Archivio per 28 gennaio 2009

LA CAMISA NEGRA… IL VERO SIGNIFICATO…   1 comment

 

 
Ricordate… La camisa negra…?

 

Canzone di grande successo di qualche anno fa… che piaceva e piace molto…  anche a me…
 
Fiorirono all’epoca le più diverse interpretazioni… sul suo significato…
 
C’era chi sosteneva che era una canzone fascista, altri che le parole siano di parole di un defunto… altri invece di un uomo diventato impotente etc etc…
Penso di far quindi cosa gradita far conoscere quel che appaiono esser
i dati veri ed originali della canzone e cioè:
– testo in lingua originale –
 -testo tradotto –
– interpretazione originale del cantante... –
– video dell’affascinante canzone –
 
 
 
TESTO ORIGINALE
La camisa negra

JUANES

Tengo la camisa negra hoy mi amor esta de luto
Hoy tengo en el alma una pena y es por culpa de tu embrujo
Hoy sé que tú ya no me quieres y eso es lo que más me hiere
que tengo la camisa negra y una pena que me duele
mal parece que solo me quedé y fue pura todita tu mentira
que maldita mala suerte la mía que aquel día te encontré
por beber del veneno malevo de tu amor yo quedé moribundo y lleno de dolor
respiré de ese humo amargo de tu adiós y desde que tú te fuiste yo solo tengo…
tengo la camisa negra porque negra tengo el alma
yo por ti perdí la calma y casi pierdo hasta mi cama
cama cama caman baby te digo con disimulo
que tengo la camisa negra y debajo tengo el difunto
tengo la camisa negra ya tu amor no me interesa
lo que ayer me supo a gloria hoy me sabe a pura
miércoles por la tarde y tú que no llegas ni siquiera muestras señas
y yo con la camisa negra y tus maletas en la puerta
mal parece que solo me quedé y fue pura todita tu mentira
que maldita mala suerte la mía que aquel día te encontré
por beber del veneno malevo de tu amor yo quedé moribundo y lleno de dolor
respiré de ese humo amargo de tu adiós y desde que tú te fuiste yo solo tengo…
tengo la camisa negra porque negra tengo el alma
yo por ti perdí la calma y casi pierdo hasta mi cama
cama cama caman baby te digo con disimulo
que tengo la camisa negra y debajo tengo el difunto
tengo la camisa negra porque negra tengo el alma
yo por ti perdí la calma y casi pierdo hasta mi cama
cama cama caman baby te digo con disimulo
que tengo la camisa negra y debajo tengo el difunto

TRADUZIONE

Ho la camicia nera/oggi il mio amore è in lutto/Ho nell’anima un dolore/perchè mi hai stregato/Oggi so che non mi ami più/ed è questo che più mi ferisce/che ho la camicia nera/e un dolore che mi fa male/male sembra che sono rimasto solo/ed è stata ben perfetta la tua bugia/che maledetta cattiva sorte la mia/che ti ho incontrato quel giorno/per bere il veleno malevolo del tuo amore/e sono rimasto moribondo e pieno di dolore/ho respirato questo fumo amaro del tuo addio/e da quando te ne sei andata ho solo.http://liberidivolare.multiply.com/ho solo la camicia nera/perchè ho l’anima nera/e per te ho perso la calma/e quasi perdo addirittura il mio letto /letto letto come on baby/te lo dico dissimulando/che ho la camicia nera/e sotto ho il defunto/ho la camicia nera/e il tuo amore non mi interessa più/quello che ieri mi sembrava fantastico/adesso mi sembra niente/è mercoledi pomeriggio e non arrivi/neppure dai segnali di vita/e io con la camicia nera/e le tue valigie sulla porta.

 

 

SIGNIFICATO

 

”Tengo la camisa negra, hoy mi amor esta de luto”.
La canzone parla di lutto… come ha spiegato Juanes, ”in quanto è grigia e triste la vita senza amore e parla poi di come la passione possa cambiare il corso della vita stessa degli individui.
Chi è stato lasciato – continua il cantante colombiano – mette la camicia nera come segno di lutto, per indicare il suo stato d’animo.
Ma è anche una canzone di speranza perchè prende atto del fatto che poi quando un amore finisce bisogna prima o poi girare pagina.
L’amore che canto – continua il cantante – è quello che sconfigge l’odio e le discriminazioni.
Questo è l’unico vero amore che conta”
 
 
Ma ora riascoltiamola…
.
 
Ciaooooooooo da Tony Kospan

Pubblicato 28 gennaio 2009 da tonykospan21 in CANZONI DELL'ESTATE

DIO E L’UNIVERSO… PER ALBERT EINSTEIN   Leave a comment

 
 
Devo dire che trovo proprio molto interessanti queste riflessioni!
 
Non sapevo che Einstein,  grandissimo scienziato… ,
avesse anche espresso questa sua ampia visione
 della religione e della scienza,
e questo al di là delle valutazioni e delle idee di ciascuno.
 
*****
 
 
Dio e l’Universo

Albert Einstein

"Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie
di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone
che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare
tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza. Analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa
e la realizza.

 La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è
un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.

La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca.
La mia religione consiste di un’umile ammirazione per l’illimitato spirito superiore che rivela se stesso nei leggeri dettagli che siamo capaci di percepire con la nostra mente gracile e debole. Tanto più avanza l’ulteriore
evoluzione del genere umano, tanto più certo mi sembra quel sentiero verso la genuina religiosità che non si adagia sulla paura della vita, sulla paura della morte e sulla fede cieca. Ogni persona seriamente risoluta nella ricerca
della scienza diventa convinta che nelle leggi dello Universo si manifesta uno spirito – uno spirito di gran lunga superiore a quello dell’uomo – e uno di fronte al quale noi, con i nostri modesti poteri, dobbiamo sentirci
umili.

Il sentimento religioso degli scienziati prende la forma di un entusiastico stupore di fronte all’armonia della legge naturale, che rivela una intelligenza di tale superiorità che, comparati con essa, tutto il sistematico pensiero e l’azione del genere umano non ne sono che un riflesso completamente insignificante.
La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; esso è la sorgente di tutta la vera arte e la vera scienza. Tutto il nostro lodato progresso tecnologico – la nostra molta civiltà – è come la scure nella mano di un
criminale patologico.

 Dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro Dio; esso ha, certamente, muscoli potenti, ma nessuna personalità.
Chiunque si accinga a eleggere se stesso come giudice del vero e della conoscenza è affondato dalla risata degli Dei. Quando la soluzione è semplice, Dio sta rispondendo. Dio non gioca a dadi con l’universo. Dio è sottile ma non
è malizioso. L’uomo che considera la propria vita e quella dei suoi simili senza senso non è soltanto sfortunato ma è quasi squalificato per vivere.
L’autentica religione è il vero vivente; vivente tutt’uno con l’anima, tutt’uno con la bontà e la rettitudine.

 Due cose mi ispirano soggezione: i cieli stellati sopra e l’universo morale dentro.

Io non credo affatto in un Dio personale che giudica l’uomo per il suo operato.
Non posso immaginare un Dio che premi e punisca gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati sui nostri, un Dio, in breve, che non è che un riflesso della fragilità umana."

 

CIAO DA TONY KOSPAN

Pubblicato 28 gennaio 2009 da tonykospan21 in RIFLESSIONI AFORISMI FILOSOFIE

CIAO MINO…   1 comment

 

 
In gravi condizioni da tempo, il cantante aveva 64 anni

Addio a Mino Reitano
il «ragazzo» di Calabria
 
Mino Reitano
Sfondò con «Avevo un cuore». In Germania conobbe i futuri Beatles
 
MILANO — Era il rappresentante più clamoroso del così detto bel canto all’italiana, quello «alla Claudio Villa». Mino Reitano, 64 anni, è morto ieri ad Agrate Brianza, dove viveva, dopo una lunga e dolorosa malattia. Il suo spiegamento di voce era generoso come il suo carattere, che lo aveva portato a distribuire i guadagni ottenuti fra schiere di parenti. Era nato a Fiumara, non lontano da Reggio Calabria, il 7 dicembre 1944. Di famiglia povera, studiò per 8 anni al conservatorio di Reggio. Trasferitosi giovanissimo in Germania, mosse i primi passi della carriera musicale assieme ai suoi fratelli (la band si chiamava proprio così: i Fratelli Reitano) dandosi al rock and roll.
Ad Amburgo ebbe luogo uno degli episodi più incredibili della sua vita: si esibì in un club assieme ai Quarrymen, che altri non erano che i Beatles ai loro esordi ed ebbe una buona amicizia coi Fab Four. Nel 1966 partecipò al Festival di Castrocaro, per poi debuttare nel 1967 a Sanremo con una canzone scritta da Mogol e Lucio Battisti «Non prego per me». Ma per avere il Reitano che commuove gli amanti della musica popolare italiana bisogna aspettare il 1968, quando esplodono due canzoni che diventano dei classici: «Avevo un cuore (che ti amava tanto)» e «Una chitarra cento illusioni». Grazie al successo di questi brani acquistò un terreno ad Agrate Brianza dove costruì una sorta di ranch in cui portò fratelli, cognati e nipoti, allestendo anche una sala di registrazione. Nel 1971 vinse «Un disco per l’estate» con «Era il tempo delle more».
Sono gli anni di ottimi piazzamenti e riconoscimenti (Cantagiro, Festivalbar, dischi d’oro, tournée). Scrive brani per grandi interpreti della musica italiana come Mina o Ornella Vanoni. Per otto anni è a Canzonissima, guadagnandosi sempre la finale e classificandosi tra i primi. Le giovani generazioni e i critici, mentre avanza la canzone d’autore e il rock, lo considerano una sorta di reperto archeologico. In parecchi hanno ironizzano sulla laurea honoris causa assegnatagli dalla Loyola University. Ma lui è un buono, uno che porge l’altra guancia: «Non ce l’ho con chi mi critica. Grazie a molti detrattori credo di essere migliorato. E quando appaio in tv l’ascolto non scende, anzi… ».
Nel 1988 si ripresenta a Sanremo con «Italia» che arriva al sesto posto. La sua enfasi, ma anche la sua bontà sembrano in netto contrasto con un mondo della canzone sempre più aggressivo. Nel 2007 scopre di avere una grave malattia, ma fino all’ultimo vuole apparire in tv. Portando nel programma di Magalli la testimonianza della malattia che lo stava uccidendo e non disdegnando nemmeno di fare dell’autoironia nel programma di Chiambretti. I funerali del cantante, che lascia la moglie Patrizia e le figlie Grazia Benedetta e Giuseppina Elena, si svolgeranno domani alle 15 nella chiesa di Agrate Brianza.
Mario Luzzatto Fegiz
 
 
 

 

 

Aggiungo 2 parole… mie…

Se ne va un altro dei cantanti che con le sue canzoni, la maggior parte di successo…, per il suo stile popolare, mi ha accompagnato nel corso della mia vita… 

Di lui ho sempre apprezzato la serietà… la passione… la correttezza e la gentilezza verso tutti… ed alcune sue canzoni sono davvero un patrimonio musicale di noi tutti…

Intendo salutarlo con questa sua canzone che sembra quasi parlarci del suo cuore…

clikka sul titolo qui giù…

AVEVA UN CUORE CHE TI AMAVA TANTO


Che ti sia lieve la terra… Mino…

Orso Tony

Pubblicato 28 gennaio 2009 da tonykospan21 in Notizie e politica

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