Archivio per 27 agosto 2010

CHE SIA L’AMORE – E. DICKINSON – MINI DELLA BUONANOTTE   Leave a comment

 
 
 
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CHE SIA L’AMORE TUTTO CIO’ CHE ESISTE
Emily  Dickinson
 
Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.
 
 
 
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by Tony Kospan
 
 
  
 
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TONY KOSPAN
 
 

Pubblicato 27 agosto 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

L’INCONTRO… POESIE E NON SOLO…   Leave a comment

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L’INCONTRO… IN POESIA E NON SOLO
a cura di Tony Kospan
 

 

 
Care amiche ed amici amanti come me della poesia eccoci,
mentre l’estate è quasi alla fine…
(ma dal caldo che fa non si direbbe)
al nostro consueto tema poetico domenicale.
 

 
Esso stavolta si collega in qualche modo
con l’estate, in quanto per effetto di viaggi e vacanze
c’è la possibilità concreta di nuovi incontri…
più o meno… magici… fatidici…
 
 
Le poesie prescelte sono di autori noti e non noti…
Iniziamo con la poesia di un incontro tanto atteso ma… mancato…
della grande Achmatova… proseguiamo con un incontro già avvenuto
ma così bello da voler riviverlo sempre (senza la patina del tempo)
e poi abbiamo quella dal ritmo travolgente di El Greco.
Eleganti e raffinati, ma densi di sonorità e ricordi…,
seguono poi i versi di Sbarbaro
mentre l’ultima poesia quella di R. Alberti… avvolge l’incontro
in un’atmosfera magica…
 
 
Come sempre mi piacerebbe leggere le poesie che,
sul tema, piacciono a voi…
 
 

                   
 
 Nota  

 

L’INCONTRO
 Anna Andreevna Achmatova
Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.
Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.
E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.
La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.
 
  Nota
 
VORREI INCONTRARTI ANCORA
Ferdinando Giordano
Vorrei incontrarti ancora per la prima volta
e per la prima volta vorrei averti ora
ad un passo di labbra
alla distanza di un bacio
separati solo da una frenesia di carezze
nell’ingombro delle vesti.
Nuovi di tutto
per avere di nuovo tutto:
dal tremore
alla prima certezza.
Senza i giorni per arrivare qui.
 
  Nota

 
E TU STAI LI’
Elgreco
E tu stai li a guardarmi con gli occhi accesi,
spaventata dal trovarti
ad amarmi,
e tu stai in silenzio
le mani che cercano le mani,
le parole che cercano
le parole,
e tu stai li con respiro
lento ad assaporare
il desiderio di un bacio,
guardando labbra
che sorridono,
e tu stai li a sognare
di volare,
mentre gli occhi
si chiudono a sognare,
e tu stai li
all’angolo della strada,
con la mano aperta
a salutare,
tu stai li
ed io mi fermo
mi volto
e torno con te a volare.
 
 Nota 
ORA CHE SEI VENUTA
Camillo Sbarbaro
Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti,bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.
Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba,ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.
Ma te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
 che non sapevo,m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che,come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte,quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé,per desiderio di baciare…
 
 Nota
 
 
SECONDO RICORDO
 Rafael Alberti
Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.
Prima,
prima che tu mi domandassi
il numero e il sito del mio corpo.
Assai prima del corpo.
Nell’epoca dell’anima.
Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
la prima dinastia del sogno.
Allorché,
contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.
Allora,
il nostro incontro.
 
 
 
 
    
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
  
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LA CULLA DEL MARE – TONY KOSPAN – POESIA   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
LA CULLA DEL MARE
 Tony Kospan
 
 
 
 
A pelo d’acqua 
sdraiato
felice dondolo…
tra calde morbide onde….
 
A mò di morto galleggio…
molleggio…
ondeggio…
mentalmente solfeggio
eleatiche musiche antiche…
mentre il sole forte m’abbraccia…
e gli occhi socchiusi… mi bacia
 
Suoni indistinti
voci bagnate 
rumori marini..
soffusi giungono…
confusi s’aggiungono
alle mie orecchie
immerse
sommerse
nel liquido mare…
 
Ed a questo dolce moto di culla
tutto m’abbandono
mentre s’acquieta l’animo mio
perdendosi tra sogni e ricordi
o cercando il nulla…
liberazione
seppur breve
dalle dure…
 quotidiane cure
 
 
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TONY KOSPAN
 
 

 

COMINCIA A NEVICARE – DELEDDA – RACCONTO POETICO E… RINFRESCANTE   Leave a comment

 
 
 Con questo super caldo che non accenna a diminuire…
anche solo l’idea della neve… sembra poterci dare un pò di sollievo
e dunque… ecco un racconto… di una grandissima scrittirice…
che potrebbe darci un pò di freschezza… almeno virtuale…. A bocca aperta
 
 
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COMINCIA A NEVICARE
di Grazia Deledda
 
 
NEVICATA

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato

e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere
la porta col paletto e con la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi.
Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e parecchi giorni ancora:
il cielo sembra il petto di un colombo.
– Bene – disse la piccola nonna soddisfatta. – Così crederete a quello che raccontavo poco fa.
Poco fa la piccola nonna, che per la sua statura e il suo viso roseo rassomigliava a noi bambine,
ed era più innocente e buona di noi, raccontava per la millesima volta che un anno, quando anche lei era davvero bambina (nel mille, diceva il fratellino studente, già scettico e poco rispettoso della santa vecchiaia), una lunga nevicata aveva sepolto e quasi distrutto il paese.
– Quattordici giorni e quattordici notti nevicò di continuo, senza un attimo d’interruzione.
Nei primi giorni i giovani e anche le donne più audaci uscivano di casa a cavallo
e calpestavano la neve nelle strade; e i servi praticavano qualche viottolo in mezzo a quelle montagne bianche ch’erano diventati gli orti ed i prati.
Ma poi ci si rinchiuse tutti in casa, più che per la neve,
per l’impressione che si trattasse di un avvenimento misterioso; un castigo divino.
Si cominciò a credere che la nevicata durasse in eterno, e ci seppellisse tutti,
entro le nostre case delle quali da un momento all’altro si aspettava il crollo.
Peccati da scontare ne avevamo tutti, anche i bambini che non rispettavano i vecchi
(questa è per te, signorino studente); e tutti si aveva anche paura di morire di fame.
– Potevate mangiare i teneri bambini, come nel mille – insiste lo studentello sfacciato.
– Va via, ti compatisco perché sei nell’età ingrata, – dice il babbo,
che trova sempre una scusa per perdonare, – ma con queste cose qui non si scherza.
Vedrai che fior di nevicata avremo adesso.
Eppoi senti senti…
D’improvviso saliva dalla valle un muggito di vento che riempiva l’aria di terrore:
e noi bambine ci raccogliemmo intorno al babbo come per nasconderci sotto le ali del suo tabarro.
– Ho dimenticato una cosa: bisogna che vada fuori un momento – egli dice frugandosi in tasca.
– Vado io, babbo – grida imperterrito il ragazzo; ma la mamma, bianca in viso, ferma tutti con un gesto.
– No, no, per carità, adesso!
– Eppure è necessario – insiste il babbo preoccupato. – Ho dimenticato di comprare il tabacco.
Allora la mamma si rischiara in viso e va a cercare qualche cosa nell’armadio.
– Domani è Sant’Antonio; è la tua festa, ed io avevo pensato di regalarti…
Gli presenta una borsa piena di tabacco, ed egli s’inchina, ringrazia, dice che la gradisce come se fosse piena d’oro; intanto si lascia togliere dalle spalle il tabarro e siede a tavola per cenare.
La cena non è come al solito, movimentata e turbata da incidenti quasi sempre provocati dall’irrequietudine dei commensali più piccoli; tutti si sta fermi, quieti, intenti alle voci di fuori.
– Ma quando c’è questo gran vento, – dice la nonna – la nevicata non può essere lunga.
Quella volta…
Ed ecco che ricomincia a raccontare; ed i particolari terribili di quella volta aumentano la nostra ansia,
che in fondo però ha qualche cosa di piacevole.
Pare di ascoltare una fiaba che da un momento all’altro può mutarsi in realtà.
Quello che sopratutto ci preoccupa è di sapere se abbiamo abbastanza per vivere,
nei giorni di clausura che si preparano.
– Il peggio è per il latte: con questo tempo non è facile averlo.
Ma la mamma dice che ha una grossa scatola di cacao: e la notizia fa sghignazzare di gioia il ragazzo,
che odia il latte.
Gli altri bambini non osano imitarlo; ma non si afferma che la notizia sia sgradita.
Anche perché si sa che oltre il cacao esiste una misteriosa riserva di cioccolata e,
in caso di estrema necessità, c’è anche un vaso di miele.
Delle altre cose necessarie alla vita non c’è da preoccuparsi.
Di olio e vino, formaggio e farina, salumi e patate, e altre provviste, la cantina e la dispensa sono rigurgitanti.
E carbone e legna non mancano. Eravamo ricchi, allora, e non lo sapevamo.
– E adesso – dice nostro padre, alzandosi da tavola per prendere il suo posto accanto al fuoco – vi voglio raccontare la storia di Giaffà.
Allora vi fu una vera battaglia per accaparrarsi il posto più vicino a lui: e persino la voce del vento si tacque,
per lasciarci ascoltare meglio.
Ma la nonnina, allarmata dal silenzio di fuori, andò a guardare dalla finestra di cucina,
e disse con inquietudine e piacere:- Questa volta mi pare che sia proprio come quell’altra.
Tutta la notte nevicò, e il mondo, come una grande nave che fa acqua,
parve sommergersi piano piano in questo mare bianco.
A noi pareva di essere entro la grande nave: si andava giù, nei brutti sogni, sepolti a poco a poco,
pieni di paura ma pure cullati dalla speranza in Dio.
E la mattina dopo, il buon Dio fece splendere un meraviglioso sole d’inverno sulla terra candida,
ove i fusti dei pioppi parevano davvero gli alberi di una nave pavesata di bianco.

 

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Ciao da Tony Kospan
 

 
  
 
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TONY KOSPAN

 
 

Pubblicato 27 agosto 2010 da tonykospan21 in FAVOLE LEGGENDE RACCONTI DI SAGGEZZA

FELICE WEEK END IN POESIA E MUSICA…   2 comments

 

 

 
 
 
Ma l’Amore è cieco e gli amanti non vedono
le dolci follie che commettono.
(William Shakespeare)

 
    
 
 
 HAI COLORATO I MIEI PENSIERI
– Rabindranath Tagore –
 
Hai colorato
i miei pensieri
e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi
della tua gloria,
Amore,
trasfigurando
la mia vita
per la prossima bellezza
della morte.
Come il sole,
al tramonto,
ci lascia intravedere
un angolo di cielo,
hai mutato il mio dolore
in gioia immensa.
Per incanto, Amore,
vita e morte
sono diventate
per me
la stessa grande
meraviglia.
 
 
 

 

  
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TI ASPETTIAMO… 
 
TONY KOSPAN  

                                                                                                                                                                                     

 
 

                                                                                                                                                                                               

Pubblicato 27 agosto 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

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