Archivio per 5 Maggio 2012

IL MARE IN POESIA… IN AFORISMI… IN MUSICA E… NON SOLO…   13 comments

 
 
 
 
 
 
 
 
IL MARE IN POESIA… E… LA POESIA DEL MARE…
a cura di Tony Kospan
 
 
La vastità liquida che circonda il nostro Pianeta…
il Mare…
è un elemento fondamentale del nostro vivere…
 
 
Per molti è simbolo di vacanza e di ristoro…
per altri di lavoro ed alimentazione…
ma rappresenta molto… davvero molto di più…
 
 
 
 
 
 
 
Il mare… è stato infatti la culla della vita
sul nostro pianeta…e se la Terra è nostra madre…
possiamo considerare il Mare…. nostro padre…
soprattutto se consideriamo che noi siamo
composti per la massima parte proprio da acqua…
 
 
Tuttavia è anche un padre severo
se ci accostiamo ad esso con incoscienza.
 
 
 
 
 
 
 
 
Fin dall’antichità… è poi stato una via
mediante la quale si sono incontrati (e scontrati)
tanti popoli con le loro culture, i loro commerci…
le loro tradizioni etc…
Non si contano infine le leggende ed i miti che
lo vedono come assoluto protaganista…
 
 
 
 
 
 
 
 
Per la sua vastità… per la sua bellezza…
per il suo eterno movimento… per il suo fascino romantico…
per le sue innumerevoli valenze simboliche…
per le emozioni che ci dona quando lo frequentiamo… è,
da sempre, un tema amatissimo dai poeti e dagli artisti.
e pertanto sono davvero numerosissime le poesie a lui dedicate…
 
 
Prima di passare alle poesie però ecco
alcuni aforismi “marini” che amo…
 
 
 

 
 
 
La lingua non è sufficiente a dire e la mano a scrivere
tutte le meraviglie del mare.
Cristoforo Colombo
 
Soltanto la musica è all'altezza del mare.
Albert Camus
 
Il mare spesso parla con parole lontane,
dice cose che nessuno sa.
Soltanto quelli che conoscono l'amore
possono apprendere la lezione dalle onde,
che hanno il movimento del cuore.
Romano Battaglia
 
 
 
 

 

 
Tra le prescelte quest'anno segnalo quella
che considero il più lirico e geniale inno al mare…
L’UOMO ED IL MARE… di Baudelaire…
e quella di Neruda… CHINO SULLE SERE…
che gioca col mare… ma per parlare d’amore…
e come sempre mi piacerebbe leggere quelle
che, scritte da voi o da altri, amate voi.

 

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S'ODE ANCORA IL MARE
~  Salvatore Quasimodo ~
 
Già da più notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d'una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Già
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
 
 
 
 
 
ALBARO
~ Giorgio Caproni ~
 
Se al crepuscolo, almeno, ci fosse,
dietro i vetri, il mare…
Amore…
Tremore
in trasparenza…
Se almeno
questo fosse il rumore
del mare…
Non
lo sopporto più il rumore
della storia…
Vento
afono…
Glissando…
Sparire
come il giorno che muore
dietro i vetri…
Il mare…
Il mare in luogo della storia…
Oh, amore.
 
 
 

 
 
FRATELLO MARE
~ Nazim Hikmet  ~
 
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti,
arrivederci fratello mare.
 
 
 

 
 
 
CHINO SULLE SERE
~ Pablo Neruda ~
 
Chino sulle sere tiro le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.
Lì si distende e arde nel più alto fuoco
la mia solitudine che fa girare le braccia come un naufrago.
Faccio rossi segnali ai tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di una faro.
Conservi solo tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.
Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.
Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.
Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzurre sul prato
 
 
 
Il rumore delle onde… un piano che suona…

 

 
 
L’UOMO E IL MARE
~ Charles Baudelaire ~
 
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!
 
 
 
 

 
 
 
 

 

 

 

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POESIE?

Leggerle, scriverle, amarle?

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QUANDO QUARANTA INVERNI – SHAKESPEARE – IL SONETTO DEL SOMMO ED UNA RIFLESSIONE   3 comments

 
 
 

Questa volta la poesia di cui desidero parlare,
e che propongo anche alla vostra riflessone,
è del sommo Shakespeare…

 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI…

 
Il secondo sonetto di Shakespeare
ed una riflessione di Tony Kospan

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 In essa, prima di passare a dare uno sguardo al suo significato,
possiamo subito osservare come l’idea di una donna quarantenne 
piena di rughe (e forse di acciacchi…) oggi stride e stupisce…
anzi ci appare quasi incomprensibile…
 
 
Oggi la donna quarantenne è poco più che giovanetta…
e dunque opterei in questo caso,
date le modifiche avvenute nel corso degli ultimi secoli
riguardo alla durata e tenuta della nostra vita,
per una diversa rappresentazione,
delle immagini poetiche del Sommo.
 
 
 
 
 
 
 La donna oggi non sarebbe quarantenne ma settantenne
ed il piccolo sarebbe… il nipotino… eh eh…
 
 
Se ci guardiamo intorno, anche nel nostro mondo web…,
il numeno di nonne giovani e pimpanti
è in incredibile e costante aumento…
(ma in verità anche di nonni).
 
 
Fatte queste mie opinabilissime premesse
passiamo alla poesia…
 
 
 
 
 
 
 Il grande William consiglia alla donna di non preoccuparsi
per lo sfiorir di sua giovanile gran beltà
e d’esser felice di poter dire che la grazia sua
sta passando al/la figlio/a…
 
 
(Nella mia versione dalla nonna… al/la nipotino/a)
 
 
 
 
 
 
 Io leggo poi in questi versi
anche la necessità da parte di ciascuno
d’accettar lo scorrer del tempo… in modo sereno…
anche perché diversamente
vivremmo molto male gli anni che ci restano…
 
 
Infatti se ci fermassimo a rimpianger
la bellezza e la forza della nostra gioventù…
che giorno per giorno s’allontana sempre di più…
rischieremmo solo la depressione…
 
 
Come sempre, cari amici,
la mia è una personalissima interpretazione
e come sempre sono pronto a modificarla
o comunque mi piacerebbe legger la vostra.
 
 
 
 
 
 
 
QUANDO QUARANTA INVERNI
Sonetto 2 ~ William Shakespeare ~
 
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l’orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch’essi s’adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: “Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni”,
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand’esso nelle tue vene è freddo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 

POESIE?
UN MODO DIVERSO DIVIVERLE
  
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IL 5 MAGGIO – A. MANZONI – POESIA STORICA… MITICA… E NON SOLO   Leave a comment





Non possiamo… noi che amiamo la poesia,
nel giorno in cui morì Napoleone,
non ricordare la più grande e la più bella poesia,
benché dubbiosa, scritta dal Manzoni per lui.





(Ajaccio 15.8.1769 – Longwood – Sant'Elena 5.5.1821)




Poesia che oltre ad esser nota a tutti,
perché ce la fanno studiare a scuola,
ha anche una notevole valenza storica…
oltre ad esser densa di significati spirituali.




Alessandro Manzoni (Milano 7.3.1785 – Milano 22.5.1873)




Il Manzoni la scrisse quasi di getto (4 o 5 gg)
dopo aver saputo che Napoleone era morto
ma soprattutto perché commosso dal fatto
che si era convertito poco prima di morire…








Il poeta, quando il Bonaparte dominava l'Europa
non era stato tra i suoi ammiratori…, anzi,
per cui appare chiaro che questa poesia
in cui ne riconosce comunque la grandezza
(all'epoca Napoleone era amatissimo o odiatissimo)
non poteva certo portar vantaggi allo scrittore milanese.




Questo il foglio su cui fu scritta




In realtà egli si astiene da un preciso giudizio storico
limitandosi a dire… con i mitici versi…
“Fu vera Gloria?

Ai posteri l'ardua sentenza” (vv 31-32),
frase poi entrata a far parte anche del nostro comune dire.








La poesia fu censurata dalle Autorità Austriache
che governavano all'epoca la Lombardia ma, 
grazie a Goethe, che la fece pubblicare su una rivista tedesca,
ebbe un'eco immediata in tutta Europa. 

Ma ora leggiamola… rileggiamola.








IL CINQUE MAGGIO
Alessandro Manzoni 
 
 Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.







Tony Kospan




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LA RISATA? UNA GRAN BELLA… MEDICINA!   2 comments

 

 

RIDERE… SORRIDERE…

OLTRE AD AIUTARCI A VIVER MEGLIO…

E' UNA GRAN BELLA MEDICINA…

 

 

 

 
 
 
 
UNA RISATA AL GIORNO…
 
 
 
 
Un vecchio detto recita: una mela al giorno leva il medico di torno.
Tutti sappiamo che il nostro stato di salute dipende in buona parte da come ci alimentiamo.
Eppure si fa sempre più strada la convinzione che per mantenersi in salute sia determinante anche il modo in cui cibiamo la nostra mente con pensieri ed emozioni positivi. 
Di seguito riportiamo il parere autorevole del dott. Roberto Santi, medico, autore teatrale e fondatore di due compagnie.
 
 
 
 
 

 

 

 
Ridere fa bene.
 
Ossia: una disposizione positiva della mente, un atteggiamento attivo e reattivo, una volontà di esternare le emozioni sono presupposti indispensabili per una buona salute.
Di più: ridere stimola la circolazione, aumenta l’ossigeno nei polmoni, abbassa la pressione, attiva i muscoli.

 
La moderna ricerca medica ha confermato quella intuizione che all’inizio del secolo ha dato avvio alla medicina psicosomatica: il corpo e la mente non sono due entità separate, ma due aspetti di un insieme che costantemente interagiscono tra loro.
La psiche, in strettissimo contatto con il sistema immunitario, influenza così le nostre capacità di contrastare una malattia e di reagire a situazioni debilitanti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La scienza ha ormai da tempo sostanziato come le emozioni positive sono in grado di favorire i processi di guarigione, così come uno stress frequente e prolungato nel tempo può portare alla malattia.
 
Sono le connessioni tra psiche e sistema immunitario che spessissimo fanno sì che la nostra salute sia intaccata o, al contrario, rafforzata, se il nostro sistema è abbastanza ben strutturato da tenere lontane le malattie.
 
 
Quando si ride, uno dei benefici effetti dello scoppio di risa è proprio il rilascio, nel nostro organismo, delle beta-endorfine, sostanze che rafforzano potentemente quelle difese.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
E’ da questi presupposti che da qualche anno, in tutto il mondo, si va diffondendo la cosiddetta ‘gelotologia‘ (dal greco gelos, riso): una ‘cura’ che, attraverso il buonumore e le emozioni positive che si stabiliscono tra medico e paziente, stimola le nostre possibilità di guarigione.
 
 
E’ noto come il pediatra americano, HunterPatchAdams, ne ha fatto una scelta professionale, resa celebre dal film interpretato da Robin Williams Dopo le ricerche condotte da studiosi svizzeri, anche dall’Italia giunge la conferma che ridere almeno sette-nove minuti al giorno aiuta a mantenere il nostro organismo in piena salute psicologica.
Hai sentito qualche buona barzelletta ultimamente?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che il detto “Il Riso fa buon sangue” ha profonde radici di verità.
 
 
Una nuova branca della medicina, la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI), ha dimostrato che le emozioni positive, tra cui il ridere è una delle più potenti, influenzano positivamente il sistema immunitario, che è il vero garante della nostra salute. Questa semplice verità non ha avuto vita facile ed ancora stenta ad essere compresa nella sua importanza e profondità.
 
 
Tutto ciò che è connesso al ridere, nella nostra cultura, è considerato secondario, poco importante se non dannoso. In ultima analisi siamo molto meglio educati a soffrire che non a godere, a star bene. Invece, ridendo, si può migliorare e guarire anche da malattie molto gravi sia di tipo psicologico che propriamente fisico.
 
 
Il nostro sforzo, così, non solo è volto alla divulgazione di questa semplice ma dirompente verità , ma anche all’elaborazione di un metodo che è anche terapeutico, per affrontare disagi di tipo psicologico, relazionale, fino alle malattie cosiddette psicosomatiche, tra cui anche quelle degenerative (cancro, leucemie, ecc…).
 
 
 
 

 

 

 

“L’uso della risata e delle emozioni positive migliora lo stato psicologico e neuroendocrino del malato perché lo stress e la tensione emotiva provocati dal dolore e dall’ansia abbassano le difese del nostro organismo mentre tutto ciò che porta allegria e serenità ha un effetto benefico e sicuramente favorisce la guarigione – spiega il dottor Alberto Vierucci, primario di Clinica Pediatrica III primario di Clinica Pediatrica III all’Ospedale Meyer di Firenze –.
 
 
La comicoterapia può avere effetti straordinari. I dati più recenti parlano di una riduzione della degenza vicina al 50 per cento e del 20 per cento nell’uso di anestetici”. Quando si ride, infatti, tutto l’organismo è coinvolto dagli effetti positivi del buonumore: cervello, polmoni, sistema cardiovascolare e muscoli sono tonificati dalla risata come da un vero e proprio massaggio.
 
 
Per questo, dicono gli esperti, bisognerebbe ridere 12 minuti al giorno per mantenersi sani ed almeno 30 per cominciare a vedere qualche effetto terapeutico in chi è malato.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ridere migliora indubbiamente l’effetto delle terapie convenzionali ma non le sostituisce, è bene essere chiari”, spiega il professor David Fletzer, primario del Centro Paraplegici di Ostia (CPO), dove da un anno si sta sperimentando un progetto pilota di comicoterapia per adulti mielolesi insieme all’associazione
 
 
Ridere per Vivere finanziato dal Comune di Roma su iniziativa dell’Arvas, associazione di volontariato. è il primo caso in Europa di comicoterapia applicata al recupero psicologico degli adulti che hanno perso l’uso di braccia e gambe. Ridere ha degli effetti salvavita: protegge dall’infarto, stimola le difese, scaccia la depressione, elimina le ansie. “Una risata al giorno toglie il medico di torno, senza nulla togliere ai medici“.
 
Ridere può:
– rinforzare la tua immunità aumentando gli anticorpi dell’organismo come pure i lifociti-T che proteggono il tuo corpo da ‘invasori’ esterni.
– Aumentare la frequenza del tuo respiro e delle pulsazioni cardiache che sono di beneficio al sistema cardiovascolare.
– Stimolare il cervello a rilasciare endorfine (sostanze che creano gioia, piacere) che possono temporaneamente alleviare il dolore.
– Rilasciare emozioni negative che altrimenti potrebbero creare cambiamenti biologici dannosi nel corpo.
– Ridurre lo stress e favorire il rilassamento. Le ricerche suggeriscono che le persone con un elevato senso dell’umorismo non provano meno stress, ma attraverso le loro battute e la capacità di riderci su, riescono ad affrontarlo meglio.









 
Purtroppo, tendiamo a ridere di meno quando invecchiamo.
 
Mentre un bambino mediamente ride 300 volte ogni giorno, la maggior parte degli adulti ride fra 15 e 100 volte al giorno.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per recuperare la natura di bambino che c’è in ognuno di noi, prova a trovare l’aspetto umoristico nelle situazioni di ogni giorno e cerca di passare il tuo tempo con persone che tirano fuori il tuo senso del divertimento.
 
 
Racconta o fatti raccontare delle barzellette e la prossima volta che vai al cinema o guardi la TV, cerca una commedia o un film comico.
 

…. Perché, dopo tutto, una risata può essere la migliore medicina!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
dal web – impaginazione T.K.
 
 
 
 
Ciaoooooooo con un… sorriso
da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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IL GRUPPO DI CHI AMA VIVER L'ARTE
(IN SENSO LATO)
I N S I E M E
Ripped Note
 
 
 

GIORNATA CONTRO LA PEDOFILIA… UN PENSIERO ED UNA POESIA….   Leave a comment

 

 

 

 

 

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Mi sarebbe piaciuto che non fosse stato necessario

dedicare un giorno

a questo gravissimo problema…

 

 

 

 

 

 

Ma ahimé è stato ed è ancora necessario…

per la diffusione e la gravità del fenomeno…

 

 

 

 

 

Ed allora nel ns piccolo…

non possiamo non ricordare

– che esiste questo tremendo problema…,

– che va combattuto in ogni modo

e

– che è necessario non abbassare la guardia…

 

 

 

 

 

 

Questa, di un autore che non sono riuscito a scoprire,

è la poesia, a mio parere, più bella contro la pedofilia…

 

 

 

 

 

LE ALI SPEZZATE

 

Guarda gli occhi dei bambini.
Ti portano in un mondo fatato,
ti portano dove un tempo anche tu sei stato,
un mondo popolato da colori e suoni
che noi adulti non riusciamo più a vedere
non riusciamo più ad ascoltare.
Uccellini in un nido
che sbattono le ali per poterle poi spiegare
e volare verso la vita.
Ma ci sono bambini a cui hanno spento
i colori.
Bambini a cui i suoni glieli hanno trasformati
in urla.
Bambini che non sanno più piangere
perché non hanno più lacrime
che non sanno più ridere
perché gli hanno tolto il sorriso.
che non possono più sognare
perché gli hanno ucciso i sogni.
Gli hanno rubato l’innocenza,
negata l’infanzia
E la favola si è trasformata
in un incubo.
Questi bambini sono quegli uccellini
che volevano volare via dal Nido,
volare verso la vita che gli aspettava.
Non voleranno più
perché gli hanno spezzato le ali.
E tu uomo,
tu che hai osato profanare quell’innocenza,
tu che hai ucciso i loro sogni e le loro attese
tu che gli hai rubato il tempo magico
dell’infanzia
tu che gli hai negato lacrime e sorrisi
e che in cambio gli hai dato solo dolore,
disperazione, e urla che il tuo cuore
non ha voluto ascoltare.
Tu uomo
hai il coraggio di guardare
negli occhi di un bambino?

 

 

 

 

Ed infine ascoltiamo in questo bel video

questa encomiabile e suggestiva canzone di Dolcenera

contro la pedofilia… L'AMORE (IL MOSTRO)

 

 

 

 

 

 

Tony Kospan

 

 

VIENI COME SEI – TAGORE – FELICE SABATO IN POESIA… ARTE… E…   Leave a comment

 
 

Alphonse Mucha – Dance
 
 
 
 

 
 
  
 
 
 

Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male
Friedrich Nietzsche
 

 

 

 

 

 

VIENI COME SEI
Tagore


Vieni come sei, non indugiare a farti bella.
Se la treccia s'è sciolta dei capelli,
se la scriminatura non è dritta,
se i nastri del corsetto non sono allacciati,
non badarci.
Vieni come sei, non indugiare a farti bella.

Vieni sull'erba con passi veloci.
Se il rossetto si disfà per la rugiada,
se gli anelli che tintinnano ai tuoi piedi
si allentano, se le perle della tua collana
cadono, non badarci.

Vieni sull'erba con passi veloci.
Non vedi le nubi che coprono il cielo?
Stormi di gru si levano in volo
dall'altra riva del fiume
e improvvise raffiche di vento
passano veloci sulla brughiera.
Le greggi spaurite corrono agli ovili.
Non vedi le nubi che coprono il cielo?

Invano accendi la lampada della tua toilet –
la fiamma vacilla e si spegne nel vento.
Chi può accorgersi che le tue palpebre
non sono state tinte d'ombretto?
I tuoi occhi sono più neri delle nubi.
Invano accendi la lampada della tua toilet.

Vieni come sei, non indugiare a farti bella.
Se la ghirlanda non è stata intrecciata, che importa;
se il braccialetto non è chiuso. lascia fare.
Il cielo è coperto di nuvole – è tardi.
Vieni come sei; non indugiare a farti bella.

 
 
 
 
Alphonse Mucha – Times of Day
 
 
 
 

 
 
 

bom-fim-de-semana-016-1.gif picture by flor_do_campo
 
da Orso Tony
 
 
 
 
 
IL NUOVO GRUPPO DI FB
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