Archivio per 21 giugno 2010

ANITA – GRANDES – MINI DELLA BUONANOTTE   Leave a comment

 
 
 
 
 
ANITA
Almudena Grandes
 
Quando si svegliava pensava
ad Anita che si svegliava,
prima di addormentarsi pensava
ad Anita che si addormentava
e ad ogni passo vedeva
Anita che camminava,
si fermava, girava per casa
e quell’immagine dava un peso,
un senso al suo tempo.
 
 
 
 
PAR OURS ANTOINE
 
 
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TONY KOSPAN
 

Pubblicato 21 giugno 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

LA CACCIA PER GLI INDIANI D’AMERICA   Leave a comment

 

LA CACCIA PER GLI INDIANI D’AMERICA

 
 
Nota

Caccia

Quando i primi bianchi giunsero nell’America del nord incontrarono popolazioni che avevano della vita un’idea completamente opposta alla loro. Nella cultura materiale ciò era particolarmente evidente nella concezione della caccia. Nella varie zone del continente l’agricoltura era abbastanza sviluppata ma sicuramente, all’arrivo dei bianchi, la maggior parte degli indiani viveva di caccia e raccolta, integrando a volte il loro nutrimento con prodotti degli orti e dei campi. Generalmente l’uomo cacciava e la donna l’aiutava macellando l’animale, conservandone la carne e conciandone le pelli; le donne, che erano anche le proprietarie delle abitazioni e dei beni, raccoglievano i prodotti del bosco o curavano gli orti e i campi coltivati. Naturalmente questa suddivisione dei compiti non era così rigida, in quanto a volte gli uomini si occupavano di aratura, scavi e irrigazioni, soprattutto nei territori aridi del sud ovest. Gli indiani cacciavano per la carne e per le pelli che, prima dell’arrivo dell’uomo bianco, costituivano la totalità dei loro indumenti.

 

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Il continente americano a nord del Messico era abitato da circa 8/10 milioni di persone, che si spartivano un territorio immensamente ricco di risorse venatorie. Prima dell’arrivo dell’uomo bianco, la quantità di selvaggina era praticamente inesauribile e le tribù, composte anche da migliaia di persone, vivevano in una grande abbondanza. In seguito, però, quando la pressione dei bianchi e il continuo restringimento delle zone di caccia si fecero più pressanti, le tribù di cacciatori cominciarono a suddividersi in piccole bande composte da alcune famiglie, per avere più possibilità di trovare le prede durante la stagioni favorevoli.
 
 

 

La selvaggina cacciata differiva dall’ambiente e dalle latitudini. Nella zona del nord est era composta da alci, caribù – nelle parti più settentrionali – cervi, castori, procioni, scoiattoli, topi muschiati, moffette, orsi e bisonti delle foreste. Nel sud est bisonti, orsi, tacchini e una grande varietà di uccelli selvatici finivano nelle pentole degli indiani, assieme anche a numerose tipologie di pesci. Nelle pianure, invece, la selvaggina più importante era il bisonte, presente in decine di milioni di esemplari; gli intrepidi cavalieri delle praterie, che ebbero il cavallo solo verso la fine del 1600, e che fino ad allora avevano cacciato il grande animale a piedi, a volte facendo precipitare grandi mandrie in profondi burroni, non disdegnavano neppure le antilopi, i grandi alci americani presenti nelle verdi vallate dei fiumi, e gli orsi, cacciati solitamente da individui isolati.

 

 

Negli aridi territori del Grande Bacino si cacciava il cervo, l’antilope e la lepre nord americana (jackrabbit), e molti altri animali di piccola taglia come moffette, pecari dal collare, serpenti e lucertole. Nel sud ovest degli odierni Stati Uniti, gli animali preferiti dai cacciatori indiani erano il cervo, l’antilope, il coniglio, il tacchino e nelle zone marginali orientali ancora il bisonte. Nei grandi altipiani del nord ovest, prima dell’arrivo dell’uomo bianco si cacciava il bisonte, presente sporadicamente ma in grande numero nelle valli; l’alce americano, le antilocapre, le capre di montagna, il grizzly, i castori, i lupi, le lepri e molti altri piccoli mammiferi, oltre a innumerevoli razze di volatili. Infine, gli ingegnosi cacciatori-raccoglitori della California e delle alte sierras cacciavano cervi, conigli, quaglie e altri volatili, mentre più a nord i popoli del totem cacciavano balene, leoni marini, foche, focene e lontre marine dalla preziosa pelliccia, spingendosi sin nel mezzo dell’oceano Pacifico.

 

 

Per i nativi la terra e tutti i suoi doni, animali, minerali e vegetali, non erano soggetti ad una proprietà univoca ma erano essenzialmente di utilizzo comune. Naturalmente esistevano diritti di caccia delle rispettive tribù e nazioni in un dato territorio; e anche diritti di bande e clan sul territorio di una stessa tribù: ma la terra non appartenne mai, se non in tarda epoca, a singoli individui. Quando l’accerchiamento dei bianchi cominciò a ridurre i territori indiani, anche la selvaggina cominciò a sparire e la distruzione della fauna americana raggiunse vertici impensabili e catastrofici. I bianchi alterarono completamente la cultura nativa e la caccia, attività predominante per centinaia di nazioni, fu la prima a mutare. Prima dell’arrivo dei bianchi i cacciatori indiani utilizzavano armi primitive e cacciavano essenzialmente per nutrirsi e vestirsi. Con l’arrivo dei mercanti bianchi l’equilibrio si spezzò e gli indiani cominciarono a cacciare per scambiare pelli con i manufatti europei, soprattutto armi e attrezzature per la caccia, in una spirale sempre più distruttiva per la selvaggina. Inoltre, sin dai primi anni della conquista europea quasi ovunque, tranne che nelle aree più marginali, cominciarono a scomparire anche le ritualità ancestrali e sacre con le quali si erano avvolte le procedure e le tecniche della caccia.

 

 

I cacciatori indiani, per l’attività venatoria, usarono nella loro storia una pletora di armi e utensili, che variarono secondo la situazione culturale delle rispettive tribù e la relativa diffusione spazio temporale. L’arco, ad esempio, un’arma che in epoca storica era utilizzata praticamente da tutti gli indiani, penetrò nel nord America molto lentamente, in un arco di tempo che va pressappoco dal 3000 A. C. all’800 della nostra era; penetrò negli odierni Stati Uniti dal Canada intorno al 500/600 dopo Cristo e si diffuse nel continente nord americano da nord a sud soppiantando per la caccia e la guerra l’atlatl, il micidiale lanciatore di derivazione meridionale.

 

dal web – impaginazione dell’Orso
 
 
 

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Pubblicato 21 giugno 2010 da tonykospan21 in PELLEROSSA NATIVI E ALTRE CULTURE

Forse questo geniale raccontino ci spiega la vera differenza… tra paradiso ed inferno   Leave a comment

 

 

 

 

 

 

Una storiella simpatica ma
soprattutto piena di saggezza…
 
 
 
 
 
PARADISO ED INFERNO
LA VERA DIFFERENZA –
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Un uomo parlava con il Signore riguardo a paradiso e inferno.

Il Signore disse all'uomo:
“Vieni, ti mostrerò l'inferno”…

Entrarono in una stanza in cui un gruppo di persone sedeva attorno ad una grande pentola di stufato.

Tutti erano denutriti, disperati e affamati.

Ognuno teneva in mano un cucchiaio che raggiungeva la pentola, ma il cucchiaio aveva un manico tanto più lungo delle loro braccia che non poteva essere usato per portare alla bocca lo stufato. La sofferenza era terribile.

“Vieni, adesso ti faccio vedere il paradiso”, disse il Signore dopo un po'.

Entrarono in un'altra stanza, identica alla prima, tutto era uguale: la stessa pentola di stufato e gli stessi cucchiai a manico lungo.

Ma lì tutti erano felici e ben nutriti.

“Non capisco”, disse l'uomo.

“Perché sono felici qui se nell'altra stanza erano disperati e tutto era uguale?”

Il Signore sorrise. “Ah, è semplice”, disse.

“Qui hanno imparato a darsi da mangiare l'un l'altro”.

Meditiamo amici, meditiamo…

 
 
 
 

 

 

 
 
 

Ciao da Tony Kospan

 

 

 

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LA PAGINA DELLA POESIA E DELLA CULTURA VARIA

CON LEGGEREZZA

 
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LA RELIGIONE DELL’AMORE – POESIA SUFI DENSA DI SIMBOLISMI…   Leave a comment

 
 
 

 

LA RELIGIONE DELL’AMORE

 

Sep15

 

Anche questa poesia in verità, ignota ai più,
e che è non mi è stato affatto facile rintracciare  in internet….
la conobbi attraverso la trasmissione culturale notturna di RAI 2…
 
INCONSCIO E MAGIA
di Gabriele la Porta
 
 
 
E’ una poesia non semplice che ha tantissime e profondissime chiavi di lettura…
dalle più semplici alle più complesse…
 
La mia più semplice riflessione fa riferimento all’esistenza di qualcosa…
che va oltre le religioni… oltre le filosofie… oltre le ideologie…
 
 
E questo qualcosa è
L’AMORE UNVERSALE
che ci affratella tutti…
 
 
 
Provateci… proviamoci… a scoprirne qualcun’altra insieme…
con semplicità… senza problemi…
così come la "sentite" così come la "sentiamo"…
nel cuore e nella mente…
 

 

 Se vi va poetete ascoltare nel leggerla… questa musica new age…  

NotaSMELL OF DESIRE (NEW AGE)

 

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LA RELIGIONE DELL’AMORE
IBN’ ARABI
 
 
Miracolo della natura!
Una gazzella velata indica un giuggiolo
e sbatte le ciglia.
Il suo pascolo giace tra le costole e le interiora,
miracolo,
un giardino in mezzo alle fiamme.
Il mio cuore puo’ assumere ogni foggia:
pascolo per le gazzelle,
convento per i monaci.
Tempio degli idoli,
Caaba dei pellegrini,
tavole della Tora’,
esemplare del Corano.
Credo nella religione dell’amore
ovunque si dirigono i suoi destrieri,
poiche’ l’amore è la mia religione e la mia fede.
 
 
 
○●MAX●○
 
 

                         

Sep27

 Tony Kospan

 

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CIAO DA TONY KOSPAN
 

Pubblicato 21 giugno 2010 da tonykospan21 in POESIE SUBLIMI

FELICE PRIMA SETTIMANA D’ESTATE IN POESIA E MUSICA…   Leave a comment

 
L’arrivo dell’estate tanto atteso…
ci ha portato sorprese non piacevoli
con un inaspettato maltempo…
 
 
 
 
 
Tuttavia speriamo che l’Estate presto torni ad essere,
al di là dei miti,
il lungo momento della libertà…
dal lavoro… e dai vestiti pesanti… 
nonché il fulcro… il cuore pulsante… di tutto l’anno… 
 
 

Una coppia non è un uomo più una donna:
è una terza persona che formano insieme.
(Francoise Giroud)  
 

 

 
 
  

 
 
PASSIONE
 Antonio De Curtis (Totò)
 
Sulla mia bocca ancora c’è il sapore
delle tue labbra come un fiore rosso,
l’alito profumato, il tuo calore
di questa febbre che mi hai messo addosso:
mi brucia questa febbre nelle vene
e sol per te questo mio cuore duole,
duole d’amor perché ti vuole bene:
morir d’amor per te, sol questo vuole.
Bella superba come un’orchidea,
creatura concepita in una serra,
nata dal folle amore d’una Dea
con tutti i più bei fiori della terra.
Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come calamita
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai tu sei della mia vita.
Come uno schiavo sono incatenato
alle catene della tua malia
e mai vorrei che fosse ahimé
spezzato il dolce incanto della mia follia.
 
 
 
  
 
           
 
 
 
 
 
E
 
 
 
A TUTTI…
DA TONY KOSPAN
 
 

 

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TONY KOSPAN
 

Pubblicato 21 giugno 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

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