La sublime poesia di Kabir “Cielo d’amore” ci parla dell’abbraccio con… l’infinito…   3 comments

 
 
 
 
 
 

Questa poesia di Kabir,
poeta mistico indiano (India) del 15° secolo,
ci invita in modo chiaro
a fonderci con l'Infinito
e ci spiega anche in che modo…

 
 
 
 
 
 
 

CIELO D'AMORE
– KABIR –
POESIA SUBLIME

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La tensione dello sguardo dell'anima,
secondo la prospettiva di Kabir,
si riflette nel cielo d'amore.
 
 
La chiave per trovare la scintilla divina che è in noi,
senza farci fuorviare dalle ombre della sera
e senza arrenderci alla banale realtà…,
è
andare verso l'altro
e
gustare attraverso il cuore
i suoni ed i profumi della natura…
 
 
 

 
 
 
 
La poesia m'appare davvero modernissima
con il suo riconoscimento
della presenza del divino sia nel nostro cuore…
che nella natura che ci circonda…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CIELO D'AMORE
Kabir
 
 
 
Cadono le ombre della sera
lunghe, serrate,
di buio avvolgono il corpo e la mente.
 
 
Tu apri la finestra che dà a ponente
perditi nel cielo d’amore.

 
Bevi il miele stillato dai petali
del loto che hai in cuore.

 
Lascia che ti penetrino
le onde del mare, le onde
di splendore.

 
Ascolta,
un suono di conchiglie, di campanelli
si leva dalle acque.
 
 
Kabir dice:
«Fratelli,
è Dio in questo vaso,
in questo mio corpo».
 
 
 
 
 
 
 
 
 
E voi cosa ne pensate?
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
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3 risposte a “La sublime poesia di Kabir “Cielo d’amore” ci parla dell’abbraccio con… l’infinito…

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  1. Da DISMISURE Ed. Manni 2011
    di Matteo Bonsante

    In questo giorno che di sé inonda
    tutto il mare e tutta l’estate,
    si disgela la tinozza dell’eterno.
    Qui, sotto il mio segreto sguardo.
    Le cose, al largo, si raccontano in luce
    e golfi di luci, vibranti e deliranti.
    L’armonia è nell’attimo che, pur brivido,
    sembra fermarsi a contemplare.
    – Severo diapason della mente
    che come treno al palo
    osserva, accoglie, registra.

    Ed è l’eterno che, uscito in strada da me,
    da te… da tutti… qui, ora,
    si lascia cogliere nel suo abito di fuoco
    del mezzogiorno estivo.

    – Ferro rovente del fabbro che batte
    sull’incudine. Cuore orfico dell’etere
    pulsante in ogni fibra a modellare il cielo
    e la terra. Sagace fucina d’un forte narcisistico
    specchiarsi. Trasparenza e agio del mondo
    liberatosi dalla culla del nulla
    e rivelatosi in noi.

    E specchiandoci… tutti a bere, anche Dio,
    l’intenso fulgore del giorno quando l’anima
    e le cose
    cantano l’inno-ferita dell’esistenza.

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  2. Precioso comentario,que más es una bella poesía,me emociona,felicidades Mateo Bonsante.

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  3. superlativo mr kospan ….ce tanto emozioni:)

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