Archivio per 12 gennaio 2010

COSI’ BREVE – JIMENEZ – MINIPOESIA DELLA NOTTE   1 comment

 
 
COSI’ BREVE
Juan Ramon Jimenez
 
"Così breve é il nostro cammino
in questo sogno.
Il mondo di una rosa.
Ma noi lo rendiamo immenso
con soste di lunghi dolci baci
sulle foglie aperte."
 
 

Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

LA MELENCOLIA DI DURER – ARTE E ALCHIMIA   3 comments

 
Albrecht Dürer – Norimberga 1471 – Norimberga 1528

 
 
LA MELENCOLIA DI DURER
 
 
Albrecht Dürer Melencolia I incisione a bulino, 1514
 
La materia al nero degli alchimisti
è chiamata anche "primo segno" dell’opus
poichè senza annerimento non ci sarà bianchezza.
A.J.Pernety, Dictionnaire Mytho-Hermétique, 1758
 
 
Melencolia I, detta anche Melancholia I (1514), è parte di un trittico di incisioni di Albrecht Dürer che comprende le allegorie di tre classi di virtù e tre sfere di attività secondo una classificazione ancora medioevale.
 
Il Cavaliere (II)
 
Nel trittico, Il Cavaliere, la morte e il diavolo rappresentava la sfera morale e S. Girolamo nella cella quella della teologia e della meditazione.
 
San Girolamo nello studio (III)
 
Melencolia I simboleggiava invece la sfera intellettuale dominata dal pianeta Saturno, secondo la tradizione astrologica legato al sentimento della melanconia, a istituire una connessione fra il mondo razionale delle scienze e quello immaginativo dell’arte.
Nello sfondo, incorniciata da un arcobaleno "lunare", brilla una cometa, inquietante simbolo notturno capace di suscitare sentimenti melanconici.Le chiavi rappresentano la conoscenza che sola può liberare l’uomo dallo stato melancolico della sua ricerca, e infatti in fondo portato da un pipistrello vi è una luce che rischiara le tenebre.
Tutta l’opera è disseminata dei simboli della cono-scienza alchemica.
 

  

Il personaggio principale della scena è la figura femminile dell’angelo che, seduta su un gradino, con la mano sinistra sorregge il capo mentre nella destra stringe un compasso, strumento indispensabile nella misurazione non solo delle cose e degli spazi terreni, ma anche della distanza tra finito e infinito.
Il volto è in ombra ed emerge, per contrasto, lo sguardo fisso in avanti e perso nel vuoto.
 Il lungo abito non lascia intravedere alcuna forma anatomica ed è modellato con una serie di pieghe dal sapore baroccheggiante.
Dal fianco pende un mazzo di chiavi, mezzo e strumento per aprire le porte dell’ignoto ed avere accesso alla conoscenza.
La figura allegorica dell’angelo è simbolo dell’impotenza creativa del genio dominato e, forse, momentaneamente domato dall’umore nero, dall’umore malinconico.
Un personaggio spesso associato, a livello esoterico, con il mondo dell’alchimia.
Il titolo dell’opera di Dürer è stampato su un cartiglio sorretto da un pipistrello da sempre simbolo della morte.
Malinconia, dunque, come morte della creatività, come momento di stasi.
Un arcobaleno dai tratti netti e precisi incornicia un arco di cielo attraversato da una cometa dal nucleo brillante che si orienta da nord–ovest a sud–est e farebbe pensare alla cometa apparsa nei cieli dell’occidente negli anni 1513 – 1514.
Più che a un dato negativo e in correlazione con la bilancia (fine dei tempi), con la clessidra e con la meridiana quali simboli precipitosi degli avvenimenti di un ciclo che finisce, l’arcobaleno è un elemento positivo che, di contro alla negatività del pipistrello, rappresenta la speranza di superare l’attuale stato di abbattimento e dell’impossibilità creativa.
Arcobaleno e stella cometa illuminano un tratto di mare, forse l’Adriatico, e le terre in lontananza, quelle veneziane, da sempre più libere alle sperimentazioni scientifiche e alle meditazioni filosofiche in un rapporto più diretto con il mondo orientale.
 
 

 
Sulla parete dell’edificio, in alto a destra e quasi sfiorato dall’ala sinistra dell’angelo, è scolpito il quadrato magico numerico di quarto ordine, ossia simmetrico, la cui somma dei numeri opposti all’angolo dà 17 (16 +1; 13 +4; 10 + 7; 11 + 6).
Nella credenza rinascimentale si riteneva che combattesse la malinconia di origine saturnina e fu collegato dagli astrologi con Giove.
L’ultima fila di numeri del quadrato può essere letta come la data di realizzazione dell’opera, 1514, ed i numeri 1 e 4 corrispondenti alle iniziali del nome e cognome dell’artista A(lbrecht) D(ürer) oppure sinonimi di A(nno) D(omini).
La sfera e il tetraedro troncato suggeriscono la base matematica dell’arte del costruire, mentre strumenti di carpenteria giacciono inutilizzati al suolo.
Secondo studi recenti il quadrato numerico è strettamente collegato al poliedro che in un disegno preparatorio poggiava su di una grande lastra quadrangolare la cui forma è interamente dedotta dal quadrato magico.
Alle pareti dell’edificio, quasi in posizione speculare, sono appesi una bilancia ed una clessidra; il primo non solo simbolo di giustizia, ma anche strumento presente in tutte le botteghe degli alchimisti, l’altro porta con sé varie simbologie: dal lento ed inesorabile fluire del tempo fino alla vanità delle cose terrene. Il tempo che passa e, quindi, la clessidra, può essere la metafora di una vita regolata che tende a Dio, al mondo sovrannaturale ed è anche quanto viene suggerito dalla scala che non è solo uno strumento che serve per innalzare edifici, ma diventa simbolo dell’ascesa dal mondo delle apparenze al mondo della conoscenza in perfetta simbiosi sia con il credo cristiano che con la filosofia neoplatonica.
Tutto è immobile, un momento di sospensione suprema e un’atmosfera di silenzio, è sottolineato dal levriero accucciato ai piedi dell’angelo quale servitore fedele e quasi sopraffatto dal masso alle sue spalle geometricamente modellato che sembra delimitare uno spazio protetto in cui potersi accucciare e non ribellarsi a niente e nessuno, neanche a quella fame che lo ha ormai ridotto ad una forma scheletrica al limite di una naturale sopravvivenza.
 
 
“Io Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni,
con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine” 
 
da vari siti web – coordinamento ed impaginazione T. K.
 
CIAO DA TONY KOSPAN 

Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in ARTE

GATTI… PAPERISSIMI…   Leave a comment

 
 
 
Clikka sul gatto…
ne vedrai tanti di gatti
e tutti… super-pazzerelli
e divertentissimi….
 
Imperdibile… parola mia…
 

 
 
Ciao da Orso Tony

Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in PAESAGGI EDIFICI VIAGGI

OMAGGIO A DE ANDRE’.. POETA… IN MUSICA…   Leave a comment

 
 
 
 
OMAGGIO A DE ANDRE’
VERO POETA
E LIBERO PENSATORE IN… MUSICA
 
 
 
 
 
 

I testi delle sue canzoni, nelle quali ha raccontato storie di emarginati, ribelli, prostitute e persone spesso ai margini della società sono ritenute da alcuni delle vere e proprie poesietanto che alcuni di essi sono stati inseriti in alcune antologie scolastiche di letteratura]. Era conosciuto anche come Faber: si tratta di un soprannome datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio[4]. Nel periodo di attività musicale ha prodotto tredici album in studio, più alcune canzoni inedite pubblicate solo come singoli oppure in antologie. (wikipedia)

 
 
 
 
Non possiamo… non rendere… anche noi… nel nostro piccolo…
un omaggio al grande de andré…  forse uno dei pochissimi…
che ha saputo coniugare la canzone con  la letteratura…
e la musica con la… vera poesia…
 
Ho scelto il testo che segue solo quale esempio…
 
 
 
 
AMORE CHE VIENE AMORE CHE VA
Faber
 
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d’estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

 
 
 
 
 
RICORDIAMOLO… DUNQUE… ASCOLTANDOLO E VEDENDOLO
IN QUESTO VIDEO LONG PLAYNG…
 
 
 
 
 
CIAO DA TONY KOSPAN
 
 
 
 
 
 
 
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Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in CANZONI DELL'ESTATE

FELICE MARTEDI’ IN POESIA E MUSICA   Leave a comment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FALDE D’AMORE
– Roberto Perin –
 
Vorrei vivere attimi,
attimi di sincerità.
Attimi di fede
in un’anima,
fede in un amore.
Cerco una porta aperta,
che mi conduca alla
fonte di un sentimento,
mi faccia visitare
le sue sorgenti,
mi faccia sentire
in un ventre caldo.
Cerco l’assenza del reale,
cerco di perdere
il senso del tempo,
e la necessità d’orientamento.
Voglio perdermi,
per trovarmi
nell’irreale della realtà
di un sentimento.
Voglio vivere l’emozioni
di una voce che mi penetra,
di una bocca che semina
saliva nel mio cervello,
che bagna nel mio cuore
il fiore dell’emozione.
Cerco una mano
che mi tenga stretto,
per non farmi
perdere nemmeno
un attimo di vita assieme.
Vorrei vivere attimi…
 

 

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by Tony Kospan

 

Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

L’AMARANTO… PIANTA DELL’AMICIZIA – MITO – STORIA – E NON SOLO….   Leave a comment

 
L’AMARANTO…
 PIANTA DELL’AMICIZIA
 
STORIA – MITO – GIARDINAGGIO E… SPORT…
 
 

 

 

Lunga è la tradizione che considera l’amaranto una pianta sacra. Il nome Amaranto deriva dal greco amarantos e cioè "che non appassisce". Di qui il significato attribuito ad esso dai Greci di pianta dell’amicizia, della stima reciproca e più in generale espressione di tutti i sentimenti veri che non dovrebbero mai cambiare con il trascorre del tempo, in quanto eterni e unici. Nella mitologia greca si narra che le Dee amassero essere festeggiate con ghirlande di amaranto; in tale contesto l’amaranto era dunque utilizzato per ottenere protezione e benevolenza. I romani attribuivano all’amaranto il potere di tenere lontana l’invidia e la sventura. Nel periodo ‘600-‘800 l’amaranto veniva utilizzato per ornare vestiti e abiti, in quanto si pensava fosse in grado di donare benessere fisico.

 

 

Storia

I romani attribuivano all’amaranto il potere di tenere lontana l’invidia e la sventura. Nel periodo ‘600-‘800 l’amaranto veniva utilizzato per ornare vestiti e abiti, in quanto si pensava fosse in grado di donare benessere fisico

 

 

 

Ambiente:

L’amaranto ha buona efficienza fotosintetica in quanto rientra nel gruppo delle piante C4. Inoltre deve essere considerata una specie molto competitiva anche per il fatto che è in grado di sottrarre una notevole quantità di elementi nutritivi alle colture

 

 

Letteratura e Mitologia:

Nella mitologia greca si narra che le Dee amassero essere festeggiate con ghirlande di amaranto; in tale contesto era, dunque, utilizzato per ottenere protezione e benevolenza

 

 

NOTIZIE PER IL GIARDINAGGIO

 

Amaranthus caudatus
Amaranto-Amaranthaceae

Giardinaggio.it: Coda di gatto, Amaranto - Amaranthus caudatus

Generalità: erbacea annuale, originaria dell’America meridionale; al genere Amaranthus appartengono molte specie, originarie dell’America, dell’Africa e dell’Asia, alcune delle quali sono commestibili e venivano coltivate per l’alimentazione. Ha portamento eretto, e fusti molto ramificati, che raggiungono i 90-100 cm di altezza; le grandi foglie, ovali o lanceolate, sono di colore verde scuro, opaco, in alcune varietà hanno colore rossastro o porpora; per tutta l’estate, fino ai primi freddi autunnali, produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri. Queste piante si possono coltivare in giardino, come bordure, ma sono anche molto adatte ad essere poste a dimora in contenitore, per meglio godere dell’aspetto pendulo delle infiorescenze. Le infiorescenze di amaranto vengono utilizzate come fiori recisi e anche essiccate.

Esposizione: porre a dimora gli amaranti in posizione soleggiata, possibilmente al riparo dai venti forti, che potrebbero danneggiare i fusti sottili e le infiorescenze.

Annaffiature: questi piccoli arbusti possono sopportare brevi periodi di siccità, è bene però annaffiarli abbastanza regolarmente, lasciando asciugare bene il terreno tra un’annaffiatura e l’altra. Nei mesi primaverili fornire del concime per piante da fiore ogni 15-2 giorni, mescolato all’acqua delle annaffiature.

Terre: preferiscono terreni sciolti e molto ben drenati, asciutti e sabbiosi. Porre a dimora dopo aver ben lavorato il terreno, a cui è bene aggiungere del terriccio bilanciato, sabbia e materiale drenante a granulometria grossolana, come pietra pomice o lapillo. Gli amaranti hanno sviluppo abbastanza vigoroso, quindi se si decide di porli in vaso è bene scegliere contenitori abbastanza capienti.

Moltiplicazione: avviene per seme: seminare in febbraio-marzo in semenzaio, che va tenuto in luogo protetto fino a germinazione avvenuta; in aprile-maggio è possibile seminare l’amaranto direttamente a dimora, in piena terra o in contenitore.

Parassiti e malattie: generalmente gli amaranti non vengono colpiti da parassiti o da malattie.

 

 

 

L’AMARANTO NELLO SPORT

 

Il colore amaranto è stato adottato per le divise di diverse squadre di calcio…
Le più importanti sono
LIVORNO
 
 
 
 
 
E
 REGGINA… 
 
 
 

 


 

dal web… impagin.e lbero coordin. by t.k.
 
Ciao da Tony Kospan

 
 
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Pubblicato 12 gennaio 2010 da tonykospan21 in SALUTI VARI

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