Archivio per 13 gennaio 2009

I MISTERI DEI SOTTERRANEI DI OSIMO I   Leave a comment

 I MISTERI DEI SOTTERRANEI DI OSIMO 
 
I PARTE

 

Un labirinto tutto da scoprire, una città tutta da esplorare, un tesoro storico-archeologico.

 Avventura, ignoto, magia, esoterismo e gioielli in uno degli insediamenti templari più importanti della regione

 

È notte. In lontananza brilla la luce di una candela. E’ quella di una giovane fanciulla che si aggira tra i sotterranei del suo palazzo. Lentamente e in silenzio. Da un’altra galleria proviene il rumore dei passi di qualcuno che si avvicina. Trascorrono i minuti ed ecco l’incontro tra i due innamorati, lontano da occhi e da orecchie indiscrete. In passato la trama di un intreccio clandestino si sviluppava tra il dedalo di cunicoli che collegavano tra di loro molte importanti residenze del salotto cittadino di Osimo. Fantasie? Eppure addentrandosi in questa fitta rete di grotte scavate nell’arenaria (che si estende per chilometri e chilometri al di sotto della cittadina marchigiana) viene quasi immediato pensare che questo "labirinto" sia stato anche il luogo per passioni fugaci.

 

Gli "ingredienti" ci sono tutti: i passaggi non controllati da una dimora all’altra (molti erano collegati fino all’esterno del paese), la poca luce, la profondità che garantiva segretezza (diversi i livelli che vanno dai meno 3 metri, ai meno 6 fino ai meno 15), la sovrapposizione su più piani, messi in comunicazione fra loro da pozzi con pedarole (tacche scavate nella pietra che permettevano di percorrere il serbatoio, alto fino a 20 metri, verticalmente a contrasto). Persino le "serrine", le sedute, ovvero gli spazi creati tra le cavità, che potevano servire come giacigli e l’incisione di un bassorilievo a forma di cuore, quasi una sigla di due amanti. Gran parte di questi elementi di segretezza hanno fatto sì che questo labirinto venisse utilizzato come magazzino in varie epoche; nel Medioevo come difesa dagli attacchi del mare (i predoni turchi attraccavano a Numana e risalivano l’entroterra per saccheggiare i paesi e rapire le donne per i loro harem); durante le guerre mondiali come rifugio antiaereo. Ed ancora con funzione di granaio per le scorte alimentari e luogo per riti e culti.

Una vera e propria città da esplorare: attualmente si conoscono i tracciati di un centinaio di ipogei (con un’altezza media di 2,5 metri), in gran parte collegati alle abitazioni private, ma non mancano quelli uniti agli edifici pubblici. Molte di queste gallerie sono tornate visitabili (con cadenza settimanale ad opera dell’Associazione Osimo Sotterranea) ed il Comune sta lavorando ad un nuovo progetto (che si inaugurerà in primavera) di un itinerario "tra sotto e sopra terra".

 

Un tesoro storico-archeologico che, nel tempo, ha restituito tegoloni e laterizi romani, vasetti di profumo di stile etrusco, coppe in ceramica. Ovunque un movimento di chiarori ed ombre rimanda ad uno spazio infinito e i segni di un vissuto intatto sono un po’ dappertutto. Le grotte appaiono ben rifinite con le pareti levigate e le volte arrotondate, alcune hanno dei caratteristici camini comunicanti con l’esterno. Altre hanno disegni incisi come la rappresentazione grafica che ricorda il simbolo antico della "triplice cinta" (ovvero il Tempio di Gerusalemme), o la croce dei cavalieri di Malta. Non mancano soggetti religiosi come un sacerdote, forse un predicatore, o le figure di alcuni monaci a grandezza naturale mentre pregano. E c’è anche una stranezza: uno dei frati ha una mano con solamente quattro dita. Tra gli altri simboli religiosi si ritrovano l’"IHS" inciso e l’IHS rovesciato (SHI). Quest’ultimo, negli ipogei di casa Buglioni, testimonia come queste grotte fossero frequentate anche da gruppi eretici. Di certo le cavità suscitano fantasie e incidono nell’immaginario di chi le visita. 

CONTINUA

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in MISTERI ED ENIGMI

I MISTERI DEI SOTTERRANEI DI OSIMO II   1 comment

 

 I MISTERI DEI SOTTERRANEI DI OSIMO 

II PARTE

181.jpg OSIMO SOTTERRANEI picture by orsotony21 

Avventura, mistero, ignoto, sono le sensazioni che più rimangono. Magia ed esoterismo si ritrovano nelle gallerie di Palazzo Campana (purtroppo non sempre aperte). Qui "vivono" inquietanti figure scolpite nell’arenaria: guerrieri si mescolano a demoni, animali a cacciatori, saggi a satiri. Sopra ad un arco un fauno suona il flauto, mentre Venere, Dea della bellezza e della sensualità, emerge da una conchiglia. Tra un corridoio e l’altro si susseguono varie immagini: un uomo armato di arco e frecce, un elefante sormontato da un obelisco, un corteo di piccoli diavoli mentre trascina un carro con sopra un’opulenta donna nuda (qualcuno ipotizza possa riferirsi al ratto di Proserpina).

176.jpg picture by orsotony21 

Tra gli altri gioielli nascosti, non si può non citare un elegante mosaico romano, con motivo geometrico a tessere bianche e nere che raffigura una doppia onda marina (nelle cantine del palazzo Recanatesi). Sotto il mosaico c’è una cisterna romana, con volta a botte: è la più grande delle cisterne romane integre conosciute nel sottosuolo cittadino ed anche l’unica non completamente interrata e quindi fruibile. Ed è romano anche il pozzo di fonte Magna.
La fonte è situata sotto lo strapiombo delle ciclopiche mura che cingono il nucleo più antico dell’abitato e i suoi ruderi sono immersi in un romantico giardino scosceso fra alberi frondosi e muschi. Il nome deriverebbe da una leggenda popolare: il condottiero Pompeo Magno, sarebbe passato di là per abbeverare i suoi cavalli. In realtà, Magna, nel senso di grandezza, perché, per lungo periodo, ha rappresentato una delle principali fonti per l’approvvigionamento dell’acqua. Infine una curiosità.

grotte2.jpg OSIMO SOTTERRANEI picture by orsotony21

Si ritiene che Osimo sia stata sede di uno degli insediamenti templari più importanti delle Marche (le prime notizie della comunità si hanno nel 1192 e dal 2002 è stata ricostituita la commenda dell’ordine dei Cavalieri del Tempio). E non sono poche le testimonianze: diverse le croci patenti e le croci ad otto punte ritrovate. In una grotta è stata rinvenuta un stanza circolare con cinque nicchie, probabilmente adibita a tribunale templare, con una scultura in rilievo che può essere ricollegata al famoso Baphomet, effige misteriosa venerata dai Cavalieri.

grotte1.jpg OSIMO SOTTERRANEI picture by orsotony21

Probabilmente in quel posto dovevano riunirsi strani personaggi dell’Ordine per celebrare cerimonie segrete. La forma stellata, infatti, consentiva agli officianti seduti nei cinque scanni scolpiti nel tufo e posti alla fine delle punte, di poter udire distintamente la voce dei loro confratelli ma di non potersi assolutamente vedere in viso (tutti però potevano volgere lo sguardo al centro della sala). E c’è anche chi azzarda l’ipotesi ironica che, tra un "vedo e un non vedo", siano stati proprio i Templari ad inventare il gioco del poker.

Da Kataweb per il testo di Ida Grassano – da vari siti le immagini –
Impaginazione di Tony Kospan
 

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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

CIAO DA TONY KOSPAN

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in MISTERI ED ENIGMI

TINA MODOTTI – FOTOGRAFA E RIVOLUZIONARIA   Leave a comment

 

TINA MODOTTI…

Fotografa e rivoluzionaria…

Qualche anno fa ho conosciuto l’opera di  questa Italiana dalla vita molto movimentata e che ha avuto notevole risonanza internazionale nella prima metà del 900…

 

 

I PARTE

 
INIZIAMO CON UNA BREVE BIO
 
17 agosto 1896
A Udine nasce Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, figlia di Giuseppe Modotti meccanico di idee socialiste, e di Assunta Mondini cucitrice.
 
1898
Borgo Pracchiuso, Udine 1896
 
La famiglia si trasferisce per lavorare in Austria.
 
1905
Medaglione
 
La famiglia rientra a Udine e Tina frequenta la scuola elementare.
 
1908
Per contribuire economicamente ai bisogni della famiglia Tina lavora come operaia in una filanda nel contempo conosce i primi rudimenti della fotografia nello studio dello zio Pietro Modotti.
 
1913
Tina arriva a San Francisco ed inizia a lavorare in una fabbrica di tessuti contemporaneamente fa la sarta.
Inizia a frequentare le mostre, le manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche di Little Italy.
 
1917
San Francisco 1918 ca.
 
Conosce il poeta e pittore Roubaix del’Abrie Richey, con il quale si lega sentimentalmente  e si trasferiscono a Los Angeles. La loro casa diventa un luogo d’incontro per molti artisti e intellettuali progressisti.
 
1920

Foto di gruppo

 (Tina col marito a San Francisco )

 
Tina a Hollywood ha una breve esperienza in film che le rivelano la sudditanza dell’arte cinematrografica ad interessi mercantili.
Posa da modella per i fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer e, soprattutto per Edward Weston con il quale si lega sentimentalmente.
 
1922
Roubaix del’Abrie Richey muore durante un viaggio in Messico. Tina giunge in Messico per i funerali e rimane affascinata dal Messico, dai suoi paesaggi dalla sua gente.
 
1923
Tina Modotti e Edward Weston in Messico, si stabiliscono a Citta del Messico.
Uniti da un forte legame si immergono nel clima politico e culturale postrivoluzionario.
 
1924
Edward Weston, Tina sul tetto di casa, Messico 1924 
(Tina fotografata da Weston)
 
Un’esposizione delle opere di Tina e Weston viene presentata al Palacio de Minerìa.
 
1925/1926
Tina  e Weston tornano per brevi periodi a San Francisco. Rientrati in Messico cominciano un viaggio nelle regioni centrali .
In questo periodo Tina inizia un percorso artistico di fotografa che la porta, dopo le prime esperienze di soggetti della natura, rose, calli, canne di bambù, cactus, verso  un impegno sociale e politico che attraverso la fotografia rappresenta la sua ideologia fotografando simboli del lavoro e del popolo, mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello.
 
Fotografie di Tina  sono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte.
In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l’attrice Dolores Del Rio,
e diventa amica della pittrice Frida Kahlo.
 
1928
Tina Modotti accanto alle sue opere, Università di Città del Messico 1929 
(Tina accanto a sue opere fotografiche)
 
Diventa la compagna di Julio Antonio Mella, 
rivoluzionario cubano con il quale accresce il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica.
 
1929
Mella viene ucciso da uomini prezzolati del dittatore di Cuba Gerardo Machado.
Tina Subisce una campagna diffamatoria che tenta di coprire i veri mandanti ed esecutori del delitto politico.
Partecipa a numerose manifestazioni in ricordo di Mella e per protesta non accetta l’incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano.
In questo periodo è attiva nella militanza e nel lavoro fotografico realizzando un intenso servizio nella regione messicana del Tehuantepec.
 
1929

 
 
 
 
 
All’Università Autonoma di Città del Messico si inaugura una rassegna delle sue opere, dall’alta valenza rivoluzionaria per il contenuto e la qualità delle fotografie.
La rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto "Sobre la fotografia" firmato da Tina Modotti.
 
C O N T I N U A
 

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in PAESAGGI EDIFICI VIAGGI

TINA MODOTTI – FOTOGRAFA E RIVOLUZIONARIA   Leave a comment

 

TINA MODOTTI…

Fotografa e rivoluzionaria…

II PARTE

PROSEGUE LA BREVE BIO
 
1930
Tina viene accusata, innocente, di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato messicano, Pasqual Ortiz Rubio, viene arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca fino a Rotterdam con Vittorio Vidali e raggiunge Berlino.
Riprende l’attività fotografica, venendo a contatto con l’informazione giornalistica, in particolare con la stampa popolare di Willy Münzerberg, quotidiani e periodici:  "Arbeiter – Illustrierte – Zeitung" alcuni dei quali pubblicano foto di Tina.
 
1930
Tina parte per Mosca.
 
1930/1935
Nella capitale sovietica Tina allestisce la sua ultima esposizione di fotografie e lavora come traduttrice, scrive opuscoli politici.
A Mosca ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito. E’ attiva fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici.
 
1936
Allo scoppio delle guerra civile spagnola, con il nome di Maria  si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, che diventa Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento. Lavora negli ospedali e nei collegamenti e si dedica ad attività di politica e cultura scrivendo sull’organo del Soccorso Rosso Ayuda.
 
1937
A Valencia fa parte dell’organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e assieme a Vittorio Vidali  promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez.
 
1938
Tina, a Madrid, è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad.
Dopo la sconfitta spagnola e la ritirata verso la Francia Tina giunge a Parigi con Vidali,
da lì rientrano in Messico.
In Messico conduce un’esistenza difficile vivendo di traduzioni, è attiva nel soccorso ai reduci e lavora nell’Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi.
 
5 gennaio 1942 
Tina Modotti muore a Città del Messico.

Tomba di Tina a Città del Messico

(La tomba di Tina nel Pantheon de Dolores a Città del Messico, con il profilo disegnato dallo scultore Leopoldo Mendez e i primi versi della poesia di Pablo Neruda)
 
Ecco quel che pensava la Modotti delle sue fotografie

 

Sulla Fotografia

Tina Modotti

Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini.
Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi vanno ancora alla ricerca dell’effetto "artistico", imitando altri mezzi di espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al loro lavoro le caratteristiche più valide che dovrebbe avere: la qualità fotografica.
Negli anni recenti si è molto discusso se la fotografia possa o non possa essere un lavoro artistico comparabile alle altre creazioni plastiche. Naturalmente ci sono molte opinioni diverse.
Ci sono quelli che accettano veramente la fotografia come mezzo d’espressione alla pari con qualsiasi altro, e altri che continuano a guardare in modo miope al ventesimo secolo con gli occhi del diciottesimo, incapaci di accettare le manifestazioni della nostra civiltà meccanica.
Ma per noi che usiamo la macchina fotografica come uno strumento, proprio come il pittore usa il pennello, queste diverse opinioni non hanno importanza.
Noi abbiamo l’approvazione di coloro che riconoscono i meriti della fotografia nei suoi aspetti multipli e l’accettano come il più eloquente,il più diretto mezzo per fissare, per registrare l’epoca presente.
Sapere se la fotografia sia o non sia arte importa poco.
Ciò che è importante è distinguere tra buona e cattiva fotografia.
Per buona si intende quel tipo di fotografia che accetta tutte le limitazioni inerenti la tecnica fotografica e usa al meglio le possibilità e caratteristiche che il medium offre. Per cattiva fotografia si intende ciò che è fatto, si potrebbe dire, con una specie di complesso d’inferiorità, senza apprezzare ciò che la fotografia in se stessa offre, ma al contrario ricorrendo ad ogni sorta di imitazioni. Le fotografie realizzate in questo modo danno l’impressione che l’autore quasi si vergogni di fotografare la realtà, cercando quasi di nascondere l’essenza fotografica stessa della sua opera, con trucchi e falsificazioni che può apprezzare soltanto chi possiede un gusto deviato. La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti ed è da questo che deriva il suo valore di documento.
Se a questo si aggiungono sensibilità e intelligenza e, soprattutto, un’idea chiara sul ruolo che dovrebbe avere nel campo dello sviluppo storico, credo che il risultato sia qualcosa che merita
 
 un posto nella produzione sociale, a cui tutti noi dovremmo contribuire.

     Testo tratto da "Mexican Folkways",ottobre-dicembre 1929
    

Bambino con sombrero, 1927

Campesinos, 1928

Donna di Tehuantepec, 1929

Tina a Tacubaya,
foto di Edward Weston, 1923

mani, 1928

miseria, 1928

 
C O N T I N U A
 

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in PAESAGGI EDIFICI VIAGGI

TINA MODOTTI – FOTOGRAFA E RIVOLUZIONARIA   Leave a comment

 

TINA MODOTTI…

Fotografa e rivoluzionaria…

III PARTE

 

Altre sue opere fotografiche
 
Flor de manita
Flor de manita 1925
 
   enter
 

    

    

 

        

TONY KOSPAN

DA VARI SITI WEB… FINE – IMPAGINAZ. DELL’ORSO

 

 
 

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IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

CIAO DA TONY KOSPAN

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in PAESAGGI EDIFICI VIAGGI

RAIN AND TEARS – UNA CANZONE PER… SOGNARE…   Leave a comment

 
UNA CANZONE PER… SOGNARE…
 
Rain And Tears
LACRIME E PIOGGIA
 
Un vero superclassico internazionale dolce e melodioso…
anche se il testo è davvero meno dolce…
nonché grande successo degli Aphrodite’s Child 
 
 
 
qui cantata divinamente da Demis Roussos…
 
 
Molti di noi ignorano l’inglese…
e dunque ecco il testo… in italiano…
 
Come posso volere che la mia anima si arrenda;
togliersi i vestiti che diventano la mia pelle;
vedere il bugiardo che brucia nel mio bisogno.
Come avrei voluto cambiare l’oscurità dal freddo,
come avrei voluto gridare forte,
invece non ho trovato alcun significato.
Suppongo che è il momento di correre lontano, via lontano;
trovare conforto nel dolore, tutto il piacere è lo stesso:
mi sottrae appena dalla preoccupazione,
nasconde la mia vera forma, come Dorian Gray.
Ho ascoltato ciò che dicevano, ma non sono qui per preoccuparmi.
E’ appena più di una parola: sono solo lacrime e pioggia.
 
Come potevo voler camminare attraverso le porte della mia mente;
ricordi legati vicino alla mano, aiutami a capire gli anni.
Come potevo voler scegliere tra il Paradiso e l’Inferno.
Come avrei voluto salvare la mia anima.
Sono così indifferente alla paura.
Suppongo che è il momento di correre lontano, via lontano;
trovare conforto nel dolore, tutto il piacere è lo stesso:
mi sottrae appena dalla preoccupazione,
nasconde la mia vera forma, come Dorian Gray.
Ho ascoltato ciò che dicevano, ma non sono qui per preoccuparmi.
Lontano, via lontano; trovare conforto nel dolore.
Tutto il piacere è lo stesso:
mi sottrae appena dalla preoccupazione.
E’  più di una semplice parola: sono lacrime e pioggia.
 
Clikkate qui giù per il video e… buon ascolto… sognante…
se vi fa piacere…
 
 
 
Ciao da… Orsosognante
 

Pubblicato 13 gennaio 2009 da tonykospan21 in CANZONI DELL'ESTATE

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