Archivio per 1 novembre 2009

BUONANOTTE IN MINIPOESIA   1 comment

 
 
 
 Gli alberi sono liriche
che la terra scrive sul cielo.
Noi li abbattiamo
e li trasformiamo in carta
per potervi registrare, invece,
la nostra vuotaggine
(Kahlil Gibran) 
 
 

Pubblicato 1 novembre 2009 da tonykospan21 in SALUTI VARI

ALDA MERINI E’ MORTA – IN LUTTO IL MONDO DELLA POESIA   1 comment

 

 
ALDA MERINI E’ MORTA
 
– IN LUTTO IL MONDO DELLA POESIA
 
 
 
 
Quest’articolo odierno di Gianni Leone
pubblicato su Mondo Raro mi pare il modo migliore per salutare
una delle più grandi poetesse italiane di tutti i tempi.
 
Chi ama la poesia non può non rivolgere il suo pensiero alla poetessa
che ci ha donato poesie indimenticabili ed eterne.
 
Il presidente Napolitano: "Viene meno una ispirata e limpida voce poetica"
 
Tony Kospan
 
 
 
 
Alda Merini è morta,
l’addio ad una delle più grandi poetesse del Novecento
Gianni Leone
 
 
E’ con grande tristezza che scrivo questo articolo.
Oggi è morta Alda Merini, una delle più grandi “voci” della poesia del Novecento. I suoi versi sono bagnati di ardente visionarità, profondi come solo gli abissi dell’anima sanno essere… versi a volte inquieti, a volte sommessi, che raccontano le “ombre e luci della sua mente”.

Alda Merini era una poetessa di un’intensità straordinaria… una che “andava e veniva” dai manicomi, sempre prigioniera dei suoi problemi di salute… eppure quei problemi in un certo senso hanno reso Alda Merini libera… libera di raccontare se stessa, le cose che vedeva, le persone che l’aiutavano o l’amavano…

Nel febbraio del 2004 Alda Merini viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Un amico della scrittrice lancia un appello per richiedere aiuto economico. La Merini, nonostante sia una delle più grandi poetesse del Novecento vive in povertà.

E così accade di morire in semi-povertà, dopo che per un’intera vita si è arricchito il mondo di poesia… la poesia di una donna dal modo scontroso ma straordinariamente dolce di esistere e comporre versi…

Capita che in un paese come l’Italia, una grande artista muoia quasi nel silenzio… semisconosciuta… ci sono “altri artisti” da celebrare… l’Italia è intenta a celebrare i decerebrati dei reality, i protagonisti del pallone miliardario e le tante veline cialtrone della tv… e così in questa domenica d’autunno, sono nel mio studio, con uno dei miei cinque gatti, Gastone, addormentato sulla scrivania accanto alla tasteria del computer. Guardo Gastone, ascolto musica, rifletto e scrivo questo pezzo… e penso come Alda Merini sia stata capace di accarezzare le parole fino a piegarne il suono, per farne poesia… La Merini era veramente unica… una di quelle creature capaci di brillare di luce propria, irradiando bellezza, come se fosse una stella appena nata, nello sterminato universo.

Povera e pazza… per lei però questa due parole non sarebbero state offensive ma una condizione da rivendicare… Quello che la vita le aveva negato, lei lo prendeva a mani nude, folle e incurante, se ne fregava di tutto, posseduta com’era dal suo Daimon poco socratico e molto dionisiaco.

Addio Maestra. E’ una domenica nella quale, nonostante tutto e tutti, mi è impossibile non udire la tua armoniosa musica nel cuore del mondo.
Grazie, grazie di cuore per i tuoi versi

Pianto dei poeti di Alda Merini

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l’ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell’ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l’amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l’acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

 
 
Che ti sia lieve la terra… grande Alda…

 

ed ancora grazie
per le grandi poetiche emozioni che ci hai regalato.

Con esse hai arricchito il nostro spirito
mentre sei vissuta e morta in povertà. 
 
 
Tony Kospan 

 

Pubblicato 1 novembre 2009 da tonykospan21 in Notizie e politica

TU CHE MI HAI PRESO IL CUOR… . CANZONE (E NON SOLO) DEL CUORE   3 comments

 
 
 
 
TU CHE MI HAI PRESO IL CUOR…
 
Ecco una canzone del cuore… classica…
famosissima… cantata da grandissimi interpreti e
che ha anche proprio il cuore nel titolo…
 
 
 
 
 
Tu che m’hai preso il cuor è il titolo di un brano dall’operetta
IL PAESE DEL SORRISO
 musicata da Ferenc Lehár su libretto di Ludwig Herzer e Fritz Löhner-Beda
che andò in scena per la prima volta a Berlino nel 1929.
 
 
 
 
 
 
 
ECCO ORA IL TESTO…
 
Tu che m´hai preso il cor
 
Tu che m’hai preso il cor
sarai per me il solo amor
no, non ti scorderò
vivrò per te
ti sognerò
Te o nessuno o mai più
ormai per me
come il sole sei tu
lontan da te
è morir d’amor
perché sei tu che mi hai rubato il cuor
Ti vedo tra le rose
ti dico tante cose
se il vento lieve t’accarezza
un profumar di giovinezza
mi fai tremar
La notte sogno tremando di te
quale incantesimo il mio cuor
sul tuo cuor
mentre si schiudono le pupille tue d’or
Tu che mi hai preso il cuor
sarai per me il solo amor
no, non ti scorderò
vivrò per te
ti sognerò
Te o nessuna o mai più
ormai per me
come il sole sei tu
lontan da te
è morir d’amor
perché sei tu che mi hai rubato il cuor
 
 
 
 
 
 
 
ED ORA ASCOLTIAMOLA 
CANTATA DA PAUSINI E PAVAROTTI
IN QUESTO BEL VIDEO…
 
 
 

 
 
 
Ciaooooooooooooo
 
Orso Tony
 

Pubblicato 1 novembre 2009 da tonykospan21 in MUSICA E DANZA CLASSICA

LA COLAZIONE SULL’ERBA (MANET) E… PICASSO   1 comment

 
 

Guernica



Parlare, in modo esauriente, di Picasso
uno dei massimi protagonisti dell’arte mondiale del ‘900
e della sua lunga ed incredibile carriera artistica
non è possibile nell’ambito di un post.



Famiglia di saltimbanchi



Molti non lo amano perché ritengono
incomprensibile la sua arte
e pensano che si sia rifugiato nel “cubismo concettuale”
(nato dalla sua ricerca e sperimentazione pittorica),
solo per nascondere la sua incapacità di pittore.





Nulla di più falso!

Basta esaminare il suo periodo giovanile
che è nel solco della tradizione figurativa dell’800
(anche se si caratterizza per l’attenzione alle problematiche sociali)
e quello successivo, detto… “periodo rosa”,
per rendersi conto di quanto sia fuorviante quell’idea.



Il pasto del cieco



Inoltre dopo la fase del cubismo, che consisteva
principalmente nella raffigurazione del soggetto
contemporaneamente da più punti vista,
tornò spesso al figurativo.




Sua moglie Olga ballerina russa (foto e dipinto)




Questo post che ora ripropongo traccia un breve profilo
di una sua particolare emozione artistica
che lo accompagnò tutta la sua vita.




Picasso ed un collage di opere dei suoi vari periodi artistici



Fin da giovane Picasso
ebbe una specie di predilezione/ossessione
per un’opera di Manet…
e ciò lo portò a rivisitarla, a modo suo,  molte volte.
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(Malaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973)
 
 

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LA COLAZIONE SULL’ERBA…
 
 

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DA MANET (autoritratto)

a
 

 

PICASSO (autoritratto)

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LE RIVISITAZIONI DI PICASSO

DELLA MITICA OPERA DI MANET

a cura di Tony Kospan
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Pablo Picasso
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Sul retro di una busta della galleria Simon, forse nel 1932, Picasso scrive:
“Alla vista della Colazione sull’erba di Manet intravedo dolori futuri”.
 
 
Non è affatto frequente che l’artista rediga, direttamente di suo pugno, commenti sui pittori o sulle loro opere.
 
 
L’affermazione che abbiamo testé riportata riveste dunque un carattere ancor più eccezionale se si considera che è riferita ad un quadro specifico; tale dichiarazione proietta l’artista in un avvenire, sì indefinito, ma nel quale si annuncia con certezza un futuro incontro con l’opera di Manet.
 
 
 
 
1863 – Manet – La colazione sull’erba
 
 
 

Tra tutte le opere che Picasso sceglie per le sue cd. “varianti“, La colazione sull’erba è quella a lui più vicina da un punto di vista cronologico.
 
 
L’eco dello scandalo che questo quadro ha suscitato al Salon des Réfusés del 1863 non è molto lontana.
 
 
Manet è considerato un “antico maestro” moderno.
 
 
A detta di Georges Bataille, la modernità di Manet e questo suo essere “sovversivo” sono elementi di fondamentale importanza per Picasso il quale, fin dalla presentazione di Les Demoiselles d’Avignon nel 1907, si sente il continuatore proprio di questa linea di modernità e “sovversione” nell’arte.
 
 
 
 

Les Demoiselles d’Avignon

 

 

La colazione sull’erba è una tela in cui sono affrontate varie tematiche:
– 1 – Il riferimento ai maestri antichi in primo luogo.
 
 
Manet si è infatti ispirato al Concerto campestre di Tiziano, tela custodita presso il museo del Louvre e al Giudizio di Paride, incisione che Marcantonio Raimondi trae dall’analoga opera di Raffaello andata smarrita.

 
 
 
 

Concerto campestre – Tiziano

 

 

– 2 – Vi è poi il tema del nudo.
A quanto pare, è necessario che io dipinga un nudo. Ebbene, ne farò uno“,
aveva dichiarato Manet ad Antonin Proust.

 
 
– 3 – Un altro tema affrontato è appunto quello del soggetto, pretesto per ogni sorta di esasperazione, “l’unica possibilità che abbiamo per giudicare questa come un’opera perfettamente casta è quella di immaginare, seduta nel bosco e circondata da studenti in giacca e berretto, una ragazza coperta soltanto dall’ombra delle foglie” (Ernest Chesneau, citato da Françoise Cachin in Manet, RMN, 1983).
 
 

 
– 4 – Ed infine, il tema relativo alla pittura di plein air (all’aria aperta) di cui quest’opera è, secondo Emile Zola, un esempio perfetto. “L’aspetto che emerge dal quadro, […] è proprio questo vasto insieme, questo angolo di natura dal vero resa con una semplicità così appropriata…”.
 

 

Tutte queste problematiche sono affrontate da Picasso in molte tele… in quanto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale si dedicò con impegno a lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Las meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.

 

Picasso è morto nel 1973 all’età di novantadue anni.

 

«Noncurante di quello che gli artisti hanno voluto dire, egli rapirà loro le forme di cui avrà via via bisogno come stimoli e provocazioni all’espressione della propria vitalità». Così Alberto Moravia interpretava le continue incursioni che Pablo Picasso faceva nei capolavori di pittori passati o presenti: un terreno di caccia, da cui tornare fiero, in compagnia di ricchi bottini.

 

Ma veniamo ora, a dimostrazione di quando su detto,  a guardare alcuni dipinti… (ce ne sono anche altri)  sue personali rivisitazioni… dell’opera di Manet:

 

 

IL PRIMO

 

 
Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet – 27 febbraio 1960
 
 
 
 

IL SECONDO

 

 
Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet 3 marzo – 20 agosto 1960
 
 
 
 

IL TERZO 


Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet – 1961
 
 
 

IL QUARTO


Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet, 13.3.1962



IL QUINTO

 

Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet, 17 giugno 1962
 
 
 
 
 
IL SESTO
 
 
 
Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet, 1964



FINE


 

Immagini e testi da vari siti web – Coordin., integraz., modifiche ed impaginaz. Orso Tony




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