA DEL 1967
 

 
 
 
Viene ucciso Che Guevara
 
 
 
 
 
Il dr Barnard esegue il primo trapianto di cuore
 
 
 
 
Gimondi vince il Giro d’Italia
 
 
 
 
Infuria la guerra in Vietnam 
 
 




Pablo Neruda a Barcellona nel 1967
 
 
 
 
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LA CANZONE
 
 
Ma ora veniamo alla canzone

che possiamo ascoltare qui

 leggendo anche il testo…

 
 
 
 
 
 
e poi, se ci va, qui in questo video…
 
 


Ciao da Tony Kospan


POESIE?
UN MODO DIVERSO DI VIVERLE??
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Buon pomeriggio in poesia – Fiore di luce di Ruben Dario – arte.. P. T. Quidley – canzone.. Caruso – e..   Leave a comment

 
 

 
 

Peter Taylor Quidley

 

 

 

 

 

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo:
quelle che ci riportano indietro
chiamate… ricordi
e quelle che ci spingono avanti
chiamate… sogni.
 
Jeremy Irons

 

 

 

 

 

     

 
 
 

 Nota 
Peter Taylor Quidley
 
FIORE DI LUCE

 Ruben Dario

 
Si levò la mia anima come dalla corolla
di un giglio.
Sapeva restare nuda e sola.
Sola, come nell’acqua o nel vento.
Leggera,trasparente, sottile, meravigliosa.
Era quasi un divino fiore di luce,
o un divino uccello
che nell’aria appare all’improvviso.
Non sapeva ascoltare, comprendere, vedere;
non sapeva ove andava,
nè qual’era la materia qua in basso,
lassù in alto…
 
 
 
 

Peter Taylor Quidley

 
 
 
 
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LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

 

 

 

 

Buonanotte con la bella poesia… Se l’aria… di Montale   4 comments







SE L'ARIA
E. Montale

Se l'aria mi raccontasse di te
vorrei perdermi per sempre nel vento,
lì ascolterei le tue parole
e i tuoi sospiri,
lì sarei vicino alla tua anima
e al calore del tuo cuore.
















LA TUA PAGINA DI… SOGNO?

Eloisa ed Abelardo.. un grande amore nel mito – La vera storia i personaggi e le lettere….   3 comments





Chissà quante volte abbiamo ascoltato i nomi di Eloisa e Abelardo

ed ogni volta ci viene in mente che sono i protagonisti di una grande storia d’amore

ma poi, se ci chiediamo dove, come e quando questa storia si è verificata,

allora per molti di noi cala la nebbia su di un vago ricordo.


Una prima breve riflessione sulla loro storia 

è, per molti aspetti, l’incredibile modernità 

anche se immersa in pieno nei costumi del Medio Evo.


 
 
 
 




ELOISA ED ABELARDO

I PERSONAGGI.. LA STORIA.. IL MITO.. E LE LETTERE 
DI UNA DELLE PIU’ BELLE E PASSIONALI STORIE D’AMORE 
a cura di Tony Kospan



 


   
I PERSONAGGI
 
 
CHI SONO DUNQUE… ELOISA ED ABELARDO?
 

 
Chiariamo subito che si tratta di una storia autentica,anche se poi è divenuta, mitica.
 
Siamo nell’XI secolo in Francia e lo scenario è quello di Parigi.

(Sarà anche per questo che è anche una delle capitali dell’amore?)
 
 
 

Abelardo

 

 



Pietro Abelardo è un giovane e brillante chierico e professore di teologia di origine bretone e quando nel 1116 conosce Eloisa ha 39 anni ed è molto noto.

E’ famoso anhe perché è un contestatore di buona parte della teologia precedente.

 

 


Edmund Blair Leighton

 

 

Eloisa, nata nel 1099, è una ragazza vivace ed in gamba che eccelle non solo negli studi classici ma anche in quelli scientifici.

All’età di 17 anni lo zio Fulberto, viste le sue notevoli qualità, decide di farle frequentare dei corsi tenuti da Abelardo.

Abelardo se ne innamora subito e perdutamente.

Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli amanti” sono queste le parole scritte dallo stesso Abelardo.

Fulberto, entusiasta per la fama di Abelardo di miglior insegnante di Parigi, accoglie la sua richiesta di essere ospitato da lui per starle più vicino.



 




 


 

Eloisa cede all’amore ed alla passione:

“Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige.”

 
 

 
Angelica Kauffmann – L’addio tra Eloisa e Abelardo


 
 
LA STORIA ED IL MITO
 
 
La storia di questo amore è divenuta, nell’immaginario collettivo, mitica… come quelle di Tristano e Isotta, Giuletta e Romeo, Paolo e Francesca ma, come dicevo su, è del tutto storicamente vera.






La relazione del grande professore parigino e della sua bellissima e coltissima allieva sorprende per diversi aspetti, religiosi… culturali… passionali e razionali che pur conflittuali tra loro, ci mostrano un Medio Evo molto più vivace di come l’immaginiamo.







La vicenda storica lunga, convulsa, complessa e piena di avvenimenti, quasi tutti documentati, però non ha un lieto fine.




Angelica Kauffmann – L’addio tra Eloisa e Abelardo

 
Possiamo solo dire che ci fu il pentimento di Abelardo ma non quello di Eloisa… ” Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo”.
 

L’immensità della forza vitale e suprema dell’amore che leggiamo nel Cantico dei Cantici “non basterebbe l’acqua degli oceani a spegnere” è quello che, con chiarezza ed  emozione, possiamo evincere anche da questa grande storia di mille anni fa.

Un giorno, se riesco, mi piacerà raccontarla in tutti i suoi aspetti, alcuni dei quali davvero sconcertanti, come l’evirazione di Abelardo decisa ed attuata dalla famiglia di Eloisa.

 
 

MUSICA MEDIEVALE



LE LETTERE

 
 
Le lettere d’amore di Eloisa… rappresentano uno spaccato sincero e senza tabù,
ed aggiungerei, moderno, sulla loro esplosiva storia d’amore e di passione.

Ecco alcuni estratti.
 
 
 
 

 
 
 
DA ELOISA AD ABELARDO
 
 
 
Eloisa ed Abelardo
 
 
I
 
 
“In una parola, cerchiamo l’amore nell’amore”
 
 
 
 

 
 
 
II
 
 
 
“Solo tu hai il potere di rendermi triste o donarmi gioia e conforto. 
Il mio amore ha raggiunto tali vette di follia
che rubò a se stesso ciò che più agognava… 
Ad un tuo cenno, subito cambiai il mio abito e i miei pensieri,
per dimostrarti che sei tu l’unico padrone
del mio corpo e della mia volontà.”

 
 
 
 
 
 
III
 
 
“Tutti si precipitavano a vederti quando apparivi in pubblico
e le donne ti seguivano con gli occhi voltando indietro il capo
quando ti incrociavano per la via […]
Quale regina, quale donna potente
non invidiava le mie gioie e il mio letto?
Avevi due cose in particolare che ti rendevano subito caro:
la grazia della tua poesia e il fascino delle tue canzoni,
talenti davvero rari per un filosofo quale tu eri […]
Eri giovane, bello, intelligente “






Charles Lock Eastlake


IV


Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore,
lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti
che la passione predilige.
Aperti i libri, le parole
si affannavano
di più intorno ad argomenti d’amore che di studio,
erano più numerosi i baci che le frasi,
la mano correva più spesso al seno che ai libri.
E ciò che si rifletteva nei nostri occhi
era molto più spesso l’amore
che non la pagina scritta oggetto della lezione.
Per non suscitare sospetti
la percuotevo spinto però dall’amore, non dal furore,
dall’affetto non dall’ira,
e queste percosse erano più soavi di qualsiasi
balsamo.
Il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore,
ogni volta che la nostra passione poté inventare qualcosa di insolito,
subito lo provammo, e quanto più eravamo inesperti in questi piaceri
tanto più ardentemente ci dedicavamo ad essi e non ci stancavamo mai.
Quanto più eravamo inesperti di quei giochi d’amore,
tanto più insistevamo nel procurarci il piacere
e non arrivavamo mai a stancarcene.
 
 
 

Eloisa ed Abelardo



V



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Ti ho amato di un amore sconfinato (…)

mi è sempre stato più dolce il nome di amica e, se non ti scandalizzi,

quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me, ma con te”.








FINE

 

Fonti vari siti web


    fre bia pouce





Arte e storia – Scoperto il vero volto di Lucrezia Borgia.. la mitica enigmatica nobildonna?   1 comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“Un radioso sorriso, due trecce bionde,
un fazzoletto bordato di perle, una pozione di veleno”.
 
 
 
Così veniva descritta da un cronista dell’epoca Lucrezia Borgia,
figura femminile tra le più discusse e controverse della storia rinascimentale.
 
 
 
 
 
 
 
SCOPERTO IL VERO VOLTO DI
LUCREZIA BORGIA (?)
 
 
 
 
 
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La sua intrigante figura, sulla cui condotta molto si è detto e congetturato – ma pochi fatti sono realmente documentati – ha  dato impulso alla realizzazione di tragedie, come quella liberamente ispirata di Victor Hugo, romanzi, film, destando curiosità fino ad oggi.
Ma se la vera identità dell’enigmatica nobildonna, sanguinaria e vendicativa, ha  sempre stuzzicato l’immaginario collettivo – poiché non ne esistevano ritratti certi, – ora  pare che Lucrezia abbia un volto, svelato da un dipinto conservato in Australia.
Un dipinto di proprietà della National Gallery of Victoria a Melbourne nei giorni scorsi è stato infatti identificato come un ritratto, anzi il ritratto, l’unico autentico, di Lucrezia Borgia.
L’olio su tela era stato acquistato a Londra nel 1965  per £ 8.000 ed era stato intitolato “Ritratto di giovene uomo”, opera attribuita ad un ignoto pittore operante nel nord-Italia.
Il quadro esposto nella sede australiana, e non solo, per gli ultimi 43 anni, ha sempre istillato dubbi sul soggetto rappresentato in tutti gli esperti  che lo hanno analizzato, ed è stato ritenuto costantemente una raffigurazione di giovane uomo,  in parte  a causa del pugnale  in suo possesso.
Grazie ad una lunga analisi tecnica e di ricerca condotta dal restauratore di dipinti della NGV, Carl Villis, è emerso un incredibile risultato: la bellissima tela ovale sarebbe opera di Niccolò di Giovanni Luteri, più noto come Dosso Dossi (1486-1542) – un contemporaneo di Tiziano, Raffaello e Michelangelo – artista di cui si hanno poche  notizie documentate, ma che gli esperti concordano nel collocare a Venezia durante la formazione, periodo in cui avrebbe assorbito la lezione di cromatismo di Giorgione e Tiziano, e poi come pittore della vivace corte di Ferrara, dove avrebbe sviluppato il suo linguaggio pittorico.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il dipinto è stato realizzato tra il 1515 e il 1520, proprio il periodo in cui Dossi lavorava alla corte estense, dove Lucrezia Borgia viveva.
Ciò che avvalorerebbe l’ipotesi del Dossi come autore risiede nella forma del dipinto, l’ovale, molto utilizzato dall’artista e poco diffuso a quell’epoca.
Già così la scoperta sarebbe stata rilevante, un’attribuzione artistica rimasta in sospeso per anni che ha finalmente un autore, il Dossi, ma la vera rivelazione riguarda il soggetto ritratto e il modo in cui è stato descritto.
Ci sono diversi indizi che inducono a pensare che si tratti di una figura femminile, a partire dallo sfondo decorato con mirto e fiori.
Solo pochissime donne all’epoca potevano essere così importanti da avere l’onore di essere ritratte e Lucrezia Borgia era senz’altro una di loro.
Certo quest’immagine sembra stemperare o addirittura smentire la reputazione di questa donna, tramandata nei secoli, e forse anche immeritata, demonizzata dalla discutibile condotta della sua famiglia.
Figlia di Rodrigo Borgia- il potente di Valencia che divenne Papa Alessandro VI dal 1492 al 1503- e della sua amante, Vanozza Cattanei, Lucrezia fu sposa di Giovanni Sforza, Alfonso d’Aragona, ucciso dal feroce fratello Cesare(il duca di Valentino), e Alfonso d’Este, morì a soli 39 anni etichettata come donna di facili costumi e malvagità inudita.
La nuova scoperta pittorica in effetti lascia interdetti su questa attribuzione, dato che siamo piuttosto lontani dal ritratto – seppur di fantasiosa invenzione – realizzato da Bartolomeo Veneziano, in cui Lucrezia appariva come un’astuta seduttrice.
 
 
 
 

Bartolomeo Veneziano – Flora (Lucrezia Borgia?)

 
 
 
 
Nell’opera del Dossi sembra essere smentita l’esistenza corrotta e intrigante della nobildonna, che qui appare composta, gentile, compassata, con i capelli ordinatamente raccolti, serrata in lineamenti fini ed aggraziati, chiusa in un serioso ed elegante abito nero.  Il pugnale pare possa essere un rimando ad una precedente Lucrezia, che si sarebbe tolta la vita dopo aver subito una violenza.

Quando si è diffusa la notizia, curatori ed esperti da tutto il mondo si sono interessati alla scoperta di Villis ma, nonostante gli occhi puntati addosso, il museo australiano ha rifiutato di speculare sul valore del dipinto. 

 
Anzi Gerald Vaughan, il direttore del polo espositivo,  a malapena è riuscito a contenere il suo entusiasmo durante l’annuncio a Melbourne.
Egli ha affermato: “Quello che  è stato precedentemente considerato il ritratto di uno sconosciuto realizzato da un artista non identificato sembra ormai rischiare di essere uno dei più significativi ritratti superstiti del Rinascimento, creato per mano di uno dei più grandi pittori del nord-Italia”.

Il Signor Villis, ha dichiarato:
“Se confermerà di essere ciò che crediamo sarà molto importante, perché estremamente raro.
Riteniamo che questo sia l’unico ritratto dipinto formale di Lucrezia Borgia”.

Un allarme di prudenza in ogni caso è necessario, dato un imbarazzante errore che è venuto alla luce l’anno scorso, in cui la NGV ha erroneamente attribuito un dipinto di Vincent Van Gogh.
Tuttavia Villis è apparso fiducioso e rassicurante ribadendo che il ritratto dallo stile idiosincratico e di forma ovale conferma il lavoro del Dossi, che ha lavorato per la famiglia di Ferrara quando Lucrezia Borgia era duchessa.

 
“E’ stato molto emozionante  svelare i segreti di questa bella ed enigmatica tela”, ha continuato Villis, “generazioni di storici dell’arte hanno cercato di identificare i ritratti di Lucrezia Borgia, ma questo sembra essere l’unico che contiene riferimenti personali diretti a questa intrigante figura storica”.
 
 
 
 
 
 
 
 
Le principali prove: il cespuglio di mirto sullo sfondo (a lungo si era pensato ad un' aggiunta ottocentesca) e la scritta che parla di «virtù e bellezza»  e soprattutto l’affidabile somiglianza della sua figura con quella ritratta in una medaglia di bronzo, eseguito nel 1502 .
 
A riguardo ha dichiarato il museo di Melbourne: “Il profilo del viso sulla medaglia porta una sorprendente somiglianza proprio con il nostro ritratto”.
 
Questa rassomiglianza con la medaglia di bronzo sarebbe dunque la prova regina… (N.T.K.)
 
 
 
 
 
 
F I N E
 
 
 

TESTO DAL WEB – IMPAGINAZIONE TONY KOSPAN

 

 

 

 

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