Archivio per novembre 2011

CHI MI CONOSCE? – B. GORMLEY – FELICE NOTTE IN MINIPOESIA   Leave a comment

 
 
 
 
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CHI MI CONOSCE?
Barbara Gormley
 
Chi guarda e non vede?
Chi ascolta e non sente?
Chi non mi conosce veramente?
Dall'animo, dal cuore?
Non lo puoi indovinare?
Sei tu

 

 

 

by Tony Kospan

 
 
 

AMI IL MONDO DELLA POESIA?
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QUANDO NON CI SARO’ PIU’ – POESIA SUBLIME SULL’AMORE OLTRE LA VITA…   5 comments

 
 
 
Dama che corre e Castello
 
 
 
QUANDO NON CI SARO' PIU'
POESIA DELL'AMORE SUBLIME
 
 

 

 

 

 

 
 
 
Questa poesia dai siginificati ampi
e solo apparentemente tristi…
pur parlandoci di un futuro addio alla vita
ha tuttavia… alla sua base…
il senso sublime del vero grande Amore…
del vero grande Affetto…
 
 
Ci parla infatti di un sentimento… che va oltre la vita…
e che vivrà sempre… accanto e… dentro… chi si ama.
 
 
 

 
 

 
Dunque essa ci inoltra
in una visione dell'amore… o affetto…
vero… totale… assoluto…. profondo…
come quello tra 2 innamorati…
ma anche tra genitori e figli…
tra amici davvero fraterni… etc etc…
 
 
L'autore è un noto poeta e romanziere croato…
nostro contemporaneo…
 
 
Ma ora leggiamola… e se ci va…
anche ascoltando questa musica new age…
 
 
 
 
 
 
QUANDO NON CI SARO' PIU'
Drazan Gunjaca
 
 
Quando non ci sarò più…
quando le mie impronte
verranno cancellate dalla pioggia,
resterà la mia anima a vivere
ad amarti e ad ammirati.
ti assisterà nel tuo dolore
allevierà ogni tua lacrima
t proteggerà dal male e dalla menzogna
renderà meno pesante la tua solitudine.
Ti darà forza e coraggio
ti dara’ sogni tranquilli
ti restituirà il sorriso e ti fara felice
ti farà vivere la vita fino alla fine.
ti farà capire che nella vita tutto è precario
che devi accettare sia la fortuna
sia l’angoscia sia il dolore,
che l’imagine sbiadita di chi non c’è più
è anch’essa vita e non ricordo.
ti insegnerà a vivere con ciò che fu
che la realtà non e’ un sogno,
che tutto il bello successo ieri
vive per sempre in noi.
Per me, per te, continua.
Perché solo in tal modo vivrò anch’io
guardando il mondo attraverso tuoi occhi
accompagnandoti nei tuoi sogni.
 
 
 
 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
UN MODO DIVERSO DI VIVERE LE POESIE?
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Pubblicato 30 novembre 2011 da tonykospan21 in POESIE SUBLIMI, Senza categoria

IL FARO – POESIA DI TONY KOSPAN   2 comments

 

 




IL FARO 

Tony Kospan


 
A mò di quercia te ne stai..
tra le rocce… saldo
ai flutti accanto
con l’occhio tuo fanale
senza sosta il mar scrutando…
 
Faro…
seconda polar stella
ai naviganti… caro sempre…
faro…
pulsante…lucerna 
pur ai poeti… caro sempre
tu
metafora poi sei dell’esistenza nostra.
 
Nei momenti di gran babele
al tuo silenzio ci affidiamo…

Nei momenti d’oscuri assilli
il tuo chiarore ricerchiamo…
 
Metafora sei pur della mia vita
tu ideale di salvezza fermo e forte,
a te m’ispiro a volte,
per esser raggio pur’io di luce
per chi accanto a me l’anela…
 
A te però mi rivolgo anch’io
quando sperduto naufrago
tra i perigliosi gorghi della vita…
in cerca vado della giusta via…


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Ora ecco il bel video creato da una cara amica virtuale,

che ringrazio di tutto cuore, dedicato a questa mia modesta poesia.


.

.

 frecq8h

 

 

Tony Kospan






 

 

IL FARO – NASCITA STORIA ED EVOLUZIONE   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
IL FARO
NASCITA STORIA ED EVOLUZIONE
 
 
 
 
 
 
 
 
L’ORIGINE DEI FARI
 
 
 

Un tempo le coste di notte erano oscure e raramente si poteva scorgere qualche flebile lumicino su di esse, indicazione di presenza umana a terra. Era facile allora segnalare ai naviganti la presenza di pericoli o la strada da seguire per arrivare in porto semplicemente accendendo un bel falò in una posizione conosciuta.La cosa si prestava comunque anche alla pirateria, dal momento che bastava falsare la posizione dell’indicazione per far andare in secca i vascelli da depredare, come accadde spesso lungo le coste del Mare del Nord nei secoli passati. Niente di più logico quindi che si pensasse a un opportuno e sicuro segnalamento marittimo per dirigere i naviganti in sicurezza.Nell’antichità i fari erano collocati all’entrata di porti importanti per agevolare l’approdo di notte.Erano funzionanti saltuariamente e solo quando era necessario, data la difficoltà di alimentare le fiamme con legna e pece.

 

 

 
 
 
 
IL FARO NELL’ANTICHITA’
 
 
 
Di essi si ricordano quello famoso di Alessandria d’Egitto (si ritiene che la prima vera e propria torre-faro, quella che ha dato a tutte le altre il nome e il modello, sia stata proprio questa).Venne costruita nel III secolo a.C. un’alta torre sulla quale un enorme braciere veniva acceso risultando visibile da molto lontano. La torre si ergeva con i suoi 120 metri proprio all’ingresso del porto su un’isoletta, il cui nome era (ed è tuttora) Pharos (da cui il nome Faro).Architetto ne fu Sostrato di Cnido, figlio di Dexifane, il quale lavorò sotto i primi due Tolomei.
La costruzione del Faro iniziò probabilmente nel 297 a.C., sebbene in epoca più tarda il cronista Eusebio, vescovo di Cesarea, che era stato prigioniero in Egitto, citi nella sua Cronaca la costruzione del faro nell’anno 283 o 282 a.C.
L’inaugurazione ebbe luogo sotto il secondo Tolomeo, Filadelfo, tra il 280 e il 279 a.C.
Il Faro era stato consacrato a favore dei navigatori agli dei salvatori, come diceva l’epigrafe dedicatoria, che poteva facilmente essere scorta da chiunque entrasse o uscisse dal porto.
La fiamma del Faro, vista isolata e alta sull’orizzonte, come una stella, sembrava ad essi l’apparizione della divinità protettrice.
Assai presto si diffuse nel mondo antico la fama della torre luminosa sorta sulla spiaggia dell’Egitto, torre che in verità era annoverata tra le più colossali costruzioni dei re greci.
La torre di Alessandria non fu la sola nell’antichità a rappresentare il primo sistema nautico inventato dall’uomo per la sicurezza sul mare. Altra analoga realizzazione fu per esempio il cosiddetto “Colosso di Rodi”, enorme costruzione di forma umana all’ingresso del porto dell’ “isola delle rose”, annoverata fra le sette meraviglie dell’antichità.
 
 
 
 

 

 

Particolare curioso del faro originale antico era la capacità del sistema di emettere anche suoni, quasi fosse un antenato dei moderni “fog horn” (corni da nebbia). Infatti un ingegnoso sistema di contenitore con acqua, riscaldata dal braciere, consentiva la fuoriuscita di getti vapore che funzionavano né più né meno come le attuali sirene delle navi. Un altro faro di grandi dimensioni, di cui ancor a metà del ’700 esistevano imponenti rovine, fu costruito sulla Manica a Boulogne dall’imperatore Caligola.I romani ne costruirono anche nell’Adriatico, uno p.es. a Brindisi, un altro in prossimità della foce del Po, di cui esiste ancor oggi il basamento di metri 7 x 7 posto su pali, un altro ad Ancona, etc. Certamente esistevano fari anche in Dalmazia se sulla colonna Traiana è riprodotto uno in prossimità dell’approdo, dove scese l’imperatore Traiano nel suo viaggio verso l’Oriente.I porti importanti erano dotati di lanterne prossime al centro abitato che quando erano in funzione bruciavano, – come nell’antichità – legna e pece. Nel Medio Evo non si costruivano fari isolati lungo le coste, non potendosene garantire permanentemente la sicurezza.

 

 

L’EVOLUZIONE DEI FARI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I segnali emessi erano in origine esclusivamente luminosi, e stabili.
L’applicazione di uno specchio (e poi di una lente) alla fonte luminosa, in modo da estendere la portata luminosa del manufatto, fu per lungo tempo la sua unica evoluzione sostanziale.
Si aggiunsero poi meccanismi di rotazione, lenti per la colorazione della luce e così via. Il salto tecnologico si ebbe con l’aggiungersi, ai fari luminosi, di altri “ausili alla navigazione“, in particolare dei c.d. “ausili radioelettrici” – radiofari e risponditori radar.
I fari italiani costituiscono una risorsa storica e culturale per il nostro patrimonio architettonico ma anche per il paesaggio costiero regionale.
Ogni faro è univoco nel contesto della sua posizione geografica, sono progettati per durare nei secoli e segnare i caratteri del luogo esaltandone i valori ambientali e naturali attraverso il loro stile e la loro natura architettonica.
Un patrimonio poco conosciuto, studiato in maniera specialistica da pochi.
 
 
 
 
 

 

 

 

Da un post di Bellastatuina – Impaginaz. Tony Kospan
 
 
 

CIAO DA TONY KOSPAN

 

 

 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB
 
 
 

Pubblicato 30 novembre 2011 da tonykospan21 in Senza categoria, STORIA... IN SENSO AMPIO

LA STRATEGIA SERVE – SPLENDIDA STORIELLA   Leave a comment

 

 

 
 
LA STRATEGIA SERVE
SPLENDIDA STORIELLA
 

 

 

 

 

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: “Sono cieco, aiutatemi per favore”.

Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.

Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.

Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.

Il pubblicitario rispose “Niente che non fosse vero, ho solo riscritto il tuo in maniera diversa”, sorrise e andò via.

Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'era scritto:

“Oggi è primavera… ed io non la posso vedere”.

 

 
 
 

 

 

 

 

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene
e vedrai che andrà meglio.
 
 
Ciao da Tony Kospan
 

LA STATUA VIVENTE…- OLTRE LA BARZELLETTA…   3 comments

 

LA STATUA VIVENTE…

 

(OLTRE CHE UNA BARZELLETTA UNA BELLA STORIELLA) 

 

 

 
 
 
Una donna è a letto col suo amante quando sente il marito che apre la porta di casa.
“Sbrigati!!!” dice lei,”Mettiti lì in piedi nell’angolo!”.
Lo spalma con una crema per bambini e in fretta e furia gli spruzza tonnellate di borotalco addosso.
“Non ti muovere finché non te lo dico io… fingi di essere una statua!!!”
Il marito come entra nella stanza e chiede “Che cos’è quella amore?”
“Oh, è solo una statua,” gli dice con indifferenza” gli Smith ne hanno comprata una per la loro camera da letto, mi è piaciuta così tanto che ne ho presa una anche per noi!”.
Non si parlò più della statua nemmeno quando la sera si coricarono per dormire.
Intorno alle 2 di mattina il marito si alza, va in cucina e torna alcuni minuti dopo con un panino e una birra.

“Tieni,” dice alla statua, “mangia qualcosa. Sono stato fermo a far la statua
 come un idiota dagli Smith per tre giorni e nessuno mi ha dato nemmeno un bicchiere d’acqua!”
 
 
 

 
 
E ricordate… se vi capita di trovare una statua vivente,,,
maschile o femminile, in camera da letto,
non lasciatela morire di fame o  di sete…
 
Pensate che potreste esser voi quella statua eh eh…
 
Scappooooooooooooooo
 
 
CIAOOOOOOOOOOOOO
 
ORSO TONY

Pubblicato 30 novembre 2011 da tonykospan21 in BUONUMORE, Senza categoria

ANNIV. NASCITA MARK TWAIN – RICORDO ED AFORISMI   Leave a comment

 
 
 
 
Mark Twain (Florida, 30 novembre 1835 – Redding, 21 aprile 1910)
 
 

 
 
MARK TWAIN
GRANDE SCRITTORE AMERICANO
RICORDO AFORISMI E VIDEO
 
 

 
Mark Twain è in realtà lo pseudonimo
di Samuel Langhorne Clemens.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
UN  RICORDO
 
 
 
E'  stato un grande umorista e scrittore statunitense…
ma anche tipografo (da giovanissimo) e poi pilota di battelli sul Mississipi,
cercatore d'oro etc… tutte attività che gli consentirono
di conoscere il vero cuore dell'America profonda.
 
 
 
 
 
 
 

 

Celeberrimo ancor oggi per libri come
Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn,
Le avventure di Tom Sawyer, Il principe e il povero,
Un americano alla corte di re Artù e Vita sul Mississippi
viene considerato come uno dei primi grandi protagonisti
della letteratura americana.
 
 
Dai suoli libri sono nati dei film e delle serie di cartoni animati…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ricordiamolo anche noi
con alcuni suoi originali graffianti e divertenti aforismi
ed un video tratto da un film girato da un suo famoso libro.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
AFORISMI DI MARK TWAIN
 
 
 
Non ho mai lasciato che la scuola interferisse con la mia educazione.
 
 
Il paradiso lo preferisco per il clima, l'inferno per la compagnia…
 
 
Che privilegio aveva Adamo!
Quando diceva qualcosa di buono,
sapeva che nessuno l'aveva detta prima
 
 
Ognuno di noi è una luna:
ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro
 
 
Non è vero che i mariti, appena vedono una bella donna,
dimenticano di essere sposati.
Al contrario: proprio in quei momenti
se lo ricordano dolorosamente
 
 
Mai rimandare a domani ciò che puoi fare benissimo dopodomani
 
 
L'umanità senza la donna sarebbe scarsa.
Terribilmente scarsa.
 
 
Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele.
è l'unico a infliggere dolore per il piacere di farlo.
 
 
La cosa più facile che io abbia mai fatto in vita mia
è smettere di fumare:
dovrei ben saperlo,
perché l'ho fatto un migliaio di volte
 
 
Non sapevano che fosse impossibile, allora l'hanno fatto
 
 
L'umorismo è una gran cosa, è quello che ci salva.
Non appena spunta, tutte le nostre irritazioni,
tutti i nostri risentimenti scivolano via,
e al posto loro sorge uno spirito solare
 
 
Cerchiamo di non essere troppo esigenti:
è meglio possedere diamanti di seconda scelta
che non possederne affatto
 
 
Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo,
mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.
 
 
Il letto è il posto più pericoloso del mondo:
vi muore l'80% della gente
 
 
L'uomo è l'unico animale che arrossisce.
O che ne abbia bisogno
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
BREVE VIDEO DA
LE AVVENTURE DI TON SAWYER
 
 
 
E' una scena tratta dal film del 1938
 
 

 
 
 
Ciao da Tony Kospan
 
 
 
 
 
 
IL SALOTTO CULTURALE DI FB
 
 
 
 

LA SPERANZA E’ UN ESSERE PIUMATO – DICKINSON – FELICE MERCOLEDI’ IN POESIA E…   1 comment

 

 
john william waterhouse – decameron
 
 
 
 
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Amami quando non lo merito
che è quando più ne ho bisogno.
Stevenson
 
 
 
 
    

 

 

 
 
 
 
LA SPERANZA E’ UN ESSERE PIUMATO
– Emily  Dickinson –
 
La speranza è un essere piumato
che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.
L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola – a me.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
da Tony Kospan
 
 
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UNA CHIESA RINASCIMENTALE A NAPOLI – SANTA CATERINA A FORMIELLO   2 comments

 
 
 

 

 

 

UNA CHIESA RINASCIMENTALE A NAPOLI   

  Valentine
 
 
 
 
 

         Immagine:Santacaterinaform.jpg   
 
 
 
Santa Caterina a Formiello
 
 
 
 
 
 
 

              
 
 
 
Proprio a ridosso delle mura aragonesi, accanto alla Porta Capuana, si trova una delle più belle chiese rinascimentali di Napoli: la chiesa di Santa Caterina a Formiello, dedicata alla Santa martire e vergine d’Alessandria.
 
 
 

 
 
 
 
Non si conosce la data precisa della sua fondazione, sappiamo però che prima apparteneva ai frati Celestini e che nella seconda metà del 400 fu acquistata da Alfonso d’Aragona passando successivamente all’ordine dei Domenicani.
 
 
Essa sorgeva originariamente in una zona paludosa, in vicinanza delle due grandiose ville aragonesi:
la villa di Poggioreale e la villa della Duchesca, ambedue immerse nel verde e nei boschi, zona di caccia e di amenità dei re aragonesi.
 
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La chiesa si trova accanto alla porta Capuana, una delle principali porte di accesso alla città di Napoli ed era situata tra la cinta delle mura aragonesi: è’ detta “a Formiello” in quanto vicina agli antichi formali (canali)  che alimentavano la città.
 
 
Nel 400 i grandiosi acquedotti costruiti dai
romani erano  in rovina e Napoli veniva rifornita d’acqua dalle numerose sorgenti e dalle acque del fiume Sebeto.
 
 
L’antica fontana del Formiello è ancora esistente, ma in cattivo stato e necessiterebbe restauro. Le ville di Poggioreale e della Duchesca furono edificate alla fine del 400 da Alfonso duca di Calabria; colpiva lo splendore leggendario dei parchi  lussureggianti ispirati ai giardini di stampo ispano mussulmano.
 
 
Pochi anni dopo la loro costruzione furono abbandonate e ben presto decaddero mentre la progressiva edificazione della zona ha inghiottito completamente i boschi e le costruzioni che li arricchivano.
Tornando alla chiesa, si nota  subito  la grande ricchezza dei decori e gli stili di secoli che si sovrappongono gli uni sugli altri con un risultato fastoso.
 
 
  
 
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L’interno ha pianta a croce latina a navata unica coperta da una volta a botte con cinque cappelle per lato.
 
 
 
Ai lati dell’altare si trovano sei sfarzosi monumenti funebri, infatti il prebisterio funge da enorme cappella gentilizia della famiglia Spinelli con  ricchi sarcofaghi sormontati da stemmi araldici e statue di cavalieri rivestiti di armature, tutti  a grandezza naturale eseguiti nel  secondo cinquecento  dagli scultori Annibale e Salvatore Caccavello. 
 

 

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Nell’abside uno splendido coro ligneo e ornati del 1566.
Nella quarta cappella a destra pavimento maiolicato di fattura napoletana a cellule ottagonali del primo cinquecento.
 
 
 
 
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Nella sacrestia decorazione ed affresco del 700, struttura ed armadi rinascimentali.Francesco Picchiatti esegue nel 1659 il portale in pietra con statua di S. Caterina.
 

Ritornati  all’interno e alzando lo sguardo verso la cupola ora restaurata colpisce l’effetto scenografico della volta dipinta da Paolo de Matteis, con affreschi della Madonna e storie di S. Caterina.

 
Nel 700 l’appalto per la decorazione della cupola fu vinto da Francesco Solimena, artista affermato, il quale, oltre al compenso, esigeva per sé e per le sue maestranze anche il vitto giornaliero: ciò non garbò ai Domenicani i quali annullarono il contratto ed assegnarono il lavoro a Paolo de Matteis, brillante allievo del Giordano che già operava con successo sulla scena artistica napoletana.

 

 

L’effetto scenografico della volta ad effetto sfondato è dovuto all’artista Luigi Garzi. Purtroppo sono andate perdute la copiosa biblioteca, la raccolta d’arte e le curiosità naturali conservate nel convento domenicano. Il grande monastero ed i chiostri annessi alla chiesa, nel corso  dell’ottocento furono adibiti a Lanificio militare. L’aggiunta di nuove strutture e la modifica di quelle originarie creano un singolare monumento di archeologia industriale nel cuore del centro storico di Napoli.

 
 
 
Valentine
 
 
F I N E  
 
 

                  

 

Il testo è di un'amica
già collega d’Università per… giovani A bocca aperta
nella facoltà d’Arte e nostra affettuosa lettrice…
 
Mia è solo l’impaginazione…
 
Tony Kospan
 
 
 

IL SALOTTO CULTURALE DI FB
 
 
 

Pubblicato 30 novembre 2011 da tonykospan21 in TURISMO VIAGGI

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DONNE IN RINASCITA – JACK FOLLA – MITICO BRANO-OMAGGIO ALLA DONNA   Leave a comment

 

 

 

Un racconto, questo, di Jack Folla (Diego Cugia),
che è un vero e proprio omaggio al mondo femminile…
ed alla sua forza d'animo nei momenti difficili…
e non solo…
 
Possiamo leggerlo
ed anche ascoltarlo se vogliamo
in un magnifico video…
 
Tony Kospan
 
 
 
 
 
 

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DONNE IN RINASCITA

 

Jack Folla

 

 

 

 

 

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre:
“Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima; ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato già e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi.
E hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:
“Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
E' primavera a novembre…
Quando meno te l'aspetti…
 
 
 
 
 
 
 
Se invece vuoi ascoltarlo clikka qui giù…
Voce ed immagini fantastiche…
 
 
 
 
 

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Ciao da Tony Kospan

 

 

LA TUA PAGINA DI SOGNO
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Pubblicato 30 novembre 2011 da tonykospan21 in RACCONTI E TESTI SUBLIMI, Senza categoria

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