Archivio per 7 settembre 2010

COME BREZZA – MASRI – BUONANOTTE IN MINIPOESIA   Leave a comment

 
 
 
 
COME BREZZA
Maram al Masri
Come brezza
m intrufolo tra
le labbra della tua porta
come l’ultimo respiro
senza che tu mi
…trattenga…
 
 
 
 
 
 
by Tony Kospan
 
 
 
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POESIE…
SE AMI LEGGERLE, SCRIVERLE… DISCUTERNE…
RAGGIUNGICI NEL GRUPPO DI FACEBOOK… 
 
 
 
 
UN MODO DIVERSO DI VIVERLA…
 
DA TONY KOSPAN
 

Pubblicato 7 settembre 2010 da tonykospan21 in TEST E GIOCHI

SEDICI ANNI – NOTE ED ATMOSFERE DI UN TEMPO   Leave a comment

 

Sep27

SEDICI ANNI
ATMOSFERE E NOTE… DI  UN TEMPO…
A cura di Tony Kospan 
 

La canzone di cui parlerò in questa libera antologia
delle canzoni della nostra memoria… è  

di Nunzio Gallo…
 
 
 
 
 
Parliamo di una canzone che all’epoca… 1961/1962
vendette oltre un milone di copie…
ma che ora… per una strana negativa magia…
sembra scomparsa del tutto… dal web.
 
Dico questo perché non m’aspettavo proprio di dover "faticare"
tanto per trovar notizie e musica…
(c’è anche un’altra diversa canzone con lo stesso titolo del 1951
e cantata da Achille Togliani)
 
 
 
Nunzio Gallo
 
Qualcosa però son riuscito a recuperare e dunque spero, nel mio piccolo,
di poter, anche se solo in minima parte, colmare la grave lacuna…
 
Sì perché la canzone a mio parere è delicata e dolce come testo e musica
e l’interpretazione di Nunzio Gallo, cantante napoletano molto noto, 
decisamente elegante e raffinata…
 
 
 
Dicevo che la canzone è del 1961,
scritta da Aurelio Fierro, altro nume della canzone,
e vinse la Canzonissima (o come si chiamava allora) di quell’anno
e fu anche la più gettonata nei mitici  juke box… (li ricordate?)
 
 
 
 
 
 
Siamo dunque nel 1961…
l’anno del primo uomo nello spazio…
Jurij Gagarin
 
 

 
dell’incontro tra Kennedy e Krusciev
 
 

 

ed anche del centenario dell’unità d’Italia che viene ricordato
con varie manifestazioni…
soprattutto a Torino ed a cui partecipai… anch’io…
 
(Sta per arrivare ora il centocinquantesimo…
ma sembra che gli Ilaliani
abbiano ora perso ogni memoria della loro storia)
 
 

 

Ecco ora il testo della canzone…

 
 
SEDICI ANNI NON DEVI PIANGER MAI COSI’
HAI L’ETA’ DEL SORRISO
NON INTRISTIRE GLI OCCHI TUOI DI PRIMAVERA
SEDICI ANNI NON DEVI PIANGER MAI COSI’
SE IO NON DEVO AMARTI
ASPETTERO’ I SORRISI TUOI
LA FELICITA NON PIANGERE PERCHE’
IL TUO TEMPO NON HA INCONTRATO IL MIO
TU SEI IL DOMANI IO L’OGGI CHE VA’
SEDICI ANNI NON DEVI PIANGER MAI COSI’
HAI L’ETA’ DEL SORRISO L’AMORE TUO SARA’
QUELLO CHE UN DI’ VERRA’
SEDICI ANNI NON PIANGER MAI D’AMORE
 
 
 
Infine ascoltiamola con questo video… in cui c’è anche una bella presentazione
dell’indimenticabile Mike Buongiorno…
 
 

Nota

 

Barre-papillons
 
IL SALOTTO DI SOGNO DI FACEBOOK?
 
E’…
 
PSICHE E SOGNO
 
PENSIERI SOGNI ED EMOZIONI
D’ARTE POESIA MUSICA CLASSICA E MODERNA
BUONUMORE CURIOSITA’ RIFLESSIONI RICORDI… ETC… 
 
 
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TI ASPETTIAMO 
 
TONY KOSPAN
 
 

Pubblicato 7 settembre 2010 da tonykospan21 in CANZONI DI UN TEMPO...

RIENTRO DALLE VACANZE – COME SOPRAVVIVERE…   Leave a comment

 
 
TRISTI STANCHI… PERCHE’ TORNATI DALLE VACANZE?
 
ECCO DEI CONSIGLI UTILI
PER IL RITORNO AI NOSTRI SOLITI RITMI…

 
 
 
 
 
PER UN RIENTRO… MORBIDO
 

Senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa, digestione difficile, raffreddore, mal di gola, tosse e dolori muscolari possono essere manifestazioni del cosiddetto "stress da rientro", o meglio, di quello stato di tristezza post-vacanza.

Quello che succede in realtà è semplice, nel passare dalla spiaggia all’ufficio le abitudini cambiano in modo repentino: se durante le vacanze siamo stati rilassati e occupati in attività che non comportano particolari obblighi, il ritorno a casa e al lavoro rappresenta la ripresa dei ritmi di vita e delle responsabilità della vita quotidiana.

Questi cambiamenti, soprattutto se avvengono in maniera brusca, possono causare una perturbazione nei delicati equilibri dell’organismo. Il corpo necessita di qualche tempo per "acclimatarsi" ed abituarsi alle nuove condizioni di vita e, durante questo periodo, soffre. Da qui, l’impressione del "sentirsi già", distratti, poco efficienti, con la testa tra le nuvole.

Queste sensazioni, che comunque spariscono in un po’ di tempo, possono essere ridotte e contenute con qualche attenzione. È importante, per prima cosa, prepararsi in anticipo e in modo progressivo al cambiamento e programmare qualche giorno di riposo prima della data effettiva del rientro.

Attenzione anche a riprendere la vita quotidiana in modo graduale non facendosi prendere dal panico dalla mole di lavoro che, probabilmente si è accumulata durante la nostra assenza.

 

UN AIUTO DALLA NATURA

 

La Papaya è un frutto esotico particolarmente ricco di sostanze biologicamente attive. E’ una fonte eccellente di vitamine, in particolare A e C, minerali, carboidrati ed enzimi. Di questi, la papaina esercita una speciale azione digestiva, sia a carico dello stomaco che dell’intestino, tanto da rappresentare un rimedio insostituibile dopo pasti frettolosi e abbondanti. E’ nota inoltre la sua proprietà di eliminare i liquidi in eccesso contrastando la ritenzione idrica e le principali cause della cellulite. La papaina possiede anche azione antisettica e antinfiammatoria.

 

 

16 CONSIGLI
PER NON FARSI VINCERE DALLA MALINCONIA
 

 
 
 
 
Le vacanze finiscono troppo in fretta: dall’Inghilterra, un vademecum per non farsi sopraffare dalla malinconia

1 – Fai sesso come in vacanza: non tornare a confinare i rapporti con il partner nei dieci, esausti, minuti che precedono il sonno. Meglio continuare a viverlo con la spensieratezza dell’estate, magari portandolo fuori dalla camera da letto…

2 – Non farti prendere dal panico quando rientrando al lavoro trovi da scaricare migliaia di e-mail. Comincia a leggerle dall’ultima arrivata in su: molti problemi sorti dopo che sei partito potrebbero essersi risolti mentre eri via, consiglia la psicologa Simone Makepeace.

3 – Non farti fagocitare dalla tv. Durante le vacanze la si guarda meno o non la si guarda affatto perché si ha altro di meglio da fare. Trova qualcosa di meglio da fare anche a casa, piuttosto che niente parla con la tua famiglia…

4 -Tieni alti i livelli di luce. Passare da quella solare a quella artificiale sembra alterare chimicamente l’umore. In peggio, naturalmente. Stai il pi첫 possibile all’aria aperta.

5 – Godi delle piccole cose, come in vacanza. Se durante la pausa caffè non trovi coda davanti alla macchinetta, gioiscine apertamente…

6 – Immagina di essere ancora in vacanza. Cucinare pesce se si è stati al mare, comprare mango e papaia se si è tornati da un viaggio esotico. Non 챔 risolutivo, ma aiuta.

7 – Dai un tocco nuovo alla casa. Ridipingere le pareti, cambiare le tende o la posizione dei mobili: preparati, insomma, una "tana" confortevole per il letargo invernale.

8 – Riconsidera la tua vita. In vacanza c’è più tempo per pensare, in autunno 챔 il momento di agire. Se, oziando, ci si è resi conto che c’è qualcosa che non va, o qualcosa che non ci si ricordava di desiderare, prova a cambiare le cose al rientro a casa.

9 – Organizzati. Gli inglesi non hanno dubbi: compilare una lista delle cose da fare rende propositivi.

10 -Trovati un hobby o non abbandonare quello delle vacanze.

11 – Coccolati. Curare il corpo con massaggi, trattamenti a base di erbe e aromaterapia aiuta a mantenere il benessere accumulato durante le vacanze e farne scorta per i giorni di pioggia, o per un qualsiasi lunedì mattina…

12 – Riascolta i tormentoni estivi. Mettere nello stereo o nel lettore compact disc portatile la musica che si ascoltava in vacanza rende più digeribili i mestieri di casa e il tragitto per raggiungere il lavoro.

13 – Non precipitarti a casa dopo il lavoro, la giornata ti sembrerà più lunga e soddisfacente. In Australia, le spiagge si riempiono dalle 5 del pomeriggio in poi, per il dopo-lavoro. In mancanza di meglio, può bastare anche un aperitivo con amici o un primo spettacolo al cinema.

14 – Mantieni il vantaggio. Se, per miracolo, hai perso peso durante le vacanze, cerca di non ricominciare ad abboffarti ai primi freddi. Considera anche che una volta lavata via l’abbronzatura, i fianchi bianchicci sembreranno più grossi.

15 – Organizza dei week end. Appena possibile, cerca un’offerta dell’ultimo minuto, metti il minimo indispensabile in una borsa e parti per una due giorni di relax, cultura o divertimento. O magari vai a trovare gli amici incontrati in vacanza e che vivono in un’altra città.

16 – Comincia già a pensare alla prossima vacanza. Raccogli notizie, depliant e fatti un’idea della meta che vorresti raggiungere. Se poi alla fine non ci andrai non importa, con un bel traguardo in testa l’inverno passarà più in fretta.
 
DAL WEB – IMPAGINAZ. T.K.
 
 
 
 
Felice ritorno alla… normalità…
a noi tutti…
 
 
 
 
 da Tony Kospan
 
 

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IL… SALOTTO… DI FACEBOOK…
 
 
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TONY KOSPAN 
 
 

Pubblicato 7 settembre 2010 da tonykospan21 in SALUTE BENESSERE PSICOLOGIA GINNASTICA

LA FANTASTICA STORIA DEI… NUMERI…   Leave a comment

LA FANTASTICA STORIA DEI NUMERI…

Sono accanto a noi tutta la vita…
come amici o nemici… e non posiamo farne a meno…
ma… ne conosciamo la storia?
 
 
 
 
    "Dio creò i numeri, tutto il resto è opera dell’uomo": questa è l’opinione di Leopold Kronecker, un matematico tedesco vissuto "Dio creò i numeri, tutto il resto è opera dell’uomo": questa è l’opinione di Leopold Kronecker, un matematico tedesco vissuto nell’Ottocento.
 L’affermazione è perentoria e sembra quasi invitarci a non indagare troppo sulla natura dei numeri. Noi invece vogliamo confutare il pensiero di Kronecker perché siamo convinti che il Padreterno può aver creato tutt’al più le pecore e tutte le altre cose del mondo ma non i numeri, i quali invece sono stati inventati dall’uomo proprio perché si possano contare le pecore e tutte le altre cose create da Dio.
Cominciamo allora con l’osservare che il sistema di numerazione che usiamo abitualmente è quello decimale, cioè contiamo e scriviamo i numeri per decine; ciò potrebbe non essere casuale.  L’uomo primitivo, per contare, potrebbe essersi servito di parti del proprio corpo, per esempio delle mani e delle relative dita. Tutti abbiamo sperimentato che il modo più naturale di contare è quello di chiudere le mani (o anche una sola mano) a pugno e quindi sollevare un dito per volta in corrispondenza di ogni oggetto dell’insieme che si vuol contare. Se l’evoluzione avesse sviluppato solo quattro dita per mano, l’uomo avrebbe probabilmente elaborato un sistema di numerazione «quaternario» o «ottale», cioè a base quattro o a base otto.

    Questo convincimento poggia anche sul fatto che sono esistiti in passato ed esistono anche attualmente, presso alcune popolazioni, conteggi e registrazioni dei numeri basati sulle dita di una sola mano (sistema di numerazione «quinario»), o sulle venti dita complessive delle mani e dei piedi (sistema di numerazione «vigesimale»). La numerazione celtica, ad esempio, era una numerazione a base venti e i francesi, nella loro lingua, conservano il ricordo del modo di indicare i numeri di quell’antica popolazione: per dire ad esempio ottanta, i francesi dicono quatre-vings, cioè quattro volte venti.     Esistono anche delle basi di numerazione che non derivano dall’anatomia del nostro corpo, ma dall’astronomia, come le numerazioni per dozzine o per sessantine, che si usano ad esempio quando si conteggia il tempo, dove, come tutti sanno, sessanta secondi sono un minuto e sessanta minuti sono un’ora e dove un giorno consta di ventiquattro ore ed un anno di dodici mesi.

 

 

 

1. LA FANTASTICA STORIA 
I Caldei, gli antichi abitanti della Mesopotamia, avevano osservato che il Sole sorgeva nei vari periodi dell’anno in punti del cielo via via diversi e che dopo un anno, cioè dopo circa 360 giorni, il ciclo ricominciava. Essi notarono anche che la Luna riduceva le sue dimensioni giorno dopo giorno per poi ritornare a crescere ed assumere nuovamente l’aspetto di "Luna piena" dopo 30 giorni circa. Ora, 360 diviso 30 fa 12 e 12 erano appunto le costellazioni dello zodiaco, ossia i settori del cielo occupati da stelle che la fantasia degli antichi assimilava prevalentemente ad animali, entro i quali trovava sistemazione il Sole nei dodici periodi nei quali era stato diviso l’anno.    L’anno in realtà non dura 360 giorni, ma 365 e 6 ore circa, né vi sono 12 "lune", cioè 12 mesi di trenta giorni in un anno, e quindi la divisione dell’anno suggerita dai Caldei dovette essere successiva­mente corretta, ma rimase inalterata la suddivisione della circonferenza in 360 parti, chiamate «gradi». La ripartizione della circonferenza in gradi è legata quindi alla divisione della linea dell’orizzonte in 360 parti, e pertanto ha origine astronomica. Trecentosessanta però è un numero troppo grande perché esso serva come unità di misura e i Caldei preferirono, come base per una numerazione, la sua sesta parte, cioè il numero sessanta.    Una volta risolto il problema di come contare rimaneva quello di registrare i numeri, cioè di scrivere ciò che si era contato. I primi simboli utilizzati per scrivere i numeri erano delle raffigurazioni schematiche dette cuneiformi, perché venivano ottenute affondando, su tavolette d’argilla, la punta di uno stilo metallico. Essi furono introdotti dai Babilonesi circa tremila anni prima di Cristo. Successivamente vennero utilizzati anche dagli Egizi, che per scrivere i numeri adottarono un sistema a base decimale. Vi era un simbolo speciale per ogni potenza del dieci e per scrivere gli altri numeri si ricorreva ad una legge additiva che consisteva nel ripetere più volte lo stesso simbolo (al massimo però fino a nove volte, perché poi c’era un apposito simbolo per scrivere il numero superiore).    I Greci furono pessimi matematici, pur essendo stati ottimi geometri, tanto che la geometria che si studia oggi nelle scuole è la cosiddetta geometria euclidea, formulata dal greco Euclide circa 300 anni prima di Cristo. I greci per scrivere i numeri si avvalsero di diversi sistemi, tutti molto approssimativi e di difficile impiego. Il più diffuso utilizzava le lettere dell’alfabeto che, a quel tempo, era costituito di ventisette simboli.    Il motivo per il quale i greci erano piuttosto arretrati nella scrittura dei numeri e conseguentemente nella pratica del conteggio risiede nel fatto che nella loro cultura le arti pratiche, cioè le attività di cui si occupavano i commercianti e gli artigiani, erano considerate attività di minor valore rispetto a quelle prive di fini utilitaristici come la filosofia e la poesia alle quali si dedicava la classe di­rigente. Questa specie di indifferenza o addirittura di disprezzo verso il "far di conto" si protrarrà nei Paesi d’Europa per tutto il Medioevo e, secondo alcuni, dura tutt’oggi.     I Romani adottarono un sistema di numerazione a base decimale i cui simboli, i cosiddetti «numeri romani», erano una modificazione dei simboli adoperati dagli Etruschi, gli antichi abitanti dell’Italia centrale, i quali si ispirarono, per la loro rappresentazione, alla forma delle mani e delle dita. I primi tre simboli della numerazione romana rappresentano una (I), due (II) o tre (III) dita distese della mano, il cinque (V) ravvisa il disegno schematico della mano aperta e il dieci (X) potrebbe essere la rappresentazione approssimativa di due mani a­perte e congiunte, attraverso i polsi, in senso opposto.    I Romani per scrivere i numeri riuscirono ad utilizzare meno simboli dei loro predecessori in quanto si avvalsero sia dell’addizione che della sottrazione. Quando i simboli si susseguivano da sinistra a destra in ordine di valore crescente si sommavano, se invece una cifra di minor valore precedeva una di maggior valore veniva sottratta. Così, ad esempio, "XVI" significava dieci più cinque più uno, cioè sedici, mentre "IV" significava cinque meno uno, cioè quattro. 

  2. LE DIFFICOLTA’ DEL "FAR DI CONTO"
Le numerazioni dell’antichità non erano molto adatte per fare calcoli, e specialmente non lo era quella romana. Immaginiamo di dover sommare il numero XVI al numero IV o peggio ancora di dover moltiplicare il primo per il secondo senza trasformarli prima nel sistema decimale. L’operazione, come è facile comprendere, risulta tecnicamente pressoché impossibile.
Gli antichi, in verità, per fare i calcoli usavano i cosiddetti «abachi», cioè tavolette divise in scomparti nei quali venivano sistemati dei sassolini che corrispondevano alle cifre di cui erano composti i numeri; essi funzionavano un poco come funzionano i pallottolieri. In ciascuno scomparto veniva sistemata una serie di sassolini a seconda delle unità, delle decine, delle centinaia e così via, di cui era composto il numero. Negli stessi scomparti, in modo coerente, venivano aggiunti i sassolini corrispondenti al numero che doveva essere sommato. Si contavano quindi tutti i sassolini presenti nel comparto delle unità e, se superavano il dieci, si lasciavano solo quelli eccedenti tale numero, mentre, nel secondo scomparto, quello delle decine, si aggiungeva un sassolino che valeva pertanto quanto dieci del primo scomparto. Si raggruppavano quindi i sassolini dello scomparto delle decine e, come nel caso precedente, se superavano il dieci, se ne toglieva appunto tale numero lasciandone il resto e si aggiungeva quindi un sassolino nello scomparto delle centinaia e così di seguito.
Successivamente, vennero introdotti dei simboli speciali per ciascun numero da 1 a 9. Con l’introduzione dei nuovi simboli che probabilmente arrivarono dall’India, e furono chiamati «numeri d’abaco», invece che sistemare negli scomparti i sassolini corrispondenti al numero che si voleva rappresentare, si piazzava direttamente il simbolo equivalente a quella cifra. In questo modo si arrivò praticamente all’introduzione del sistema moderno di numerazione.
Questo è detto posizionale perché ogni cifra di un numero ha un certo significato a seconda della posizione che occupa all’interno del numero stesso. L’adozione del sistema posizionale riduce la quantità dei simboli necessari per rappresentare i numeri. Senza questo artifizio la registrazione di un numero non sarebbe niente di più di una specie di stenografia, cioè una sequenza di simboli senza senso logico che certamente non avrebbe consentito alla matematica alcun progresso.

 

 

  3. LO ZERO

     Mancava, tuttavia, per arrivare alla scrittura moderna dei numeri, un perfezionamento di non secondaria importanza: l’introduzione dello zero, una cifra alla quale nessuno, fino a quel tempo, aveva ancora pensato.     Lo zero venne introdotto, come simbolo della numerazione, dai mercanti indiani del IX secolo dopo Cristo, poiché essi si erano accorti che lasciando degli spazi vuoti, nella scrittura dei numeri, c’era il rischio di incorrere in equivoci molto seri. Due cifre, per esempio l’uno e il due, potrebbero indicare nella numerazione decimale numeri diversi, a seconda della posizione assunta dai simboli stessi. Essi potrebbero indicare, ad esempio, il numero 12, ma anche il numero 102 se rimanesse vuoto uno spazio fra le due cifre. Il pericolo maggiore di errore si sarebbe verificato tuttavia se gli spazi vuoti fossero stati quelli finali, quindi ad esempio per i numeri 120 o 1200.     I mercanti indiani, che erano gente pratica che non andava troppo per il sottile, al contrario di quanto avveniva per i filosofi greci per i quali la scienza era un raffinato gioco intellettuale, introdussero, senza farsi troppi scrupoli, un simbolo specifico per indicare il vuoto. Del nuovo modo di scrivere i numeri vennero a conoscenza gli Arabi, i quali, essendo anch’essi dei mercanti, assimilarono immediatamente l’innovazione indiana, e successivamente la diffusero anche in Europa.    Come mai ci volle tanto tempo per capire che lo zero rappresentava una cifra fondamentale per la scrittura dei numeri? Il fatto è che i numeri vennero introdotti per contare gli elementi di una collezione e lo zero, all’interno di questa operazione, rappresenta il nulla, il vuoto. Era quindi difficile pensare allo zero come a qualche cosa di concreto.    Prima dell’invenzione dello zero fu introdotto, in verità, il punto per indicare lo spazio vuoto. Il punto è il simbolo visibile di più piccole dimensioni che si possa utilizzare per mostrare qualche cosa di immateriale e quindi era ciò che più si avvicinava al concetto di niente. Il punto però non rappresentava un numero, e quindi non poteva dare una risposta concreta ad un’operazione matematica del tipo, ad esempio, di due meno due.   

 

F I N E

DAL WEB – IMPAGINAZIONE T.K.

CIAO DA TONY KOSPAN

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FELICE MARTEDI’ IN POESIA E MUSICA…   Leave a comment

 

            

 

 

 
Di là dalle idee,
di là da ciò che è giusto e ingiusto,
c’è un luogo.
Incontriamoci là..
Rumi
 
 
 

Nota
 
 
IN PENA PER UN CIELO INFRANTO
Paul Eluard
 

 In pena per un cielo infranto
per la pioggia che ci bagnerà
vado pensando alla gioia grande
che se vorremo ci prenderà.

Tra dovere ed inquietudine
esita questa vita rude.
(È una pena molto grande confessarlo, ora)

Qui ogni cosa odora d’erba.
Su tutto il cielo, in cielo,
il volo delle rondini
ci distrae, ci fa pensare…
Io penso una speranza quieta.
  
  
 

 
A TUTTI DA ORSO TONY
 
  
 
 
 
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Pubblicato 7 settembre 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

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