Archivio per 9 gennaio 2012

I GIORNI ED I BACI – SALINAS – FELICE NOTTE IN MINIPOESIA   2 comments

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I GIORNI ED I BACI
Pedro Salinas
 
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell'errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
 
 
 
 
 
 
 DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB
 
 
 
 

Pubblicato 9 gennaio 2012 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA, Senza categoria

I GIORNI ED I BACI – SALINAS – BUONANOTTE IN MINIPOESIA   Leave a comment

 
 
 
 
good night
 
 
 
 
 
 
I GIORNI ED I BACI
Pedro Salinas
 
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell'errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
 
 
 
 
 
 
 DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB

Pubblicato 9 gennaio 2012 da tonykospan21 in BUONANOTTE IN MINIPOESIA, Senza categoria

Un principio morale unico ed universale? Sì! Ecco quel che si evince dai testi religiosi e filosofici   2 comments

 
 
Tante religioni… tante filosofie…
tanti modi di interpretare il senso della vita!
 
 
Ma c'è un punto etico
su cui tutti possiamo convenire?
 
 
In altre parole…
 
 
 
 

 
 
 
 
ESISTE UN PRINCIPIO MORALE
UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO?  
 
 
ESISTE CIOE' UNA CD.
REGOLA D’ORO?
 
 
 
 
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Dai tanti principi religiosi e filosofici

che possiamo legger ora qui giù…

sembra emerger con chiarezza

 questa enunciazione…

  

 

“NON FARE AGLI ALTRI CIO’ CHE NON VORRESTI FOSSE FATTO A TE”  
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Con queste o con altre parole essa

si ritrova infatti nelle scritture di molte religioni

e nel pensiero di grandissimi uomini di cultura…

 

 

Ecco allora un elenco… tratto dal web…

che propongo alla vostra lettura

e mi farebbe piacere conoscere il Vs pensiero…

 

 

 

 

 

 

Se vogliamo possiamo legger
le profondissime affermazioni che seguono…  
ascoltando… 
THE POWER OF LOVE

 

 

  Nota

 

 
 
 
“Ama il prossimo tuo come te stesso”, della Bibbia ebraica (Levitico 19.18) è il principio che  diverrà fondamentale nella predicazione di Gesù; Nei Vangeli è scritto infatti… “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”
 
Ma ora ecco come si presenta  questo fondamentale principio, definito REGOLA D’ORO… nelle religioni e nel pensiero del mondo…
 
«Ecco la somma della vera onestà: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu stesso. Non fare al tuo vicino ciò che non vorresti che egli poi rifacesse a te».
(Induismo, Mahabarata).
 
«Non ci si dovrebbe comportare con gli altri in un modo che sarebbe sgradevole a noi stessi; questa è l’essenza della morale».
(Induismo, Mahabharata 13, 148.8).
 
«Non fare a nessuno ciò che non piace a te».
(Bibbia ebraica, Tobia, 4,15).
 
«Ama il prossimo tuo come te stesso». 
(Legge ebraica in Levitico, 19,18; cfr anche 19,34).
 
«La Via non è lontana dall’uomo. Se l’uomo segue una via lontana dalla natura umana, questa non può dirsi la Via. (…) Chi ha il senso della lealtà e della reciprocità non è lontano dal giungere alla Via: ciò che non vuole sia fatto a sé non fa agli altri».
(Confucio, Chung-Yung, L’invariabile mezzo, n.13).
 
«Dominare se stessi quanto è necessario per onorare gli altri come se stessi e comportarsi con loro come vogliamo che gli altri si comportino con noi: ecco quel che si può chiamare dottrina della virtù dell’umanità. Non c’è nulla di più elevato».
(Confucio, cit. in Tolstoj, op. cit., p.167).
 
«Ching-Kung interrogò sulla carità. Confucio rispose: “(…) Nel comandare al popolo comportati come se offrissi il grande sacrificio; ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri”».
(Confucio, Lun-yü, I Dialoghi, 12,2).
 
«Tzu-kung domandò: “Vi è una parola su cui si possa basare la condotta di tutta la vita?”. “Essa è shu, reciprocità – rispose Confucio. – Ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri”».
(Confucio, Lun-yü, I Dialoghi, 15,23).
 
«Il principe non tratta gli inferiori nel modo che gli dispiace nei superiori».
(Commento di Tseng-Tzu al Grande studio di Confucio, n. 10).
 
«Sicuramente questo è il massimo della bontà: non fare agli altri ciò che non vorresti che essi facessero a te». (Confucianesimo, Analetti 15,23).
 
«L’uomo buono deve compatire le cattive tendenze degli altri; rallegrarsi della loro eccellenza; aiutarli se sono in distretta; considerare i loro successi come i suoi propri e così i loro insuccessi».
(Taoismo, Thai-Shang, 3).
 
«L’uomo dovrebbe comportarsi con indifferenza nei confronti di tutte le realtà mondane e trattare tutte le creature del mondo come egli stesso vorrebbe essere trattato».
(Giainismo, Sutrakritanga I.11.33).
 
«Uno stato che non è gradevole o piacevole per me, non deve esserlo neppure per lui; e uno stato che non è gradevole o piacevole per me, come posso io pretenderlo per un altro?».
(Buddhismo, Samyutta Nikaya 5, 353.35-354.2).
 
«Tutti tremano al castigo, tutti temono la morte, tutti hanno cara la vita: mettendoti al posto degli altri, non uccidere, né fa uccidere».
(Buddha, Dhammapada, I versi della legge, 10, 129-130).
 
«Non ferire gli altri in modi dai quali anche tu ti sentiresti ferito».
(Buddhismo, Udana-Varga 5,18).
 
«Buona è soltanto quella natura che non fa agli altri ciò che non è buono per lei».
(Zoroastrismo, Dadistan-i-Dinik 94,5).
 
«Tratta l’inferiore come vorresti essere trattato dal tuo superiore».
(Seneca, Lettere a Lucillo, lettera 47, sul trattamento umano degli schiavi).
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Questa è la legge e i profeti».
(Gesù di Nazareth, Vangelo secondo Matteo 7,12; 22, 39 e Vangelo secondo Luca 6,31).
 
«Il bene maggiore è operare secondo la legge della propria ragione. Ma questa legge ti comanda incessantemente di fare il bene degli altri, come il massimo bene per te stesso».
(Marco Aurelio, cit. in Tolstoj, Pensieri per ogni giorno, op. cit, p. 79).
 
«La legge trova la sua pienezza in una sola parola: amerai il tuo prossimo come te stesso».
(Lettere di Paolo ai Galati 5,14 e ai Romani 13,9).
 
«Quanto vuoi che non sia fatto a te, anche tu non fare ad altri».
(Didachè, insegnamento cristiano della fine del primo secolo, 1,3).
 
«Una volta un pagano (…) disse: “Convertimi, a condizione di imparare tutta la Torah nel tempo in cui si può stare ritti su di un solo piede”. (…). Hillel lo convertì dicendogli: “Ciò che a te non piace non farlo al tuo prossimo! Questa è tutta la Torah, il resto è commento; và e studia”».
(Ebraismo, Shabbat 31a, cit. in R. Pacifici, Midrashim, Marietti, Genova 1986, p.177-8).
 
«Nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso».
(Islam, dagli hadith (detti) del Profeta Muhammad)
 
«Mettersi al posto degli altri».
(Voltaire, Lettere inglesi, n.42).
 
«Agisci in modo che la regola della tua volontà possa valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale». Oppure: «Agisci in modo da trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona, sempre come fine, mai come semplice mezzo».
(Immanuel Kant)
 
«Benedetto chi a sé preferisce il fratello». (Tavole di Bahà’u'llàh, iniziatore della fede baha’i).
«Anche Lei attribuisce al laico virtuoso la persuasione che l’altro sia in noi. Ma non si tratta di una vaga propensione sentimentale, bensì di una condizione fondante».
(Umberto Eco, in dialogo con Carlo Maria Martini, Liberal, febbraio 1996).
 
«Tutti gli uomini dotati di ragione e di coscienza devono assumere responsabilità, in spirito di solidarietà, nei confronti di ciascuno e di tutti: cioè famiglie, comunità, razze, nazioni e religioni. Ciò che tu non vuoi che ti venga fatto non farlo a nessun altro».
(Dichiarazione Universale dei Doveri dell’Uomo, art. 4)
 
 
«La Regola d’Oro può quindi enunciarsi cosi’:
“Agisci verso gli altri in modo che gli altri possano agire nello stesso modo verso chiunque”.
Ciò implica in primo luogo e anzitutto l’imperativo categorico seguente:
“Non agire verso gli altri in modo tale che se gli altri agissero nello stesso modo la vita sarebbe impossibile”.
E questo esige anzitutto da ciascuno che egli rinunci a esercitare la violenza verso altri.
Così, solo la nonviolenza può fondare l’universalità della legge morale alla quale devono conformarsi gli esseri ragionevoli».
(Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace) 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
– testo con modifiche ed elenco principi dal web – impaginaz. T.K.
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
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IL GIUGGIOLO QUESTO SCONOSCIUTO – DESCRIZIONE – STORIA – MODI DI DIRE E USI   Leave a comment

 

 

 

 

 

IL GIUGGIOLO…

 

QUESTO SCONOSCIUTO…

 

 

DESCRIZIONE – STORIA – MODI DI DIRE E USI

 

a cura di Tony Kospan

 

 

 

 

 

 

Quasi tutti conosciamo l’espressione “andare in brodo di giuggiole”.

E’ un’esclamazione che talvolta sentiamo pronunciare e pronunciamo per sottolineare un momento vissuto con grande soddisfazione.

Il “brodo di giuggiole” non è però uno strano modo di dire… bensì un antico e prelibato distillato… oggi difficilmente reperibile nei grandi mercati.

 

 

IL GIUGGIOLO

 

 

 

Il giuggiolo (Zizyphus vulgaris) è una pianta alta  dai 5 a i 12 metri originaria dell’Africa settentrionale e della Siria che in tempi antichissimi si diffuse in Cina e in India, dove viene coltivato da oltre 4000 anni. E’ per questo che viene anche chiamato “dattero cinese”.

Presenta un aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi. Le foglie di piccole dimensioni, sono d’un verde brillante con margini seghettati mentre i piccoli fiori sono gialli.

 

 

 

LA GIUGGIOLA

 

 

 

 

La giuggiola… il frutto… assomiglia ad una grossa oliva dal colore prima verdastro e poi rosso marrone scuro quand’è matura. La polpa di colore verde è soda ecompatta ma farinosa. Ha un leggero sapore dolce, Spesso il giuggiolo viene innestato nel melo per cui si ha un frutto… la giuggiola-mela…. di dimensioni cospicue e dalla polpa zuccherina e soda.

 

 

 

LA STORIA DEL GIUGGIOLO

 

 

 

 

Già per Erodoto, che definì le giuggiole simili ai datteri, esse potevano essere usate  per produrre un vino liquoroso ed inebriante. Però i Greci  le mangiavano anche come frutta.

 Narra Omero  nell’Odissea che Ulisse e i suoi uomini a causa di una tempesta, si ritrovarono sull’isola dei Lotofagi e che i suoi uomini, si lasciarono tentare dal frutto del loto un frutto che magicamente  fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. Si ritiene che il loto di cui parla sia lo “Zizyphus lotus”, un giuggiolo selvatico.

 Una specie affine, lo “Zizypus spinachristi”, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù.

 

 

 

IL GIUGGIOLO IN ITALIA

 

 

 

 

 I romani per primi lo importarono  in Italia chiamandolo”Zyzyphum” e per essi era simbolo del silenzio ed adornava i Templi della Prudenza. Il termine latino è rimasto nel dialetto veneto “zizoea”.

In Romagna in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.

In Veneto ed in particolare a d Arquà Petrarca  i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni e le giuggiole sono variamente utilizzate in cucina ed in… cantina.

Oltre all’espressione di cui parlavo all’inizio una volta era diffuso anche chiamare affettuosamente “giuggiolino” i bambini simpatici e grassottelli.

Nella medicina popolare è considerata uno dei quattro frutti “pettorali” con fichi, datteri e uvetta. Viene usata in infuso o in decotto per prevenire e curare i sintomi da raffreddamento e le infiammazioni alle vie respiratorie. 

 

 

 

L’USO ODIERNO

 

 

 

 

Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall’albero, sia quando sono un pò secche. C’è un solo nocciolo all’interno simile a quello delle olive. Si possono trasformare anche in marmellate e pure conservate sotto grappe. Si fanno anche tisane e sciroppi dolcissimi utilizzati contro la tosse ed anche il famoso brodo liquoroso.

 I frutti sono diuretici, emollienti e lassativi.

 

 

ANDARE IN BRODO DI GIUGGIOLE

 

 

 

 

L’espresione nasce a seguito di una ricetta con questo nome usata nei paesi intorno al Lago di di Garda e considerata una vera e propria prelibatezza.

Viene riportata già nel 1612 nel Vocabolario degli accademici della Crusca e le viene dato il significato di  “godere di molto di chicchessia”.

Poi essa si diffuse in tutta Italia e resiste bene ancor oggi… nel senso di “gran godimento“.

 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

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COME IN UNA CATTEDRALE – M. L. SPAZIANI – FELICE INIZIO DI SETTIMANA IN POESIA E…   2 comments

 
 
John William Waterhouse – Dolce estate
 
 
 
 

  
 
 
 
        
 
 
 

 
  

Se tu fossi una lacrima,
io non piangerei… per paura di perderti.
Jim Morrison
 

 
 
 
 
Nota

 
 
 
 
ENTRO IN QUESTO AMORE
Maria Luisa Spaziani
 
Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.
Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.
Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
da Tony Kospan
 
 
 
 

POESIE?
UN MODO DIVERSO
DI VIVERLE

 

 

ENTRO IN QUESTO AMORE – M. L. SPAZIANI – FELICE INIZIO DI SETTIMANA IN POESIA E…   Leave a comment

 
 
John William Waterhouse – Dolce estate
 
 
 
 

  
 
 
 
        
 
 
 

 
  

Se tu fossi una lacrima,
io non piangerei… per paura di perderti.
Jim Morrison
 

 
 
 
 
Nota

 
 
 
 
ENTRO IN QUESTO AMORE
Maria Luisa Spaziani
 
Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.
Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.
Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
da Tony Kospan
 
 
 
 

POESIE?
UN MODO DIVERSO
DI VIVERLE

 

 

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