Archivio per 24 maggio 2012

HO INCONTRATO – V. HUGO – BUONANOTTE IN MINIPOESIA   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
HO INCONTRATO
Victor Hugo
 
Ho incontrato in strada
un giovane poverissimo
che era innamorato.
Aveva un vecchio cappello,
la giacca logora;
l’acqua gli passava
attraverso la suola delle scarpe
e le stelle
attraverso l’anima.
 
 
 
 

 

 

da Tony Kospan

 

 

 

 

Divisorio

ARTE MUSICA POESIA ETC
NEL NUOVO GRUPPO DI FB

 

 

 

Pubblicato 24 maggio 2012 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA, Senza categoria

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LA SFIDA DEL RE AI SUOI 3 FIGLI – OSHO – FAVOLA DI SAGGEZZA   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
LA SFIDA DEL RE AI SUOI 3 FIGLI
 
 OSHO
 
 
 

 

 

 

Un grande re aveva tre figli, e voleva sceglierne uno come erede. Era in difficoltà , perché tutti e tre erano molto intelligenti, molto coraggiosi.
Chi scegliere? Si rivolse dunque a un saggio, che gli suggerì un'idea!

Il re tornò a palazzo e convocò i tre figli. Diede a ciascuno di loro una borsa contenente dei semi, e disse loro che sarebbe partito per un pellegrinaggio:
“Starò via qualche anno: uno, due, tre, forse di più. E per voi questa sarà una prova: quando torno, mi dovrete ridare questi semi. E chi di voi li proteggerà meglio, sarà il mio erede!” Poi partì per il pellegrinaggio.

Il primo figlio pensò: “Cosa dovrei fare con questi semi?” E convinto di fare la cosa migliore, per proteggerli meglio da qualsiasi cosa, li chiuse in uno scrigno di ferro, in modo da poterli rendere intatti al ritorno del padre.

Il secondo pensò: “Se li rinchiudo come ha fatto mio fratello, moriranno.E un seme morto non è affatto un seme. Mio padre potrebbe obiettare: “Io ti ho dato dei semi vivi, che potevano crescere, mentre questi sono morti:
ora non potranno più crescere” Per cui andò al mercato e li vendette, e conservò il denaro, pensando: “Quando mio padre tornerà, andrò al mercato, comprerò nuovi semi e gliene ridarò di migliori.”

Ma fu il terzo a fare la cosa migliore. Andò in giardino e li seminò.

 

 

 

 

 

 

Tre anni dopo, quando il padre tornò, il primo figlio aprì lo scrigno. Quei semi erano tutti morti, puzzavano, e il padre disse: “Cosa? Sono forse questi i semi che ti ho dato? Avevano la possibilità di fiorire e donare una fragranza
squisita, mentre questi puzzano; no, questi non sono i miei semi!”

Andò dal secondo figlio che si precipitò al mercato, comprò semi nuovi e tornò a casa, dicendo: “Ecco i tuoi semi!.” E il padre commentò: “La tua idea è migliore di quella di tuo fratello, ma non sei ancora abile come io vorrei che fossi!”

Quando andò dal terzo, il padre sperava e trepidava al pensiero di ciò che aveva potuto fare. E il terzo figlio lo condusse in giardino dove erano spuntate milioni di piante, e milioni di fiori.

Il figlio disse: “Questi sono i semi che mi hai dato. Non appena le piante saranno adulte, li raccoglierà e te li restituirà. Adesso stanno ancora maturando!”

Il re disse: “Tu sei il mio erede. Ecco come ci si deve comportare con i semi!” .

 

 

 

 

Ricorda: il seme non è mai in pericolo. Che pericolo potrà mai esserci per il seme? E' assolutamente protetto. Viceversa, la pianta è sempre in pericolo, perché è delicata. Il seme è simile a una pietra, è duro, è nascosto all'interno di una scorza. Viceversa la pianta deve attraversare mille e un rischio.
E non tutte le piante raggiungeranno la vetta, la cima dove fioriranno dando vita a un'infinità di fiori!

Pochissimi esseri umani raggiungono il secondo stadio e pochissimi di coloro che lo raggiungono, arrivano al terzo, lo stadio della fioritura. Come mai non ci riescono? A causa dell'avidità, a causa dell'avarizia, della loro incapacità a condividere, a causa di questa condizione di non amore.

Occorre coraggio per diventare una pianta, e occorre amore per diventare un fiore. Il fiore indica che l'albero sta aprendo il suo cuore, sta sprigionando il suo profumo, donando la sua anima, riversando il suo essere nell'esistenza.

 

 

 

 

Non restare un seme.

Raccogli coraggio: il coraggio di lasciar cadere l'ego, il coraggio di abbandonare ogni sicurezza, il coraggio di lasciare tutto ciò che ti rende sicuro, il coraggio di essere vulnerabile .

 

 

 

 

 

 

DAL WEB – IMPAGIN. T.K.

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

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IN FACEBOOK UN… SALOTTINO… CULTURALE…

Pubblicato 24 maggio 2012 da tonykospan21 in FAVOLE LEGGENDE RACCONTI DI SAGGEZZA, Senza categoria

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L’AMORE PER LA VITA CONTRO I DOLORI DEL MONDO   2 comments

 
 
 

 
 
 
UN PENSIERO DI ALBERONI
CHE MI APPARE MOLTO INTERESSANTE E PROFONDO
E CHE SOTTOPONGO ALLA VOSTRA ATTENZIONE
 
 
 
 
 
 

 
L’AMORE PER LA VITA CONTRO I DOLORI DEL MONDO
Francesco Alberoni
 
 

Pochi giorni fa a Lisbona, alla fine di una conferenza su “sesso e amore”, mi si è avvicinata una signora italiana che, con aria di rimprovero, mi ha detto: “Ma perché lei cerca sempre gli aspetti vitali e non guarda la miseria del mondo?”.  io le ho risposto con durezza:
“E’ perché vedo la miseria del mondo che cerco le fonti della vita, della forza e della speranza”.
Noi restiamo sani perché il sistema immunitario, non appena un germe arriva nel nostro corpo, lo distrugge. Ma quando ci colpisce un grande dolore, quando veniamo accusati ingiustamente, quando veniamo traditi, quando ci ripieghiamo vinti, quando perdiamo la speranza, il nostro sistema immunitario si indebolisce e ci ammaliamo. Perfino per sopravvivere dobbiamo essere positivi, ottimisti, capaci di resistere alle più terribili avversità ..
E se i dolori, le frustrazioni, i cedimenti del morale sono tanto dannosi sul piano fisico, lo sono ancora di più sul piano professionale, umano, delle relazioni sociali.
Quale studente si mette a studiare se non ha la speranza di laurearsi? Chi incomincia una impresa se è convinto di non riuscire? Chi ha il coraggio di innamorarsi se è sicuro che nessuno potrà riamarlo? La vita è nella sua essenza incertezza, rischio, pericolo, ciascuno di noi potrebbe morire oggi stesso. Ma per fortuna non ci facciamo paralizzare da queste paure. Amiamo, ridiamo, viaggiamo, lavoriamo, facciamo progetti, come se fossimo eterni e ci battiamo anche quando sappiamo che il compito è difficile ..
E’ la nostra fede, il nostro amore della vita che ci fa vivere!!!!
Questo non vuoi dire ignorare il pericolo, non vuoi dire non essere vigilanti.
Ma anche per vedere il pericolo, anche per essere vigilanti occorre aver fiducia nei propri occhi e nella propria capacità di reagire prontamente.
Ed è la stessa fiducia, lo stesso slancio vitale che ci consente di agire nella vita sociale, di lavorare, di costruire.
Noi non facciamo nulla da soli, abbiamo sempre bisogno degli altri. ma per avere il loro aiuto, la loro collaborazione dobbiamo dimostrarci all’altezza, non aver paura, essere generosi, saper valorizzare le loro qualità migliori, trasmettere energia ed ottimismo.
Sì, è meglio sbagliare tentando una grande impresa che restare inerti.
E' meglio soffrire per amore che non aver mai amato.
E' meglio accettare di morire piuttosto che non essere nati.
 

 

 

Francesco Alberoni

 

 

Inutile dire che condivido in pieno questa riflessione…

Non è che piangendo sulle miserie umane che esse, per miracolo, scompaiono… ma anzi… è solo agendo in modo attivo e positivo che si può contribuire a risolverle…

 

 

Paul Gauguin – Miserie umane

 

 

Cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

 

Ciao da Tony Kospan

 

 
 
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IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…   5 comments

 

 

 

 

 

Una bella ed a mio parere… vera… riflessione
sulla differente visione della vita
tra i Pellerossa e l’Uomo Bianco…
ed i primi appaiono ben più vicini di noi
allo spirito della Natura…
ed al rispetto per il Pianeta che ci ospita…
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 

 

 

IL GRANDE SPIRITO PARLA AL NOSTRO CUORE…

 
 
Un indiano Taos Pueblo incontrò un giorno il più famoso discepolo di Freud, Carl Gustav Jung, il quale era alla ricerca della propria ombra, e gli disse:
«I bianchi vogliono sempre qualcosa. Ma che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa. Sono sempre inquieti, turbati. Non sappiamo cosa vogliono. Non li comprendiamo. Pensiamo siano pazzi».

Nelle parole dell’indiano Jung trovò conferma di ciò che aveva già da tempo intuito: il mondo dell’uomo bianco è Koyaanisqatsi, un mondo disarmonico, privo di equilibrio.
Un mondo malato al quale la saggezza degli Indiani d’America può recare giovamento. Affinché l’uomo bianco possa vivere dentro le stagioni, nel cuore della vita, in armonia con se stesso e con la natura.

Nella cultura indiana il percorso di risanamento dell’anima ha delle tappe ben precise che devono essere rispettate: innanzitutto le quattro direzioni dei punti cardinali e, poi, il rapporto con la terra come madre dell’universo e con il cielo come dimora degli spiriti. Il processo si completa nel cerchio sacro, una forma che diventa il simbolo dell’armonia tra gli uomini e ciò che li circonda.
Questo viaggio senza fine, perché il miglioramento fisico, emotivo, mentale e spirituale non può mai essere completato, è lo scopo dell’esistenza di ogni Indiano, qualunque sia il gruppo tribale d’appartenenza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le quattrocento nazioni originarie del continente nordamericano erano caratterizzate da differenze marcatissime a livello geografico, sociale, linguistico e culturale. I Lakota-Sioux si muovevano liberamente nel grande `oceano d’erba’, le praterie e pianure sconfinate che si estendevano dalla Valle del Mississippi alle Montagne Rocciose. Erano nomadi che, spostando le proprie tende (tipi), seguivano le migrazioni del bisonte in cerca di nuovi pascoli. Gli Zuni e gli Hopi, stanziati nell’arida terra del sud-ovest americano, ricavarono le loro case dal deserto. I Cherokee praticavano l’agricoltura. Avevano un sistema sociale preciso basato su principi democratici e si organizzarono in insediamenti piuttosto ampi. Gli Tsimshian vivevano sulle coste nordoccidentali del Canada. I Chippewa e i Wintu appartenevano al gruppo degli Indiani dei boschi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma un filo comune emerge dalle loro parole, dal ricchissimo patrimonio orale di canti, miti, leggende, narrazioni sacre e profane: la consapevolezza che la Terra è madre e deve essere rispettata. La meta di questa avventura spirituale è la comprensione che l’uomo è parte integrante di un cerchio che comprende le piante, gli animali, i minerali, la Terra, il Cielo, l’acqua, le stelle, la notte e il giorno, la Luna e il Sole. Il corpo umano è tutt’uno con la terra che lo nutre e lo sostiene: «Noi siamo la terra. Noi le apparteniamo. Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia». Non c’è separazione tra mondo naturale e mondo umano. L’uomo non è il Signore del Creato e il mondo non è a suo beneficio. Ogni creatura ha un eguale diritto all’esistenza e merita rispetto semplicemente perché è viva. Il ritmo della natura porta la salute, l’equilibrio, l’armonia la bellezza. Il ciclo annuale delle stagioni è garanzia di ordine e di benessere: il tepore primaverile verrà sempre a riscattare il gelo invernale.
Non bisogna spezzare il fluire del cielo naturale, altrimenti ne deriveranno malattia, paura, incubi e insicurezza.
La natura batte il tempo, il suo orologio regola la vita del pianeta e dell’uomo.
L’uomo non stabilisce quindi solamente un rapporto equilibrato con la natura ma arriva a conoscere se stesso grazie a questa armonia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Joseph Bruhac ci racconta una storia che riassume questo viaggio interiore:
 «Dopo che Wakan Tanka, il Grande Spirito, ebbe messo in ordine le altre sei direzioni, l’est, il sud, l’ovest, il nord, il cielo e la terra, restava sempre una direzione senza destinazione. Ma poiché la settima direzione era la più potente di tutte, in quanto racchiudeva la saggezza e la forza più grandi, Wakan Tanka, il Grande Spirito, desiderò metterla in un luogo dove non sarebbe stato facile trovarla.
Ecco perché la nascose nell’ultimo posto dove gli uomini generalmente pensano di guardare: nel loro cuore».
Nonostante siano stati privati della propria terra, della propria cultura e della propria identità, gli Indiani d’America sono riusciti a trasmettere la loro fede in questo modo di vivere. Hanno parlato con il cuore , di padre in figlio, per indicare il sentiero che porta alla rigenerazione e la loro voce è rimasta.
 
Anche con queste parole:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Accanto alla montagna,
spianato
dai nostri passi,
il terreno del campo risuona.
Ti dice: la terra è un tamburo,
pensaci.
Noi, per seguirne il ritmo,
dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.
 
 
 
 
 
 

 
 
TESTO DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.

 

 

QUESTO POST… CON IMMAGINI ED IMPOSTAZIONI…

E' TRA I MIEI PIU' INTEGRALMENTE COPIATI…

 PREGO CHI COPIA DI INDICARE ALMENO IL BLOG!!!

TONY KOSPAN

 

 

 

 

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DOLCE E’ IL BACIO DI EUROPA – SUBLIME ANTICA PICCOLA POESIA   5 comments

 
 
 
 
 
Statua di Amore e Psiche – Ostia antica
 
 
 
 
Questo epigramma di Rufino, poeta greco del II secolo d. C.,
emana una delicatissima ma profondissima sensualità…
 
 
La leggerezza, impalpabile quasi, del verso
ci porta per converso
ad immaginare un’immensa onda di emozioni
che uniscono in un tutt’uno sublime
amor spirituale e fisico…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Non serve al poeta dire altro…
le bocche unite in un vero bacio d’amore…
nel loro silenzio… parlano… eccome…
il linguaggio eterno
dell'Amore e dello spirito dell’Universo…
 
 
 
 
IL MITO
 
 
 
 
 
 
 
Europa è una figura leggendaria
della mitologia Greca (e non solo…).
 
 
Nel mito è una ragazza rapita da Zeus (Giove)
che le si era presentato travestito da toro mansueto…
al punto che la ragazza volle cavalcarlo…
 
 
Dopo una lunghissima cavalcata
Zeus  si fece conoscere
e lei se ne innamorò…
 
 
 
 

 
 
 
 
 

E’ bello ricordare che il nostro continente
prende nome proprio da questo mito…
 
 
 
 
LA POESIA
 
 
 
 Nymph and Satyr – Alexandre Cabanel
 
 
 
 
DOLCE E’ IL BACIO DI EUROPA
 
Rufino
 
 
Dolce è il bacio di Europa,
anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s’accosta,
ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l’anima intera
 
 
 
 
Il bacio – Rodin
 
 
 
 
Come sempre mi piacerebbe conoscere
il Vs pensiero…
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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AMI LA POESIA?
VIVIAMOLA INSIEME…
NEL GRUPPO DI FB…
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STELLA – R. PERIN – FELICE GIOVEDI’ IN POESIA… ARTE… E…   3 comments

 
 
 
Jack Vettriano – Passeggiata
 
 
 
 
 
 
cuorecuorecuorecuorecuore

 

Tu sei una persona di quelle che si incontrano
quando la vita decide di farti un regalo.
Charles Dickens
 
cuorecuorecuorecuorecuore

 
 
 
 
Etoile.gif stella image by eleirbag1962

 
 
 
STELLA

Roberto Perin

 
Ho trovato
un mondo dove giocare.
Ho trovato
un mondo dove vivere.
Ho trovato
un mondo dove sognare,
con le bolle color grano,
saltare i riflessi
di cielo nelle acque vive.
Ho trovato dove correre
in sella alla libertà,
mentre cerco l’orizzonte.
Penso che questa
non può essere realtà.
Ho sciolto i nodi
dei miei pensieri,
ho liberato al vento i desideri
in questo mondo magico.
Una mano mi stringe,
mi prende, è la tua mano.
La mano di chi mi ha
fatto sognare con il suo amore.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
da Orsosognante
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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