Archivio per 1 novembre 2011

ALDA MERINI – ANNIVERS. MORTE – UN RICORDO – 3 POESIE ED UN VIDEO-OMAGGIO   2 comments

 

 

 
 
ALDA MERINI
UN RICORDO NELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE
 
 
 
(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)
 
 
 
 

Chi ama la poesia non può non rivolgere
nell'anniversario della sua scomparsa
un suo pensiero a chi
ci ha donato poesie indimenticabili ed eterne.
 
Quest'articolo di Gianni Leone
pubblicato su Mondo Raro,
3 sue poesie… meno note…
ma a mio parere belle e significative
ed un video-omaggio
sono a mio parere
il modo migliore per ricordare
una delle più grandi poetesse italiane
di tutti i tempi.
 
 
 
 
 
 
 
 
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ARTICOLO DI GIANNI LEONE….
 
 I suoi versi sono bagnati di ardente visionarità, profondi come solo gli abissi dell’anima sanno essere… versi a volte inquieti, a volte sommessi, che raccontano le “ombre e luci della sua mente”.

Alda Merini era una poetessa di un’intensità straordinaria… una che “andava e veniva” dai manicomi, sempre prigioniera dei suoi problemi di salute… eppure quei problemi in un certo senso hanno reso Alda Merini libera… libera di raccontare se stessa, le cose che vedeva, le persone che l’aiutavano o l’amavano…

Nel febbraio del 2004 Alda Merini viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Un amico della scrittrice lancia un appello per richiedere aiuto economico. La Merini, nonostante sia una delle più grandi poetesse del Novecento vive in povertà.

E così accade di morire in semi-povertà, dopo che per un’intera vita si è arricchito il mondo di poesia… la poesia di una donna dal modo scontroso ma straordinariamente dolce di esistere e comporre versi…

Capita che in un paese come l’Italia, una grande artista muoia quasi nel silenzio… semisconosciuta… ci sono “altri artisti” da celebrare… l’Italia è intenta a celebrare i decerebrati dei reality, i protagonisti del pallone miliardario e le tante veline cialtrone della tv… e così in questa domenica d’autunno, sono nel mio studio, con uno dei miei cinque gatti, Gastone, addormentato sulla scrivania accanto alla tasteria del computer. Guardo Gastone, ascolto musica, rifletto e scrivo questo pezzo… e penso come Alda Merini sia stata capace di accarezzare le parole fino a piegarne il suono, per farne poesia…

La Merini era veramente unica… una di quelle creature capaci di brillare di luce propria, irradiando bellezza, come se fosse una stella appena nata, nello sterminato universo.

Povera e pazza… per lei però questa due parole non sarebbero state offensive ma una condizione da rivendicare…

Quello che la vita le aveva negato, lei lo prendeva a mani nude, folle e incurante, se ne fregava di tutto, posseduta com’era dal suo Daimon poco socratico e molto dionisiaco.

….

 
 
 
 
 
 
 
 
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Le 3 poesie
 
 
Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.
 
 
 
I miei poveri versi
non sono belle, millantate parole,
non sono afrodisiaci folli
da ammannire ai potenti
e a chi voglia blandire la sua sete.
I miei poveri versi
sono brandelli di carne
nera disfatta chiusa,
e saltano agli occhi impetuosi;
sono orgogliosa della mia bellezza;
quando l’anima è satura dentro
di amarezza e dolore
diventa
diventa incredibilmente bella
e potente soprattutto.
Di questa potenza io sono orgogliosa
ma non d’altre disfatte;
perciò tu che mi leggi
fermo ad un tavolino di caffè,
tu che passi le giornate sui libri
a cincischiare la noia
e ti senti maestro di critica,
tendi il tuo arco
al cuore di una donna perduta.
Li mi raggiungerai in pieno.

 
 
 

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
 
 
 

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Ed infine un video in suo omaggio
 
 
 
 
 

 
 
 
Cara Alda… ancora grazie
per tutte le grandi emozioni che ci hai regalato.
 
 

 
 
 
Tony Kospan
 
 

FACCIAMO PACE CON LA CIOCCOLATA!   1 comment

 

 



 


 


FACCIAMO PACE CON LA CIOCCOLATA


(ma chi mai è stato in guerra?)

E CON NOI STESSI



 

 

 

Bisogna nutrirsi con piacere!

 

Basta diete, stop ai cibi light, no ai sensi di colpa: mangiare deve essere un piacere e si deve imparare di nuovo a nutrirsi ascoltando il proprio corpo.

E’ la tesi dello psichiatra francese, Gerard Apfeldorfer, specialista dei disturbi del comportamento alimentare, secondo il quale ã¨ proprio con il mangiare soli e ‘light’ che si diventa obesi o malati: ”Invece di stare a sentire i nutrizionisti sarebbe meglio ascoltare le nostre sensazioni e si avrebbero piã¹ chance di mangiare quello di cui si ha bisogno”, spiega Apfeldorfer, autore, tra gli altri di ‘Mangio dunque sono’, “Anoressia, bulimia, obesità”, e di un nuovo libro ‘Mangiare in pace’ (‘Manger en paix’). 

 

 

 


 

”Nutrirsi è  diventato un’ossessione. La dietetica ci ha resi pazzi: influenzata dal puritanesimo americano ci dice che dobbiamo scegliere cose buone per il corpo ma senza provare troppo piacere.

La dietetica vorrebbe farci mangiare soli, in modo scientifico, seguendo delle regole ”, ha spiegato in un intervista al settimanale Elle Apfeldorfer.

 

 
 

”Il fatto è che noi siamo latini. Per noi un pasto è amore, una storia, delle ricette, un momento per stare insieme e soprattutto un piacere”, ha aggiunto.
Secondo l’autore ”quello che è buono per il nostro gusto fa bene alla salute”.

“Voler dimagrire o restare magri mangiando cibi alleggeriti  è la più grande follia della nostra epoca: si incolpa il cibo di essere nutriente. Ci viene proposto di svuotare gli alimenti delle loro calorie. E’ così che si spinge alla bulimia”.

 

 

 

 

Inoltre ”il senso di colpa nel mangiare quello che ci piace ci impedisce di ascoltare il proprio corpo”, ha spiegato lo psichiatra. Il risultato è che sette donne su dieci non sanno più riconoscere la loro sensazione di fame o sazietà .

 

 



 

 

”Fate pace con la cioccolata”, è il consiglio di Apfeldorfer, per il quale riconciliarsi con se stessi e il proprio corpo è il primo passo per imparare a mangiare.

”Se vi nutrite con piacere e in base alla vostra fame il vostro peso resta stabile e si stabilizza secondo il vostro equilibrio”, ha concluso l’autore per il quale ”non dobbiamo mai privarci degli alimenti che ci piacciono!”.

 

Da TGCOM – Impagin. T.K.


 

 

 

 


Piccola nota…
 
Ma non sarà una bella scusa per pulirci la coscienza e fregarcene della dieta? Sorpresa 
 Comunque… grazie sempre cioccolata perché ci addolcisci la vita…

 

 


 

 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 
 
 

 

Pubblicato 1 novembre 2011 da tonykospan21 in PENSIERI E NOTIZIE SORRIDENTI, Senza categoria

EDOUARD MANET – Innovazione… ed impressionismo con indipendenza   Leave a comment








MANET… BREVE BIOGRAFIA… OPERE… ED ANALISI DELLA SUA ARTE
a cura di Tony Kospan





Édouard Manet (Parigi 23.1.1832 – Parigi 30.4.1883)



BREVE BIOGRAFIA


Nato a Parigi in una famiglia ricca e colta fu iscritto al Collegio Rollin dove incontrò Antonin Proust di cui divenne amico per la vita.

Qui si appassionò a varie forme d'arte.

Il padre, magistrato, avrebbe voluto che lui intraprendesse la sua stessa carriera ma in Manet era troppo forte l'amore per la pittura a cui aveva già iniziato ad interessarsi.

Allora il padre lo fece imbarcare su di nave dove lavorò per un anno e dove forse ebbe origine quella grave malattia reumatica che lo perseguitò sempre.

Al ritorno a casa il padre comprese la forza della sua passione e l'iscrisse all'atelier di Thomas Couture noto pittore dell'epoca.



Argenteuil



Dopo alcuni anni Manet abbandonò questo atelier perché troppo accademico e formale, e passò allo studio di Léon Bonnat pittore allora in auge, dove fece amicizia prima con Berthe Morisot e poi con un gruppo di giovani innovatori…

Questo gruppo era composto tra altri da Degas, Monet, Renoir, Sisley, Cézanne e Pissarro… cioè dai futuri mitici impressionisti.

Poco dopo, nel 1856, aprì un suo atelier…



Colazione nello studio di prima mattina




Fece anche viaggi in Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi per studiare le opere di grandi pittori dell'epoca e del passato.

Con le sue opere divenne una figura di spicco e di riferimento del mondo impressionista che contribuì a creare
anche se non volle mai identificarsi nella corrente affermando la sua totale libertà espressiva.

Ebbe molti problemi di salute oltre a quelle reumatiche, come la sifilide e soprattutto dal 1879 l'atassia, che in pochi anni lo condusse alla morte.

Nel 1881 il governo francese, su proposta dell'amico Proust, lo insignì della Legion d'onore.

Seppure con grandi difficoltà fisiche, dipinse fino alla morte.




Un bar alle Folies Bergère




OPERE PRINCIPALI… CRITICHE E SCANDALI


Il bevitore di assenzio… prima sua opera originale che piacque moltissimo a Baudelaire ed in cui è chiara
l'influenza di Diego Velázquez fu criticatissima per il suo realismo e rifiutata al Salon del 1859.
Manet stesso disse che se invece di un parigino avesse disegnato un uomo spagnolo forse sarebbe stata compresa molto meglio.







Dejeuner sur l'herbe, famosissima, destò scandalo al Salon del 1863, non tanto per i 2 uomini vestiti e le 2 donne nude ma per il fatto che l'abbigliamento maschile era contemporaneo!







– L'Olympia pure sollevò molto scandalo perché il soggetto era una prostituta vista sul “posto di lavoro”, per il suo sguardo provocante
e per la mano sul pube che avrebbe offeso le virtù tradizionali femminili mentre i critici dichiararono errate le scelte dei colori.






ANALISI DELLO STILE


Fin dalle sue prime opere appare evidente l'innovazione del suo linguaggio pittorico e dopo un certo tempo in cui restò nell'ambito della la pittura d'atelier passò a quella che si definisce “en plein air“.

Manet abbandona infatti le  classiche modalità del chiaroscuro e della prospettiva per creare dipinti con macchie di colore stese in modo uniforme.




Autoritratto (partic.)




Manet è quello che ha operato il taglio più incisivo rispetto al precedente modo di dipingere.

Suol dirsi che dopo di lui la pittura non è stata più la stessa.

Per gli storici dell'arte questo suo contributo alla modernità vale molto di più perfino del grande contributo dato all'origine dell'impressionismo.
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Primavera (part.)



F I N E




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VIVERE L'ARTE… INSIEME?





Pubblicato 1 novembre 2011 da tonykospan21 in ARTE

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POETRY – UN FILM CHE PARLA DI POESIA   Leave a comment

 
 
 

 

 

Cari amici segnalo questo film
che parla proprio di lei… della Poesia.

 

E' un film drammatico… ma premiatissimo…

 

Non potevo non parlarne qui tra noi che amiamo
il mondo della Poesia nei suoi tanti e diversi aspetti.

 

 

 

 

 

 


 
POETRY
– UN FILM CHE PARLA DI POESIA –
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Film coreano vincitore del premio per la Miglior Sceneggiatura
al Festival di Cannes 2010.
 
Musica di Gabriele Roberto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA TRAMA
 
 
Mija, una donna di 66 anni che vive con suo nipote in una piccola città di provincia del Gyeonggi attraversata dal fiume Han.
La donna è un tipo originale amante dei cappelli con fiori e vestiti sgargianti ed è inoltre piena di curiosità.
Per caso inizia un corso di scrittura poetica e per la prima volta scrive una poesia.
La donna inizia a guardare con occhi diversi l'ambiente niente affatto esaltante in cui vive accorgendosi di cose che pure erano sempre davanti a lei… potendo così dar sfogo alla sua ricerca della bellezza.
Soprattutto l'aiuta quando scopre un drammatico segreto del nipote… che ha partecipato ad uno stupro di gruppo.
Tuttavia forse per l'Alzheimer che la sta colpendo lei deve combattere per scriver poesie e continuar nella ricerca del bello.
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
IL PENSIERO DEL REGISTA
 
 
 
C'è voluto coraggio a fare un film in cui la parola più ricorrente è “poesia”  che alcuni criticano perché “non dà da mangiare”.
Eppure Lee Chang-dong il regista coreano 56enne che è anche insegnante, poeta, romanziere e che è perfino stato Ministro della Cultura ha avuto il coraggio di titolare il film Poetry… cioè Poesia.
Coraggio proemiatissimo da molti Oscar asiatici e dal palmares di Cannes.
Questo il suo pensiero in una libera sintesi: “Ho girato il film perché secondo me la poesia sta morendo… ma intendo la poesia come ricerca del bello invisibile ai nostri occhi e delle verità nascoste oltre ad aiutarci a porci domande sulla nostra esistenza”
 
 
 
 
 
 
IL TRAILER
 
 
Vediamo ora il trailer film
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
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 POESIE?
UN MODO DIVERSO DI VIVERLE?
 
 
 
 

Pubblicato 1 novembre 2011 da tonykospan21 in CINEMA TEATRO TV SPETTACOLO

QUANDO PRONUNCI IL MIO NOME – KAROLYI – FELICE MARTEDI’ IN POESIA E…   2 comments

 
 
 
Amanti – Picasso
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
Se non ricordi che Amore
t'abbia mai fatto commettere
la più piccola follia,
allora non hai amato
William Shakespeare
 

         

       

 
 
 
 
 
QUANDO PRONUNCI IL MIO NOME
Amy Károlyi
 
La parola diventa rugiada sulle tue labbra.
Dici: albero –
E vedo foreste di alberi.
Dici: pietra –
Non asfalto o cemento,
ma sotto l’acqua punge la roccia.
Dici: bello –
E l’alba fa spuntare tulipani
e il nostro grembo si riempie di primule.
E quando è finito già quasi tutto:
un sigillo rosso prende il posto della tua bocca
quando sciogli lentamente il mio nome.
 
 
 

 
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da Orso Tony
 
 
 

 
 
 
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